Belluno. Nasce la Rete Dafne per l’assistenza alle vittime e la tutela post-reato

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Belluno, 21 gennaio 2026 – Firmato oggi un protocollo d’intesa storico che vede unite istituzioni, magistratura, forze dell’ordine e terzo settore. L’obiettivo è garantire ascolto, supporto psicologico e orientamento legale gratuito a chiunque subisca un reato, superando la logica dell’emergenza per approdare a un sistema di protezione strutturato.

Di fronte alla sofferenza che segue un crimine, la risposta della società non può esaurirsi nell’aula di un tribunale. Con questa consapevolezza è stata ufficialmente costituita oggi la Rete Dafne Belluno, una sinergia territoriale nata per dare attuazione concreta alle direttive europee (2012/29/UE) in materia di diritti e assistenza alle vittime di reato.

Un’alleanza senza precedenti

La firma del protocollo ha visto seduti allo stesso tavolo i massimi esponenti delle istituzioni locali: il Sindaco Oscar De Pellegrin, la Presidente del Tribunale Silvia Ferrari, il Procuratore della Repubblica Massimo De Bortoli, il Direttore Generale dell’AULSS 1 Dolomiti Giuseppe Dal Ben e il Questore Roberto Della Rocca.

Accanto a loro, il braccio operativo del terzo settore: le cooperative Kirikú e CEIS Treviso, l’associazione La Voce e la rete nazionale Rete Dafne Italia, rappresentata dal Presidente Marco Bouchard.

Una “Rivoluzione Culturale” per la vittima

Il documento non è solo un atto burocratico, ma sancisce quella che i firmatari definiscono una vera “rivoluzione culturale”. Il servizio si propone come generalista: l’assistenza è garantita a tutte le vittime, indipendentemente dall’età, nazionalità, genere o tipologia di reato subito.
“La vulnerabilità è intrinseca all’essere vivente”, si legge nel testo, citando la filosofa Judith Butler. “Dal riconoscimento del dolore nascono le possibilità di creare nuovi legami e ricostruire l’autonomia delle persone”.

I servizi offerti: gratuità e riservatezza

Rete Dafne Belluno agirà come un presidio territoriale capace di offrire:

  • Accoglienza e ascolto qualificato.

  • Sostegno psicologico e sociale per elaborare il trauma.

  • Informazione sui diritti e orientamento legale.

  • Percorsi di Giustizia Riparativa, in linea con la Riforma Cartabia, per favorire la riparazione del danno e il superamento del conflitto.

Il servizio sarà totalmente gratuito e opererà nel massimo rispetto della riservatezza, garantendo alla vittima di essere trattata con dignità e professionalità sin dal primo contatto con l’autorità giudiziaria o le forze dell’ordine.

La struttura e il fondo di emergenza

Il coordinamento della rete sarà affidato a una Cabina di regia e a un Comitato tecnico che monitoreranno l’efficacia degli interventi. Un dettaglio significativo riguarda l’impegno delle cooperative coinvolte (Kirikù e CEIS), che destineranno una quota dei propri utili a un fondo specifico per interventi di emergenza a favore delle vittime.

Verso un futuro di protezione diffusa

Il Protocollo, di durata annuale e rinnovabile, resta “aperto” all’adesione di altri soggetti istituzionali. L’obiettivo a lungo termine è chiaro: fare in modo che nessuno a Belluno debba affrontare da solo le conseguenze di un reato, trasformando la fragilità individuale in una responsabilità collettiva.

I punti chiave del Protocollo

Ambito Impegno
Istituzioni Informazione tempestiva alla vittima e protezione da ritorsioni.
AULSS 1 Integrazione con i servizi di salute mentale e consultori.
Terzo Settore Gestione operativa dei centri di accoglienza e supporto psicologico.
Formazione Aggiornamento continuo per magistrati, avvocati e forze dell’ordine.