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La parabola del Parco della Rimembranza di Feltre

Nato dalla riforma Lupi del 1922 per onorare i caduti della Grande Guerra, il parco feltrino ha attraversato un secolo di storia, dalla trasformazione del seicentesco convento di clausura fino alla recente ferita della tempesta Vaia

Parco della Rimembranza – Feltre

Feltre – C’è un filo sottile che lega il silenzio della clausura seicentesca al fragore della Prima Guerra Mondiale, il Ventennio e, infine, al boato dei venti della tempesta Vaia. Questo filo attraversa il cuore di Feltre, precisamente in quell’area compresa tra via Scita, via Cavour e via Castaldi, oggi nota come Parco della Rimembranza. Un luogo che non è solo un polmone verde, ma un monumento vivo, istituito durante il Ventennio fascista seguendo un preciso rito collettivo che coinvolse l’intera nazione.

L’area, prima di diventare il tempio dei caduti della Prima guerra mondiale, era il “Brolo di San Pietro”, una pertinenza del monastero delle monache agostiniane. Per secoli, questo spazio fu un quadrato perfetto di quiete, cinto da mura che lo isolavano dal mondo esterno. Con l’arrivo di Napoleone e la successiva acquisizione da parte del Comune nel 1909, il destino del brolo cambiò radicalmente: le mura furono abbattute per fare spazio alla modernità. Nel 1912, su progetto dell’ingegner Luigi Rasi, sorsero le Scuole Elementari, un edificio all’avanguardia destinato a formare le nuove generazioni di feltrini.

La vera metamorfosi avvenne però dopo il 1918. Feltre, che aveva vissuto il drammatico “an de la fan” (l’anno della fame) sotto l’occupazione austro-ungarica, portava ferite profonde. La spinta decisiva per la creazione del parco arrivò da Roma: la circolare del 27 dicembre 1922, emanata dal sottosegretario all’Istruzione Dario Lupi, invitava ogni comune d’Italia a piantare un albero per ogni soldato morto in guerra.

Feltre rispose prontamente. Il 24 maggio 1924, in un clima di fervore patriottico tipico dell’epoca, fu inaugurato il Parco della Rimembranza. Un’ottantina di alberi vennero messi a dimora, ognuno recante una targhetta con il nome di un caduto. Non era solo urbanistica; era un atto liturgico laico. Il giardino delle scuole diventava un sacrario all’aperto, dove il sacrificio dei soldati si trasformava in nuova linfa vitale per la città.

Negli anni Trenta, il parco consolidò la sua funzione monumentale. Nel 1934 vennero collocati i busti bronzei di Vittorio Emanuele II e Garibaldi, e fu installato il monumentale cancello in ferro battuto, opera della ditta Celli–Velo, allievi del celebre fabbro-artista Carlo Rizzarda. Il parco non era più solo un cortile scolastico, ma il centro delle celebrazioni civili, arricchito successivamente dai monumenti agli Alpini e ai caduti del 7° Reggimento.

La storia recente ha messo a dura prova questo simbolo. Tra il 27 e il 30 ottobre 2018, la tempesta Vaia ha abbattuto 99 alberi di alto fusto all’interno del solo Parco della Rimembranza, mutilando quel monumento verde curato per quasi un secolo. Ippocastani e querce, simboli di forza e memoria, sono stati sradicati dalla furia del vento.

Oggi, tuttavia, il Parco della Rimembranza si prepara a una nuova vita. Grazie all’intervento del Comune e al supporto dell’Associazione Nazionale Alpini, è in corso un progetto di riqualificazione che mira a recuperare lo spirito originario del sito. L’obiettivo è chiaro: ripiantare quegli alberi che Vaia ha portato via, restituendo a Feltre il suo luogo del ricordo, della socialità e, soprattutto, della riconciliazione con la natura.

 

Il ferro di Carlo Rizzarda

Se gli alberi rappresentavano la vita dei caduti che tornava a germogliare, il ferro battuto rappresentava la forza eterna e l’incorruttibilità della memoria. In questo contesto, la figura di Carlo Rizzarda (1883-1931) è centrale, non solo per Feltre ma per l’intera arte decorativa italiana del primo Novecento.

Rizzarda non fu un semplice fabbro, ma un artista capace di trasformare il ferro in forme leggere, quasi organiche. Sebbene la sua morte prematura nel 1931 gli impedì di vedere l’assetto definitivo del Parco del 1934, la sua influenza fu totale. Il monumento ai Caduti di Feltre (inaugurato nel 1923) vanta le sue celebri Aquile in ferro battuto, che incorniciano la scultura bronzea di Annibale De Lotto. Le aquile di Rizzarda non sono solo simboli araldici, ma creature vibranti che conferiscono al monumento una tensione eroica e moderna al tempo stesso.

Il legame con Rizzarda è reso esplicito nel cancello d’ingresso del Parco, realizzato nel 1934 dalla ditta Celli – Velo. Ermenegildo Celli e Aurelio Velo erano stati i migliori apprendisti di Rizzarda. Il cancello non era inteso come una semplice barriera, ma come una “porta sacra” (una sorta di propileo moderno) che segnava il passaggio dal caos della città al silenzio del sacrario. La scelta del ferro battuto per queste istituzioni non era casuale:

Artigianato contro industria: In un’epoca che vedeva l’ascesa della produzione di massa, il ferro battuto a mano rivendicava il valore del lavoro umano e dell’identità locale.

Durevolezza: Il metallo forgiato nel fuoco richiamava il temperamento del soldato e la stabilità dello Stato.

Durante il Ventennio, il ferro battuto divenne il materiale d’elezione per le recinzioni, le lanterne votive e i supporti delle targhette dei caduti in tutta Italia. Questa scelta stilistica serviva a:

Omogeneità visiva: Creare un linguaggio monumentale riconoscibile in ogni borgo, che unisse il gusto Liberty (ormai al tramonto) con il nuovo Rigore Decò e il classicismo celebrativo.

Integrazione con la natura: A differenza del cemento, il ferro battuto si integrava armoniosamente con il fogliame degli ippocastani e dei tigli, creando un contrasto cromatico tra il verde delle foglie e il nero brunito del metallo.

Oggi, il nome di Rizzarda è indissolubilmente legato alla città grazie alla Galleria d’arte moderna “Carlo Rizzarda” a Feltre, che custodisce la sua preziosa collezione. Guardare il cancello del Parco della Rimembranza o le aquile del Monumento significa leggere una pagina di storia dell’arte in cui il ferro, piegato dal fuoco e dal martello, si è fatto interprete del dolore e dell’orgoglio di un’intera comunità.

 

Info:

museo@comune.feltre.bl.it

https://visitfeltre.info/luoghi/parco-rimembranza/

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