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La sfida secolare al Piave: cinque secoli di ponti tra piene, crolli e rinascite

Dalle prime passerelle medievali del 1388 al monumentale Ponte della Vittoria inaugurato dal Re nel 1926: la storia di Belluno scorre sopra le acque del suo fiume “sacro”.

Belluno, 1° febbraio 2026 – Non è solo una questione di viabilità, ma una lotta di ingegno contro la forza della natura che dura da quasi mezzo millennio. La storia dei ponti sul Piave a Belluno è una cronaca fatta di distruzioni improvvise e ricostruzioni ostinate, un legame indissolubile tra la città e il suo fiume.

Le origini e il tocco di Antonio Da Ponte

Le cronache cittadine fissano al 1388 la prima notizia certa di un attraversamento stabile: un manufatto in pietra e legname situato in piazzetta Borgo Piave, nei pressi dell’antica chiesa. Per secoli, quel punto rimase il passaggio più breve tra le due sponde, nonostante le piene del fiume lo travolgessero ciclicamente, costringendo i bellunesi a ricorrere a precarie passerelle in legno.

Nel XVI secolo, Belluno chiamò nientemeno che Antonio Da Ponte, l’architetto veneziano celebre per il Ponte di Rialto. Il suo progetto, approvato dal Maggior Consiglio nel 1568, fu rivoluzionario: un’unica, ardita campata. L’opera fu completata in tempi record, ma la furia del Piave non ebbe pietà: la grande piena del 1578 se lo portò via, lasciando la città senza un ponte principale per i successivi 250 anni.

L’epoca austriaca e il genio di Zilli

Dopo due secoli di collegamenti di fortuna, la svolta arrivò nel 1837 con l’inizio dei lavori del cosiddetto “ponte austriaco”. Progettato da Antonio Zilli, l’opera fu ultimata nel 1841. Tuttavia, la storia di questo ponte fu tormentata: nel 1851 la forza delle acque piegò i pilastri, rendendolo inagibile per vent’anni.

Tra guerre d’indipendenza e alluvioni devastanti (come quella del 1882 che segnò l’abbandono definitivo dei resti del ponte di Borgo Piave), Belluno dovette attendere il XX secolo per una soluzione definitiva.

Cento anni ma non li dimostra, il Ponte della Vittoria e l’arrivo del Re

L’esperienza aveva insegnato una lezione amara: i pilastri nel letto del fiume erano vulnerabili al legname trascinato dalle piene. Per questo, l’ingegnere Eugenio Miozzi e l’architetto Riccardo Alfarè recuperarono l’idea di Antonio Da Ponte: una sola, maestosa campata.

I lavori del Ponte della Vittoria iniziarono nel 1923 e, nonostante un crollo dell’armatura durante la costruzione, terminarono nel 1925. Ma fu il 23 maggio 1926 la data che rimase scolpita nella memoria collettiva.

“Un’opera insigne che rimarrà nei secoli a dimostrazione del grande fatto storico”, dichiarò il commissario Del Niero davanti a una folla oceanica.

La giornata fu un evento di portata nazionale. Alle 8:30, il treno reale arrivò alla stazione di Belluno. Re Vittorio Emanuele III, accompagnato da figure di spicco come Italo Balbo e il generale Cavallero, attraversò la città su una lussuosa Fiat 512. Dopo l’inaugurazione del monumento alla caserma Salsa, il sovrano pose simbolicamente l’ultima pietra del ponte, tra le acclamazioni della folla schierata sulle due rive del Piave.

La visita si concluse nel pomeriggio sotto una pioggia battente in piazza Duomo, ma con la consapevolezza che, finalmente, Belluno aveva domato il suo fiume con un’opera destinata a sfidare il tempo.

(rdn)

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