“È dalla legge sul turismo, la 135 del 2001, che si parla dei Buoni Vacanza, ovvero di un fondo per l’accesso alle strutture turistiche delle fasce deboli. – a segnalare la questione è il responsabile per il Turismo del Pd veneto Valerio Tabacchi – La svolta c’è stata con la Finanziaria 2008 del governo Prodi, che ha sbloccato i fondi, ma il successivo decreto attuativo dell’allora ministro del Turismo Rutelli è stato bloccato per un vizio di forma. Quando messo in campo in questi giorni dal ministero targato Brambilla non è certo il massimo. Con solo 5 milioni di euro a disposizione infatti, saranno al massimo 22mila le famiglie che potranno beneficiarne quando invece ad esempio in Francia, dove i buoni sono attivi da ben 12 anni, arrivano a beneficiarne sei milioni di persone ogni anno per 1,2 miliardi di euro di investimento del Governo. La quota residua a carico delle famiglie poi è detassata direttamente dalla busta paga, in Italia invece le famiglia dovranno accollarsi la maggior parte della spesa (55%). Premesso ciò, i Bvi (Buoni vacanze Italia) sono comunque un inizio per spingere l’acceleratore sul turismo sociale in attesa che il Governo intervenga su quanto realmente abbisognano gli imprenditori del settore: ammortizzatori sociali per le imprese turistiche al di sotto dei 50 dipendenti, la riduzione dell’Iva per tutta la filiera turistica e maggior accessibilità al credito. Per questo motivo bisogna far sì che più imprese possibili aderiscano all’iniziativa. L’Assessore Manzato e le associazioni di categoria intervengano sul Ministro Brambilla affinchè anche gli operatori turistici veneti possano aderire ai Bvi. Su 800 imprese turistiche italiane convenzionate (in Francia si arriva a 102mila) solo 27 strutture venete (tra agenzie viaggi, hotel, campeggi etc) risultano infatti associate e la campagna adesioni è attualmente bloccata. Le imprese sono state informate poco e male di questa opportunità. Il Ministero prevede una campagna informativa da meta gennaio 2010, quando i buoni saranno realmente utilizzabili. Sino ad allora le imprese turistiche del Veneto, la principale regione italiana per flussi turistici, non possono continuare ad esser completamente dimenticate”.
