Il tema sotto la lente in un incontro con i Bacini di Pesca
Calligaro: «Collaborazione pescatori-Provincia per tutelare la trota autoctona dei ceppi Piave e Brenta»
Due specie entrambe protette, messe in discussione l’una dall’altra. Ovvero cormorano e marmorata, la trota autoctona del Bellunese. Il tema è quello dell’incidenza degli animali ittiofagi, che mettono in difficoltà la sopravvivenza della marmorata nei corsi d’acqua dell’asta del Piave. Tema affrontato nell’ultimo incontro – qualche giorno fa – tra la vice presidente della Provincia di Belluno, Silvia Calligaro, delegata a caccia e pesca, e i Bacini di Pesca del basso Bellunese. Erano presenti i Bacini 5 (Agordo), 7 (Alpago), 9 (Piave-Cordevole), 10 (Acque Feltrine), 11 (Cismon-Fiorello) e 12 (Lago del Corlo).
«Abbiamo raccolto la preoccupazione del mondo dei pescatori rispetto alla presenza sempre maggiore di cormorani. Presenza che mette in fortissima difficoltà la sopravvivenza della trota marmorata» spiega la vice presidente Calligaro. «Nel corso del 2024 la Provincia ha rilasciato circa mezzo milione di avannotti di marmorata, con un notevole sforzo che rischia di essere in gran parte vanificato dalla voracità dei cormorani. Il problema è che sia la marmorata sia il cormorano sono specie protette. Bisognerà lavorare per arrivare a un punto di equilibrio, anche chiedendo deroghe specifiche».
Sulla produzione di trota marmorata ceppo Piave, la Provincia può contare sui suoi centri ittiogenici, di Tomo (Feltre) e Bolzano Bellunese, dove sono in corso importanti lavori di riqualificazione e potenziamento delle strutture (oltre che sulla collaborazione del centro di Sottocastello a Pieve di Cadore). Il cronoprogramma prevede la chiusura delle opere entro fine 2025.
«La collaborazione con i Bacini di Pesca – conclude la vice presidente Calligaro – è sempre molto proficua ed è stata ribadita anche nell’ultimo incontro, nel quale si è parlato anche di pescaturismo e delle potenzialità ancora inespresse del territorio».
