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Il senatore Piccoli ignora la storia * di Silvano Martini

Vacanze agitate per il Senatore Giovanni Piccoli !

Silvano Martini
Silvano Martini

La provincia di Belluno é commissariata, anche per merito suo, da due anni, le aziende chiudono o licenziano e molti cittadini bellunesi sono costretti a fare la fila nelle parrocchie in cerca d’aiuto ma la principale preoccupazione dell’eminente politico bellunese é la questione della toponomastica in Sud Tirolo.

Il senatore Piccoli ignora la storia italiana, almeno per quel che riguarda la questione Sudtirolese e sbaglia clamorosamente il nome originale della Vetta D’Italia che é Glockenkarkopf e non Lausitzer Weg come egli scrive. Avesse familiarità col tedesco saprebbe che Weg vuol dire strada, sentiero, e non vetta o montagna. La prossima volta una capatina su google con maggior attenzione risparmierà brutte figure.

Riguardo alla toponomastica tedesca da ripristinare ho avuto modo di sentire, in più occasioni, l’opinione di Alexander Langer, uomo politico sudtirolese, persona di grandissima statura morale, al cui cospetto gli uomini politici attuali, che sono spesso dei mediocri carrieristi, fanno una misera figura.

Lessi nel 1985 un bell’articolo di Alex Langer del quale riporto un piccolo estratto perché segnala la questione della toponomastica con il tatto ed l’intelligenza umana e politica tipica dell’uomo, caratteristica questa che manca del tutto nell’intervento del Senatore Piccoli.

Conosco abbastanza bene la questione sudtirolese per essere di famiglia Trentina e per avere I miei nonni combattuto entrambi nell’esercito Austroungarico. Cosa comune in Trentino dal momento che il territorio Trentino era compreso nei confini dell’impero. Durante i secoli di governo Austriaco ne la lingua tedesca ne la toponomastica furono mai imposti e men che mai si cambió il nome ai paesi di lingua italiana. Cosi Cavalese, paese di mia madre, rimase Cavalese mentre il paese confinante, Truden, durante il fascismo diventò Trodena, ed ad altri paesi tedeschi andó anche peggio.

Scrive Alex Langer….”I nomi significano molto… Così è ad esempio per gli abitanti di Sterzing che, dal 1918 hanno dovuto imparare di abitare a Vipiteno o quelli di Wolkenstein – letteralmente: rupe delle nuvole – che da allora abitano a Selva di Val Gardena.

E continua …

“Quando nel 1904 l’irredentista roveretano Ettore Tolomei arrivò sul Glockenkarkopf, decise di voler essere stato il primo ad arrivarci – si fece fare persino un attestato falso dalla cameriera di un rifugio piuttosto distante – e volle imporre un nome italiano a questo monte: lo chiamò Vetta d’Italia”… effettivamente quel tal Ettore Tolomei, nominato poi senatore dal regime fascista, fin da prima della guerra mondiale del ’15-18 si preoccupava con grande zelo di approntare – nella speranza della futura conquista del Tirolo meridionale – un “prontuario” di toponimi italiani. Così Tschötsch era diventato lo Scezze, Sterzing mutò in Vipiteno, lo Jaufen diventò Passo del Giovo ed il fiume Eisack, l’Isarco. Talvolta Tolomei si era rifatto a nomi di origine latina, per dimostrare la romanità di fondo della zona, altre volte si era accontentato di adattamenti fonetici, altre volte era ricorso a traduzioni più o meno fantasiose, altre volte ancora era ricorso alla pura invenzione.

Oltre 8.000 nomi nuovi usciti dalla fertile mente del cittadino austriaco Ettore Tolomei, oggi contestati da tanti esponenti sudtirolesi. “Perché una falsificazione storica imposta dal regime fascista e diventata legge solo nel 1940, senza neanche un provvedimento di un qualche parlamento italiano, deve far testo ancora oggi? E perché le persone hanno potuto riprendere i loro nomi originari, togliendo di mezzo le storpiature italianizzati (i Riedmann diventati Rimanni, i Kofler trasformati in Colfiore …) ed i luoghi no?”

Più avanti Langer scrive…

Abbiamo paura della cosiddetta ‘snazionalizzazione’ (Entnationalisierung)…Ancora oggi portiamo i segni di ciò che il fascismo ha significato per la nostra terra…Se invece abbiamo sufficiente dimestichezza con il nostro retroterra culturale e spirituale (Geisteswelt), se lo sappiamo comprendere, allora il contatto con gli italiani, soprattutto con gli studenti, non solo non ci danneggerà, ma sarà un’esperienza preziosa.

Oggi viviamo in uno stato democratico, e quindi abbiamo la possibilità di difendere i nostri diritti e un’alta probabilità di riuscire, prima o poi, anche ad imporli….non dobbiamo esitare ad incrementare i contatti con i nostri colleghi italiani e a favorire uno scambio di idee (per quanto diverse possano essere). L’isolamento e il rifiuto del dialogo non possono che nuocerci, in tutti i sensi…. Perché in tal modo ci sottrarremmo ad un dovere umano, vorrei dire cristiano, relegheremmo noi stessi nel ruolo di interlocutori chiusi, inflessibili e testardi, decretando così la nostra immaturità ad entrare in un rapporto equilibrato e paritario con il gruppo italiano.

…dobbiamo smantellare la diffidenza reciproca che tanto ci divide e che avvelena ogni nostro incontro. Poi però dobbiamo anche far cadere i nostri cari pregiudizi, che ci impediscono di farci un’idea chiara e obiettiva della situazione. Infine dobbiamo impegnarci con tanta buona buona volontá …

Ci serve, infine, tantissimo idealismo. L’idealismo della gioventù.

Alexander Langer 1986

 

Ecco: A leggere gli scritti di persone come Langer, ma anche di Degasperi o La Pira, solo per fare qualche esempio, si capisce che sono stati grandi uomini che hanno lavorato sempre con lo sguardo lungo di chi vede oltre il contingente. Oggi appare chiaro che il male di un paese, l’Italia, che arranca nelle secche di una crisi senza fine, é prima di tutto la mancanza di riferimenti alti, di persone capaci di coltivare sogni ed ideali e capaci di indicare la strada giusta a quanti l’hanno smarrita.

É colpa nostra se la classe politica é così vergognosamente scarsa ? Forse si, perché anche se il sistema elettorale fa schifo, con l’impegno, tornando ad occuparci di politica si può cambiare il paese.

Ringrazio il Senatore Piccoli che con il suo scarso attivismo in favore del territorio che gli ha dato i natali e l’ignoranza della storia dimostrata nell’analisi dei fatti relativi alla toponomastica Sudtirolese mi ha permesso di riscoprire il lavoro di un grand’Uomo, Alexander Langer, che nel lasciarci ci invitò a “continuare in ciò che é giusto”. Un invito che per un uomo impegnato,intelligente, tollerante e aperto, può essere inteso come un invito a impegnarci per il bene comune.

Fare politica, a maggior ragione nel nostro Paese, é necessario, ma stando dentro i partiti é compito assai difficile visto che essi sono spesso occupati da una classe dirigente pletorica e incartapecorita che non vuole saperne di andarsene, basta vedere le foto e le dichiarazioni sui giornali.

Occorre allora riscoprire la politica come esercizio di tutti i giorni, fatta dal basso, anche per le piccole cose, foss’anche la gestione del parco giochi per i bambini. Occorre impegnarsi e non delegare più. Occorre prepararsi per “far fuori” al più presto gli incapaci per sostituirli con una nuova classe dirigente selezionata con il più duro e impietoso criterio di merito.

Occorre occuparci di politica perché comunque la politica si occuperà di noi che lo vogliamo o meno e dovremo comunque pagarne le malefatte e le loro conseguenze.

Tornate a far politica, non serve essere eroi, ed in fondo é bello sentirsi, di tanto in tanto, dalla parte buona della vita…

Silvano Martini

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