Come sarà il mondo dopo il Covid? “L’unica cosa che sappiamo è che ci è caduta una tegola in testa! Ancora il vaccino non c’è, nemmeno quello per l’Aids c’è ancora. Per l’economia è stato un enorme shock, pari a 2 volte e mezza quello provocato dalla crisi del 2008 (5%)”.
Lo ha detto questa sera al Nuovo oratorio di Lentiai il professor Francesco Giavazzi, economista, docente all’Università Bocconi, editorialista del Corriere della Sera sollecitato dalle domande del vicesindaco di Borgo Valbelluna Monica Frapporti. L’incontro si è svolto all’interno dell’iniziativa per i 30 anni del Premio letterario Trichiana Paese del Libro.
“Un elemento a favore di questa crisi che stiamo vivendo, è la rapidità di uscita da essa. Rispetto a quella del 2008, infatti, quando fallirono le banche e il sistema impiegò circa 10 anni a rimettersi in piedi. Oggi, invece, la risposta economica dei singoli stati è stata rapida e forte”.
“Ci attende una grande ricollocazione di lavoro e capitale. E qui un ruolo importante avrà la politica”. Il professor Giavazzi ha portato una serie di dati di grossi gruppi statunitensi che in piena crisi Covit hanno aumentato i loro fatturati. E’ il caso ad esempio della Apple (+60%), Amazon (+60%), la piattaforma Zoom (+200%), PayPal (+80%), Domino’s pizza (+50%), Netflix (+ 45%), una esplosione di aziende che non soffrono del distanziamento sociale. Per contro sono precipitati del 60% i fatturati delle compagnie aeree e delle navi da crociera. Hanno perso circa il 30% anche le catene di alberghi, i club vacanze, colpiti dalle misure precauzionali di distanziamento.
“Nel mondo post Covid – ha sottolineato Giavazzi – occorrerà spostare persone e capitali”.
Giavazzi ha citato alcuni esempi di “salvataggi di Stato” inopportuni. Il caso Alitalia, ad esempio, che nemmeno prima della crisi Covid riusciva a fare utili, il caso di Embraco, l’azienda torinese che produceva frigoriferi (una realtà molto simile alla ACC Wanbao di Mel) salvata durante il governo Renzi con ministro Calenda. Secondo Giavazzi lo stato deve proteggere i lavoratori, ma non deve creare illusioni e non ha senso salvare queste aziende che non hanno futuro. Ricorrere alla cassa integrazione – ha spiegato Giavazzi – significa tenere in vita a tempo indeterminato il contratto di lavoro tra lavoratore e azienda, ma paga lo Stato. Meglio sarebbe – secondo Giavazzi – aiutare per un certo periodo i lavoratori attraverso sussidi o assegni di disoccupazione come avviene negli altri stati europei”.
