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Sanità in montagna: l’appello di Generazione Europa e Volt Europa

Luigi Filippo Daniele, GELStrutture sanitarie inadeguate: «Serve un patto per la salute delle terre alte»

La sanità nelle terre alte bellunesi vive una fase delicata: tra carenze strutturali, difficoltà di assunzione e invecchiamento della popolazione, servono risposte urgenti e innovative. È quanto emerge dall’analisi condotta da Generazione Europa – Liberali e Democratici Bellunesi, che, insieme a Volt Europa Veneto, lancia un appello alle istituzioni: «Non possiamo più permetterci una sanità a due velocità, con cittadini di serie B solo perché abitano in quota» esordisce il Coordinatore GEL Belluno, Luigi Filippo Daniele.

La situazione dei presidi ospedalieri della provincia è fortemente disomogenea. Se Belluno e Feltre restano punti di riferimento, con reparti completi e attività in crescita, altre realtà come Agordo e Pieve di Cadore hanno subito un evidente ridimensionamento. Il risultato è una sanità che, al crescere dell’altitudine, si fa sempre più distante. Il 27% dei residenti bellunesi ha più di 65 anni: un dato superiore alla media regionale, che impone un ripensamento dei servizi sanitari alla luce del progressivo invecchiamento e della dispersione territoriale. «Le fragilità non sono solo individuali – osserva Daniele – ma strutturali: la carenza di personale medico e l’uscita di figure cruciali come infermieri, psicologi e tecnici sta minando la tenuta del sistema».

Nel 2022 l’Ospedale di Feltre ha visto uscire 83 dipendenti, tra cui 19 medici, mentre ne sono stati assunti 14 nello stesso anno. Un turnover insufficiente, che non riesce a colmare il fabbisogno reale, soprattutto nei reparti chiave. Rispetto ad altre ULSS montane, come la Marca Trevigiana o l’Euganea, quella Dolomitica presenta una rete ospedaliera meno articolata, e meno integrata con i bisogni di un territorio disomogeneo.

«Le Dolomiti venete, fiore all’occhiello del patrimonio naturale e umano del Paese, oggi sembrano sempre più lasciate ai margini della politica regionale e nazionale – aggiunge il Coordinatore di Volt Europa Veneto, Geremia Antonini -. La provincia di Belluno, tra ospedali ridimensionati, personale medico insufficiente e progetti incompleti di medicina territoriale, è lo specchio di un territorio che invecchia e si svuota, ignorato da chi dovrebbe proteggerlo e valorizzarlo».

A fronte di questo scenario, le risorse del PNRR rappresentano un’occasione storica. Sono in corso investimenti per oltre 13 milioni di euro destinati alla realizzazione di Case di Comunità a Belluno, Feltre, Agordo e Pieve di Cadore. Alcune sono già attive, altre apriranno entro marzo 2025. Ma le sfide della montagna richiedono qualcosa di più di nuove strutture: servono persone, servizi capillari, integrazione.

Telemedicina, infermieri di comunità e, in generale i servizi delle Centrali Operative Territoriali sono segnali incoraggianti, ma ancora troppo parziali. Ad oggi, territori come l’Agordino, il Cadore e il Comelico restano indietro. La medicina di prossimità, che dovrebbe accorciare le distanze, non ha ancora raggiunto le aree che più ne avrebbero bisogno.

 

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