{"id":96277,"date":"2018-07-11T21:00:32","date_gmt":"2018-07-11T19:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=96277"},"modified":"2018-07-11T21:40:14","modified_gmt":"2018-07-11T19:40:14","slug":"bocciata-dalla-consulta-la-legge-veneta-sulle-sanzioni-da-3600-euro-per-chi-disturba-i-cacciatori-zanoni-pd-un-sonoro-ceffone-a-zaia-e-berlato-e-ai-loro-provvedimenti-indecenti-e-incostituzional","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2018\/07\/11\/bocciata-dalla-consulta-la-legge-veneta-sulle-sanzioni-da-3600-euro-per-chi-disturba-i-cacciatori-zanoni-pd-un-sonoro-ceffone-a-zaia-e-berlato-e-ai-loro-provvedimenti-indecenti-e-incostituzional\/","title":{"rendered":"Bocciata dalla Consulta la legge veneta sulle sanzioni da 3600 euro per chi disturba i cacciatori. Zanoni (PD): &#8220;Un sonoro ceffone a Zaia e Berlato e ai loro provvedimenti indecenti e incostituzionali&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2017\/10\/11\/strage-di-pesci-nel-bellunese-per-lo-scarico-di-fanghi-e-detriti-dalle-centrali-idroelettriche-enel-zanoni-pd-la-regione-coinvolga-autorita-e-soggetti-interessati-per-prevenire-nuovi\/andrea-zanoni-3\/\" rel=\"attachment wp-att-89853\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-89853\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Andrea-Zanoni.jpg\" alt=\"\" width=\"469\" height=\"389\" \/><\/a>Venezia, 11 luglio 2018\u00a0 &#8211;\u00a0\u00a0&#8220;Dalla Consulta arriva un sonoro ceffone a Zaia e Berlato: la legge veneta sul disturbo venatorio \u00e8 stata definitivamente cassata&#8221;. Commenta soddisfatto Andrea Zanoni lo stop al provvedimento, che prevedeva multe fino 3600 euro per chi &#8216;infastidiva&#8217; i cacciatori, impugnato dal Governo Gentiloni il 10 marzo dello scorso anno. &#8220;La sentenza 148\/2018 della Corte Costituzionale \u00e8 una pietra tombale su una legge, la 1\/2017, semplicemente indecente&#8221;.<\/p>\n<p>Nel dispositivo \u00e8 scritto che &#8220;le norme impugnate, quindi, attengono a comportamenti che pregiudicano la &#8216;ordinata e civile convivenza nella comunit\u00e0 nazionale&#8217; (tra le altre, sentenze n. 108 del 2017, n. 300 del 2011, n. 274 del 2010, n. 129 del 2009), e in quanto tali sono riconducibili alla materia &#8216;ordine pubblico e sicurezza&#8217; di cui alla lettera h) del secondo comma dell&#8217;art. 117 Costituzione, pur nella lettura rigorosa che questa Corte ha operato della stessa. (&#8230; omissis &#8230;)&#8221;. &#8220;Per questi motivi la Corte Costituzionale dichiara l&#8217;illegittimit\u00e0 costituzionale della legge della Regione Veneto 17 gennaio 2017, n. 1 (Norme regionali in materia di disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 &#8216;Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio&#8217; e alla legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 &#8216;Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto)&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Sono estremamente felice dell&#8217;esito &#8211; aggiunge il vicepresidente della commissione Ambiente &#8211; perch\u00e9 contro questa legge vergognosa, voluta da Berlato e promulgata da Zaia ho condotto, sia nelle Commissioni che in aula, una strenua battaglia provvedendo ad inviare, dopo la sua approvazione, una nota al Governo affinch\u00e9 la impugnasse. La bocciatura nell&#8217;aria, era gi\u00e0 chiaro dall&#8217;arringa del relatore, il giudice Giancarlo Coraggio, nell&#8217;udienza pubblica del 5 giugno scorso, alla quale ho voluto essere presente a Roma: questa norma era ritenuta incostituzionale e perci\u00f2 da cassare. Come pu\u00f2 una Regione civile, pensare che sia legittimo far sanzionare un libero cittadino che vuole difendersi con la sola protesta e con le sole parole, dalla prepotenza di un cacciatore armato fino ai denti che gli spara sotto casa, addirittura con una multa di 3.600 euro?. \u00c8 una vittoria dei cittadini onesti e rispettosi della legalit\u00e0, che hanno manifestato e mandato mail di protesta, delle associazioni che hanno scritto al Governo contro la legge come Lac, Lav, Enpa, Legambiente, Lipu, Wwf, Grig, Ams, e ancora Oipa, Uepa, Liberi Tutti, Cpv e Meta&#8221;.<\/p>\n<p>Zanoni nella nota &#8216;mette nel mirino&#8217; il consigliere di Fratelli d&#8217;Italia Berlato: &#8220;Sar\u00e0 ormai alla disperazione, prima la bocciatura da parte dei sindaci del Parco Colli della sua norma che tagliava drasticamente l&#8217;area protetta, poi lo stop della Corte Costituzionale della legge regionale 18\/2016 su nomadismo venatorio, caccia al Cormorano, deroghe all&#8217;opzione di caccia, caccia da natante, consigli direttivi dei Comprensori alpini, adesso \u00e8 stato servito il tris. Berlato non fa altro che collezionare bocciature per incostituzionalit\u00e0 delle sue fantasiose e indecenti proposte. Forse farebbe meglio a studiare quanto meno l&#8217;Abc del diritto e soprattutto la Costituzione! O in alternativa potrebbe dedicarsi all&#8217;ippica. Magari l\u00ec otterrebbe maggiori successi dato che finora a vantaggio dei sui sostenitori, i cacciatori veneti in deroga, \u00e8 riuscito solo a far cambiare il loro menu: da polenta e &#8216;osei&#8217; come i fringuelli, a polenta e nutrie, l&#8217;unica legge che non gli hanno respinto&#8221;.<\/p>\n<p>Ma il consigliere dem non risparmia neanche il governatore della Regione: &#8220;Zaia dovrebbe smetterla una buona volta di assecondare leggine nate gi\u00e0 morte che si traducono poi in un esborso certo di denaro dalle tasche dei cittadini. Basti pensare alle ore di dibattito delle commissioni, del Consiglio, le ore di lavoro degli uffici regionali, i costi da sostenere per i contenziosi in sede costituzionale, quando in Veneto sul tavolo di lavoro ci sono problematiche di gravissimo rilievo che giacciono da mesi&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>SENTENZA N. 148<\/p>\n<p>ANNO 2018<\/p>\n<p>REPUBBLICA ITALIANA<\/p>\n<p>IN NOME DEL POPOLO ITALIANO<\/p>\n<p>LA CORTE COSTITUZIONALE<\/p>\n<p>composta dai signori: Presidente: Giorgio LATTANZI; Giudici : Aldo CAROSI, Marta CARTABIA, Mario Rosario MORELLI, Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicol\u00f2 ZANON, Franco MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco VIGAN\u00d2,<\/p>\n<p>ha pronunciato la seguente<\/p>\n<p>SENTENZA<\/p>\n<p>nel giudizio di legittimit\u00e0 costituzionale degli artt. 1, 2 e 3 della legge della Regione Veneto 17 gennaio 2017, n. 1 (Norme regionali in materia di disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 &#8220;Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio&#8221; e alla legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 &#8220;Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto&#8221;), promosso dal Presidente del Consiglio dei ministri, con ricorso notificato il 17-22 marzo 2017, depositato in cancelleria il 27 marzo 2017, iscritto al n. 33 del registro ricorsi 2017 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 20, prima serie speciale, dell&#8217;anno 2017.<\/p>\n<p>Visto l&#8217;atto di costituzione della Regione Veneto;<\/p>\n<p>udito nell&#8217;udienza pubblica del 5 giugno 2018 il Giudice relatore Giancarlo Coraggio;<\/p>\n<p>uditi l&#8217;avvocato dello Stato Marina Russo per il Presidente del Consiglio dei ministri e gli avvocati Ezio Zanon e Luigi Manzi per la Regione Veneto.<\/p>\n<p>Ritenuto in fatto<\/p>\n<p>1.\u2212 Con ricorso n. 33 del 2017, il Presidente del Consiglio dei ministri ha proposto in via principale questione di legittimit\u00e0 costituzionale avente ad oggetto la legge della Regione Veneto 17 gennaio 2017, n. 1 (Norme regionali in materia di disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 &#8220;Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio&#8221; e alla legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 &#8220;Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto&#8221;), per violazione degli artt. 117, secondo comma, lettere h) ed l), nonch\u00e9 3, 25 e 27 della Costituzione.<\/p>\n<p>1.1.\u2212 L&#8217;art. 1 della legge regionale impugnata inserisce nella legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio), l&#8217;art. 35-bis (Disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e molestie agli esercenti l&#8217;attivit\u00e0 venatoria), che cos\u00ec dispone: \u00ab1. Chiunque, con lo scopo di impedire intenzionalmente l&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria ponga in essere atti di ostruzionismo o di disturbo dai quali possa essere turbata o interrotta la regolare attivit\u00e0 di caccia o rechi molestie ai cacciatori nel corso delle loro attivit\u00e0, \u00e8 punito con la sanzione amministrativa da euro 600,00 a euro 3.600,00. 2. All&#8217;accertamento e alla contestazione delle violazioni procedono gli organi cui sono demandate funzioni di polizia. 3. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti l&#8217;applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e ne introita i proventi. 4. Non integrano, in ogni caso, la fattispecie di cui al comma 1, gli atti rientranti nell&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 agricola, di cui all&#8217;articolo 2135 del Codice Civile, nel rispetto dell&#8217;articolo 842 del Codice Civile\u00bb.<\/p>\n<p>Il successivo art. 2, a sua volta, inserisce, nella legge della Regione Veneto 28 aprile 1998 n. 19 (Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto), l&#8217;art. 33-ter (Disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 piscatoria e molestie agli esercenti l&#8217;attivit\u00e0 piscatoria), dal seguente tenore: \u00ab1. Chiunque, con lo scopo di impedire intenzionalmente l&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 piscatoria ponga in essere atti di ostruzionismo o di disturbo dai quali possa essere turbata o interrotta la regolare attivit\u00e0 di pesca o rechi molestie ai pescatori nel corso delle loro attivit\u00e0, \u00e8 punito con la sanzione amministrativa da euro 600,00 a euro 3.600,00. 2. All&#8217;accertamento e alla contestazione delle violazioni procedono gli organi cui sono demandate funzioni di polizia. 3. La Regione esercita le funzioni amministrative riguardanti l&#8217;applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla presente legge e ne introita i proventi\u00bb.<\/p>\n<p>L&#8217;art. 3, infine, contiene la clausola di neutralit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n<p>2.\u2212 Secondo il ricorrente, le disposizioni sopra riportate inciderebbero su materie riservate alla competenza legislativa statale dall&#8217;art. 117, secondo comma, lettere h) ed l), Cost.<\/p>\n<p>Infatti, sanzionando a titolo di illecito amministrativo comportamenti quali il \u00abdisturbo\u00bb, l&#8217;\u00abostruzionismo\u00bb e la \u00abmolestia\u00bb, esse colpirebbero \u00abcondotte emulative dirette al solo fine di arrecare nocumento a beni fondamentali quali l&#8217;integrit\u00e0 delle persone e la sicurezza, sussumibili nella categoria dell&#8217;ordine pubblico e della sicurezza, sulle quali lo Stato ha potest\u00e0 legislativa esclusiva\u00bb (art. 117, comma secondo, lettera h, Cost.).<\/p>\n<p>A supporto della propria censura, viene rilevato che le condotte prese in esame dalla legge regionale impugnata sarebbero agevolmente riconducibili alla fattispecie di reato di cui all&#8217;art. 660 del codice penale, posto che le condotte di disturbo o molestia \u2212 coincidenti con quelle contemplate dalla impugnata legge regionale \u2212 avrebbero per indefettibile presupposto il loro compimento in luogo pubblico o aperto al pubblico (tali essendo i luoghi tipici in cui si svolgono le attivit\u00e0 venatoria e piscatoria) e che sarebbe senza dubbio meritevole di biasimo la finalit\u00e0 della condotta diretta a recare disturbo a chi svolge un&#8217;attivit\u00e0 lecita.<\/p>\n<p>La scelta del legislatore regionale di sanzionare come illecito amministrativo una condotta che \u00e8 gi\u00e0 prevista e punita dalla legge statale a titolo di illecito penale ex art. 660 cod. pen. dimostrerebbe, altres\u00ec, l&#8217;interferenza della norma regionale con un ambito (l&#8217;ordinamento penale, appunto) che alla legislazione regionale \u00e8 sottratto (ex art. 117, comma secondo, lettera l, Cost.)<\/p>\n<p>La legge regionale censurata inciderebbe anche su un&#8217;altra materia (l&#8217;ordinamento civile) di competenza statale (ai sensi della medesima lettera l del citato secondo comma dell&#8217;art. 117 Cost.), posto che gli interessi che la legge regionale mirerebbe a tutelare sarebbero gi\u00e0 oggetto di una tutela di tipo privatistico, idonea a garantire la risarcibilit\u00e0 dei danni arrecati dalle condotte prese in esame dalle norme impugnate.<\/p>\n<p>Le denunciate disposizioni regionali violerebbero, inoltre, i principi di legalit\u00e0, razionalit\u00e0 e non discriminazione rinvenibili negli artt. 3, 25 e 27 Cost.<\/p>\n<p>Esse, infatti, sanzionerebbero a titolo di illecito amministrativo condotte descritte in termini generici e privi del sufficiente grado di determinatezza, tali da prospettare difficolt\u00e0 a livello applicativo e, pi\u00f9 in generale, da determinare un contrasto con i princ\u00ecpi costituzionali di legalit\u00e0 e razionalit\u00e0, validi anche per gli illeciti amministrativi ed espressamente richiamati dalla legge 24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale).<\/p>\n<p>Verrebbe inoltre in rilievo, oltre alla mancata previsione della clausola di riserva \u00absalvo che il fatto non costituisca reato\u00bb, la considerazione che le sanzioni amministrative introdotte dalle norme regionali in esame (da euro 600,00 a euro 3.600,00) sarebbero decisamente sproporzionate, sia in comparazione con quelle previste dall&#8217;art. 35 della legge reg. Veneto n. 50 del 1993, il cui massimo edittale, nei casi pi\u00f9 gravi, \u00e8 fissato in euro 1.200,00 sia rispetto a quelle previste a carico del cacciatore per le violazioni commesse ai sensi dell&#8217;art. 31 della legge 11 febbraio 1992, n. 157 (Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio), il cui massimo edittale \u00e8 inferiore a quello previsto dalla legge regionale impugnata.<\/p>\n<p>L&#8217;Avvocatura generale dello Stato rileva, infine, come dall&#8217;illegittimit\u00e0 costituzionale degli artt. 1 e 2 della legge reg. Veneto n. 1 del 2017 discenderebbe la necessit\u00e0 di caducare anche il successivo art. 3, in quanto, recando solo una clausola di neutralit\u00e0 finanziaria, sarebbe privo di autonoma portata precettiva.<\/p>\n<p>3.\u2212 Si \u00e8 costituita in giudizio la Regione Veneto, chiedendo che il ricorso sia dichiarato non fondato e sostenendo che il sospetto di illegittimit\u00e0 costituzionale delineato nel ricorso del Presidente del Consiglio dei ministri sarebbe \u00abil frutto di un radicale travisamento della ontologia e della teleologia della legge regionale\u00bb.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima, infatti, introdurrebbe due fattispecie parallele di sanzioni amministrative, le quali, a differenza di quanto affermato dal ricorrente, non presenterebbero alcuna coincidenza con la fattispecie penale descritta nell&#8217;art. 660 cod. pen., n\u00e9 sotto il profilo materiale, n\u00e9 tanto meno sotto il profilo del bene giuridico protetto.<\/p>\n<p>Ed infatti, la disposizione penale punirebbe genericamente qualsiasi comportamento di molestia o di disturbo che sia compiuto in un luogo pubblico o aperto al pubblico, interferendo nell&#8217;altrui vita privata e relazionale, mentre, per configurare gli illeciti amministrativi introdotti dalla impugnata legge regionale, non sarebbe sufficiente il compimento di atti diretti a recare molestia, ma occorrerebbe una condotta che illecitamente e scientemente interferisca con il regolare svolgimento delle attivit\u00e0 di caccia e di pesca. Si tratterebbe, dunque, di condotte materiali distinte e solo parzialmente sovrapponibili, in ragione, peraltro, dell&#8217;ampiezza e della residualit\u00e0 della fattispecie penale.<\/p>\n<p>Tale diversit\u00e0 si dispiegherebbe anche sotto il profilo teleologico, in quanto il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice sarebbe l&#8217;ordine pubblico inteso come pubblica tranquillit\u00e0, senza che assuma alcun rilievo l&#8217;ambito di attivit\u00e0 o di vita su cui incide la molestia. Contrariamente, invece, le sanzioni amministrative regionali non mirerebbero in alcun modo a tutelare l&#8217;ordine pubblico, avendo come loro finalit\u00e0 primaria ed esclusiva quella di garantire il regolare e ordinato esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria. Tanto si evincerebbe non solo dalla descrizione della condotta materiale degli illeciti amministrativi, ma anche dal profilo soggettivo degli stessi, che richiede una forma di dolo intenzionale al fine del concretizzarsi dell&#8217;illecito, ovverosia lo scopo di impedire l&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 di caccia o pesca.<\/p>\n<p>La Regione Veneto rileva, inoltre, che le disposizioni de quibus dovrebbero essere ricomprese nell&#8217;ambito competenziale cui afferisce la relativa materia sostanziale, ovverosia la caccia, di spettanza regionale.<\/p>\n<p>A suo parere, andrebbe esclusa qualsivoglia lesione della competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e penale, stante la diversa natura, il differente regime e la distinta finalit\u00e0 perseguita dalla disciplina regionale. D&#8217;altronde ben sarebbe ammissibile la compresenza di rimedi penali, amministrativi e civili, senza che derivi alcuna compromissione della legittimit\u00e0 degli uni rispetto agli altri, operando gli stessi su piani diversi e solo accidentalmente sovrapponibili.<\/p>\n<p>Infondato sarebbe anche il secondo motivo di ricorso.<\/p>\n<p>Gli illeciti amministrativi introdotti dalla legge impugnata sarebbero, infatti, descritti in modo esaustivo e dettagliato sia sotto il profilo oggettivo sia sotto il profilo soggettivo.<\/p>\n<p>La condotta materiale sarebbe delineata in maniera puntuale, dovendo consistere in atti di \u00abostruzionismo\u00bb e di \u00abdisturbo\u00bb, ossia comportamenti volontari che si pongono come un ostacolo, un impedimento o un intralcio all&#8217;altrui agire. A tale condotta si assocerebbe, poi, uno specifico eventus damni, sostanziantesi nella turbativa o nell&#8217;impedimento dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria o piscatoria ovvero in una molestia ai danni del cacciatore o del pescatore nell&#8217;esercizio di attivit\u00e0 che sono oggetto di una specifica perimetrazione normativa rinvenibile, tra l&#8217;altro, nell&#8217;art. 12 della legge n. l57 del 1992 e, ancora, nell&#8217;art. 24 della legge reg. Veneto n. 19 del l998. Sarebbe, infine, richiesto, per l&#8217;integrazione dell&#8217;illecito, sotto il profilo psicologico, lo scopo di impedire l&#8217;esercizio delle predette attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Peraltro, per perimetrare la condotta di molestia presa in considerazione dal legislatore regionale, l&#8217;interprete avrebbe a propria disposizione la ricca e risalente tradizione interpretativa della fattispecie di cui all&#8217;art. 660 cod. pen.<\/p>\n<p>Quanto al rilievo legato alla assenza della clausola di riserva \u00absalvo che il fatto non costituisca reato\u00bb, la Regione ancora una volta richiama la diversit\u00e0 ontologica e teleologica delle fattispecie disciplinate dalla legge regionale, sottolineando, peraltro, la possibile coesistenza di sanzioni penali ed amministrative.<\/p>\n<p>Con riguardo all&#8217;asserita sproporzione della sanzione pecuniaria prevista dalla legge regionale, infine, sostiene che tali fattispecie di illecito amministrativo in esame costituiscono norme di chiusura, strumento di salvaguardia dell&#8217;intero sistema, dirette non a sanzionare la violazione di singoli obblighi settoriali ma a salvaguardare il regolare e ordinato svolgimento delle attivit\u00e0 venatoria e piscatoria. Ci\u00f2 giustificherebbe quindi la scelta sanzionatoria e la sua asimmetria rispetto alle ipotesi richiamate dal ricorrente.<\/p>\n<p>Considerato in diritto<\/p>\n<p>1.\u2212 Il Presidente del Consiglio dei ministri ha promosso, in riferimento agli artt. 3, 25, 27 e 117, secondo comma, lettere h) ed l), della Costituzione, questione di legittimit\u00e0 costituzionale della legge della Regione Veneto 17 gennaio 2017, n. 1 (Norme regionali in materia di disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 &#8220;Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio&#8221; e alla legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 &#8220;Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto&#8221;).<\/p>\n<p>Gli artt. 1 e 2 della legge regionale impugnata inseriscono, rispettivamente, l&#8217;art. 35-bis nella legge della Regione Veneto 9 dicembre 1993, n. 50 (Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) e l&#8217;art. 33-ter nella legge della Regione Veneto 28 aprile 1998, n. 19 (Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto), disponendo che venga punito con la sanzione amministrativa da euro 600,00 a euro 3.600,00 chiunque, con lo scopo di impedire intenzionalmente l&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 (rispettivamente) venatoria e piscatoria, ponga in essere atti di ostruzionismo o di disturbo dai quali possa essere turbata o interrotta la regolare attivit\u00e0 di caccia o pesca o rechi molestie ai cacciatori o ai pescatori nel corso delle loro attivit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;art. 3, infine, contiene la clausola di neutralit\u00e0 finanziaria.<\/p>\n<p>2.\u2212 Il Presidente del Consiglio dei ministri impugna la legge nella sua interezza, prospettando una molteplicit\u00e0 di questioni.<\/p>\n<p>3.\u2212 Per economia di giudizio, e facendo ricorso al potere di decidere l&#8217;ordine delle questioni da affrontare, eventualmente dichiarando assorbite le altre (sentenza n. 98 del 2013), si esamina anzitutto l&#8217;eccepita violazione del riparto delle competenze legislative tra Stato e Regione, in quanto pregiudiziale sotto il profilo logico-giuridico rispetto a quelle che investono il contenuto della scelta operata con la norma regionale, riferite a parametri non compresi nel Titolo V della Parte II della Costituzione (sentenza n. 81 del 2017).<\/p>\n<p>4.\u2212 La questione \u00e8 fondata.<\/p>\n<p>5.\u2212 Lo scrutinio delle censure implica, secondo la costante giurisprudenza costituzionale, l&#8217;individuazione dell&#8217;ambito materiale al quale vanno ascritte le disposizioni impugnate, tenendo conto della loro ratio, della finalit\u00e0, del contenuto e dell&#8217;oggetto della disciplina (ex plurimis, sentenze n. 108 e n. 32 del 2017).<\/p>\n<p>5.1.\u2013 In linea di principio, per pacifico orientamento di questa Corte, la disciplina in tema di sanzioni accede a quella sostanziale. Essa, cio\u00e8, non costituisce una materia a s\u00e9 stante e spetta al soggetto nella cui sfera di competenza rientra la disciplina la cui inosservanza costituisce l&#8217;atto sanzionabile (ex multis, sentenze n. 90 del 2013, n. 240 del 2007, n. 384 del 2005 e n. 12 del 2004).<\/p>\n<p>Ma nel caso di specie, contrariamente a quanto sostenuto dalla Regione Veneto, le sanzioni non possono essere ricondotte alla materia &#8220;caccia e pesca&#8221;. Non si tratta, infatti, di sanzioni amministrative poste a presidio di prescrizioni relative all&#8217;esercizio di tali attivit\u00e0, come nel caso dell&#8217;art. 35 della legge reg. Veneto n. 50 del 1993 e dell&#8217;art. 33 della legge reg. Veneto n. 19 del 1998, che al contrario contengono un elenco di fattispecie di inosservanze di puntuali obblighi e adempimenti posti a carico di coloro che le esercitano.<\/p>\n<p>La condotta presa in considerazione si sostanzia in atti di \u00abostruzionismo\u00bb o \u00abdisturbo\u00bb, rispetto ai quali la caccia e la pesca rilevano solo al fine di delimitare l&#8217;ambito delle persone offese e l&#8217;elemento psicologico.<\/p>\n<p>La finalit\u00e0 perseguita non \u00e8 quella di assicurare il rispetto di specifici obblighi settoriali posti dal legislatore per regolamentare l&#8217;esercizio delle attivit\u00e0 venatoria o piscatoria. \u00c8, invece, quella di garantire il diritto all&#8217;esercizio delle attivit\u00e0 in questione al riparo da interferenze esterne e di prevenire la possibilit\u00e0 di reazione della persona offesa.<\/p>\n<p>5.2.\u2013 Le norme impugnate, quindi, attengono a comportamenti che pregiudicano la \u00abordinata e civile convivenza nella comunit\u00e0 nazionale\u00bb (tra le altre, sentenze n. 108 del 2017, n. 300 del 2011, n. 274 del 2010, n. 129 del 2009), e in quanto tali sono riconducibili alla materia \u00abordine pubblico e sicurezza\u00bb di cui alla lettera h) del secondo comma dell&#8217;art. 117 Cost., pur nella lettura rigorosa che questa Corte ha operato della stessa.<\/p>\n<p>6.\u2212 Restano assorbiti gli ulteriori motivi di censura.<\/p>\n<p>Per Questi Motivi<\/p>\n<p>LA CORTE COSTITUZIONALE<\/p>\n<p>dichiara l&#8217;illegittimit\u00e0 costituzionale della legge della Regione Veneto 17 gennaio 2017, n. 1 (Norme regionali in materia di disturbo all&#8217;esercizio dell&#8217;attivit\u00e0 venatoria e piscatoria: modifiche alla legge regionale 9 dicembre 1993, n. 50 &#8220;Norme regionali per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio&#8221; e alla legge regionale 28 aprile 1998, n. 19 &#8220;Norme per la tutela delle risorse idrobiologiche e della fauna ittica e per la disciplina dell&#8217;esercizio della pesca nelle acque interne e marittime interne della Regione Veneto&#8221;).<\/p>\n<p>Cos\u00ec deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 5 giugno 2018.<\/p>\n<p>F.to:<\/p>\n<p>Giorgio LATTANZI, Presidente<\/p>\n<p>Giancarlo CORAGGIO, Redattore<\/p>\n<p>Roberto MILANA, Cancelliere<\/p>\n<p>Depositata in Cancelleria l&#8217;11 luglio 2018.<\/p>\n<p>Il Direttore della Cancelleria<\/p>\n<p>F.to: Roberto MILANA<\/p>\n<p>&#8212;<br \/>\nGruppo d&#8217;Intervento Giuridico onlus<br \/>\nassociazione di protezione ambientale riconosciuta<br \/>\n(art. 13 della legge n. 349\/1986 e s.m.i.)<br \/>\nVia Cocco Ortu, 32 &#8211; 09128 Cagliari<br \/>\nsul web: http:\/\/gruppodinterventogiuridicoweb.com<br \/>\ne-mail: grigsardegna5@gmail.com, grigsardegna@tiscali.it<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Venezia, 11 luglio 2018\u00a0 &#8211;\u00a0\u00a0&#8220;Dalla Consulta arriva un sonoro ceffone a Zaia e Berlato: la legge veneta sul disturbo venatorio \u00e8 stata definitivamente cassata&#8221;. 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