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venerdì, Maggio 7, 2021
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A proposito di astensione

Partendo dal presupposto che il voto è un diritto e non un’imposizione, la Costituzione all’art. 48, 2° comma, recita :” Il suo esercizio è un dovere civico” alias “esercitabile come facoltà liberamente attuabile dal cittadino”, non si può non riconoscere che il “non voto”, piaccia o non piaccia, è più che legittimo.
L’astensione, infatti, corrisponde pienamente alla volontà dell’elettore, così come andare a votare e tracciare una croce su un simbolo.
Allora il cittadino che non sia soddisfatto dell’offerta politica riportata sulla scheda ha tutto il diritto di usare, come strumento, l’astensione per manifestare il suo dissenso, anche il poter dissentire è un dovere civico.
Cercare di banalizzare e derubricare l’astensione come puro e semplice disinteresse e/o menefreghismo, specialmente a fronte di elevate percentuali, dimostra tutto l’opportunismo del sistema partitico e attesta quanto sia ancora poco matura la democrazia nostrana.
Il vero problema è che, purtroppo, l’astensione non ha una ricaduta diretta sulla ripartizione dei seggi.
Una anomalia assurda se si considera che mentre per la validità dei referendum, che incidono su una singola scelta, bisogna raggiungere un quorum del 50% degli elettori, per eleggere il Parlamento che legifera e dura 5 anni basterebbe, estremizzando, un semplice 1%.
Votare significa scegliere chi governerà nei prossimi anni, ma se l’offerta è insoddisfacente e non condivisibile perché votare, che senso ha votare tanto per o votare il meno peggio?
Non votare, astenersi invece non è solo una forma di denuncia e di dissenso nei confronti della nomenclatura partitica, ma significa anche non voler legittimare un sistema che si ritiene iniquo e che non ci rappresenta, tanto più se eletto con una legge elettorale molto discutibile per vari profili di incostituzionalità.
Per quanto mi riguarda mi ASTERRO’, ma per rimarcare questa scelta non me ne starò a casa, mi recherò al seggio e RIFIUTERO’ le schede elettorali con relativa richiesta di verbalizzazione.
Chissà che in tanti facciano la stessa scelta in modo che, se forti di una grande percentuale, si possa veramente aprire una nuova stagione politica.

Stefano Messinese

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