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Vagantismo. Allarme per i cani liberi

Dall’Alto agordino all’Alpago, passando per il Cadore, nella vallata del Piave da Ponte Nelle Alpi sino al Basso feltrino, è allarme “cani liberi”.
Negli ultimi 60 giorni l’organizzazione Siamo Tutti Animali ha ricevuto qualche decina di telefonate da parte di privati cittadini, preoccupati nel vedere dei cani che giravano liberi per le vie del paese, nelle piazze e lungo la carreggiata di strade più o meno frequentate.

Dietro a questo fenomeno definito vagantismo si celano responsabilità di vario tipo.
La normativa prevede che il proprietario di un cane lo detenga in condizioni di sicurezza, in modo tale che non possa provocare danni a se stesso o a terzi. I cani non possono girare liberi bensì, debbono essere condotti in passeggiata con un guinzaglio di 1,5 mt. di lunghezza massima, con museruola appresso. La normativa prevede anche che chi conduce il cane sia in grado di farlo; questo significa avere la conoscenza dell’etologia e delle caratteristiche fisiche del proprio cane e dei potenziali rischi connessi. Non si possono affidare cani a minori e a persone con problemi psichici. Il cane deve essere detenuto con recinzioni adeguate e, quando detenuto libero in proprietà privata non recintata, sorvegliato a vista. Il proprietario di un cane è sempre responsabile dei danni che l’animale può provocare, anche se lo affida a terzi. La normativa dice che il proprietario deve assicurarsi che la persona a cui il cane viene affidato sia in grado di gestirlo. Alla luce di alcune importanti sentenze della Corte di Cassazione si evidenzia come, tale frangente, sia riscontrabile solamente quando il cane viene dato in mano a degli educatori cinofili. Quindi un privato cittadino che assume la detenzione temporanea di un cane non ne è responsabile.

Tornando alle responsabilità riguardanti il vagantismo non possiamo dimenticare le importanti mancanze delle amministrazioni comunali e del settore veterinario pubblico.
La Legge nazionale 281/91 prevede all’Art. 3, comma 3 e 4, che le Regioni istituiscano interventi di informazione per la popolazione, per le scuole e per gli addetti al settore contro il randagismo che in Veneto, data la mancanza pressochè totale di cani randagi muta in tema di vagantismo.
Di rimando, la Legge Regionale 60/93 demanda, con l’Art 7 “Informazioni e aggiornamento”, ai servizi veterinari delle ASL e ai comuni, in collaborazione con le associazioni protezionistiche, il compito di attuare programmi annuali di informazione e di educazione, rivolti alle scuole e alla popolazione affinchè si crei un corretto rapporto uomo-animali-ambiente.
Niente del genere viene fatto in provincia di Belluno e i risultati si vedono chiaramente.

L’organizzazione Siamo Tutti Animali ha cominciato la scorsa primavera una serie di incontri sul tema, incontri che dopo la pausa estiva, riprenderanno in autunno nelle scuole e in luoghi pubblici affinché la popolazione venga edotta sul corretto modo di detenere animali e di rapportarsi con loro nonchè sui doveri degli organi preposti all’informazione, alla prevenzione e alla repressione dei reati; “teniamo molto ad informare la popolazione e a dare una base culturale e di crescita ai ragazzi delle scuole alla luce dell’inadeguatezza degli organi preposti”.
Incontri, ai quali, come già fatto in passato, veranno invitati sindaci, settore veterinario pubblico e organi di polizia giudiziaria, sinora mai intervenuti alle serate organizzate, dimostrando lo scarso interesse che c’è in provincia sul tema del benessere animale ma anche sulle normative vigenti.

“Noi di Siamo Tutti Animali ci siamo assunti il compito di informare la popolazione su quanto avviene in provincia, di verificare le segnalazioni di maltrattamento, di denunciare i casi che non possiamo gestire da soli e controllare a posteriori la qualità delle verifiche fatte dagli organi di polizia giudiziaria e del settore veterinario pubblico, di norma poco soddisfacenti.
La preparazione e le conoscenze normative e giurisprudenziali dei nostri volontari fanno si che possiamo essere all’altezza dei compiti che ci siamo assunti. Pretendiamo altrettanto da chi, contrariamente a noi, è pagato per svolgere il proprio lavoro”.

Cristiano Fant

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