Torniamo sul caso via Feltre e questa volta lo facciamo in versi
Belluno, 10 maggio 2026 – Ricordiamo innanzitutto che il progetto di riqualificazione di via Feltre è ora pendente dinanzi al Tar Tribunale amministrativo regionale, a seguito del ricorso avanzato da Italia Nostra e Onda Veneto per la questione dell’abbattimento dei tigli.
Ma oggi diamo voce al componimento poetico in 180 versi e 30 sestine di Emilio Da Rold, docente di lettere.
Nell’ode dal titolo “La via retta per Feltre”, il professor Emilio Da Rold affronta il tema della riqualificazione di via Feltre a Belluno bilanciando pragmatismo e sensibilità estetica.
L’estetica e la “Patria”. L’autore sottolinea come la bellezza del paesaggio urbano sia un bene comune che appartiene a tutti, dai residenti ai commercianti. Via Feltre è descritta come una strada “orfanella e smarrita” che merita di essere riportata a un nuovo splendore.
Il problema dei tigli e dei marciapiedi. Da Rold riconosce lo stato di degrado attuale: i marciapiedi sono “sconvolti” dalle radici giganti degli alberi. Pur non essendo un tabù l’idea di abbattere le piante, l’autore si chiede se una “savia potatura” e interventi specialistici non possano salvare i filari, citando come esempio i cedri di Piazza dei Martiri.
Necessità del verde. In ogni caso, l’autore pretende che la via mantenga la sua “verde frescura”, chiedendo che ci sia “uguale o più” verde rinfrescante rispetto a prima.
La gestione del progetto e il donatore benefattore. Viene celebrata la generosità del privato (definito “Evergète”) che finanzia l’opera per amore della città.
Metodo e dialogo. L’autore critica la mancanza di un dibattito pubblico ampio e aperto. Sostiene che il progetto debba nascere da un “dialogo costante” con chi abita e vive la via.
Equilibrio degli spazi. Da Rold auspica una ridistribuzione corretta: più spazio per pedoni e biciclette e meno per le auto.
La visione per il futuro. Il professore/poeta invita a non temere il cambiamento e a saper superare gli scontri e le “tesi opposte” per giungere a “bei patti”. L’obiettivo finale deve essere un’opera “ben fatta” che duri secoli e non mesi, rifuggendo la fretta in favore di una lunga riflessione.
Prima di lasciarvi alla poesia, ricordiamo alcune circostanze segnalate e sostenute dai residenti e rappresentate nei seguenti 5 punti dal capofrazione Maurizio Vettorel, con l’auspicio che la generosa donazione del benefattore per la realizzazione del progetto vada a buon fine in tempi ragionevoli:
– Sistemazione marciapiedi con rimozione delle barriere architettoniche
– Nuovi alberi dislocati in modo razionale, integrati al nuovo progetto
– Sistemazione degli impianti di smaltimento delle acque pluviali, causa di allagamenti. E della rete idrica e fognaria
– Traffico e sicurezza: limiti di velocità a 30 Km/h e illuminazione degli attraversamenti pedonali
– Pista ciclopedonale a doppio senso, l’unica possibile per poter salvaguardare i parcheggi
La via retta per Feltre * di Emilio Da Rold
Ah, quanto leva e invita
La via Fèltre dei tigli
Orfanella e smarrita,
Perché a più bei consigli
Vòlto e smosso sia il tetro,
Me, in desueto metro!
Dal sito che abitiamo
Giro di famigliari
Bellezze ci godiamo,
Se ai monti senza pari
Pur la vista consente
Un clima delinquente.
È quel che in buona lingua
Chiamano patria: a ognuno
Rincresce che si estingua,
Sia il Giappone o Belluno,
Briciola che sentisse
Di beltà, fra cui visse.
E questo val per tutti,
Ché giovevole piace,
Bassi alti e belli o brutti
Verde frescura e pace,
Siano di contemplanti
Gli animi, o botteganti.
Marciapiedi sconvolti
Dai ceppi giganteschi
D’alberi che han sepolti
E in chioma gli arabeschi,
Ricordo, Buenos Aires,
¡donaires tus desaires! (1).
Sì che non mi ci spiacquero
Arie, cred’io, non male:
Vento ne spazza le acque
E l’astro scende o sale
Sovente in puro cielo,
D’urbane selve al velo.
Qui poi chi m’assicura,
Che a bravi giardinieri
Con savia potatura
Dritti non dian sentieri
Radici, come razza
Di gran cedri alla Piazza?
Piazza a cui, se non muoia
Da quei martiri il nome
Che cinse al collo un boia,
Diamo a reimparar come
Sia riposato e bello
Vivere, il Campitello (2).
La questione mi è chiara:
Generoso un signore
Suoi denari prepara
Perché a nuovo lindore
Rinasca quella via
Onde a Fèltre è la via.
È già quasi abitudine
Che nomi colui meriti
Belli e per gratitudine
Così lo si rimeriti:
All’ospedale e a un parco
Largheggiò, e non fu parco.
Benefattore adesso
Ma col greco Evergète
Si viene a dir lo stesso:
Che in orecchie discrete
Suona quasi perenne,
E aulico, e solenne.
Ma un munifico vanto
Aggiunse nella storia
Chi, e propriamente quanto
Propiziasse per gloria
Di contrade o città
Vera felicità.
VTILITAS VENVSTAS
FIRMITAS – ecco i punti
Che Vitruvio AD RES IVSTAS
Prescrive come assunti:
E quell’uomo ebbe in traccia
Leonardo, a quattro braccia.
E chi soltanto cura
L’utile breve breve,
E beltà duratura
Schifa, schifarsi deve
Come spregiano i savi
Un sentire da schiavi.
Ma questo è poco e certo,
Non vi fu generale
Dibattere, ampio, aperto;
Che col dono speciale
Ben si addiceva ai fini,
Bene di cittadini.
Perché a molti compete
In dialogo costante
Che si faccian più liete
Le vie: per l’abitante,
Per chi si ferma o passa
E ozia, o smercia e incassa.
A ognuno la sua arte:
L’abitatore dica,
Scernendo a parte a parte
Quel che a un borgo si addica:
Né poi contrada trista
Gli farà un urbanista.
Ma il Pubblico, se incassi
Povertà miserande?
Ringrazi né si abbassi
Col minore, il più grande:
Pur mancia ben accetta
Chiare forme rispetta.
E ciascuno abbia il giusto:
Gente e bici più spazio,
Le auto, penso, più angusto
Né gli alberi altro strazio,
Più voce gli abitanti
E almo Evergète, i vanti.
Che se pazzo è il tabù
D’atterrare le piante,
Non meno: uguale o più
Di verde rinfrescante
Ci voglio perché anch’io
Passo, e spendo del mio.
Dice un parlare esperto,
“Regalare taluno
Di bella cosa”, e certo
Senza eccettuar Belluno:
Dono ben ispirato,
E illustre il regalato.
Ma come parli o scriva
Ciascuno, orecchie attente:
Per gergo va a deriva
Sempre, immancabilmente,
Chi altrui parole un giorno
Accattò, con suo scorno.
Stecóldèr bàtolnèc
Aupùt áttenzionare
Réstailìn col fítbèc;
Ahi gerghi e voci bare!
Chi scatarra il suo piatto
Servo e barbaro è fatto.
Lingua sozza e molesta!
Si dica pur che quando
Una via mi entrò in testa
D’allietar verseggiando,
Presi a scacciar liquame
Tetro, e sbrattai letame.
Via Fèltre in là si sporge
Fra due città rivali
Che auspica quasi, e scorge (3)
Più in alto a batter le ali:
Come per scontri fatti,
Tesi opposte, e bei patti.
Così giova e non dura
Rombo d’animi inquieti:
Se lo scontro procura
Conversari più lieti.
L’Urbe antica ebbe sane
Paci e liti, e romane.
Non è perder la faccia
Né un calare i calzoni,
Chi soppesando scaccia
Vecchie per nuove opzioni:
Passi vòlti al ritorno
Tutti diedero un giorno.
Nasca opera ben fatta!
In tal chiostra di monti
L’averci è roba matta
I viali brutti, e pronti:
A secoli, non mesi,
Siano i collaudi estesi.
Ché la fretta ha già dato,
Su altre latitudini,
Avviso mal pensato
Con rozze improntitudini,
Né lunga riflessione
Né svelta esecuzione (4).
E Belluno futura
Per solleone o neve
Udrà, se avemmo cura
Che all’alto in fuga, lieve
Carezzasse una via
Ala di Poesia.
Belluno, Maggio ’26
Emilio Da Ròlt Eteònimo
NOTE
(1) Potrebbe tradursi con “garbi i tuoi sgarbi, leggiadrie le tue villanie”.
(2) L’antica e oggi a Belluno centralissima piazza Campitello, e nel
dialetto Campedèl, mutò il nome in Piazza dei Martiri a onorare i
quattro giovani patrioti che il 17 Marzo del ’45 v’impiccò l’invasore
tedesco.
(3) Scorgere anche significa guidare, scortare.
(4) È quel che fra i Romani nostri progenitori poté esprimersi con il
celebre diu deliberato, cito facito.
L’autore
Emilio Da Rold vive a Belluno, dov’è nato. Ha insegnato Lettere, Latino e Storia in vari licei e scuole, a Belluno e altrove. Ha pubblicato racconti, saggi e conferenze di storia contemporanea, sulla scuola e sull’istruzione, e traduzioni di poesia. Ha tenuto concerti, e spettacoli fra musica, letteratura e storia, anche all’Istituto di cultura italiano di Amburgo. E’ stato inoltre professore per sei anni in un Liceo scientifico italiano di Buenos Aires, per il Ministero degli Esteri.
