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Il paradosso del legislatore: ecco perché non passa la legge contro le querele temerarie

In un mondo ideale, il Parlamento è il luogo in cui si forgiano gli scudi per proteggere i diritti dei cittadini. Nel nostro mondo, invece, sembra essere diventato il luogo in cui quegli scudi vengono forgiati con un metallo sospettosamente simile a quello delle spade usate per colpire chi quegli stessi eletti dovrebbe monitorare: la stampa.

Il tema delle liti temerarie (o SLAPP, Strategic Lawsuit Against Public Participation) è ormai un classico del teatro dell’assurdo nostrano. Da un lato, solenni dichiarazioni d’intento sulla necessità di difendere la libertà di informazione; dall’altro, una pioggia di querele milionarie che parte proprio dai palazzi del potere.

L’anatomia della minaccia legale

Perché una querela temeraria è così efficace? L’obiettivo non è necessariamente vincere in tribunale tra dieci anni, ma ottenere un risultato immediato:

  • Asfissia finanziaria: Costringere piccoli giornali o freelance a sostenere spese legali insostenibili.

  • Effetto raggelante (Chilling Effect): Spingere il giornalista all’autocensura per paura di ritorsioni patrimoniali.

  • Tempi biblici: Sfruttare la lentezza della giustizia italiana per tenere una “spada di Damocle” sulla testa del cronista per anni.

Il vento d’Europa e la “Direttiva Daphne”

Mentre l’Italia tentenna, l’Europa ha tracciato una rotta chiara con la Direttiva UE 2024/1069, dedicata alla memoria di Daphne Caruana Galizia — la giornalista maltese che al momento del suo assassinio stava affrontando oltre 40 querele. La direttiva chiede strumenti che in Italia appaiono ancora rivoluzionari: l’archiviazione anticipata delle cause infondate e l’obbligo per chi querela di farsi carico di tutte le spese legali.

Il modello anglosassone: la deterrenza del “moltiplicatore”

Ma è guardando al mondo anglosassone, in particolare agli Stati Uniti (con le leggi Anti-SLAPP vigenti in molti Stati come la California) e alle recenti riforme nel Regno Unito, che troviamo la vera “medicina” contro i prepotenti del foro.

In questi sistemi, il principio è semplice: chi usa il tribunale come un’arma deve rischiare che quell’arma gli esploda in mano.

  • Sanzioni esemplari: In diverse giurisdizioni anglosassoni, se il giudice riconosce che la lite è strumentale e temeraria, non si limita a rigettare la richiesta. Può condannare il soccombente a pagare al giornalista un multiplo della somma richiesta come risarcimento danni o come sanzione punitiva.

  • Il rischio del boomerang: Se un politico chiede 1 milione di euro di danni per un’inchiesta documentata, nel sistema anglosassone sa di rischiare di doverne sborsare altrettanti (o più) di tasca propria in tempi rapidi. Questo trasforma la querela da “azzardo gratuito” a “suicidio finanziario”.

Il controllore che querela il controllo

Il cuore del problema resta il conflitto d’interessi sistemico. È difficile aspettarsi che un’assemblea approvi una legge che preveda “moltiplicatori” o sanzioni pesanti quando molti dei suoi membri usano la querela facile come principale strategia di comunicazione.

“La libertà di stampa non è un privilegio dei giornalisti, ma un diritto dei cittadini. Eppure, per chi siede in Parlamento, sembra essere diventata una variabile dipendente dalla propria suscettibilità.”

Conclusione: una democrazia a bassa risoluzione

Se chi deve scrivere le regole è lo stesso che trae vantaggio dalla loro assenza, il risultato è una democrazia “sfocata”. Senza una legge che introduca una vera deterrenza economica — come il pagamento di una sanzione proporzionale alla cifra astronomica richiesta — la verità resterà un lusso per pochi.

Finché il legislatore non deciderà di posare la “spada” della querela temeraria e recepire seriamente lo spirito europeo e l’efficacia anglosassone, ogni discorso sulla libertà di stampa resterà rumore di fondo. Una democrazia matura si riconosce dalla capacità dei suoi leader di accettare il dissenso, non dalla loro abilità nel fatturare il silenzio degli altri.

Confronto Sistemi Anti-SLAPP: Chi protegge davvero la stampa?

Caratteristica Sistema Italiano (Attuale) Direttiva UE (Daphne) Modello Anglo-Sassone (USA/UK)
Archiviazione Rapida Assente. Bisogna affrontare tutto l’iter processuale (anni). Obbligatoria. Il giudice può archiviare subito liti “palesemente infondate”. Presente. (es. Special Motion to Strike in USA) per bloccare subito la causa.
Costi Legali Spesso compensati o rimborsati solo parzialmente dopo anni. A carico del querelante. Rimborso totale e immediato per il giornalista. Rimborso totale e sanzionatorio. Spesso includono spese investigative e accessorie.
Deterrenza Economica Debole. Sanzioni simboliche basate sull’art. 96 c.p.c. Media/Alta. Sanzioni pecuniarie dissuasive stabilite dal giudice. Massima. Il querelante rischia di pagare un multiplo della somma richiesta.
Onere della Prova Grava spesso sul giornalista (deve dimostrare la verità). Agevolazioni per il giornalista in caso di palese strumentalità. Inversione. Il querelante deve dimostrare subito che la causa ha “probabilità di successo”.
Effetto Boomerang Quasi nullo. Chi querela non rischia quasi nulla se perde. Presente. Rischio di sanzioni e danno d’immagine. Devastante. Chi tenta di imbavagliare la stampa rischia il tracollo finanziario.

Il “Moltiplicatore” anglosassone

Mentre in Italia se chiedi 1 milione di euro di risarcimento e perdi, rischi di pagare solo pochi spiccioli di spese legali, in molte giurisdizioni degli Stati Uniti (come in California con le leggi Anti-SLAPP):

  1. Il giudice può decidere che la tua richiesta era un tentativo di violare il Primo Emendamento (libertà di espressione).

  2. Oltre a negarti il risarcimento, può condannarti a pagare una penale commisurata a quel milione richiesto, trasformando la tua “minaccia” in un debito reale verso il giornalista o lo Stato.

In Italia, la proposta di legge che prevedeva che il querelante pagasse una somma pari a una percentuale del risarcimento richiesto (la cosiddetta “clausola di responsabilità”) è stata più volte stralciata o depotenziata proprio durante i passaggi parlamentari.
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