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Il capitano “Billy the Kid” a Calalzo di Cadore. Intervista al generale Angiolo Pellegrini

Angiolo Pellegrini
Angiolo Pellegrini

“Il giudice Giovanni Falcone lo incontrai per la prima volta, nella sua stanza, all’Ufficio Istruzione nel 1981. Andai a trovarlo a seguito dell’omicidio di Stefano Bontade, mi scrutò fin da subito con aria interrogativa, come per verificare, dall’incrocio degli sguardi, la mia personalità. Evidentemente gli rimasi simpatico e da allora nacque un grande rapporto di rispetto e sintonia. Da Falcone ho imparato soprattutto l’onestà intellettuale, che deve contraddistinguere ogni nostra azione, la capacità di sintetizzare in poche parole il senso dei discorsi, la grande forza di volontà ed il senso del dovere”.

Queste solo le prime parole inserite all’ interno dell’intervista rilasciata dal Capitano “Billy the Kid”, al secolo Angiolo Pellegrini, generale dei carabinieri, ai giovani bellunesi Ludovico Tabacchi e a Fabiola Soccal.

Il generale Pellegrini sarà ospite del Comune di Calalzo di Cadore, sabato 13 agosto 2016 alle ore 20.30 nella Sala Consiliare “Norma Cossetto” dove presenterà il suo libro “Noi, gli uomini di
Falcone” (ed. Sperling&Kupfer 2015). La serata sarà moderata da Ludovico Tabacchi e dialogheranno con il generale il sindaco di Calalzo Luca De Carlo e Fabiola Soccal.

“A seguito della conferenza con il Generale Mario Mori”, raccontano i due giovani, “siamo stati contattati dal Sindaco Luca De Carlo che ci ha incaricati di organizzarne una analoga a Calalzo durante la stagione estiva e noi subito ci siamo resi disponibili ed abbiamo pensato immediatamente al generale Angiolo Pellegrini in primis, per aver vissuto in prima persona gli anni 80 nella trincea di Palermo dirigendo la Sezione anticrimine dell’Arma e poi per essere uno dei più grandi conoscitori dell’Ndrangheta”.

Signor generale, come nasce l’idea di scrivere un libro sulla sua vita a fianco al giudice Giovanni Falcone? E qual è lo scopo di questo libro?

L’idea di raccontare quanto si verificò negli anni tra il 1981 ed il 1985 è nata dopo aver avuto la
possibilità e il tempo per sistemare e riordinare tutta la documentazione in mio possesso. Rileggendo i fatti di quegli anni, ho pensato che sarebbe stato interessante raccontare e tramandare un “pezzo” di storia “ della giovane Repubblica Italiana”, spesso dimenticata e talvolta narrata in maniera non sempre corretta o superficiale, ma soprattutto fornire ai giovani, un documento attraverso il quale possano avere la possibilità di comprendere il vero significato della parola “mafia” facendo rimanere loro impresso il sacrificio di tanti uomini e donne, che per un ideale di “dovere” e di “giustizia”, hanno sacrificato le loro vite per le Istituzioni. Il libro, infatti, è dedicato alle vittime e ai sopravvissuti del fronte siciliano ma anche a tutti quelli che hanno “combattuto la mafia in silenzio e nel silenzio sono caduti, sprofondando nell’oblio”.

Chi è “Billy the Kid”? Un nome che lo accompagna per tutta la vita.

“Billy the Kid” è stato un pistolero del Far West, vissuto negli Stati Uniti d’America nella metà dell’800. Questo è stato il “nome di battaglia” che mi è stato dato dai miei uomini a Palermo. Per i miei uomini ero un capo risoluto, un po’ incazzoso, con fegato da vendere, ma sempre pronto a prendere le loro difese di fronte a chiunque. Poiché il personale prende sempre esempio da chi lo comanda, gli uomini meravigliosi che ho avuto la fortuna di guidare divennero, in breve tempo, specie nei commenti tra mafiosi “la Banda Pellegrini”. Questo nome mi è rimasto appiccicato per tutti gli anni che ho vissuto in Sicilia, e ancor oggi quando ripenso a quel nome…rivivo quel frammento della mia esistenza trascorso a Palermo, soprattutto nei tristi ricordi di tanti colleghi/amici che non ci sono più.

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