“Scene da un divorzio: Quando la legge pretende di sanzionare il dolore”. E’ il titolo dell’ultimo libro di Antonio Serena, con prefazione di Vittorio Sgarbi (Manzoni Editore, 170 pagine, 15 euro), nelle librerie e su Amazon.
Serena racconta tutto ciò che può succedere oggi nelle separazioni. Le anomalie, i vizi procedurali, all’interno di una società liquida dove la famiglia si dissolve e oltre la metà dei matrimoni si estinguono in tempi sempre più brevi.
“Quando mancano le idee nascono parole nuove – scrive Sgarbi nella prefazione – Ai tempi dei miei genitori non esisteva la parola ‘femminista’ e ,conseguentemente ,neanche la parola ‘maschilista’. Con il tempo se ne è capito il significato: volevano dire non solo la fine della famiglia, ma il rovesciamento dei ruoli. Ciò che nella mitologia erano Hermes e Hestia (fino a Giorgia e Andrea), cioè la condizione dell’uomo e quella della donna, in una società organizzata sulle diverse responsabilità, è diventata una lotta delle donne per conquistare spazi ‘esterni’ che non erano mai stati preclusi né interdetti, ma limitati alla capacità e alla vitalità’ di alcune donne”.
Scene da un divorzio racconta la storia di paradossi. Come ad esempio il diverso trattamento di due donne privilegiate: Laura Boldrini, già presidente della Camera ed Elisabetta Casellati già presidente del Senato.
“Le offese e le minacce sui social possono essere giudicate in maniera diversa. Il giudice del tribunale di Savona Emilio Fois ha condannato il sindaco di Pontinvrea Matteo Camiciottoli, accusato di diffamazione ai danni dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini, al pagamento di ventimila euro di multa, con pena sospesa subordinata al risarcimento dei danni entro un mese. Boldrini aveva querelato il sindaco poiché quest’ultimo, commentando sui social gli stupri avvenuti in spiaggia a Rimini nell’estate del 2017, aveva affermato che gli arrestati “dovevano essere mandati ai domiciliari a casa della Boldrini, magari le mettono il sorriso” (si veda “Corte d’Appello. Attacco sessista a Laura Boldrini, condanna confermata per Camiciottoli, sindaco di Pontinvrea”. I fatti risalgono al 2017 quando l’allora presidente della Camera querelò il sindaco leghista per diffamazione. Il PM Chiara Venturi aveva chiesto otto mesi di reclusione.
Anche l’attuale ministro per le Riforme istituzionali Elisabetta Casellati era stata travolta nel 2021 da una violenta campagna di odio, con minacce di questo tenore su Facebook e Twitter: “Ammazziamo la Casellati”, “Voglio uccidere la Casellati”. Per il PM Erminio Amelio della Procura di Roma, però, non si tratta di un reato: il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto l’archiviazione dell’inchiesta aperta con l’ipotesi di minaccia aggravata. Il motivo sta nel fatto che non si tratterebbe di minacce reali, quanto, piuttosto, di una rabbia politica espressa con quelle parole nei confronti di un’istituzione. Secondo gli inquirenti, senza l’aiuto del suo staff, difficilmente Casellati si sarebbe accorta di quelle esternazioni violente; e così è scattata la decisione di chiedere l’archiviazione del caso (si veda Casellati insultata sui social: «Uccidiamola». Ma non è reato: prosciolti. Il pm: «Rabbia politica, non minaccia reale»”. Il diverso verdetto – commenta Vittorio Sgarbi – dipende certamente dalle diverse posizioni politiche delle due Presidenti. Ma non va trascurato che una era femminista e l’altra no.
Antonio Serena racconta anche di situazioni createsi in forza di sentenze laddove “molti padri di famiglia sono ridotti a condurre una vita miserevole, a mendicare il diritto a vedere i propri figli, senza alcun aiuto che non sia quello elargito dagli enti di carità, e finendo a volte a dormire per strada o in un’auto. Un mondo sommerso che riaffiora molto raramente, le cui vicende vengono spesso travisate dai mezzi di comunicazione, perché in contrasto con la cultura dominante, che ha deliberato che il maschio sia sempre e comunque l’oppressore e la donna la vittima da riscattare da anni di privazioni e schiavitù “.
Casi di discriminazione di padri separati, insomma, che Sgarbi sintetizza con le parole di Stanislaw Lec: “Siamo tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti agli incaricati di applicarla“.
