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Addio alla Lega Nord. Diego Vello: “Slogan senza progetti concreti, basati non più sull’autonomia dei territori ma su temi di destra come l’Euro o l’abbattimento dei campi Rom”

Diego Vello, ex segretario provinciale Lega Nord
Diego Vello, ex segretario provinciale Lega Nord

Dal momento in cui ho deciso di non ricandidarmi segretario provinciale della Lega Nord, circa un anno fa, mi sono ritirato dalla politica attiva sempre e comunque attento alle dinamiche interne che hanno caratterizzato il movimento leghista.
Oggi, dopo più di un anno, rompo questo silenzio.
Già allora nutrivo seri dubbi sulla mancanza di dibattito e sulla semplificazione di molte tematiche e tali preoccupazioni si sono rivelate veritiere.
Abbiamo e ho combattuto perché la Lega facesse un salto di qualità verso, non tanto l’abbandono delle battaglie che sempre l’hanno contraddistinta, ma quanto per un remake in chiave attuale delle stesse. Parlare di federalismo non significa trattare vecchie tematiche ma vuol dire parlare dell’unico progetto politico serio per ridare una struttura amministrativa matura e responsabile ad uno Stato.
Maroni, al quale ho dato il mio voto come segretario federale, ha rimesso in pista un progetto di macro-regione del Nord che rispecchiava questa visione ma nel giro di un anno con l’avvento di Salvini si è andati completamente a rivedere la strategia.
Una nuova strada politica fatta di slogan senza progetti concreti, basata non più sull’autonomia dei territori ma bensì su temi di destra come l’Euro o l’abbattimento dei campi Rom.
Oggi che i tempi sono maturi e le azioni politiche di Salvini hanno praticamente variato gli assetti interni del movimento, di fatto cancellando una persona come Flavio Tosi che ha difeso la Liga Veneta contro le ingerenze di Milano, ho quindi maturato la convinzione di uscire. Tosi ha solo avuto il coraggio di non piegarsi ai diktat di Milano e questo fa di lui un uomo libero e coerente.
Ma cosa è la Lega Nord oggi? Questa domanda riecheggia in me da tempo e le risposte, seppur a singhiozzo, sono arrivate.
La Lega Nord non è più un movimento territoriale ma un confuso partito dove i temi populisti e a volte semplicisti hanno preso il sopravvento. Perché non si tratta più il tema dell’autonomia?
Quali dovrebbero essere i motivi per rimanere tra le mura di questo partito se le idee e i progetti non rispecchiano più le mie?
Credo nessuna, sono questioni di coerenza.
L’abbandono dei temi come l’autonomia e il federalismo non mi permettono la permanenza in questa Lega, ho deciso più di 12 anni
fa di sposare la Lega per questi temi e oggi, per coerenza non posso rimanere in una famiglia che non rispecchia le mie idee. Non posso quindi tradire i miei ideali, che vengono prima di un simbolo politico e che sono racchiusi all’interno del nostro spirito e della nostra passione politica.
A Belluno la storia non cambia, le persone con le quali ho condiviso tre anni di segreteria e tanti anni di battaglie politiche hanno oramai abbandonato la Lega per il nuovo progetto di Flavio Tosi e in Lega ciò che sta avvenendo è quel che non avrei mai voluto.
Le idee autonomiste e una classe politica rinnovata hanno lasciato il posto a temi di estrema destra e ai soliti volti noti che già hanno avuto dalla politica e sembrano non volersene andare. Quel che oggi rimane della Lega a Belluno è ben poco rispetto al passato e seppur strano ma sono pochi, forse meno di una dozzina, i giovani che ne restano.
Ho cercato, duramente e con testardaggine, di essere un segretario controcorrente, ma è stata una battaglia dura e forse inutile.
Oggi questa provincia avrebbe bisogno di volti nuovi e di nuovi progetti e invece è legata ai vecchi sistemi e ai vecchi volti che in molti casi, più di essere mossi da passione politica, inseguono l’interesse personale.
Ho quindi deciso con tristezza ma con convinzione che questa non può più essere casa mia, voglio tornare a parlare del mio territorio, dei veri problemi della gente ma con concretezza e pragmatismo, voglio ridare voce ai temi che muovono la mia passione politica e che rischiano di essere soffocati.
Saluto con estremo rispetto i tanti amici che ancora oggi restano in Lega e con i quali ho condiviso momenti bellissimi e importanti della mia vita.
Come dice Matteo Salvini, chi se ne va dalla Lega è un verme. Me ne vado a testa alta anche da verme, spinto dai miei ideali di autonomia e di libertà che mai, spero, abbandoneranno il mio spirito da uomo libero. Chi dunque è il verme?
Diego Vello
(uomo libero bellunese)  https://www.youtube.com/watch?v=Y4KRtkl9N0M

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