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Verona, prestiti “fantasma” a nome dei clienti: scoperta truffa milionaria di un concessionario di veicoli

L’indagine della Guardia di Finanza di Soave ha svelato un giro d’affari illecito da oltre 1,1 milioni di euro. Cinquanta i cittadini danneggiati: molti hanno scoperto il raggiro solo dopo essersi visti negare mutui o prestiti.

Verona, 12 febbraio 2026 – Un sistema ben collaudato che trasformava i documenti di ignari clienti in un “rubinetto di liquidità” sempre aperto. È quanto scoperto dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Verona, che hanno messo fine a una maxi-frode orchestrata dal titolare di una concessionaria d’auto dell’est veronese.

L’imprenditore è ora accusato di truffa e autoriciclaggio. Nei suoi confronti è stata eseguita un’ordinanza di misure cautelari reali e diverse perquisizioni che hanno portato alla luce un tesoretto nascosto.

Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle della Compagnia di Soave, il titolare della concessionaria sfruttava la propria posizione di “dealer convenzionato” con una nota società finanziaria del settore automotive.

Il sistema era tanto semplice quanto efficace: il rivenditore recuperava i documenti d’identità di vecchi clienti – persone che in passato avevano realmente acquistato un’auto presso di lui – e istruiva a loro nome pratiche di finanziamento totalmente fittizie. Sfruttando i sistemi di controllo automatizzati delle finanziarie, che spesso eseguono verifiche solo formali, l’indagato riusciva a ottenere l’erogazione immediata delle somme sul conto della propria società.

Il risvolto più drammatico della vicenda riguarda le vittime: quasi cinquanta persone coinvolte. Molti di loro non solo si sono visti recapitare solleciti di pagamento per rate mai autorizzate, ma sono andati incontro a conseguenze ben più gravi. Nel momento in cui hanno richiesto mutui o prestiti bancari per necessità personali, si sono visti opporre un netto rifiuto: risultavano infatti “cattivi pagatori” o morosi a causa di quei finanziamenti “fantasma” aperti a loro nome dal concessionario.

Le indagini tecniche e l’analisi dei flussi finanziari hanno permesso di quantificare il giro d’affari illecito in oltre 1,1 milioni di euro. Somme che, una volta incassate, venivano mescolate ai proventi leciti dell’attività, configurando così anche l’ipotesi di autoriciclaggio.

Durante le perquisizioni, eseguite con l’ausilio delle unità cinofile “cash dog” (cani addestrati a fiutare la valuta), i finanzieri hanno rinvenuto contanti e gioielli di valore. Il bottino era stato occultato con cura: una parte è stata ritrovata all’interno di un doppio fondo ricavato in un armadietto in lavanderia.

Nonostante il pesante quadro indiziario raccolto dalla Guardia di Finanza e dal GIP del Tribunale di Verona, resta ferma la presunzione di innocenza dell’indagato. La sua responsabilità penale sarà accertata in via definitiva solo dopo il giudizio con sentenza irrevocabile.

Nota di servizio: Se sei stato cliente di concessionarie nella zona dell’Est Veronese e hai riscontrato anomalie nel tuo profilo creditizio, è consigliabile effettuare una verifica presso le centrali rischi (come CRIF) per escludere la presenza di finanziamenti non autorizzati.

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