Tutta l’Unione europea protegge le sue acque dai Pfas, ma l’Italia no. Cristina Guarda: Meloni ritarda i limiti sulle acque potabili

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Cristina Guarda, eurodeputata
Cristina Guarda, eurodeputata

Bruxelles, 13 gennaio 2026 – Tra ieri e oggi sono entrati in vigore in tutta Europa i limiti sui PFAS previsti dalla Direttiva europea sulle Acque Potabili (2020/2184). Un momento storico per la tutela della salute e delle acque, ma il governo Meloni ha altre priorità: «i limiti per i perfluoroalchilici sono stati rinviati di 6 mesi, senza giustificazione. Il Governo dia ora una spiegazione a cittadini e cittadine sul perché la tutela della loro salute deve attendere mentre nel resto d’Europa si compiono passi avanti importanti»

Lo dichiara l’eurodeputata di AVS Cristina Guarda.

La posticipa è subentrata con l’ultima manovra di bilancio, emendando decreto attuativo della norma europea che avrebbe introdotto, per un gruppo di 4 Pfas, un limite pari a 20 nanogrammi per litro e un’altra soglia di 100ng/l per un insieme di 30 PFAS.

L’onorevole Guarda commenta: «L’Italia si era messa sulla buona strada, ora torna indietro. La formulazione di un limite era giù un risultato importante, anche se 100 ng/l è un valore troppo alto, scientificamente inadeguato per proteggere la salute umana, come affermato dalle agenzie europee per la salute e l’ambiente.»

I passi indietro non si fermano qui: «ben 6 PFAS vengono ora tagliati fuori dal limite, che era stato ampliato a 30 a seguito di valutazioni tecniche e scientifiche sulla pericolosità delle sostanze.» Mentre per il TFA, PFAS a catena corta ritrovato in numerosissimi prodotti alimentari come pasta, pane e vino, si dovrà aspettare il 2027: «se non elaboriamo al più presto una strategia, che comprenda un supporto diretto in termini di ricerca e accompagnamento tecnico ai gestori del servizio idrico, arriveremo a quella data con un enorme problema sanitario da una parte, e costi esorbitanti scaricati ai gestori dall’altra. Il Governo agisca subito» conclude Cristina Guarda.