Il fuoco della vergogna: il grande rogo di streghe a Belluno nel 1486. L’intervista immaginaria a una vittima

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Un viaggio tra gli antichi verbali del 1486 e le ombre del Monte Serva per restituire un nome e una storia alle “streghe” di Castion, vittime di un’ingiustizia scritta con l’inchiostro dei notai e il sangue della tortura.

Belluno, 13 gennaio 2026 –  C’è una data che segna profondamente il selciato di Piazza Martiri, quella che un tempo i bellunesi chiamavano Piazza Campitello: il 1486. Mentre l’Europa si affacciava timidamente all’Età Moderna, a Belluno si consumava uno degli atti più oscuri del Medioevo morente. Sette donne, provenienti in gran parte dalla frazione di Castion, venivano ridotte in cenere davanti a una folla silenziosa. Tra loro c’era Maria Bogo, oggi ricordata come “l’ultima strega”, una donna la cui unica colpa fu, probabilmente, quella di vivere ai margini di una società terrorizzata dall’ignoto.

Il “Malleus Maleficarum” all’ombra delle Dolomiti

Per capire il massacro del 1486 bisogna guardare oltre le vette del Monte Serva. In quegli anni veniva pubblicato il Malleus Maleficarum (Il Martello delle Streghe), il manuale degli inquisitori. A Belluno, l’inquisitore fra Girolamo da Verona trovò terreno fertile. La comunità di Castion, colpita da carestie e morie di bestiame, cercava un capro espiatorio. Maria Bogo, figura carismatica e profonda conoscitrice di erbe, divenne il bersaglio perfetto.

I documenti: la verità scritta dal notaio

La storia di Maria Bogo non è una leggenda orale, ma una cronaca documentata. I verbali del processo sono giunti fino a noi grazie al lavoro del notaio Bartolomeo de’ Petrucci, cancelliere dell’Inquisizione. Come sottolineato dallo storico Giovanni De Donà nei suoi studi fondamentali pubblicati sull’Archivio Storico di Belluno, Feltre e Cadore, le confessioni delle imputate sono un catalogo di orrori suggeriti dagli stessi giudici.

Sotto il peso della corda e della tortura, Maria Bogo e le sue compagne – tra cui spiccano i nomi di Domenica la Zuna e Lucia da Fiis – “ammisero” l’impossibile: voli notturni verso i “Piani delle Streghe” sul Monte Serva, banchetti con il demonio e l’uso di polveri magiche per distruggere i raccolti di segale.

Dalla tortura alla cenere

Il processo non fu che una macabra formalità. Una volta estratte le confessioni, le donne furono consegnate al “braccio secolare”. La mattina dell’esecuzione, la processione partì dalle carceri cittadine. Maria Bogo, scalza e vestita di sacco, attraversò la città fino a Piazza Campitello. Lì, tra cataste di legna e paglia, il fuoco cancellò i corpi, ma non il ricordo.

Una memoria da riabilitare

Oggi, studiosi locali come Mauro Vedana lavorano per trasformare questa storia da “racconto dell’orrore” a lezione di civiltà. Non erano serve del diavolo, ma erbarie, levatrici o semplicemente donne sole che la Chiesa e lo Stato non riuscivano a controllare.

A Castion, il ricordo delle “streghe” sta vivendo una nuova stagione. Non più marchio d’infamia, ma simbolo di una resistenza culturale. Sebbene manchi ancora una targa ufficiale in Piazza Martiri che ricordi quel rogo, la loro storia continua a vivere nei sentieri che salgono verso il Col Visentin, dove il vento tra i faggi sembra ancora sussurrare i nomi di quelle sette donne che preferirono la morte al rinnegamento della propria dignità.

Per approfondire

Fonte Tipologia Dove trovarla
Protocolli di Bartolomeo de’ Petrucci Documento Originale (1486) Archivio di Stato di Belluno
“Il processo alle streghe del 1486” Studio Storico (G. De Donà) Biblioteca Civica di Belluno
“Streghe a Belluno” Saggio (M. Vedana) Pubblicazioni locali / L’Amico del Popolo
“5Vie” e Pro Loco Castionese Percorsi e Rievocazioni Frazione di Castion (BL)

 

L’Intervista immaginaria. Voci dal carcere del 1486

Notte prima dell’esecuzione, giugno 1486 alle carceri cittadine di Belluno, presumibilmente nei sotterranei vicino al Palazzo dei Rettori. Intervista a Maria Bogo, detta “la Bogo”, di Castion.

Maria, domani all’alba vi porteranno in Piazza Campitello per l’esecuzione. Cosa vuole lasciar detto a chi verrà dopo di noi?

Maria Bogo. ride amaramente, mostra i polsi tumefatti dalle corde e con voce roca dice: “Non ho paura! Messere, la paura l’ho finita tre giorni fa, quando mi hanno issata sulla corda per la seconda volta. Ora c’è solo stanchezza. E il desiderio che il fumo mi soffochi prima che le fiamme mi tocchino. Spero solo che nei secoli che verranno uomini e donne sappiano riconoscere la verità dalla menzogna dei potenti”.

Ho letto gli atti del notaio de’ Petrucci. Avete confessato cose terribili. Avete detto di aver volato sul Monte Serva in groppa a un caprone nero. Perché l’avete detto?

Guardandomi dritto negli occhi Maria dice: “Avete mai sentito le vostre spalle uscire dalle sedi, messere? Quando il dolore diventa un rumore bianco nella testa, non siete più voi a parlare. È il dolore che parla per voi. L’Inquisitore Fra Girolamo… lui non chiedeva “Cosa hai fatto?”. Lui chiedeva: “Non è vero che hai volato col Diavolo?”. E continuavano a tirare la corda finché quel “No” non diventava un “Sì”. Avrei confessato di essere il Doge di Venezia pur di farli smettere”.

Le altre donne, Lucia, Domenica…hanno detto che siete stata voi a iniziarle. Vi hanno chiamata “Magistra”, maestra.

Maria abbassa lo sguardo: “Eravamo vicine di casa, amiche. Conoscevo le erbe, sì. L’iperico per scacciare la malinconia, l’artemisia per i dolori delle donne. Quando la grandine ha distrutto la segale a Castion, qualcuno doveva avere la colpa. Non poteva essere Dio a punirci, doveva essere il Diavolo. E chi è più vicino al Diavolo di una vecchia che vive sola e conosce i segreti delle piante? Hanno fatto i nostri nomi perché avevano paura. E io… (la voce si spezza) io ho fatto i loro nomi sotto tortura perché l’Inquisitore voleva una congrega, non una strega sola. Che Dio mi perdoni per questo”.

Cosa vorreste dire alla gente che domani verrà a vedervi bruciare in piazza?

“Direi loro di guardare bene. Non stanno bruciando il Diavolo. Stanno bruciando le loro paure. Stanno bruciando Maria che ha aiutato a far nascere i loro figli. Domani la piazza sarà piena, e loro si sentiranno sicuri perché il “male” è stato estirpato. Ma la prossima volta che grandinerà, troveranno un’altra Maria”.

Roberto De Nart