{"id":95835,"date":"2018-06-24T08:44:07","date_gmt":"2018-06-24T06:44:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=95835"},"modified":"2018-06-26T15:18:20","modified_gmt":"2018-06-26T13:18:20","slug":"sabato-riapre-il-forte-monte-ricco-di-pieve-di-cadore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2018\/06\/24\/sabato-riapre-il-forte-monte-ricco-di-pieve-di-cadore\/","title":{"rendered":"Sabato riapre il Forte Monte Ricco di Pieve di Cadore"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>Sabato 30 giugno\u00a0il\u00a0Forte di Monte Ricco\u00a0(Pieve di Cadore) riapre al pubblico, con una nuovo mostra collettiva, curata da Dolomiti Contemporanee:\u00a0Brain-tooling\u00a0\u00e8 una mostra dedicata ad un concetto articolato di arrampicata.<\/div>\n<p>La mostra contiene anche una significativa sottosezione dedicata ad un altro progetto DC:\u00a0Tiziano Contemporaneo.<\/p>\n<\/div>\n<p>La mostra \u00e8 in corso di costruzione: gli artisti, da oltre un mese, di avvicendano nella\u00a0Residenza\u00a0che la\u00a0Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore\u00a0ha attivato e sostiene a\u00a0Pieve di Cadore.<\/p>\n<p>Artisti in mostra: Marta Allegri, Michele Bazzana, Andrea Bianconi, Michele Bubacco, T-Yong Chung, Irene Coppola, Ilaria Cuccagna, Fabiano De Martin Topranin, Barbara De Vivi, Hannes Egger, Chiara Enzo, Enej Gala, Andrea Grotto, Evelyn Leveghi, Stefano Moras, Marta Naturale, Penzo e Fiore, Nazzarena Poli Maramotti, Marta Spagnoli, Cristina Treppo, Caterina Erica Shanta, Luka Sirok, Francesco Zanatta, Christian Maunuel Zanon.<\/p>\n<p><strong>La Residenza di Brain-tooling a Pieve di Cadore.\u00a0Cos\u2019\u00e8 una Residenza?<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_29514\" aria-describedby=\"caption-attachment-29514\" style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2011\/08\/11\/sass-muss-di-sospirolo-e-decollata-di-gianluca-dinca-levis-architetto-curatore-del-progetto\/gianluca-dinca-levis-2\/\" rel=\"attachment wp-att-29514\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-29514\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/gianluca-dinc\u00e0-levis.jpg\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"280\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/gianluca-dinc\u00e0-levis.jpg 280w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2011\/08\/gianluca-dinc\u00e0-levis-150x150.jpg 150w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-29514\" class=\"wp-caption-text\">Gianluca d&#8217;Inc\u00e0 Levis<\/figcaption><\/figure>\n<p>La Residenza \u00e8 l\u2019Istituto principale su cui si basa la pratica di DC. La Residenza non equivale a un letto e ad una cucina. E&#8217; la volont\u00e0, e la capacit\u00e0, di portare persone e soggetti dall\u2019esterno sul territorio al suo interno, in modo tale che essi lo possano conoscere ed esplorare. Le Residenze DC ospitano, ogni anno, centinaia di artisti, architetti, designer, filosofi, antropologi, scienziati, paesaggisti, alpinisti, ecologi, economisti, e via dicendo.<br \/>\nQueste persone sono diverse tra loro: intellettuali affermati, sperimentatori creativi, giovani artisti, professionisti della cultura e della scienza, esperti di montagna, ricercatori universitari, curatori e collezionisti.<br \/>\nIn Residenza essi si conoscono, si mescolano. Tutti sono motivati rispetto all&#8217;obbiettivo della rigenerazione culturale di un Bene sepolto, che intendono nel suo valore reale.<br \/>\nA Pieve di Cadore, nel 2017, la Fondazione Centro Studi Tiziano Tiziano e Cadore ha deciso di attivare e sostenere una Residenza, all&#8217;interno della Casa del Volontariato e della Montagna.<br \/>\nLa Residenza \u00e8 servita, lo scorso anno, ad ospitare gli artisti che hanno lavorato a Pieve di Cadore per costruire Fuocopaesaggio, la prima mostra collettiva pensata da DC per il Forte di Monte Ricco.<br \/>\nAltri giovani, musicisti e convegnisti, ospiti della Fondazione duranti gli eventi estivi che essa promuove, sono stati alloggiati in questa casa, che \u00e8 dotata di una cucina.<br \/>\nAnche quest&#8217;anno, la Residenza \u00e8 operativa. Gli artisti di Brain-tooling continuano a usufruire di questa ospitalit\u00e0. In tal modo, passando un periodo a Pieve di Cadore, conoscono le persone e le cose. Conoscono le Dolomiti e le Marmarole (gli diamo sempre una mappa del nostro partner Tabacco). Conoscono le persone (una ventina le ditte e aziende che ci aiutano a realizzare le opere). Frequentano i locali. Conoscono i cibi, le ricette, le piante e gli alimenti del Cadore. Stabiliscono rapporti con gli enti. Visitano le Chiese e i Musei. Imparano ad arrampicare. Conoscono i luoghi natali di Tiziano Vecellio. Conoscono e frequentano Batteria Castello, il secondo Forte del colle di Monte Ricco, che un giorno sarebbe bello veder restaurato, per trarne magari una foresteria, ripristinando le officine di Romano Tabacchi, per poter cuocere ancora le ceramiche, e fare il lavoro fabbrile. Con un bar: che tutti vogliono salire al colle, ma non ci possono rimanere, e un bar in Batteria sarebbe straordinario, e funzionerebbe senza dubbio.<br \/>\nMolte delle opere realizzate per questa mostra, sono state create grazie alla Residenza. Gli artisti sono italiani, sloveni, coreani. Hanno gli studi e le Gallerie in Italia, in Germania, in Belgio, negli Stati Uniti d&#8217;America, e via.<br \/>\nTutti artisti bravi, la cui ricerca e qualit\u00e0 sono note in Italia a chi s&#8217;occupa d&#8217;arte, selezionati avvedutamente dai curatori. Stanno lavorando nel paese di Pieve, nel territorio, e dentro al Forte. Da un mese circa, avvicendandosi in residenza, installano, dipingono, fanno interviste, coinvolgono persone, realizzano video e film, di giorno e di notte, direttamente nel Forte, che \u00e8 un dunque cantiere dell&#8217;arte, cio\u00e8 dell&#8217;esplosione plastica dell&#8217;idea. Poi vanno a Lagole, e fanno il bagno tra i lucci del Lago di Centro Cadore, e conoscono Col Vaccher, ed esplorano tutto, riposando poco e lavorando molto, e le loro visioni e impressioni e idee si fissano sui medium artistici, e il 30 giugno potremo veder tutti gli esiti di questa ricerca accurata, che ha visto gli artisti immergersi nel territorio e farlo lavorare, stabilendo relazioni molteplici con esso.<br \/>\nPerch\u00e8 una mostra d&#8217;arte contemporanea non \u00e8 una rassegna di oggetti immobili in una serie di sale vuote da riempire.<br \/>\nE&#8217; invece un dispositivo relazionale, come abbiamo detto, un insieme di rapporti di senso e di relazioni coltivate, che porta sul territorio gli sguardi dell&#8217;artista-coltivatore, arricchendolo di una serie di connessioni di senso nuove, che indagano le cose che ci sono con uno sguardo profondo e franco.<br \/>\nL&#8217;arte non serve a riempire il Forte, le sue pareti. L&#8217;arte non ha una funzione decorativa. La sua funzione \u00e8 strutturale, come sempre accade per le manifestazioni dello spirito, dell&#8217;ingegno, della creativit\u00e0 dell&#8217;uomo che esplora, che cerca, che discute e intavola sul valore di cose ed esperienze.<br \/>\nVi invitiamo tutti dunque, sabato 30 giugno, a venire a scoprire il mondo di Brain-tooling e di Tiziano Contemporaneo, che \u00e8 un mondo reale, carico, pieno. In cui la mente (degli artisti) ha arrampicato lo Spazio di Pieve di Cadore, attrezzando un&#8217;altra parete della cultura, una parete nella quale troverete vie classiche e sportive, vie lunghe e tiri duri secchi, bouldering e free-solo. Perch\u00e8 DC \u00e8 una pratica d&#8217;arrampicata e alpinismo culturale, che scala l&#8217;ambiente e il Paesaggio, trasformandolo, ogni giorro, in s\u00e9 stesso, e vivificandone la luce, nell&#8217;impegno della ricerca, nella forza dell&#8217;idea, che \u00e8 la manifestazione della concretezza dell&#8217;immaginazione e dello spirito.<\/p>\n<p><strong>Gianluca D&#8217;Inc\u00e0 Levis<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La Residenza di Brain-tooling a Pieve di Cadore.\u00a0Un discorso semplice in tre risposte: <\/strong><br \/>\n<strong>Che cosa sono l\u2019arte e la cultura.\u00a0Cos\u2019\u00e8 una mostra di Dolomiti Contemporanee. Cos\u2019\u00e8 una Residenza<\/strong><\/p>\n<p>Cosa sono l\u2019arte e la cultura?<br \/>\nDolomiti Contemporanee sta lavorando alla messa a punto della mostra collettiva d\u2019arte contemporanea che, sabato 30 giugno, riaprir\u00e0 stabilmente il Forte di Monte Ricco.<br \/>\nLa mostra, che vede all\u2019opera 25 giovani artisti italiani e stranieri, rimarr\u00e0 allestita fino al 30 ottobre prossimo (orari su www.dolomiticontemporanee.net e sui websites degli enti gestori, Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e Museo dell\u2019Occhiale).<\/p>\n<p>Ora, vorremmo dir due parole, per una volta in modo semplice, che le possano leggere e capire tutti o quasi (chi non c&#8217;\u00e8 non c&#8217;\u00e8), su cosa sia una mostra d\u2019arte contemporanea, rispetto alla progettualit\u00e0 culturale che Dolomiti Contemporanee costantemente intavola sul (e NEL, e CON IL) territorio.<\/p>\n<p>Una mostra pu\u00f2 essere qualsiasi cosa. Una cosa buona, o cattiva. Una cattiva mostra non \u00e8 solo una cosa inutile: \u00e8 anche potenzialmente dannosa, a livello formativo, della coscienza critica.<br \/>\nQuando una mostra \u00e8 brutta e cattiva? Semplicemente, quando non \u00e8 fatta bene. Quando gli artisti e i curatori invitati non sono bravi e correttamente motivati: a instaurare relazioni profonde e autentiche tra gli enti, mondani ed extramondani: tra le cose e il senso delle cose; tra le cose e le persone; tra le persone e le persone. Mica basta chiamarli artisti. Mica basta chiamarle mostre, o Biennali. E\u2019 pieno il mondo di mostre pessime, di Biennali insulse, di artisti scadenti.<br \/>\nCome si fa a capire se una mostra \u00e8 buona, chiede Berto? Benedetto figliolo: come fai tu a capire se un pomodoro \u00e8 buono, gli chiediamo noi?<br \/>\nBasta vederlo, e assaggiarlo, dice lui, no?<br \/>\nBene, questo \u00e8 giusto.<br \/>\nDiciamo allora che il pomodoro \u00e8 (apparentemente) facile da capire: non occorre saperlo coltivare per poterlo mangiare. E per\u00f2, il pomodoro c\u2019\u00e8 perch\u00e9 qualcuno l\u2019ha saputo coltivare.<br \/>\nDiciamo quindi a questo punto, che la cultura non \u00e8 un pomodoro al consumo, ma una pratica del senso: una buona pratica.<br \/>\nStiamo dicendo quindi che un conto \u00e8 mangiare, e un conto \u00e8 coltivare.<br \/>\nSe un bravo contadino non coltiva bene il pomodoro, il consumatore non lo manger\u00e0 mai, o manger\u00e0 un pomodoro cattivo (ammesso che sappia rendersene conto).<br \/>\nEcco dunque una differenza, elementare e importante, che ci chiarisce come la cultura sia una forma di coltivazione particolare, che esige, anche nella fruizione, un impegno (o una sensibilit\u00e0) superiore a quella del consumatore acritico (poco o per nulla interessato alla qualit\u00e0 delle cose).<br \/>\nIl \u201cconsumatore dell\u2019arte\u201d, per poter mangiare questo frutto, non pu\u00f2 ridursi a mero consumatore passivo, ma deve farsi fruitore attivo. Deve, in qualche misura, partecipare anche lui alla semina, alla coltivazione.<br \/>\nInfatti, una persona interessata alle cose non \u00e8 uno spettatore, cio\u00e8 un ente passivo che guarda, come si fa per la televisione dal divano.<br \/>\nE\u2019 invece un soggetto interattivo, che osserva la sensibilit\u00e0 altrui attraverso la propria, e in tal modo partecipa costruttivamente ad un processo di conoscenza.<br \/>\nPerch\u00e9 lo fa? Perch\u00e9 \u00e8 presente: \u00e8 interessato. E perch\u00e9 alcuni sono interessati e altri no, a determinate cose? Per diversi motivi, ma tutti legati, in primis, ad un impegno ed interesse personale, e ad un istinto di conoscenza, pi\u00f9 o meno profondamente coltivato. E alla volont\u00e0 di non accontentarsi di un prodotto qualunque, ma di cercarne, appunto, uno buono.<br \/>\nSe parliamo di arte e cultura infatti, fermo restando che la dotazione di sensibilit\u00e0 \u00e8 cosa soggettiva e necessaria, alcuni individui risultano pi\u00f9 sensibili, pi\u00f9 attenti, pi\u00f9 interessati di altri alle cose del mondo, e alla loro qualit\u00e0 intrinseca. Altri invece sono distratti: guardano la televisione. L\u2019esercizio, l\u2019impegno, nella valutazione dell\u2019oggetto e del suo profilo di qualit\u00e0, \u00e8 determinante.<br \/>\nMa, a questo punto, ci domandiamo: c\u2019\u00e8 poi tutta questa differenza tra l&#8217;arte e il pomodoro? Anche l\u00ec, in realt\u00e0, c\u2019\u00e8 da scegliere. C\u2019\u00e8 chi piglia i pomodori in cellophane all\u2019ipermercato. E chi li prende dal contadino. Due attenzioni e sensibilit\u00e0 e approcci differenti, anche qui. Uno poco interessato: ecco l\u2019equivalenza del prodotto, l&#8217;indifferenziazione. L\u2019altro selettivo: ecco la ricerca della qualit\u00e0.<br \/>\nLa cultura infatti, evidentemente, \u00e8 in ogni cosa: anche nel cibo.<br \/>\nAnche l\u2019assenza di cultura pu\u00f2 annidarsi in ogni cosa: in ogni cosa lacunosa e approssimativa, poco concentrata, colta distrattamente.<br \/>\nLe buone coltivazioni dimostrano che la qualit\u00e0 viene dalla scelta, e che la scelta determina una differenza nell&#8217;esito, nel livello della produzione, e che questa differenza \u00e8 l&#8217;opposto di un&#8217;equivalenza. Infatti, le cose non sono tutte uguali, e si dispongono secondo una scala di valore, se si vuole guardarle bene.<br \/>\nE, a proposito di cibo e cultura possiamo dire: sono due alimenti formativi e nutrienti: se sono buoni.<br \/>\nSe si mangia male, infatti, si cresce deboli e storti. Se si \u00e8 consapevoli delle differerenze invece, si sceglie cosa mangiare, e si cresce bene: forti e diritti.<br \/>\nLa cultura della qualit\u00e0 (che \u00e8 l&#8217;unica vera cultura), \u00e8 dunque la capacit\u00e0 di veder le differenze, e di scegliere per il meglio, costruendo cos\u00ec una coscienza critica, che \u00e8 uno strumento evoluto che aiuta l&#8217;uomo a comprendere il mondo, e ad migliorarvi la propria posizione.<\/p>\n<p>Continuiamo: come fa una persona a capire e ad apprezzare un libro, se non ne ha mai letti? Non pu\u00f2 capirlo, a meno che non sia un libro senza pretese d\u2019intelligenza, d\u2019approfondimento: dev\u2019essere un libro che non scava. Ma se un libro non scava, e rimane in superficie, \u00e8 un libro inutile (o \u00e8 un banale diversivo qualsiasi, uno sterile trastullo per gente poco impegnata).<br \/>\nAnche qui: un libro pu\u00f2 essere una gemma, o un libraccio. Non \u00e8 questione di gusto personale, ma di seriet\u00e0 nella preparazione, e nell\u2019approccio. Naturalmente, una persona \u00e8 libera di leggere un libro da quattro soldi, le librerie ne son piene, devono vendere anche quelli.<br \/>\nMa parlare di letteratura con quella persona che legge a casaccio, sar\u00e0 impossibile, perch\u00e9 quella persona non avr\u00e0 nulla di essenziale da dire, dato che non ha avuto attenzione nell\u2019ascolto. Quella persona si sar\u00e0 accontentata.<br \/>\nCome fa allora una persona a valutare un\u2019opera d\u2019arte, se non \u00e8 interessata a studiare l\u2019arte?<br \/>\nLa preparazione culturale, e intellettuale, \u00e8 qualcosa di prodigioso. Uno strumento evoluto, accrescitivo, di cui l\u2019uomo si dota, se lo vuole, e che contribuisce potentemente a differenziarlo dalla scimmia, ed a crescerlo nella propria consapevolezza.<br \/>\nPu\u00f2 una persona che non si interessa all\u2019arte entrare in una mostra e dire: quello mi piace, quello non mi piace?<br \/>\nNo, non pu\u00f2. Se non si ha un criterio di valutazione, non si pu\u00f2 valutare. Si parla a caso, come al bar.<br \/>\nFacciamo un altro esempio semplice: pu\u00f2 una persona che non ha studiato la matematica, di fronte a un\u2019equazione di secondo grado, dire: la matematica \u00e8 brutta?<br \/>\nNo, non pu\u00f2, se non \u00e8 un poverello che parla a caso, o un bambinetto. Il bambinetto pu\u00f2 dire: \u201cmi fa schifo la matematica\u201d, senza per\u00f2 capire quel che dice, mentre lo dice. Al bimbetto bisogna insegnare qualcosa. Ad anche l&#8217;adulto che voglia crescere ancora, pu\u00f2 imparare ancora: sempre.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 una mostra di Dolomiti Contemporanee?<br \/>\nUna mostra, abbiamo detto, pu\u00f2 esser qualsiasi cosa, buona o cattiva. Dolomiti Contemporanee fa buone mostre, perch\u00e9 compie una selezione accurata dei contenuti, e degli artisti, in un contesto internazionale.<br \/>\nL\u2019arte, in DC, \u00e8 precisamente s\u00e9 stessa: una pratica esplorativa della cultura, che indaga il mondo, e lo restituisce, arricchito dallo sguardo intelligente dell\u2019artista. In tal modo, le cose non vengono semplicemente descritte, ma \u201caumentate\u201d, ristorate, analizzate criticamente, attrezzate plasticamente. L\u2019arte costruisce un vastissimo sistema di rimandi, che interessano a chi \u00e8 curioso culturalmente, e annoiano chi gi\u00e0 si annoia, chi \u00e8 seduto e fermo (nello spirito, nel cervello).<br \/>\nL\u2019arte \u00e8 una delle porte della conoscenza, dell\u2019espressione, della costruzione. Chi non ne \u00e8 attratto, rinuncia ad un nutrimento straordinario, e ad un\u2019occasione di arricchimento.<br \/>\nL\u2019arte poi (anzi: simultaneamente), in DC, \u00e8 anche un\u2019altra cosa. E\u2019 una delle tecniche che adottiamo per intavolare la nostra riflessione culturale, che riguarda i siti-risorsa, di cui il territorio \u00e8 trapunto.<br \/>\nCome \u00e8 noto, DC attiva piattaforme di rigenerazione complesse, e strategie di rete, con l\u2019obiettivo di trovare una nuova identit\u00e0, e nuove destinazioni d\u2019uso, temporeanee o permanenti, per le strutture stesse.<br \/>\nScegliamo infatti strutture ad alto potenziale, che per\u00f2 sono oggi del tutto inutilizzate, o solo parzialmente funzionanti, o in fase di teorico riavviamento, o che necessitano di un\u2019idea nuova, per tornare a vivere, e a funzionare, portando uno spunto positivo al proprio territorio, rispetto al quale costituiscono al tempo stesso un problema irrisolto e una risorsa potenziale.<br \/>\nIl Forte di Monte Ricco \u00e8 uno di questi siti, al quale lavoriamo, con una strategia culturale di rilancio, dal 2017.<br \/>\nE\u2019 evidente che non basta restaurare una struttura, per renderla capace di funzionare.<br \/>\nLa struttura funzioner\u00e0 se chi l&#8217;affronta sapr\u00e0 dotarsi di una strategia corretta, rispetto all\u2019identit\u00e0 del Bene, al suo potenziale, alle necessit\u00e0 del territorio, alla costruzione di un progetto aperto che inserisca la struttura stessa in un meccanismo virtuoso.<br \/>\nOccorre chiarezza di visione, per riuscirci. Occorre un\u2019idea buona, molta cooperazione a tutti i livelli (interno ed esterno, locale e globale, territoriale e extraterritoriale), molta determinazione nel perseguire l\u2019obbiettivo, la capacit\u00e0 di attrezzare reti vaste ed estroverse.<br \/>\nSpesso, le strutture non vengono rilanciate correttamente, e le strategie (quelle approssimative) falliscono.<br \/>\nAltre volte, le strategie sono sbagliate, quindi le strutture ripartono, ma poi si fermano ancora, e in quel momento si scopre che la strategia era miope, che mancava l&#8217;idea, che bisognava compiere altre scelte, avere una visione, il coraggio di una visione non banale.<br \/>\nIn quei due casi, \u00e8 il territorio a perdere, non la struttura.<br \/>\nLa struttura, e il suo utilizzo, sono un\u2019opportunit\u00e0 per il territorio, non per la struttura in s\u00e8.<br \/>\nPer questo non bisogna mai ragionare in termini di \u201cscatole restaurate, vuote, da riempire\u201d e di \u201ccontenuti da metterci dentro\u201d. Questa visione, della scatola e dei contenuti, \u00e8 puerile. E\u2019 la visione che talvolta hanno un Sindaco o un Assessore o un cittadino che non sanno intendere la Cultura per ci\u00f2 che essa \u00e8: un elemento fluido, che connette propulsivamante i punti di forza, e non il Capitolo schematico d\u2019un Bilancio.<br \/>\nUna mostra di DC \u00e8 dunque una parte di una strategia complessa. Nell\u2019ambito della strategie culturali, DC dice qualcosa in Italia dal 2011, a livello operativo, culturale, scientifico. La nostra credibilit\u00e0 \u00e8 alta, perch\u00e9 il lavoro che facciamo ogni giorno \u00e8 attento, dunque buono. Basta guardarlo (come basta leggere il buon libro), per capirlo.<br \/>\nAmmesso che si possiedano le capacit\u00e0 per vederlo. Infatti, guardare non \u00e8 ancora vedere.<br \/>\nQuali capacit\u00e0 sono richieste? L\u2019abbiamo detto: disposizione e determinazione nell\u2019ascolto; curiosit\u00e0 culturale; elasticit\u00e0 mentale; sensibilit\u00e0 critica; un&#8217;intenzione pubblica responsabile di far bene per il territorio, che \u00e8 cosa diametralmente opposta alle ambizioni personali. Gli occhi aperti.<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 una Residenza?<\/p>\n<p>La Residenza \u00e8 l\u2019Istituto principale su cui si basa la pratica di DC. La Residenza non equivale a un letto e ad una cucina. E&#8217; la volont\u00e0, e la capacit\u00e0, di portare persone e soggetti dall\u2019esterno sul territorio al suo interno, in modo tale che essi lo possano conoscere ed esplorare. Le Residenze DC ospitano, ogni anno, centinaia di artisti, architetti, designer, filosofi, antropologi, scienziati, paesaggisti, alpinisti, ecologi, economisti, e via dicendo.<br \/>\nQueste persone sono diverse tra loro: intellettuali affermati, sperimentatori creativi, giovani artisti, professionisti della cultura e della scienza, esperti di montagna, ricercatori universitari, curatori e collezionisti.<br \/>\nIn Residenza essi si conoscono, si mescolano. Tutti sono motivati rispetto all&#8217;obbiettivo della rigenerazione culturale di un Bene sepolto, che intendono nel suo valore reale.<br \/>\nA Pieve di Cadore, nel 2017, la Fondazione Centro Studi Tiziano Tiziano e Cadore ha deciso di attivare e sostenere una Residenza, all&#8217;interno della Casa del Volontariato e della Montagna.<br \/>\nLa Residenza \u00e8 servita, lo scorso anno, ad ospitare gli artisti che hanno lavorato a Pieve di Cadore per costruire Fuocopaesaggio, la prima mostra collettiva pensata da DC per il Forte di Monte Ricco.<br \/>\nAltri giovani, musicisti e convegnisti, ospiti della Fondazione duranti gli eventi estivi che essa promuove, sono stati alloggiati in questa casa, che \u00e8 dotata di una cucina.<br \/>\nAnche quest&#8217;anno, la Residenza \u00e8 operativa. Gli artisti di Brain-tooling continuano a usufruire di questa ospitalit\u00e0. In tal modo, passando un periodo a Pieve di Cadore, conoscono le persone e le cose. Conoscono le Dolomiti e le Marmarole (gli diamo sempre una mappa del nostro partner Tabacco). Conoscono le persone (una ventina le ditte e aziende che ci aiutano a realizzare le opere). Frequentano i locali. Conoscono i cibi, le ricette, le piante e gli alimenti del Cadore. Stabiliscono rapporti con gli enti. Visitano le Chiese e i Musei. Imparano ad arrampicare. Conoscono i luoghi natali di Tiziano Vecellio. Conoscono e frequentano Batteria Castello, il secondo Forte del colle di Monte Ricco, che un giorno sarebbe bello veder restaurato, per trarne magari una foresteria, ripristinando le officine di Romano Tabacchi, per poter cuocere ancora le ceramiche, e fare il lavoro fabbrile. Con un bar: che tutti vogliono salire al colle, ma non ci possono rimanere, e un bar in Batteria sarebbe straordinario, e funzionerebbe senza dubbio.<br \/>\nMolte delle opere realizzate per questa mostra, sono state create grazie alla Residenza. Gli artisti sono italiani, sloveni, coreani. Hanno gli studi e le Gallerie in Italia, in Germania, in Belgio, negli Stati Uniti d&#8217;America, e via.<br \/>\nTutti artisti bravi, la cui ricerca e qualit\u00e0 sono note in Italia a chi s&#8217;occupa d&#8217;arte, selezionati avvedutamente dai curatori. Stanno lavorando nel paese di Pieve, nel territorio, e dentro al Forte. Da un mese circa, avvicendandosi in residenza, installano, dipingono, fanno interviste, coinvolgono persone, realizzano video e film, di giorno e di notte, direttamente nel Forte, che \u00e8 un dunque cantiere dell&#8217;arte, cio\u00e8 dell&#8217;esplosione plastica dell&#8217;idea. Poi vanno a Lagole, e fanno il bagno tra i lucci del Lago di Centro Cadore, e conoscono Col Vaccher, ed esplorano tutto, riposando poco e lavorando molto, e le loro visioni e impressioni e idee si fissano sui medium artistici, e il 30 giugno potremo veder tutti gli esiti di questa ricerca accurata, che ha visto gli artisti immergersi nel territorio e farlo lavorare, stabilendo relazioni molteplici con esso.<br \/>\nPerch\u00e8 una mostra d&#8217;arte contemporanea non \u00e8 una rassegna di oggetti immobili in una serie di sale vuote da riempire.<br \/>\nE&#8217; invece un dispositivo relazionale, come abbiamo detto, un insieme di rapporti di senso e di relazioni coltivate, che porta sul territorio gli sguardi dell&#8217;artista-coltivatore, arricchendolo di una serie di connessioni di senso nuove, che indagano le cose che ci sono con uno sguardo profondo e franco.<br \/>\nL&#8217;arte non serve a riempire il Forte, le sue pareti. L&#8217;arte non ha una funzione decorativa. La sua funzione \u00e8 strutturale, come sempre accade per le manifestazioni dello spirito, dell&#8217;ingegno, della creativit\u00e0 dell&#8217;uomo che esplora, che cerca, che discute e intavola sul valore di cose ed esperienze.<br \/>\nVi invitiamo tutti dunque, sabato 30 giugno, a venire a scoprire il mondo di Brain-tooling e di Tiziano Contemporaneo, che \u00e8 un mondo reale, carico, pieno. In cui la mente (degli artisti) ha arrampicato lo Spazio di Pieve di Cadore, attrezzando un&#8217;altra parete della cultura, una parete nella quale troverete vie classiche e sportive, vie lunghe e tiri duri secchi, bouldering e free-solo. Perch\u00e8 DC \u00e8 una pratica d&#8217;arrampicata e alpinismo culturale, che scala l&#8217;ambiente e il Paesaggio, trasformandolo, ogni giorro, in s\u00e9 stesso, e vivificandone la luce, nell&#8217;impegno della ricerca, nella forza dell&#8217;idea, che \u00e8 la manifestazione della concretezza dell&#8217;immaginazione e dello spirito.<\/p>\n<p><strong>Gianluca D&#8217;Inc\u00e0 Levis<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 30 giugno\u00a0il\u00a0Forte di Monte Ricco\u00a0(Pieve di Cadore) riapre al pubblico, con una nuovo mostra collettiva, curata da Dolomiti Contemporanee:\u00a0Brain-tooling\u00a0\u00e8 una mostra dedicata ad un concetto articolato di arrampicata. La mostra contiene anche una significativa sottosezione dedicata ad un altro progetto DC:\u00a0Tiziano Contemporaneo. 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