
«Nel tema Dolomiti Ambiente sono più che mai al centro l’attenzione al territorio e ai cittadini e quindi una politica che persegue il bene comune come interesse supremo. Nessuno ha mai messo in discussione il piano regionale dei rifiuti in quanto il tema non è il trattamento del rifiuto indifferenziato, normato dalla Regione, ma il rifiuto organico e più in generale l’organizzazione logistica del bacino. Nasce da qui quello che l’assessore regionale Bottacin definisce “livore”».
Lo afferma il consigliere provinciale delegato all’ambiente, Simone Deola, rispondendo alle dichiarazioni dell’assessore regionale, in merito alla cessione delle quote di Dolomiti Ambiente.
«La strategicità del Maserot è stata deliberata dall’assemblea dei sindaci all’unanimità nel 2021, con l’obiettivo di arrivare a un affidamento integrato dei rifiuti nel bacino bellunese; citando la stessa delibera: “Tale prospettiva (l’integrazione della Dolomiti Ambiente nel processo di affidamento) prevede l’estensione del perimetro di affidamento anche all’impiantistica di bacino…inoltre l’integrazione della società impiantistica consente l’autonomia di trattamento sulla frazione organica e lascia spazio a forme di interessante gestione del sito di Maserot quale piattaforma logistica in grado di massimizzare le raccolte differenziate. Tutti aspetti che favoriscono dal punto di vista industriale lo scenario”».
«Dobbiamo ritenere che le delibere del Consiglio di Bacino degli ultimi quattro anni siano di fatto non più valide?» chiede il consigliere Deola. «È evidente – e credo converrà con me l’assessore Bottacin – che un bacino che riesce ad affidare non solo raccolta, ma che ha in dotazione anche un impianto per la lavorazione del rifiuto organico con la possibilità di investire e sviluppare nuove linee e nuova logistica anche dal punto di vista della produzione energetica, è più forte e più autonomo di un bacino che affida solo un mero servizio di raccolta. E questo determina l’autonomia anche in scelte di investimento di un bacino e quindi di un territorio provinciale. Nessuno ha mai messo in discussione il piano regionale dei rifiuti, non è questo il tema. Come il tema non può essere l’economicità, dato che questo criterio fondante per la gestione dei rifiuti non è stabilito né dalla Regione né dalla Provincia, bensì dalla stessa normativa nazionale ed europea: ed è qui che comunque deve essere ricercata la legittimità dell’affidamento in house providing che si vuole perseguire».
«L’assessore Bottacin ritiene che il Maserot non sia strategico, ma il trattamento intermedio del rifiuto come potrebbe essere sostituito? A che prezzo? Con quali ricadute dal punto di vista ambientale?» prosegue il consigliere Deola.
«Per il Maserot non rileva affatto il ciclo del secco, per il quale Dolomiti Ambiente rende disponibile la propria fossa Rsu ai fini dell’attività di travaso che, nel medio-lungo periodo, farà convergere il rifiuto su uno dei tre termovalorizzatori veneti destinati a residuare dopo la chiusura delle discariche. Il fatto di avere una linea di lavorazione del Rsu in fase di dismissione apre altre prospettive di utilizzo di macchinari e attrezzature in lavorazioni alternative, già individuate, richieste dal mercato, con ipotesi concrete di collaborazione e da implementare in tempi brevi. Per la Forsu il problema del digestato liquido è concreto, ma si tratta di affrontarlo con un investimento che si ripaga in 4-5 anni; dopo 12 anni dall’introduzione del digestore le tecnologie che migliorano il processo non mancano. In ogni caso, credo sia necessario parlare dei miglioramenti logistici che sarebbero possibili al Maserot senza ricorrere a nuove costruzioni, indispensabili invece se venisse dismesso l’impianto, dato che servirebbero stazioni di travaso del rifiuto. Questo credo debbano pensare gli amministratori bellunesi, soprattutto in un’ottica di sviluppo e pianificazione».
