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giovedì, Gennaio 21, 2021
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La proposta “dieci riforme subito per l’Italia” fa breccia anche anche nel Bellunese. Domenico Raffaele, che collabora con Fabio Roggiolani e Jacopo Fo al suo rilancio, ne spiega le ragioni

L’iniziativa di Fabio Roggiolani e Jacopo Fo per un accordo tra Movimento 5 stelle, Italia Bene Comune e Partito Democratico che fissi dieci importanti riforme subito per l’Italia (dalla riforma elettorale, al dimezzamento dei parlamentari e la legge anticorruzione) trova una sponda anche nel Bellunese. Domenico Raffaele, informatico che si occupa di reti e sicurezza, raccoglie e rilancia l’appello-evento lanciato sul web da Roggiolani attraverso un’intervista a Tirreno online postata su You Tube e Facebook, dove si sottolinea la difficoltà di governare per una maggioranza di Centrosinistra risicata (soltanto alla Camera perché al Senato va peggio) e della necessità di raccogliere il maggior numero di consensi e adesioni alla proposta utilizzando la piazza virtuale e il social network più frequentato. L’iniziativa per scongiurare la stasi di governo e nuove inutili elezioni, (oltre che un accordo Pd-Pdl) si rifà anche alla lettera che Viola Tesi (che ha votato M5S) ha scritto a Beppe Grillo perchè  accetti la proposta di Bersani sulla condivisione di riforme comuni. “Invito i bellunesi che si riconoscono nella validità dell’iniziativa ad aderire e sostenere l’evento facendo sentire la loro voce su Facebook”, spiega Domenico Raffaele, “con Roggiolani ci siamo contattati sul web, l’idea è quella di far conoscere la proposta ed espandere il consenso attraverso la rete e altri media”. Perché un bellunese dovrebbe sentirsi coinvolto in questa iniziativa? “Prima di tutto perché sono cittadino di questa nazione, ma riferendomi più specificamente al posto in cui vivo, direi ad esempio che il reddito minimo garantito, che si trova tra le dieci riforme in questione, potrebbe essere collegato a lavori socialmente utili, dei quali, riferendosi al nostro specifico contesto misto collinare e montano, mi pare vi sia un gran bisogno: basti pensare solo alla pulizia del bosco infestante, il cosiddetto “finto bosco” , che ritengo fondamentale. Se dovessi poi far riferimento anche alle mie competenze professionali, direi che “wifi libero per tutti” è sicuramente un bello slogan, ma per poterne fare un vessillo occorrerebbe anche spiegare come attuarlo tecnicamente, dato che da solo non significherebbe niente per risolvere il problema del digital divide che affligge la nostra provincia e le sue aziende, oltre che i privati cittadini. Il ricorso sempre più conveniente a trasferire servizi su cloud computing rende il problema per le aziende presenti in località montane sempre più grave. Non si tratta più di accedere alla posta elettronica e al web in pausa pranzo. Quel mondo è finito. Poi istituirei l’obbligo per le pubbliche amministrazioni di piccole dimensioni, come la maggior parte dei Comuni della nostra provincia, di adottare sistemi informatici basati su software open-source, valutando anche la possibilità di riciclare l’hardware considerato vecchio, e invece ancora più che idoneo ad altre validissime funzioni in una tipica rete di una piccola PA”. Per conoscere, discutere e sottoscrivere la proposta basta accedere all’iniziativa sulla pagina Facebook dedicata.

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