
“Domani pomeriggio a Belluno ci sarà una marea di gente, così come accaduto nei mesi scorsi a Padova e a Vicenza, a difesa della sanità pubblica. Il miglior modo per dire, associazioni e cittadini insieme, che questo è un patrimonio da salvaguardare ad ogni costo”.
A maggior ragione, commenta il consigliere regionale Arturo Lorenzoni (che prenderà parte alla mobilitazione) “nel bellunese, dove il fenomeno dello spopolamento sta accelerando, soprattutto a motivo dall’ormai cronica mancanza dei servizi”.
“Manifesteremo per ribadire con forza che la riduzione delle prestazioni essenziali in campo sociale e sanitario causano, in primo luogo, una forte sofferenza tra i residenti delle Terre Alte. L’amministrazione regionale non può non tener conto di tale grido di dolore. Non facciamo che il territorio bellunese venga abbandonato a sé stesso, derubricato dai palazzi come marginale”. Ma è pure in tutto il Veneto che la situazione rimane critica: ad oggi oltre 700mila cittadini sono senza medico di base (e, di conseguenza, i pronto soccorso di tutti gli ospedali risultano intasati dai codici bianchi). Le visite specialistiche, inoltre, “sono impossibili da prenotare poiché mancano le disponibilità nelle agende delle Ulss e delle Aziende Ospedaliere, cui segue una forzata corsa alla sanità privata con costi che diventano insostenibili per le categorie più fragili”. In particolare per i pensionati veneti, un quarto dei quali “beneficia” (beneficia?) di un assegno di meno di 750 euro al mese. “Da anni la narrazione zaiana continua a ripetere che qui va tutto bene e che si tratta di un modello di sanità d’eccellenza – prosegue Lorenzoni – I numeri e la nostra quotidianità, invece, ci dicono che non è affatto così. Abbiamo la responsabilità di far emergere che il servizio sanitario è sempre meno accessibile, a motivo delle non scelte della Giunta Zaia. A pagarne le conseguenze, inevitabilmente, le categorie più deboli”.
“Abbiamo bisogno di una vera sanità pubblica, che sia davvero per tutti, come sancito dalla Costituzione”. “Sindacati, associazioni, famiglie – conclude – scendiamo in piazza assieme per far comprendere all’amministrazione regionale che la misura è colma”.
