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Tenente colonnello Stefano Fregona: “Un attentato infame, difficile sfuggirvi»

Antonino Conti
Antonino Conti

Una ragazza con degli occhiali scuri entra al 7° Alpini, ed esce un’ora e mezza dopo stringendo un cappello alpino fra le mani. E’ la struggente immagine che racchiude tutto il dolore e il senso del tragico che si è respirato ieri alla caserma Salsa, sede del 7° alpini. «Erano ragazzi come noi, questo è un lavoro che si fa con passione. Abbiamo perso quattro amici» hanno detto Benedetta Troiano e Antonino Conti, commilitoni dei 4 soldati caduti. «C’eravamo detti arrivederci», raccontano alcuni con gli occhi pieni di lacrime, che scorrono sotto gli occhiali. E pensare che solo una settimana fa i militari del 7° potevano vantare di aver salvato un bambino di appena 25 giorni. I primi caduti del Reggimento arrivano alla quarta missione in Afghanistan. La bandiera a mezz’asta, posta sopra il monumento che nel 1926 fu addirittura inaugurato da Vittorio Emanuele III, spadroneggia nel piazzale. A sorprendere è il silenzio. E il continuo via vai di autorità e commilitoni che escono ed entrano attraverso il cancello del Reggimento di stanza a Belluno. Tra le grate i militari in borghese aspettano notizie. I nomi dei caduti arrivano poco prima dell’una. I cinque militari coinvolti nell’esplosione che ha investito un blindato Lince alle 9.45 locali di ieri, nel distretto di Gulistan erano partiti per l’Afghanistan, da Belluno, a fine luglio.  Nello scoppio hanno perso la vita il primo caporalmaggiore Gianmarco Manca; il primo caporalmaggiore Francesco Vannozzi, entrambi volontari in ferma permanente; il primo caporalmaggiore Sebastiano Ville, volontario in ferma breve e il caporalmaggiore Marco Pedone, volontario permanente. Il militare rimasto ferito è il caporalmaggiore scelto Luca Cornacchia, che «non è in pericolo di vita».. Il comandante del 7°, il colonnello Paolo Sfarra, che avevamo contattato all’inizio della settimana, ci aveva raccontato che «momenti critici ve ne sono stati diversi. Sicuramente la giornata del 17 settembre resterà nella memoria del personale che opera a Bakwa. Lo scontro a fuoco che ha visto coinvolto il capitano Romani – a cui va il nostro ricordo – è avvenuto a pochi chilometri da noi, abbiamo potuto osservare l’azione degli elicotteri dalle postazioni della guardia. Poche ore dopo, inoltre, una nostra pattuglia è stata attaccata nei pressi della base. Vorrei invece ricordare un episodio che ha commosso tutti: alcuni giorni fa – aveva raccontato il colonnello Sfarra – , presso la base del Gulistan, è stato portato un neonato di soli 25 giorni, intossicato dalla somministrazione di un medicinale per adulti. Le sue condizioni erano gravissime, il nostro ufficiale medico lo ha rianimato dopo un arresto cardiaco e lo ha ventilato per almeno tre ore per stabilizzarlo. Siamo riusciti a organizzare una missione di soccorso ed un elicottero ha prelevato lui e la mamma, era già notte, e li ha trasportati all’ospedale militare americano di Delaram. Ora sta bene, tra pochi giorni verrà dimesso e tutto il personale della Fob Ice (il nome della base in Gulistan), non vede l’ora di fargli festa». Sì, perchè in Afghanistan la Missione Isaf è soprattutto in supporto della popolazione locale. É una missione di pace, dove spesso, purtroppo, sembra di essere in guerra. Le attività di Isaf sono tutte in collaborazione con le forze armate e la polizia afghana. Il comandante Paolo Sfarra è partito da Belluno, con la Bandiera di guerra, il 27 luglio scorso ed ha risposto alle nostre domande da Camp Lavaredo, sede del 7° in Afghanistan. Questa è la terza missione del 7° negli ultimi quattro anni: nel 2006 e 2007 la base era a Kabul,nel 2009 a Farah, adesso la zona è quella della regione del Gulistan e Bakwa. La base si trova a Bakwa, nella provincia di Farah, situata nella zona occidentale dell’Afghanistan. Nell’area del Regional Command West, gli alpini saranno impegnati fino a febbraio 2011 «in attività di supporto alle autorità afghane nell’incremento delle condizioni di sicurezza», aveva spiegato il colonnello Paolo Sfarra prima di partire. I primi tempi della missione del 7° sono stati segnati dall’incertezza del contingente italiano su come la popolazione lo avrebbe accolto. Prima di loro, infatti, c’era una base di americani. E questo poteva destare qualche attrito già in partenza. Ieri il tenente colonnello Stefano Fregona ha spiegato come si è svolto l’incidente.

Stefano Fregona
Stefano Fregona

«La modalità è simile a quella di un attentato infame: è stato messo un esplosivo sotto la sede stradale, quando le insidie sono talmente celate è difficile sfuggirvi», spiega Fregona mostrando un Lince. «Ho sentito il colonnello Sfarra, che era presente sul luogo dell’incidente. Ha fatto sì che tutto il resto del convoglio fosse al riparo».  La morte dei quattro militari arriva proprio il 9 ottobre, data che ricorda la tragedia del Vajont, per la quale il 7° fu insignito della Medaglia d’oro al Valor civile: furono gli alpini del reggimento a portare, per primi, soccorso alle vittime. Federica Fant

nella foto in alto: Antonino Conti, commilitone dei ragazzi caduti. Qui a fianco il tenente colonnello Stefano Fregona

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