Belluno, 08/04/2026 – In merito alle dichiarazioni apparse nei giorni scorsi sulla stampa locale riguardanti il lavatoio di Pagagnoi, l’assessore alle frazioni del Comune di Belluno Marco Dal Pont interviene per fare chiarezza sulla situazione e riportare il dibattito su un piano di corretta ricostruzione dei fatti.
“Comprendiamo il valore affettivo e storico che questo manufatto rappre-senta per la frazione e per la comunità – dichiara l’Assessore – ed è pro-prio per questo che riteniamo doveroso affrontare la questione con serie-tà, evitando semplificazioni e polemiche che rischiano solo di generare confusione”.
Il lavatoio, bene storico con oltre settant’anni, necessita in-fatti di un percorso preciso e obbligato previsto dalla normativa vigente. Prima di qualunque intervento si rende necessaria una valutazione dell’interesse culturale del bene, passaggio indispensabile per definire modalità e limiti del recupero.
“Non si tratta di un’opera che può essere affrontata con interventi improvvisati o sulla base della buona volontà, pur apprezzabile, di alcuni cittadini – prosegue Dal Pont -. Un recupero di questa portata richiede necessariamente la predisposizione di un proget-to da parte di professionisti qualificati, l’acquisizione di tutti i pareri e delle autorizzazioni previste dalla legge e, successivamente, l’affidamento dei lavori a una ditta specializzata”.
Dal Pont interviene anche rispetto alle osservazioni di chi sostiene che sarebbe bastato un intervento tempestivo dei volontari.
“È doveroso es-sere chiari: in questo caso un intervento svolto dal volontariato non sa-rebbe stato possibile e avrebbe esposto le persone a rischi significativi per la sicurezza. L’Amministrazione ha il dovere di tutelare l’incolumità di tutti e non può permettersi scorciatoie – le sue parole ferme -. La sicurez-za viene prima di tutto. Nessuna amministrazione può permettersi di mandare dei cittadini a operare in un contesto potenzialmente pericoloso, senza un progetto firmato da un professionista e senza le autorizzazioni previste. Quanto accaduto in Friuli dovrebbe insegnare. Il cedimento del tetto è il risultato di una mancanza di manutenzione protrattasi per oltre vent’anni. È evidente quindi che non ci troviamo di fronte a un problema nato oggi. Per questo sorprende che da parte di chi da molti anni parteci-pa al dibattito politico e amministrativo locale arrivino oggi accuse e rico-struzioni che non tengono conto della storia di questo bene”.
“Le scelte pubbliche non possono essere fatte sulla base dei desideri o delle polemiche del momento – conclude l’assessore -. Devono invece poggiare su regole, responsabilità e fattibilità concreta. È con questo spi-rito che intendiamo lavorare per dare una risposta alla frazione e ai capi frazione, senza prestare il fianco a strumentalizzazioni”.
