«Il Bellunese si guardi intorno, non tralasci alcuna possibilità, per non farsi sopraffare né da Venezia né dagli “amici” trentini e alto atesini». E’ chiara e netta la presa di posizione di “Vivaio Dolomiti”, l’associazione nata dall’esperienza dei comitati contro l’elettrodotto Terna che, forte delle conoscenze ottenute in anni di battaglie, si appresta ora ad approfondire altre tematiche legate allo sviluppo del territorio bellunese.
«Lavorando al caso elettrodotto, ci siamo trovati davanti a scenari gestiti in modo superficiale per ciò che riguarda il nostro territorio», dicono da Vivaio Dolomiti. «Abbiamo rilevato una mancanza di fiducia e di comunicazione fra il mondo delle istituzioni e la cittadinanza, atteggiamento che ha portato ad uno scenario inquietante: oggi poche persone decidono il nostro futuro, senza informare i cittadini o, meglio, informandoli solo di ciò che è conveniente lasciar trapelare. A seguito dell’esperienza maturata nella battaglia legata all’elettrodotto, nella quale siamo riusciti a tener testa a uno dei più grandi colossi europei (Terna), entrando anche in contrasto con varie istituzioni e fondazioni locali che dovrebbero salvaguardare il nostro territorio, abbiamo deciso di formare un nuovo gruppo “V.I.V.A.I.O Dolomiti”, con il quale ci apprestiamo ad approfondire altre tematiche, guardando le cose con ottiche diverse da quelle che ci vengono imposte dalla politica». L’obiettivo dell’associazione, apolitica e apartitica, è di fare da tramite fra le istituzione e la gente comune, che, ormai sfiduciata, ha lasciato in mano a pochi il proprio destino: «Vogliamo promuovere incontri, seminari e approfondimenti su vari temi riguardanti il Bellunese, sfruttando e riunendo le varie competenze che il popolo di questa provincia possiede. Stanchi che le scelte fatte altrove ci cadano sulla testa nell’indifferenza di tutti, vogliamo che i bellunesi diventino protagonisti del loro futuro, e che il vecchio motto degli alpini “Tasi e tira” si trasformi in “Decidon che tirar”».

Il primo banco di riflessione per Vivaio Dolomiti è l’Euregio. L’entrata nella regione alpina con Trento, Bolzano e il Tirolo non è, per l’associazione, l’unica soluzione per garantire un futuro al Bellunese. Lo spiega in maniera molto chiara il professor Giovanni Campeol nel suo intervento (allegato al comunicato). «In questi giorni si stanno intensificando le spinte per far sì che la Provincia di Belluno entri a far parte dell’Euregio», scrive Campeol. «E’ bene ricordare che mai nella storia delle comunità umane un territorio forte si è offerto spontaneamente di aiutare un territorio confinante debole in base ai principi della solidarietà, della bontà d’animo della condivisione di costi altrui. Al contrario ha sempre cercato di conquistarlo al fine di trarne vantaggi politici, economici e sociali».
I territori montani alpini si sono sempre sviluppati secondo l’andamento dei bacini idrografici: hanno usato i fiumi come vettori di trasporto, le valli fluviali come bacini per costruire strade di grande comunicazione. La comunicazione, per il Bellunese, dovrebbe dunque proseguire lungo l’asse nord-sud, e non est-ovest: è il Veneto ad aver costruito l’autostrada che ha permesso la sopravvivenza del nostro territorio, mentre al contrario i vicini altoatesini non trovano di meglio da fare che proporre a intervalli regolari la chiusura dei passi dolomitici, sul fronte bellunese.
«Oggi il Bellunese è un territorio che presenta ancora un certo benessere, ma non ha più alcun entusiasmo e si sta avviando velocemente verso il decadimento culturale», prosegue Campeol. «Situazione alla quale la politica locale, regionale e nazionale negli ultimi anni non ha saputo dare risposta, individuando opportune strategie. E quando mancano forti idee politiche, i territori diventano facilmente preda di interessi dei territori contermini». Nel Bellunese questo viene presentato come un atto di solidarietà, ma in realtà servirebbe per trarre vantaggi: avere a disposizione nuovo spazio fisico, usare la risorsa acqua, fruire la bellezza delle Dolomiti.
«Portare i nostri 200 mila abitanti sotto il governo di Trento e Bolzano (che hanno una popolazione di circa un milione di persone) significherà avere solo le briciole dei fondi europei. E abbandonare in modo innaturale le relazioni con l’unica via di comunicazione per il nostro territorio, che è quella con il Veneto». Va dunque declinata la pur generosa offerta di diventare una colonia di Trento e Bolzano.
Nelle conclusioni del professor Campeol ci sono alcune strategie e proposte da attuare per il futuro del Bellunese:
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prolungare l’autostrada A27 fino a Monaco di Baviera, diventando competitivi con l’autostrada A22 del Brennero e con la A23 di Tarvisio. Ciò consentirebbe di commerciare in modo diretto la nostra produzione manifatturiera con l’Europa del nord e con quella in grande crescita del nord-est. Ciò inoltre consentirebbe al turismo di questa parte d’Europa di arrivare velocemente nel sito Unesco delle Dolomiti (la cui Fondazione va chiusa per inefficienza) e in quello di Venezia e di tutti gli altri siti del Veneto;
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ammagliare la rete stradale minore e riattivare la ferrovia Calalzo-Cortina-Dobbiaco;
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predisporre un grande progetto di ammodernamento e incremento delle infrastrutture del Bellunese come acquedotti, fognature, depuratori, smaltimento rifiuti, banda larga, etc.;
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ridurre del 50% il costo dell’energia elettrica al fine di rendere competitive le nostre aziende e favorire così la reantropizzazione del bellunese;
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riconsiderare i canoni idrici al fine di trattenere nel Bellunese una quota significativa;
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mantenere vivi i servizi di base come gli uffici postali nei centri minori al fine di mantenere vivi questi luoghi;
«Solo una volta realizzate queste strategie di base, e constatato il rafforzamento competitivo socioeconomico del nostro territorio, si potrà trattare da pari, non da paria, con gli “amici” di Trento e Bolzano».
