Sabato 9 dicembre alle 20:30 al Centro sociale del Comune di Tambre (BL) in piazza 11 gennaio n°1 si terrà il convegno dibattito “La verità sul lupo”, organizzato dalla cooperativa Fardjma con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale.
L’iniziativa – fanno sapere gli organizzatori della serata – è la risposta all’incontro pubblico Con il lupo si può convivere – tenutosi l’1 dicembre al municipio di Refrontolo con il patrocinio della relativa amministrazione locale – durante il quale non era stato organizzato un doveroso contraddittorio con relatori portatori di diverse idee. Di fatto si era lasciato totalmente il campo alle associazioni The Cat Women, Siamo tutti animali Veneto e Leal (Lega anti vivisezione). Agli allevatori dell’Alpago, cioè proprio a coloro che subiscono ingenti danni dalla predazione dei lupi, invece nessuno spazio come relatori delle legittime istanze.
Il relatore di “Con il lupo si può convivere” – prosegue la nota – e che tra le altre cose era stato presentato come divulgatore scientifico, esperto di tutela ambientale e convivenza con gli animali selvatici, nonché come docente di convivenza con il cane e quindi della sua giusta conoscenza, proprio sui cani ha fornito una informazione non veritiera dichiarando: “Si parla di pericolo lupo e non di pericolo cane, nessun sindaco prende posizione sul caso dei cani. Sono 70.000 le aggressioni all’anno subite dall’uomo a causa dei cani”.
Ma anche se è vero che tali casi purtroppo si verificano e che prima di adottare i cani bisognerebbe imparare a conoscerli, i 70.000 casi citati sono immaginari, tanto che l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani dichiara ufficialmente che “In Italia non esiste una epidemiologia ufficiale e sistematica delle morsicature e delle aggressioni canine, né ai danni delle persone né di altri cani”. Il dato delle 70.000 aggressioni (esattamente 69.525) citate dal relatore deriva forse da uno studio della Harvard Medical School che ha esaminato i dati relativi ai morsi di cane ma riguarda gli…Stati Uniti e non per un anno ma dieci, dal 2009 al 2018.
Nel mondo ambientalista/animalista in generale è da decenni che si cerca di spacciare i cani come più aggressivi e i lupi come innocui, – sottolineano gli organizzatori dell’incontro di Tambre – ma nella realtà statisticamente è l’opposto. L’unico studio, “Indagine sull’aggressività canina nel centro-nord Italia” riporta 9.231 denunce di aggressioni canine (a persone ma anche ad altri animali) tra il 1998 e il 2005, ossia in 7 anni. Anche raddoppiando tale cifra per tutta l’Italia si arriverebbe a circa 20.000 in 7 anni e cioè circa 2.500 l’anno, ma considerando che i cani regolarmente registrati in Italia sono oltre 13 milioni! Se si paragonano anche solo le 13 persone attaccate e ferite (con ricoveri in ospedale) della lupa di Vasto nell’arco di dodici mesi, 2022-2023, si scopre che sarebbe come se i 3.300 lupi stimati in Italia avessero ferito in un solo anno venti volte più dei cani.
Fortunatamente, finora, i lupi in Italia non hanno più ucciso nessun essere umano dal 1923, quando un uomo adulto nel Mugello fu azzannato alla gola, soccorso e trasportato all’ospedale di Marradi, dove spirò. Ne diede notizia anche il giornale Messaggero del Mugello dell’11 marzo 1923. E dal 1914 al 1922 ne furono predate altre in Abruzzo (contrada Portelle, presso Roccaraso; un soldato in licenza a Palena; una donna a Rivisondoli; un uomo a Cittaducale, allora facente parte dell’Abruzzo). Ricordiamo che questi attacchi antropofagici, avvenuti anche davanti a testimoni, furono portati da lupi sani e non idrofobi in quanto è risaputo che gli esemplari rabidi non possono mangiare né bere. Di questi attacchi riferì lo zoologo di fama internazionale Giuseppe Altobello ossia proprio colui che individuò (oltre alla sottospecie orso marsicano) la sottospecie Canis lupus altobello, poi rinominata Canis lupus italicus.
Quindi, quando il relatore, come ha fatto all’incontro di Refrontolo “Con il lupo si può convivere”, intende divulgare correttamente dovrebbe prima documentarsi invece di dichiarare che “Da 150 anni il lupo, in tutta Europa, non attacca l’uomo”. Anzi, in tutto il mondo i più recenti casi di attacchi agli esseri umani sono avvenuti proprio in Italia, con il caso nel 2020 del cosiddetto lupo di Otranto (puro, da analisi del DNA effettuati dall’Ispra dopo la cattura) e nel 2022-23 della lupa di Vasto (pura, DNA dopo la cattura) che attaccò in diverse occasioni ben quindici persone, mandandone all’ospedale tredici di cui tre bambini dai 4 agli 11 anni in evidenti tentativi di predazione. I due bambini più piccoli, addirittura attaccati in spiaggia in mezzo a un centinaio di persone, furono azzannati alla schiena ma fortunatamente salvati dai genitori trattenendoli per le gambe. Da notare che la succitata Ispra, ossia l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, è l’organismo scientifico del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e ha appurato e dichiarato invece che il lupo, anche appenninico, può essere pericoloso per l’uomo e che in diverse occasioni lo ha dimostrato, con attacchi e ferite documentati dalle autorità.
Altrettanto non vera è la frase che il lupo a proposito dell’uomo “lo teme e continua a farlo, nascondendosi ed evitandoci sistematicamente”, visto che ormai frequenta persino di giorno i centri abitati e addirittura i cortili delle abitazioni, con continui filmati e fotografie che appurano la cosa.
Secondo il relatore, quindi, il lupo sarebbe un animale “odiato a causa di una cultura sostenuta da mass media interessati a vendere, da alcuni politici a fare una falsa propaganda, da alcune categorie interessate all’abbattimento della specie, da arrivisti e speculatori”, come si leggeva in una delle slide proiettate in sala. Ovviamente gli allevatori presenti si sono risentiti. A qualcuno sfugge evidentemente che benché il lupo sia specie protetta, la stessa Direttiva Habitat firmata anche dall’Italia prevede il legale abbattimento non solo degli esemplari problematici/confidenti/pericolosi (vale pure per gli orsi) ma anche degli esemplari di lupo che causano eccessivi danni al bestiame, se questo è protetto da cani e reti ma le predazioni si verificano lo stesso. Come avviene infatti negli altri stati europei, come in Svizzera, in cui è legale abbatterli persino prima che compiano razzie. Il lupo in pratica deve esistere, ma gestito anche numericamente. Ricordiamo che i 3.300 lupi stimati due anni fa dal monitoraggio dell’Ispra significano che la sola Italia ha più lupi – sommandoli – di Svizzera, Portogallo, Francia, Germania, Austria, Belgio, Paesi Bassi, Slovenia, Danimarca, Svezia, Norvegia e Finlandia.
Non è affatto vero che il lupo regola la propria popolazione e quindi si autolimita, in quanto se c’è anche un minimo di copertura ma prede a sufficienza (incluso il bestiame) non fa altro che ridurre il territorio del branco, tanto che ormai si è arrivati persino a territori con cinque lupi su soli 52 km² (Kora – Ufficio federale dell’ambiente delle foreste e del paesaggio), di 33 km² (Silvia Guglieri, 2012) e addirittura di circa 30 km² come nel caso del branco della Riserva Naturale Statale Litorale Romano. Territori più piccoli ma con molte prede, selvatiche e domestiche, significa più lupi in meno spazio e quindi più territori. Per finire, si continuano a fare esempi di convivenza con i lupi citando il Parco Nazionale di Yellowstone, ma non si sanno o non si dicono alcuni particolari: questo parco statunitense è vasto ben 8.991 km², ossia più del doppio dell’intera provincia di Belluno (3.610 km²). Ma nel Parco di Yellowstone i residenti sono appena 1.057 persone, mentre nel Bellunese sono quasi 200.000; nel Parco statunitense non si alleva bestiame, cosa vietata, ma nel Bellunese sì; e infine, a Yellowstone i lupi sono 108 (dato gennaio 2023) ma nel Bellunese almeno altrettanti.
I relatori del convegno dibattito La verità sul lupo saranno: Zaccaria Tona (presidente Cooperativa Fardjma, allevatore); Alessandro Fullin (dottore agronomo, allevatore); Stefano Saviane (Presidente Riserva alpina di caccia di Tambre); Giovanni Todaro, giornalista naturalista e scrittore); Mario Giuliano, avvocato, Trento); prof. Michele Corti (Presidente Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali). La partecipazione è libera, con interventi del pubblico interessato.
I dati portati a La verità sul lupo saranno molti più di quelli qui accennati, tra cui uno studio unico al mondo e relativo proprio all’Italia, attinente a livello nazionale alle oltre 800 interazioni degli ultimi anni documentate lupi-esseri umani e aggiornato fino agli inizi di dicembre 2023. Riguarda i casi – con un aumento decisamente esponenziale nel corso del tempo e in particolare negli ultimi due anni – in cui i lupi sono entrati in centri abitati e persino di giorno in cortili e spazi condominiali predando anche animali domestici, persino cani al guinzaglio e gatti davanti alle case, e approcciandosi in modo più che preoccupante ad abitanti, passanti, allevatori, cacciatori. Lo studio è del prof. Michele Corti.
