Addio alle pensiline delle “Bacciocche” di Vittorio Veneto e Belluno

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Dalle pensiline futuristiche di Enrico Mattei ai carrelli dei supermercati. La storia di due stazioni di servizio identiche, progettate da Mario Bacciocchi, che per decenni hanno segnato l’ingresso nelle due città prima di scomparire sotto i colpi delle ruspe.

C’era un tempo in cui fare rifornimento non era un gesto meccanico, ma un’esperienza di modernità, un rito. Un’epoca in cui le stazioni di servizio non erano semplici prefabbricati, ma “astronavi” di cemento armato che promettevano il futuro. Tra Vittorio Veneto e Belluno, due di queste astronavi hanno condiviso lo stesso destino, la stessa architettura e, infine, lo stesso epilogo: la demolizione per far spazio a un supermercato.

Le due stazioni erano gemelle, nate dal genio dell’architetto Mario Bacciocchi, l’uomo a cui Enrico Mattei affidò negli anni ’50 il compito di dare un volto all’Agip. Il modello, soprannominato confidenzialmente “La Bacciocca”, era uno dei 13 progetti-tipo che punteggiarono l’Italia del boom economico.

Caratterizzate da una pensilina a sbalzo audace e aerodinamica, queste strutture dovevano comunicare efficienza e dinamismo. Chi arrivava a Vittorio Veneto da sud o entrava a Belluno dal quartiere di Baldenich, veniva accolto da quelle ali di cemento che sembravano pronte a spiccare il volo, sormontate dall’immancabile cane a sei zampe della Supercortemaggiore.

 

Vittorio Veneto: la prima a cadere (2007)

A Vittorio Veneto, la stazione sorgeva in viale Matteotti. Per cinquant’anni è stata il punto di riferimento per chi risaliva la Statale Alemagna. La sua fine è arrivata a metà degli anni Duemila. Nonostante il valore storico e architettonico, l’area era diventata troppo ghiotta per lo sviluppo commerciale.

Tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, la “Bacciocca” vittoriese è stata smantellata. Al suo posto, dopo una complessa operazione di bonifica dei terreni, è sorto l’ipermercato Emisfero, inaugurato ufficialmente il 16 ottobre 2008. Oggi, di quella stazione non resta che il ricordo dei vecchi residenti, sommerso dal viavai quotidiano dei clienti del centro commerciale.

 

Belluno: il “blitz” di via Vittorio Veneto (2022)

Quasi quindici anni dopo, la storia si è ripetuta identica a Belluno. La stazione gemella di via Vittorio Veneto a Baldenich, chiusa dal 2014, era rimasta un guscio vuoto, protetta solo dall’affetto dei cittadini e dai ricorsi di associazioni come Italia Nostra, che ne chiedevano il vincolo culturale.

Ma il destino era già segnato. Nel luglio 2022, con un’operazione rapida che ha colto molti di sorpresa, le ruspe hanno abbattuto la pensilina e l’edificio centrale. Anche qui, il motivo è il medesimo: l’edificazione di un punto vendita della grande distribuzione (un supermercato Kanguro). Nonostante le proteste e le petizioni, l’architettura di Bacciocchi è stata giudicata “non vincolabile” in tempo utile, finendo in macerie in una mattina d’estate.

La scomparsa di queste due stazioni segna la fine di un’estetica del viaggio. Se a Vittorio Veneto la demolizione è stata digerita come un necessario prezzo per il progresso commerciale degli anni 2000, a Belluno il recente abbattimento ha riacceso il dibattito sulla tutela del patrimonio industriale del Novecento.