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Accadde oggi: 54 anni fa l’omicidio di Alfredo Zardini, una vittima della xenofobia in Svizzera

Alfredo Zardini (Cortina d’Ampezzo, 1931 – Zurigo, 20 marzo 1971), falegname bellunese emigrato in Svizzera, fu brutalmente ucciso in un’aggressione xenofoba a Zurigo.

Arrivato da pochi giorni in Svizzera per lavorare come carpentiere, Zardini uscì di casa alle cinque del mattino per incontrare un possibile datore di lavoro. Si fermò in un bar per un caffè, dove incrociò un uomo noto per la sua militanza nella propaganda anti-immigrati. Il pregiudicato, già ubriaco, lo aggredì senza pietà, colpendolo ripetutamente fino a lasciarlo a terra in fin di vita. I soccorsi tardarono ad arrivare e l’italiano morì durante il trasporto in ospedale a causa di un’emorragia interna.

L’episodio venne minimizzato dalla stampa svizzera, che negò qualsiasi movente xenofobo.

In realtà, quanto successo sii inserisce in un contesto di forte ostilità verso gli immigrati, fomentata dalle campagne politiche dell’estrema destra elvetica. Non era raro, in quegli anni, trovare cartelli con la scritta “Eintritt für Italiener verboten!” – “Ingresso vietato agli italiani” – o “Kein Entragung Hund und Italiener” – “Vietato ai cani e agli italiani”. L’iniziativa di James Schwarzenbach per limitare la popolazione straniera al 10% aveva raccolto un inquietante 46% di consensi nel referendum del 1970, dando forza ai movimenti xenofobi.

La vicenda di Zardini fu rapidamente archiviata: il suo assassino venne condannato solo nel 1974 a una pena di appena 18 mesi di reclusione per “eccesso colposo di legittima difesa”. Il Comune di Zurigo si limitò a coprire le spese di rimpatrio della salma, mentre la stampa svizzera, anziché condannare il brutale pestaggio, sottolineò la protesta dei lavoratori italiani che il giorno successivo non si recarono al lavoro.

Il caso Zardini divenne il simbolo del difficile rapporto tra l’emigrazione italiana e la Svizzera degli anni ’70, evidenziando discriminazioni e un clima di ostilità ancora troppo spesso taciuto. A lui, nel 1979, il cantautore Franco Trincale dedicò una ballata, affinché il suo nome non fosse dimenticato.

 

 

 

 

 

 

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