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Ritroviamoci per ricordare. Il dissenso ritorna in piazza

Belluno, 5 agosto 2023 – La voce del dissenso torna in piazza. Circondati dalle immagini delle vittime degli effetti avversi da vaccino, oltre 150 persone oggi pomeriggio ai giardini di piazza dei Martiri si sono ritrovate per ascoltare i tre relatori. il costituzionalista Daniele Trabucco, il dottor Filiberto Dal Molin e don Floriano Pellegrini.

Il professor Trabucco ha intrattenuto per un’ora il pubblico sviscerando tutte le questioni squisitamente giuridiche che hanno attraversato gli anni della pandemia. Riprendendo la riflessione sul tempo e la memoria di Marcel Proust, autore del monumentale romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”, Trabucco ha sottolineato i due aspetti fondamentali che hanno contraddistinto la gestione dell’emergenza sanitaria, evidenziando non solo la prospettiva del ricordare, ma anche quella dell’insegnamento di quanto accaduto per il futuro. Il tempo come memoria e sentinella. In primo luogo, l’affermazione del divieto come regola generale con contestuale relegazione delle libertà a spazi interstiziali. Il linguaggio, ha affermato Trabucco, si è fatto esso stesso “proprietario delle libertà costituzionali” le quali, in assenza di modifiche e revisioni formali alla Costituzione, sono state inserite in una dimensione “ottriata”, concessoria. È venuto meno, in questo modo, il paradigma proprio del costituzionalismo moderno secondo il quale i diritti sono sempre stati considerati rivendicazioni rispetto al potere, mentre hanno finito per essere “autorizzati” dallo stesso nella misura e con le modalità definite dall’ordinamento. L’emergenza sanitaria ha portato alla luce le aporie del costituzionalismo, incapace di limitare il potere politico (oggi sempre più tecnocratico) e funzionale a giustificare gli interessi che di volta in volta la società (rectius chi la condiziona) ritiene prevalenti. È evidente, dunque, che non è più la Costituzione regola per la società, ma quest’ultima regola del Testo costituzionale che, grazie alla sua struttura evolutiva ed anfibia, è in grado di recepire qualunque contenuto. In secondo luogo, è stato sottolineato il mancato bilanciamento da parte del legislatore, nonostante i recenti e discutibili interventi della Corte costituzionale con le sentenze nn. 14, 15 e 16 del 2023 (sentenze di rigetto e non di conformità a Costituzione dell’obbligo vaccinale). Infatti, ha puntualizzato Trabucco ricordando la sentenza n. 53/2013 del giudice delle leggi sul caso Ilva (redattrice Marta Cartabia), la prevalenza innegabile, in caso di emergenza, della dimensione collettiva della salute (art. 32, comma 1, Cost.) non può pervenire a sacrificare del tutto i diritti e gli interessi costituzionali concorrenti, dovendo sempre essere assicurato il loro contenuto essenziale, la loro minima operatività, pena la “tirannia” di un interesse o diritto su tutti gli altri. Trabucco, infine, ha criticato il modo di concepire la politica da parte delle forze partitiche attuali, impegnate a scendere in piazza a spiegare i presunti risultati positivi della loro azione e, dunque, a cercare consenso. La politica, invece, partendo dal livello comunale, deve ergersi ad arte della regalità come già insegnava Omero nell’Iliade. Una lezione completamente dimenticata, ma che Trabucco ha invitato a recuperare.

E’ seguito l’intervento critico sulla gestione della pandemia del dottor Dal Molin. “Con difficoltà dimenticheremo anche il presidente Draghi – ha detto il medico – che in tema di vaccini ha pontificato “prendi il vaccino e ti salvi; non prendi il vaccino e muori”, clamorosamente smentito da milioni di persone che non gli hanno creduto e che sono guariti in tre giorni dalla viremia, spesso anche senza febbre e nella propria casa.
Non dimenticheremo neppure i pochi medici – ha proseguito Dal Molin – che, contro gli ordini ricevuti, hanno curato a casa i malati con farmaci di uso comune, senza alcun vaccino e salvandoli tutti. Sarà impossibile dimenticare che fin dall’inizio di questa viremia, programmaticamente trasformata in pandemia, 41 titolati medici delle nostre università e dei nostri ospedali hanno scritto a Speranza che la normale terapia antinfiammatoria e antitrombotica erano sufficienti a bloccare all’origine la viremia! Non dovremo invece dimenticare i molti colleghi, e in particolare i presidenti degli Ordini dei Medici, che hanno scelto di obbedire, senza discutere e senza dimettersi, alle disposizioni di un laureato in scienze politiche invece di ricordare che la nostra guida è il Codice Deontologico, improntato al rispetto e all’interesse del paziente. Dovremo invece meditare, a futura memoria, che non è Medicina quella che esclude le visite domiciliari, le autopsie, i confronti scientifici liberi e paritari, le terapie domiciliari, le libertà professionali, il rispetto del codice deontologico e delle libertà civili.
Non dimenticheremo mai la vigile attesa e tachipirina che hanno riempito i centri di terapia intensiva e le cronache dei decessi. Soprattutto non sarà possibile per nessuno dimenticare che tutto questo sovvertimento delle regole e della vita civile è stato programmato a favore di un vaccino nella sua fase sperimentale. Di questa fase le case farmaceutiche hanno tenute segrete le modalità sperimentali e i risultati. Sappiamo che con modalità sbagliate i risultati non hanno alcun valore!
Che dire dei media nazionali – ha concluso Dal Molin – , con pochissime eccezioni fedelissimi al dettato governativo, efficacissimi filtri di qualunque notizia non gradita al manovratore?
E che dire dei Comitati Etici brillantemente assenti da qualunque dibattito sul tema? E le società scientifiche pavide e mute di fronte allo scempio dei principi e delle regole hanno totalmente ignorato l’articolo 48 del Codice Medico Deontologico”. Sconcertanti anche i dati statistici portati da Filiberto Dal Molin, dai quali si evince che, rispetto all’indice di mortalità calcolato ogni 1000 abitanti, in Italia, con la dichiarazione di emergenza e con l’obbligo vaccinale, i risultati sono stati migliori soltanto rispetto a quelli della Grecia. Gli altri stati europei, Danimarca, Spagna, Svezia, Austria, Francia, Belgio registrarono una mortalità inferiore.

Interessante l’intervento dal pubblico di un attivista indipendentista veneto che ha ricordato l’episodio storico accaduto 90 anni fa a Gruaro (Venezia) e oscurato dal regime fascista, le autorità locali, la giustizia, la stampa e dalla Chiesa. Tra l’8 e il 16 maggio del 1933, morirono 28 bambini dei 254 sottoposti al vaccino sperimentale antidifterico dell’Istituto Sieroterapico di Napoli. Molti dei sopravvissuti porteranno le conseguenze degli effetti avversi per tutta la vita. Si volle, attraverso una cinica sperimentazione, inoculare una anatossina antidifterica in unica inoculazione, al posto delle tre collaudate del sistema Ramon. A ciò si aggiunse l’errore umano nella preparazione del vaccino contenente il batterio ancora attivo anziché attenuato.

 

 

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