Non dobbiamo dimenticarci di chi tra quelle mura dal 1969 al 2020 ha prestato servizio: tanti vigili del fuoco, permanenti, volontari, ausiliari e amministrativi.
È doloroso vedere sgretolarsi come in un terremoto tanti ricordi e fa male, nei terremoti per chi era in disgrazie avevamo almeno una parola di conforto. Quando tutto sarà demolito e anche la polvere si sarà depositata resteranno solo i ricordi della grande famiglia dei pompieri della Caserma di Via Gregorio XVI n. 3, che come in tutte le famiglie ha avuto momenti belli e meno belli.
In tutti questi anni sono passati ben 15 comandanti, il primo è stato l’ingegner Mario Biasutti, che fece costruire nel lato sud della caserma i campi da bocce e anche un laghetto con pesci, anatre e alberi. Era il luogo dove i vigili si trovavano nelle calde serate, dove gli anziani raccontavano dei loro interventi e i più giovani ascoltavano con interesse e curiosità. Altro luogo di incontro era la palestra, dove al mattino c’ era addestramento con una partita di pallavolo e dove giocava la squadra del Gruppo sportivo G. De Vecchi, i padri fondatori della Pallavolo Belluno, i primi a iscrivere una squadra di pallavolo a un torneo nel 1942.
Ho visto cadere a pezzi il castello di manovra, sembrava lo stesso fumo degli incendi simulati al suo interno, ma non era lo stesso. Anche spaccio e cucina erano luoghi di ritrovo, dove dopo un intervento ci si confrontava, per capire se avevamo fatto del nostro meglio. Ogni angolo di quella caserma è un ricordo per chi ha vissuto fra quelle mura.
Anche i profughi ucraini, ospitati in questa sede hanno lasciato parte dei loro ricordi.
Spesso il passato è visto come un periodo nel quale le cose andavano meglio e la vita era più semplice, ma anche il mondo è cambiato e inutile chiedersi il perché di certe scelte.
Adolfo Da Rold
