
«Quelli che invitavano a boicottare le quote latte ora si rendono conto di cosa vuol dire trovarsi a un passo dal niente? Non è una soddisfazione! Qua c’è da capire che ci serve una politica per l’agricoltura di montagna. L’Alto Adige è stato più veloce di noi a chiedere garanzie all’europarlamentare Hogan. Chi c’era, per il Veneto, che si sia speso per la nostra provincia? Nessuno»!
Così Sergio Reolon allo scadere del regime delle quote latte, che verrà dismesso dal 1 aprile 2015, dopo avere stabilizzato il prezzo tra domanda e offerta per trent’anni.
«La situazione è sempre la stessa. Le mucche bisogna portarle fino in laguna perché ci si renda conto che esistono, che il latte non nasce direttamente in tetrapak con i marchi delle grandi latterie di pianura; eppure, la memoria corta può essere molto pericolosa. In Svizzera, dopo che il regime garantito è stato tolto, in sei mesi hanno chiuso ben due terzi degli allevamenti. Per Belluno la fine delle quote latte e l’assenza di una politica economica per la zootecnia di montagna possono essere fatali: il prezzo del latte rischia di crollare con l’immissione nel mercato di grandi quantità di latte prodotto in zone più favorevoli. Un circolo vizioso: produco ma non guadagno, dunque abbandono.
Quando uno investe in agricoltura di montagna bisogna fargli un monumento: sappiamo bene che, quando una stalla chiude, non riaprirà molto facilmente.
Per la provincia di Belluno garantire l’agricoltura di montagna non è solo un fattore strategico: è vitale per il mantenimento della terra, per la qualità della produzione, per un patrimonio di conoscenze e lavorazioni che non ha nulla a che fare con le grandi filiere standardizzate. Vogliamo che la montagna frani in pianura?
Del resto, come si può ragionare con chi, fin dall’inizio, ha lavorato contro le quote latte? Il primo è stato il ministro Zaia, oggi presidente della Regione, che si è schierato con quelli che hanno sforato le quote, senza capire che non rispettarle voleva dire creare una concorrenza sleale contro chi, al contrario, le rispettava e, magari, faceva sacrifici per acquistarle.
Io ho sostenuto fin dall’inizio che il regime delle quote latte era la salvezza dell’agricoltura in montagna – conclude Reolon – ora è necessario che l’Europa preveda una situazione di transizione, per non lasciare alla pura gestione delle leggi del libero mercato questa vicenda. In questo è fondamentale che si vada a dialogare con l’Europa.
Ma certo le latitanze a Strasburgo non lasciano dubbi su quanto importi a Zaia e ai suoi degli agricoltori veneti».
