La storia dei piatti elemosinieri di Stefano Calabro

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Fabio Bona e Stefano Calabro
Fabio Bona e Stefano Calabro

Cesiomaggiore, 17.01.2026  –  Un esempio, in verità non abbastanza conosciuto, di artigianato artistico europeo: è quello trattato da Stefano Calabro nel corso del primo appuntamento del 2026 della Confraternita del Formaggio Piave Dop.
Già primario al Santa Maria del Prato, Calabro – che è anche un appassionato cultore di storia, non solo italiana – ha proposto una rivisitazione di una produzione artigianale che aveva connotato, prima il nord Europa, poi anche l’Italia: quella, per l’appunto, dei piatti elemosinieri.

“Lo abbiamo già avuto come relatore in nostri precedenti incontri; questa sera – Fabio Bona, presidente della Confraternita ha introdotto così l’ospite – ci proporrà un pezzo di storia poco conosciuto, è vero; ma non per questo meno interessante e coinvolgente”.

Per la verità, i piatti, i bacili e le ciotole in ottone avevano avuto dapprima un utilizzo prevalentemente secolare (”Probabilmente l’uso primario dei bacini di ottone era la raccolta di acqua durante il lavaggio delle mani. La forma di alcuni di questi indica un possibile uso in combinazione con una brocca”); il termine piatto elemosiniere deriva dal loro successivo uso nell’ambito religioso.

L’utilizzo dell’ottone non era molto diffuso in Europa prima dell’undecimo secolo, quando si sviluppò una considerevole produzione nell’area vicino al fiume Mosa e, in particolare, attorno alla cittadina belga di Dinant. Qui prese campo la produzione di oggetti di ottone, artistici e di uso comune, tanto conosciuti ed esportati, che da Dinant derivò il termine dinanderie, che indicò in modo collettivo questi manufatti, la cui presenza è citata in documenti francesi già nel sec. XIII.

Questa fiorente produzione conobbe un drammatico epilogo nel 1466 quando il duca di Borgogna, Carlo il Temerario, al culmine della sua politica di espansione, distrusse Dinant. Una distruzione che provocò la dispersione degli artigiani, dapprima nelle vicine città di Bruxelles, Namur e Malines e, successivamente, a Norimberga e Aquisgrana. Norimberga, in particolare, venne assumendo un’importanza sempre maggiore anche in conseguenza della sua posizione baricentrica per gli scambi commerciali in Europa. Anzi, il passaggio dal medioevo all’era moderna segnò non solo l’apice dell’importanza politica della città imperiale di Norimberga, ma anche l’apice della sua prosperità economica.
Norimberga commerciava con tutto il mondo allora conosciuto; era nota come la ‘cassa del tesoro imperiale’. Si diceva che le rendite della città superassero quelle dell’intero Regno di Boemia. D’altra parte, Norimberga aveva uffici commerciali in molte città europee e questo spiega lo fitta rete di relazioni commerciali. Per l’Italia, basterà ricordare, ad esempio, il veneziano ‘Fondaco dei Tedeschi’.

“Quanto ampia fu la diffusione e quanto apprezzata la produzione dei piatti è ben attestata, poi, non solo dalla loro presenza in tutta Europa ma, anche, dal fatto che moltissimi artisti – da Hieronymus Bosch a Masaccio al Ghirlandaio – ne inserirono un’immagine in molte delle loro opere”.

Si può ricordare, a questo proposito, che nella Cappella Tornabuoni, che è la cappella maggiore nella basilica di Santa Maria Novella a Firenze è visibile uno dei più vasti cicli di affreschi di Firenze, realizzato da Domenico Ghirlandaio e bottega dal 1485 al 1490. Nella ‘Nascita del Battista’, sono visibili 2 piatti di ottone; 3, poi, nel ‘Banchetto di Erode’. I piatti hanno forma analoga, a testimonianza di una loro presenza nell’ambito fiorentino a fine ‘400.

Tecnicamente, i piatti erano realizzati utilizzando delle matrici (“nessuna delle quali, peraltro, è arrivata fino a noi”) sulle quali gli esperti artigiani battevano le lastre di ottone per ricavarne diverse immagini: scene dalla Bibbia, motivi ornamentali, stemmi nobiliari dei casati e altro ancora. Non di rado, poi, erano presenti scritte di carattere beneaugurante e, molto spesso, soprattutto religioso come ‘Sono Sempre Stato Felice’, ‘Dio Donaci La Pace Amen’, ‘Dio Ci Aiuta Nel Bisigno’ (errore conseguente alla realizzazione dei piatti anche fuori dall’ambito italiano), ‘Cristo E Maria Aiutaci’ o ‘Vengo In Pace’
Una collezione non banale di questi reperti è presente a Feltre, tanto nel Museo Diocesano d’Arte sacra quanto in quello Civico. Nel primo sono raccolti esemplari provenienti da varie chiese della Diocesi di Belluno-Feltre. Alcuni sono tipologicamente riferibili alla produzione comunemente attribuita di Norimberga nei secoli XV e XVI. Nel secondo è presente il cosiddetto ‘tesoretto di Mugnai’, rinvenuto nell’anno 1912 in località Riva Bellata di Mugnai, composto da vari oggetti tra cui due piatti metallici di particolare interesse.