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Milano Cortina: dichiarazione congiunta tra Fondazione e Agenzia delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale

Milano-Cortina 01/02/2026 – La firma della Joint Declaration tra la Fondazione Milano Cortina 2026 e l’Agenzia delle Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale (UNRSF) è stata presentata come un traguardo di civiltà. Eppure, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi, l’operazione solleva dubbi non solo sulla sua efficacia pratica, ma anche sulla chiarezza della comunicazione istituzionale in un momento di estrema tensione internazionale.

Il nodo delle infrastrutture e la “Legacy”

Mentre il documento parla di “sviluppo sostenibile” e “sicurezza per le comunità”, il territorio montano ha subito anni di cantieri frenetici. La sensazione è che si firmi un patto per la sicurezza stradale laddove la viabilità è stata sacrificata sull’altare dell’urgenza olimpica.

Vantare la formazione di 3.000 driver è un primato lodevole, ma resta una goccia nel mare: la vera sfida sarà gestire migliaia di visitatori “non addestrati” su strade già sature. Il rischio concreto? Che la tanto citata legacy (l’eredità dei Giochi) si riduca a un elegante protocollo d’intesa d’archivio, una volta spenti i riflettori.

L’equivoco delle sigle: UNRSF non è l’ICE

L’accordo necessita di una precisazione. In un clima globale scosso dai recenti e tragici fatti di cronaca negli Stati Uniti — dove l’ICE (Immigration and Customs Enforcement) è sotto accusa per gli omicidi di Minneapolis (i casi di Renee Good e Alex Pretti) — il richiamo generico a “Agenzie per la Sicurezza” può generare corto circuiti pericolosi.

 È fondamentale distinguere tra la tutela della viabilità e la gestione dell’ordine pubblico. L’agenzia ONU firmataria a Milano (UNRSF) si occupa esclusivamente di prevenzione stradale e non ha alcun legame con apparati di polizia federale o agenzie doganali coinvolte in contesti repressivi.

Un passo avanti o un paravento?

La Joint Declaration è un atto necessario, ma arriva tardi. Se la Fondazione vuole davvero lasciare “strade più sicure”, dovrà dimostrare che questo patto non è solo un modo per ripulire l’immagine dei Giochi dalle polemiche sui costi, ma un impegno finanziario concreto che sopravvivrà alla cerimonia di chiusura.

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