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Belluno, lo scippo dell’Oro Azzurro: perché la nostra acqua arricchisce Milano e Bolzano? * di Enzo De Biasi

Dai 400 milioni di metri cubi d’invasi alle briciole della Regione: il tradimento del referendum 2017 e il giallo delle concessioni scadute

Bilanci opachi e la farsa dei LEP: così il Bellunese è diventato un “pensionante in casa propria”, mentre i vicini autonomi incassano il triplo

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Cassaforte Belluno: chi tiene le chiavi dell’oro blu? I numeri dello scippo

Il precedente articolo (link a fondo pagina) sulla gestione delle risorse idriche bellunesi ha superato in un amen le 20mila visualizzazioni. Un successo che non è solo gloria digitale, ma il termometro di un’esasperazione collettiva: i bellunesi hanno finalmente capito che l’acqua non è “di tutti”, ma è una slot machine che paga sempre lo stesso giocatore.

Questo dato trasforma il tema dell’oro azzurro nella “battaglia della dignità: restituire a Belluno il diritto di decidere del proprio futuro”. L’obiettivo va colto e perseguito da chi aspira a guidare la Provincia prossimamente e, inoltre, da chi è stato eletto a rappresentare i bellunesi a Venezia: l’Assessore Dario Bond e i Consiglieri Silvia Callegaro -Fratelli d’Italia- Alessandro Del Bianco-Partito Democratico, archiviando l’abitudine regionale consolidatasi nei decenni di guardare a Belluno come a un generoso distributore automatico senza fondo.

Per trasparenza verso i lettori e precisione metodologica, si riportano i dati ufficiali estratti dal Registro Nazionale Dighe (agg. 2024) e dai Piani di Gestione del Distretto Idrografico delle Alpi Orientali (2021-2027), con siti strategici e principali attori privati che gestiscono l’oro azzurro. Qui la tabella riassuntiva:

Sito di “Stoccaggio”   Capacità Utile (mln m3) Concessionario / Operatore
Lago di Santa Croce   150,0 Enel Green Power
Pieve di Cadore (Sottocastello)   64,3 Enel Green Power
Lago del Corlo (Arsiè)   48,8 Enel Green Power
Lago del Mis (Sospirolo)   41,2 Enel Green Power
Lago di Centro Cadore   20,0 (quota utile) Enel Green Power
Val Gallina e Pontesei   15,0 Enel Green Power
Altri invasi (Auronzo, Busche, Alleghe, ecc.)   40,0 Enel / A2A / Vari
Riserva di Sicurezza e Laminazione   20,7 Gestione Difesa Suolo (Regione)
TOTALE SISTEMA BELLUNO   400,0 L’80% della riserva regionale

 

Chi estrae il valore dell’acqua  

Se il territorio bellunese è il generoso portatore d’acqua, i grandi concessionari sono i veri beneficiari di questa rendita. La mappa del potere idroelettrico in provincia vede tre protagonisti principali:

  1. Enel Green Power (spa statale): È il dominatore assoluto. Gestisce l’asta principale del Piave e i bacini più capienti (Santa Croce, Pieve di Cadore, Mis). La sola centrale di Soverzene, alimentata dai tunnel che arrivano dai grandi invasi, è uno dei motori elettrici più potenti del Nord Italia.
  2. A2A: Il colosso lombardo (controllato dai Comuni di Milano e Brescia) ha una presenza storica e strategica in provincia, in particolare nell’area del Cordevole, gestendo una catena di centrali e bacini che trasformano la forza dei torrenti dolomitici in dividendi per le metropoli della pianura.
  3. En&En: Rappresenta la quota di investitori privati che, attraverso acquisizioni e nuove concessioni, si è ritagliata uno spazio rilevante nella gestione delle acque bellunesi, confermando che Belluno è un terreno di caccia estremamente profittevole per il capitale privato.

Questi tre player estraggono complessivamente dal territorio provinciale una produzione stimata che oscilla tra i 200 e i 250 milioni di euro l’anno. Una cifra calcolata sulla base dei GWh prodotti (dati Terna 2023/2024) e del Prezzo Unico Nazionale dell’energia. Di fronte a questo fiume di denaro, il ritorno economico per il territorio bellunese appare come una serie di “briciole contabili”, un’ingiustizia che la politica regionale non sembra voler sanare nel prossimo bilancio 2026. Sulla miseranda ripartizione dei canoni idrici, decisa a Venezia, tra enti: regione, provincia, comuni, sulla sostanziale discriminazione negli introiti degli enti bellunesi con le Municipalità della Costa Veneta e altro ancora si rinvia a quanto già scritto; così come -adesso- il focus diventa il “che fare” in previsione del prossimo rinnovo dell’Amministrazione di Palazzo Piloni.

Oltre le dighe: il reticolo delle “derivazioni minori

Ma la pressione sulle risorse idriche bellunesi non si esaurisce con i grandi invasi sopra elencati. Se le dighe rappresentano la “batteria statica” del Veneto, esiste un prelievo dinamico e capillare che passa spesso sotto traccia: quello delle piccole derivazioni.

Parliamo di un reticolo di oltre 250/300 captazioni attive che sfruttano ogni torrente e ruscello della provincia. Qui il meccanismo è diverso: non c’è stoccaggio, ma un prelievo continuo “ad acqua fluente”.

Mentre il valore dell’energia prodotta da questo reticolo di piccoli impianti sfiora i 50 milioni di euro annui (valutazione basata sui dati di produzione GWh e prezzi medi di mercato), il territorio vede ritornare solo le briciole. Infatti, secondo le stime basate sui flussi dei canoni demaniali regionali, il gettito che queste micro-captazioni garantiscono a Venezia oscilla tra i 6 e gli 8 milioni di euro l’anno. È un paradosso contabile: il privato incassa, la Regione preleva il canone e Belluno resta con i torrenti in secca. E’ la traduzione in salsa leghista dello slogan “Paroni a Casa Nostra”, stile referendum 2017. Si scopre così che la Lega lombarda, più pragmatica e meno incline all’annuncite, ha saputo usare i poteri delle regioni ordinarie meglio di quella veneta, portando a casa leggi e canoni che a Venezia sembrano ancora fantascienza. l.r. Lombardia nr. 5/2020 denominata “legge recupero idro-elettrico”, i leghisti tra di loro si parlano?

Opacità del bilancio regionale, i rilievi della Corte dei conti e il rinnovo Concessioni   

L’analisi dell’effettiva ricchezza prodotta dal territorio montano e la sua reale redistribuzione si scontra con una struttura di bilancio regionale che appare, nei fatti, come un “calderone” indistinto. Le entrate derivanti dall’utilizzo dei beni comuni sono raggruppate sotto la voce generica “Proventi derivanti dalle concessioni sui beni del demanio idrico, marittimo e lacuale”.

Questa aggregazione rende estremamente complesso isolare quanto effettivamente versato dai grandi concessionari idroelettrici bellunesi rispetto a quanto incassato, ad esempio, dalle concessioni balneari.

L’esame dei Referti di Parificazione emessi dalla Corte dei conti – Sezione Regionale di Controllo per il Veneto (con particolare riferimento alla Delibera n. 268/2024/PARI per l’esercizio 2023 e alla successiva Delibera n. 111/2025/PARI), evidenzia criticità sistematiche:

  1. Mancanza di Analiticità: I magistrati contabili hanno più volte richiamato l’amministrazione regionale sulla necessità di una maggiore “analiticità delle entrate demaniali”. Nonostante il bilancio sia stato parificato, permane una difficoltà strutturale nel tracciare la provenienza geografica del gettito.
  2. Frammentazione Amministrativa: La gestione della riscossione è parcellizzata tra diverse Unità Organizzative (Genio Civile per l’idrico, Direzione Difesa del Suolo per il marittimo), il che rende il dato aggregato finale un numero “muto” che non racconta il sacrificio dei singoli territori.
  3. Squilibrio di Spesa: Mentre le entrate idriche faticano a essere identificate per provincia, le uscite sono chiarissime. Il Capitolo 105152 di spesa, ad esempio, certifica con precisione i milioni destinati ai ripascimenti e alla tutela dei litorali, creando un cortocircuito contabile dove l’entrata è opaca e l’uscita (a favore della costa) è invece cristallina.

L’opacità derivante dalla mancata specifica delle singole voci d’entrata rappresenta oggi il principale ostacolo tecnico e politico a una perequata redistribuzione delle risorse. Questa “nebbia contabile” impedisce di dare il giusto peso al contrasto tra i territori che “portano soldi”, come la Provincia di Belluno, e territori che “assorbono risorse”, come la Costa Adriatica.

Senza trasparenza sui capitoli d’entrata, la “specificità bellunese” resterà un guscio vuoto, privo della linfa finanziaria necessaria per la sua sopravvivenza.  L’analisi evidenzia le difficoltà tecniche e contabili nel tracciare le entrate regionali, supportando la tesi sulla necessità di maggiore trasparenza.

Le Concessioni: L’Affittuario che fa il Padrone

L’ultimo capitolo di questa farsa riguarda il rinnovo delle concessioni demaniali scadute. Parliamo dei “Custodi-Padroni” del bene idrografico. In un mondo normale, la concessione è un contratto d’affitto a termine: io, ente pubblico, ti permetto di lucrare su un bene che è mio per dieci o vent’anni. Scaduto il termine, ti ringrazio, riprendo le chiavi e rimetto il bene sul mercato al miglior offerente. Semplice, no?  In Italia, invece, i Governanti (di ogni colore e latitudine) soffrono di una curiosa “sindrome di Stoccolma”  verso i concessionari. Invece di fare il bene della collettività, si prostrano ai piedi dei vari colossi. Perché? Perché lo Stato è un’entità astratta che non vota, mentre i consigli d’amministrazione delle multinazionali e l’indotto dei concessionari hanno una memoria elettorale lunghissima e una gratitudine che si esprime nelle urne.  Mentre i politici blaterano, cianciano, cicalano di “Paroni a casa nostra”, nei fatti hanno trasformato il Veneto nel salotto di casa degli altri, dove l’elettorato bellunese applaude mentre gli sfilano il portafoglio dai pantaloni.

Dal Referendum Tradito alla Bolkestein: Il Grande Inganno

Non possiamo dimenticare la premessa storica di questo paradosso: il Referendum per l’Autonomia di Belluno del 2017. In quella sede, i cittadini bellunesi espressero un mandato chiarissimo: non una semplice delega amministrativa, ma il diritto di gestire le proprie risorse (in primis l’acqua) per fermare il declino della montagna. Quel voto, che doveva essere il grimaldello per scardinare il centralismo veneziano, è finito in un cassetto, sostituito da una “specificità” sulla carta che non ha spostato un euro dai dividendi delle multinazionali alle tasche dei bellunesi. Ed è qui che si innesta il tema della Direttiva Bolkestein e della libera concorrenza.

Mentre i nostri politici si stracciavano le vesti a Bruxelles per “difendere l’italianità” degli ombrelloni, a Roma e Venezia si lavorava per congelare le Grandi Concessioni Idroelettriche. La logica della libera concorrenza, che l’Europa ci impone con il Ddl Concorrenza, sarebbe la nostra più grande opportunità: rimettere a gara i nostri invasi significherebbe obbligare chi vuole la nostra acqua a pagare canoni attuali (e non quelli dell’anteguerra) e a investire seriamente sul territorio.

Invece, abbiamo assistito al “connubio d’interessi Veneto-Romagna“: una melina legislativa infinita fatta di proroghe, ricorsi e decreti “salva-concessionari“. Si è usato il destino dei balneari come scudo umano per proteggere il vero tesoro: le turbine in montagna. Il risultato? Mentre la concorrenza viene bloccata in nome di una finta difesa del territorio, i profitti dell’oro azzurro continuano a prendere la via di Milano o Roma, lasciando a Belluno l’onere della manutenzione e il rischio idrogeologico.

Il Paradosso dei Confini: Quanto vale l’acqua degli altri?

Per capire l’abisso che ci separa dai vicini, basta guardare i bilanci delle Province Autonome di Trento e Bolzano e delle regioni ordinarie confinanti.

Ente Territoriale Incasso Canoni Idrici (Stima 2023/24) Note sul “Trattamento”
Provincia Autonoma di Bolzano ~100 – 120 Milioni € Trattengono il 100% dei canoni. Ai Comuni va almeno il 50% (72% se ospitano centrali).
Provincia Autonoma di Trento ~90 – 110 Milioni € Gestione diretta tramite Hydro Dolomiti Energia: partecipata pubblica.
Regione Lombardia ~75 – 85 Milioni € Ha già avviato la riassegnazione di 60 concessioni per massimizzare le entrate.
Regione Piemonte ~65 – 70 Milioni € Tariffe aggiornate con componenti fisse e variabili basate sulla produzione reale.
Regione Veneto (e Belluno) 32 Milioni € Gli “sfigati” che incassano briciole, girate ad “andamento lento” a BL 16 milioni

 

Perché loro incassano e noi no?

  1. L’Autonomia di Bolzano (Südtirol): Qui l’energia non è solo una bolletta, è sovranità. La Provincia di Bolzano incassa tariffe altissime e ha imposto per legge che i concessionari (spesso società partecipate dalla Provincia stessa come Alperia, che ha rilevato molti asset da Enel) restituiscano al territorio investimenti ambientali massicci. A Bolzano, il canone idrico non è un “affitto” simbolico”, è la restituzione di una ricchezza. Solo per i Comuni altoatesini vengono ripartiti ogni anno circa 11 milioni di euro di extra-canone (delibera 2023).
  2. Il Modello Trento: Qui il concessionario principale è Hydro Dolomiti Energia. Essendo la Provincia proprietaria dell’azienda che gestisce le dighe, il guadagno non vola a Roma nei bilanci Enel, ma resta in Trentino sotto forma di dividendi e canoni di concessione che superano i 100 milioni l’anno.
  3. Il “Caso Lombardia“: Anche senza essere a statuto speciale, la Lombardia si è mossa con il Ddl Concorrenza per rimettere a gara le concessioni scadute, puntando a canoni che rispecchino il valore reale del PUN (Prezzo Unico Nazionale) odierno, non le tariffe “congelate” degli anni ’90”.

Serve una scossa, non un sonnellino di durata ventennale modello Luca Zaia

Se la “specificità bellunese” vuole smettere di essere un guscio vuoto, la nuova amministrazione di Palazzo Piloni deve partire da qui: esigere che la fine del regime delle proroghe diventi realtà. Non è “svendita” all’Europa, è l’unico modo per rompere il monopolio che ha ridotto Belluno a un Bancomat. I 400 milioni di metri cubi d’acqua sono del territorio, il referendum del 2017 ce lo ha ricordato. È tempo che anche la politica smetta di fare l’affittuaria compiacente e torni a fare la padrona di casa.

Intanto che il Governatore Zaia giustamente denunciava nel 2017 la disparità dei trasferimenti statali tra Veneto e Trentino-Alto Adige, ci si è ‘dimenticati’ di dire che sulla partita dell’acqua siamo rimasti i “polentoni” d’Europa. Mentre i vicini di Bolzano incassano oltre 100 milioni e li distribuiscono capillarmente ai loro Comuni di montagna, Belluno deve accontentarsi di un ‘obolo’ di 16 milioni, versato con i tempi di una lumaca ferita.

Siamo passati dalla pubblicità regresso “No Tasse a Roma Ladrona” al “Pensionanti a casa d’altri: Roma e Milano”, ospiti di basso conio. Nonostante oggi siamo tutti “studiati e imparati”’, continuiamo a permettere che i grandi concessionari (che altrove pagano profumatamente) qui godano di un trattamento di favore che sa di beffa. Il referendum del 2017 non chiedeva pacche sulle spalle, ma la dignità finanziaria che i nostri vicini autonomi esercitano ogni giorno, mentre noi restiamo a guardare l’acqua che scorre verso la pianura portando con sé la nostra ricchezza. Infine, Calderoli e Zaia hanno firmato il 18 novembre dell’anno scorso una “cartelletta di farfalline” sono rimasti nella casse dello Stato 18 miliardi di € per le 23 materie regionalizzate dagli uffici della Ragioneria Generale e dalla Corte dei conti.

Mentre Palazzo Balbi e Palazzo Piloni continuano a guardarsi allo specchio, la realtà è scolpita nei fatti: il Veneto a trazione leghista è in lista d’attesa per l’Autonomia Differenziata dai tempi del Governo Berlusconi (2008-2011). Luca Zaia, allora Ministro dell’Agricoltura e dal 2010 Presidente indiscusso, non è riuscito a scardinare il centralismo energetico che  affama Belluno. Dopo quindici anni di annunci, il bilancio per Belluno è desolante: zero competenze reali sull’acqua e zero autonomia finanziaria.

Si scopre così che persino la Lega lombarda, più pragmatica e meno incline all’annuncite, ha saputo usare i poteri delle regioni ordinarie meglio di quella veneta, portando a casa leggi e canoni che a Venezia sembrano ancora fantascienza. Siamo passati dai proclami di sovranità alle ‘cartellette di farfalline’ dei LEP, mentre il popolo sovrano continua a degustare spritz, ignaro che il ghiaccio nel bicchiere è l’unica risorsa idrica che gli è rimasta.

27 febbraio 2026       Enzo De Biasi

I due precedenti articoli ai seguenti link:

https://www.bellunopress.it/2026/02/16/provincia-di-belluno-bancomat-idrico-del-veneto-attende-da-12-anni-la-sua-specificita-di-enzo-de-biasi/

https://www.bellunopress.it/2026/02/16/provincia-di-belluno-bancomat-idrico-del-veneto-attende-da-12-anni-la-sua-specificita-di-enzo-de-biasi/

 

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