Belluno, 27 ottobre 2024 – Su iniziativa delle Scuole in Rete per un Mondo di Solidarietà e Pace, Paolo Pagliaro, giornalista editorialista della trasmissione televisiva condotta da Lilly Gruber “Otto e mezzo” su LA7 con la rubrica “Il Punto di Paolo Pagliaro” è stato ospite sabato sera al Centro congressi Giovanni 23mo di Belluno per l’incontro dal titolo: “La democrazia occidentale tra declino dell’informazione e trappole geopolitiche”. La conferenza, presentata dal professor Franco Chemello, nasce dai tre saggi di Pagliaro: “Cinque domande sull’Italia, i dilemmi di u paese inquieto; Punto. Fermiamo il declino dell’Informazione e ”In Trappola. Ascesa e caduta delle democrazie occidentali e come possiamo evitare la Terza guerra mondiale” un libro intervista a Franco Bernabé.
Pagliaro ha affrontato i vari temi dell’informazione leggendo un lungo elenco di situazioni, partendo dalle preoccupazioni di Malthus, economista, filosofo, pastore protestante e demografo inglese, precursore della moderna sociologia, fondate sulle conseguenze della crescita della popolazione.
“All’inizio dell’Ottocento, eravamo poco più di un miliardo, oggi la popolazione è aumentata di otto volte, e le preoccupazioni di Malthus si sono dimostrate infondate – ha detto Pagliaro -. L’umanità è riuscita a sostenere la crescita della popolazione e il suo maggiore benessere attraverso uno straordinario sviluppo tecnologico”. “La Cina ha dimostrato che si può creare sviluppo economico e benessere anche in assenza di democrazia. Nei giorni scorsi si sono riuniti i cosiddetti Brics, Brasile, Russia, India, Cina Sudafrica, ai quali si sono aggiunti Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran che contestano, e con qualche ragione, la centralità del dollaro. Dal punto di vista economico sono loro il nuovo motore del mondo, ma certo non è la democrazia. Secondo Franco Bernabè, manager italiano, colto e curioso il problema geopolitico è tutto sommato molto semplice. È una questione di demografia. Mentre nel dopoguerra l’occidente rappresentava circa un terzo della popolazione mondiale ed era l’unico terzo che stava bene, nel corso degli ultimi 70 anni la popolazione è triplicata, il PIL mondiale decuplicato e oggi l’occidente rappresenta il 10-15 per cento del totale. Nella parte che prima era considerata in via di sviluppo, sono aumentati i livelli di istruzione e si sono affermati una classe media un ceto intellettuale sofisticato e una schiera di persone con competenze tecnico scientifiche importanti, soprattutto in paesi come Cina dove vivono tre miliardi di persone, c’è stata un’esplosione della scolarizzazione. Le università nella sola Cina sfornano ogni anno due milioni e mezzo di laureati in materia tecnico scientifiche”.
Peccato che Pagliaro, che conosce bene la tecnica della comunicazione, partendo da un’analisi economica oggettiva, conquistando così la fiducia del pubblico, poi abbia abbandonato la sua imparzialità schierandosi apertamente con il mainstream, con il politicamente corretto.
“Negli Stati Uniti, patria della democrazia, c’è un personaggio che rifiuta le regole basilari della democrazia” ha detto Pagliaro riferendosi al candidato Trump, dimenticando che sotto la presidenza Trump di guerre non ce ne sono state. Prende posizione anche quando accenna all’aggressione della Russia all’Ucraina, senza però raccontare il contesto geopolitico dal 2014 al 2022. Evita di parlare di Israele, che continua ad aprire nuovi fronti di guerra nel silenzio dell’Occidente. Insomma, un’analisi che vuole mettere in guardia dalle fake news, dall’inaffidabilità della rete, dai social, ma che finisce per raccontare la sua verità. Una verità, che in presenza di guerre diventa solo propaganda. Da una parte e dall’altra.
Sicuramente interessanti alcuni “passaggi neutri” quando dice “Che oggi a Firenze le famiglie più ricche e quelle più povere sono rimaste le stesse del Cinquecento. Lo hanno scoperto lavorando sui cognomi due ricercatori della Banca d’Italia e recentemente il loro studio viene spesso citato per dimostrare che da noi uno resta quello che nasce. Se nasce ricco, avrà poco da temere, non sarà di certo lo stato con le imposte a intaccare la sua ricchezza per distribuirne una parte sotto forma di beni e servizi destinati a tutti”. “Se nasciamo disuguali, come ovvio che sia, c’è un’altra probabilità che disuguali si resti per sempre. Restiamo disuguali non solo nell’accesso alle cure, ma anche alla cultura alla mobilità alla comunicazione, all’istruzione. L’abbandono scolastico è un fenomeno che riguarda ancora quasi esclusivamente i figli dei poveri. Come ai tempi di don Milani sono disuguagli diritti e i doveri di genere con discriminazioni, magari non formalizzate”. “Una persona si definisce povera se ha un reddito inferiore a 640 euro al mese, ma si può essere poveri anche guadagnando il doppio. Una famiglia con un figlio a carico è considerata relativamente povera se il suo reddito netto mensile non raggiunge il 1400 euro. In Italia ce ne sono due milioni e 600 mila in queste condizioni, sono il 10% delle famiglie. Esistono tanti modi di essere poveri. C’è una povertà generata più che dai bassi salari da quella diffusione del part time involontario che finisce con il dimezzare salari in teoria accettabile e la situazione in cui si trovano tre lavoratori dipendenti su 10. Inutile dirlo a grande maggioranza donna, c’è la miseria degli esclusi dal mercato del lavoro, in particolare giovani e di nuovo donne e quella dei braccianti dei manovali stranieri. Infine, c’è la povertà posticcia degli evasori fiscali delle facce di bronzo che addomesticando l’isee. Sono esentati dal ticket per la messa del bambino che ogni mattina accompagna una scuola con il suv. La Banca d’Italia fa sapere che la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto e superato di 10.000 miliardi di euro ma i 40 miliardari italiani più ricchi posseggono l’equivalente della ricchezza del 30% degli italiani più poveri, cioè di 18 milioni di persone”.
“La prima disuguaglianza riguarda il rapporto che i cittadini hanno con il fisco, dunque con lo stato, dunque con gli altri cittadini. E’ in nero il 23% di ciò che accade nei settori del Commercio dei trasporti, della ristorazione e delle costruzioni, il 14% delle attività professionali scientifiche tecniche, il 36% delle cosiddette altre attività dei servizi non paga contributi e tasse. Il 23% del lavoro domestico e il 17% di quello agricolo nero, significa imposte evase, concorrenza sleale. Su 60 milioni e 400 mila residenti, quelli che hanno versato almeno un euro di IRPEF sono stati 30 milioni e 600mila. Questo vuol dire che metà degli italiani ufficialmente non la reddito. Chi paga dunque il grosso delle imposte? La risposta è che le paga quel 12% di contribuenti poco più di 5 milioni di persone che dichiarano 35 mila euro. Viene da loro il 58% delle tasse e questo sparuto 12% della popolazione tiene in piedi lo Stato Sociale sono loro. Gli unici oppressi a cui potendo andrebbe ridotto il carico fiscale”. Non va meglio nella scuola. “Manca la formazione agli istituti tecnici superiori, corsi biennali o triennali dove si accede dopo il diploma. L’anno scorso in Italia gli iscritti erano 18.273. In Germania le scuole analoghe sono laboratori e scuole di scienze applicate avevano l’anno scorso 800 mila studenti e sono e sono state uno dei motori dell’economia tedesca”. Sul declino dell’Italia Pagliaro osserva “L’emergenza demografica è la minaccia più insidiosa di qualsiasi crisi economica perché da un decennio ormai il numero degli italiani è in costante diminuzione, l’immigrazione che non siamo stati in grado di governare e che subiamo è una risorsa demografica che si va esaurendo da quattro anni. Gli italiani che se ne vanno all’estero sono più degli stranieri che arrivano. Un milione e mezzo di stranieri, nel frattempo sono diventati cittadini italiani nel silenzio, avendo maturato i requisiti. Ma nessuno se n’è accorto ad eccezione delle maestre e dei professori delle scuole, dei preti negli oratori, degli allenatori delle squadre giovanili degli agenti che nei commissariati si occupano dei passaporti e dei permessi di soggiorno sono loro i nostri sociologi sul campo”.
Ciò nonostante, prosegue Pagliaro “Facciamo meglio di Germania, Francia e Spagna, sia per tasso di riciclo sul totale dei rifiuti quasi l’ottanta per cento, sia per produttività delle materie prime. Per tasso d’uso di materia riciclata siamo secondi solo la Francia, ma largamente al di sopra della media europea, Siamo stati pionieri nelle rinnovabili, ma è incredibile che nonostante la siccità, i nostri acquedotti continuino a perdere il 40 per cento dell’acqua che trasportano e che molte città”.
Ma torna ad essere troppo di parte Pagliaro, quando difende a spada tratta la categoria dei giornalisti, come se fossero garanzia e depositari di verità. “I cittadini hanno avuto accesso a una quantità quasi infinita di informazioni. Ciascuno di noi è diventato scritto scrittore, fotografo editore, comunicatore, vettore, spettatore. Tutto insieme l’esito era prevedibile l’abolizione di ogni filtro professionale, la rinuncia, verifiche interpretazioni e approfondimenti. Insomma il rifiuto della famigerata intermediazione ha dato il via sia la libera circolazione delle idee delle notizie, ma anche alla loro manipolazione non alla democrazia dell’informazione. Ma la dittatura della comunicazione sono dilagati alle fake news. Le bugie sono notizie prive di fondamento, ma non del tutto inverosimili ed è qui la ragione del loro successo. Toccano le emotività le idee confuse e la rabbia montante di quello che è stato chiamato lo sciame digitale, cioè quel popolo anonimo che vive sulla rete. Non c’è arbitro dello spazio pubblico che possa fermarle. Queste fake news spetta a noi proporre agende e racconti alternativi. Il primato arrogante della comunicazione non viene contestato da nessuno il dibattito pubblico. L’anno scorso per settimane si è occupato della famiglia nella versione proposta dagli spot di Esselunga. La famiglia tradizionale monogamica eterosessuale procreativa intenzionalmente duratura è diventata la regina dei discorsi politici e dunque dei TG e dopo dei Talk Show. E chi se ne importa, se in Italia quasi metà dei bambini, viene messa al mondo fuori dal matrimonio. È una realtà che nessuno considera. D’altra parte, viviamo in un eterno presente. Abbiamo una memoria selettiva che non si spinge oltre il nostro vissuto personale. Ci raccontiamo di essere stati il volto, buono del totalitarismo novecentesco, invece in diverse porcherie abbiamo anticipato i nazisti. Ci immaginiamo buoni, ma abbiamo una politica migratoria tra le più feroce la nave da guerra con 16 persone a bordo che ha attraversato l’immagine di un paese. Tranquillo, con la coscienza a posto è un’immagine pessima Al di là del giudizio che si può avere sulla produttività o meno. Noi siamo il primo paese al mondo che fa una cosa del genere, non è una cosa di cui vantarsi Secondo me”.
