{"id":83728,"date":"2017-01-19T15:33:27","date_gmt":"2017-01-19T14:33:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=83728"},"modified":"2017-01-19T15:33:27","modified_gmt":"2017-01-19T14:33:27","slug":"tutto-quello-che-ce-da-sapere-su-palazzo-fulcis-nuova-sede-del-museo-di-belluno-aperto-dal-27-gennaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2017\/01\/19\/tutto-quello-che-ce-da-sapere-su-palazzo-fulcis-nuova-sede-del-museo-di-belluno-aperto-dal-27-gennaio\/","title":{"rendered":"Tutto quello che c&#8217;\u00e8 da sapere su Palazzo Fulcis, nuova sede del Museo di Belluno. Aperto dal 27 gennaio"},"content":{"rendered":"<p>Dal 27 gennaio 2017 a Belluno, rinasce Palazzo Fulcis, nuova sede del Museo civico di Belluno. Tremila metri quadrati di spazio espositivo distribuito su cinque piani e articolato in 24 stanze;\u00a0stucchi e affreschi settecenteschi recuperati; un allestimento rispettoso ed emozionante:\u00a0a Belluno torna a splendere Palazzo Fulcis destinato a nuova sede della collezione d\u2019arte del\u00a0Museo Civico, dopo un attento restauro finanziato da Fondazione Cariverona e costato circa 8\u00a0milioni di euro e un accurato progetto museografico.<br \/>\nBartolomeo Montagna, Domenico Tintoretto, Matteo Cesa, Andrea Brustolon, Marco e Sabastiano\u00a0Ricci, Ippolito Caffi, ma anche le preziose collezioni di porcellane, i rari bronzetti e\u00a0le placchette rinascimentali, la raccolta di disegni e le incisioni di altissimo pregio hanno ora\u00a0una nuova casa.<\/p>\n<figure id=\"attachment_75679\" aria-describedby=\"caption-attachment-75679\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/palazzo-fulcis.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-75679\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/palazzo-fulcis.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-75679\" class=\"wp-caption-text\">Palazzo Fulcis &#8211; Belluno<\/figcaption><\/figure>\n<p>Oltre 600 opere della collezione dei Musei Civici di Belluno \u2013 una delle pi\u00f9 antiche di tutta la\u00a0regione \u2013 dal Medioevo al Novecento, saranno ospitate dal 27 gennaio 2017 nelle rinnovate e\u00a0funzionali sale di Palazzo Fulcis, uno degli edifici pi\u00f9 importanti del Settecento veneto. Belluno\u00a0si arricchisce cos\u00ec di un nuovo spazio museale, gi\u00e0 di per s\u00e9 un\u2019opera d\u2019arte, destinato a diventare\u00a0il gioiello culturale delle Dolomiti.<br \/>\nPer celebrare l\u2019apertura di Palazzo Fulcis non poteva tuttavia mancare il grande Tiziano, nativo\u00a0del Cadore; ed ecco allora l\u2019omaggio alla citt\u00e0 di un prestigioso museo internazionale.<br \/>\nDirettamente dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo \u2013 per la prima volta in Italia, dopo\u00a0oltre centocinquanta anni \u2013 giunge a Belluno fino al 1 maggio 2017 la celebre \u201cMadonna Barbarigo\u201d,\u00a0opera realizzata dal maestro intorno agli anni Cinquanta del XVI secolo.<br \/>\nDopo il lungo ed eccezionale restauro concluso da pochi mesi, che ne ha rivelato la sorprendente\u00a0qualit\u00e0 originale, il magnifico dipinto, amato da Tiziano tanto da conservarlo in casa propria\u00a0fino alla morte, sar\u00e0 affiancato a due opere dello stesso soggetto provenienti dal Museo di\u00a0Belle Arti di Budapest e dalla Galleria degli Uffizi di Firenze.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>RECUPERO E FUNZIONALIZZAZIONE DELL\u2019EDIFICIO SETTECENTESCO:\u00a0<\/strong><strong>UN MUSEO TRA STUCCHI E DECORI<\/strong><br \/>\nL\u2019apertura del Museo Civico di Belluno nel restaurato Palazzo in Via Roma, alla fine di Piazza\u00a0Vittorio Emanuele e giusto di fronte allo storico Teatro Comunale, segna un momento particolarmente\u00a0importante per la citt\u00e0 dolomitica, che sta ripensando la cultura e l\u2019identit\u00e0 del\u00a0territorio e la sua offerta alla luce di una serie di interventi strutturali in atto nel cuore di Belluno:<br \/>\nnon solo il Fulcis ma anche il restauro in corso di Palazzo Bembo, la futura apertura del\u00a0Museo archeologico, i lavori di ristrutturazione dell\u2019Auditorium Comunale nell\u2019antico Palazzo\u00a0dei Vescovi-Conti, a creare un triangolo della cultura assolutamente unico.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/palazzo-fulcis-6.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-83543\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/palazzo-fulcis-6.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>Il recupero di Palazzo Fulcis, residenza settecentesca di una delle famiglie pi\u00f9 in vista della citt\u00e0,\u00a0attestata a Belluno fin dal Trecento e iscritta al Consiglio dei Nobili dal 1512, \u00e8 stato affidato allo\u00a0studio Arteco di Verona e la sua destinazione a sede delle collezioni civiche, conservate dal 1876\u00a0ad oggi nel Palazzo dei Giuristi (1664) in Piazza Duomo, \u00e8 il risultato di un progetto museografico\u00a0e museologico che ha visto operare in stretto rapporto il Conservatore del Museo Denis Ton\u00a0e l\u2019architetto progettista Antonella Milani.<br \/>\nDa un lato, si \u00e8 trattato di recuperare un edifico storico di alto pregio, che nel cortile ha anche\u00a0svelato una notevole necropoli longobarda.<br \/>\nInteressato da interventi decorativi gi\u00e0 agli inizi del Settecento \u2013 quando Pietro Fulcis nel 1702\u00a0ottenne il titolo di Cavaliere di Malta \u2013 il Palazzo fu oggetto di un importante ampliamento nel\u00a01776 attuato dall\u2019architetto Valentino Alpago Novello che, in occasione delle nozze di Guglielmo\u00a0Fulcis con la contessa trentina Francesca Migazzi De Vaal, realizz\u00f2 l\u2019elegante facciata su\u00a0via Roma, cre\u00f2 i due monumentali portali d\u2019accesso, dot\u00f2 il Palazzo di un imponente scalone\u00a0e di una grandiosa sala d\u2019onore, qualificando in vario modo gli spazi interni con decorazioni a\u00a0stucco e straordinari pavimenti in seminato a motivi rococ\u00f2.<br \/>\nLa volont\u00e0 di mantenere il pi\u00f9 possibile intatta la struttura originaria, riportando alla luce tanti elementi\u00a0dell\u2019epoca, ha ora permesso di restituire i delicati decori del piano nobile e gli affreschi\u00a0che arricchiscono il soffitto del \u201cGrande Salone\u201d a doppia altezza, opera di Costantino Cedini\u00a0\u2013 tra i pi\u00f9 significativi artisti del secondo Settecento \u2013 cos\u00ec come quelli di fine Ottocento che\u00a0animano altri ambienti del palazzo.<br \/>\nRecuperati anche i pavimenti originali con motivi a rocaille e pure gli stucchi tardo barocchi\u00a0che rendono emozionante l\u2019Alcova e che risultano coevi a quelli bellissimi dal famoso \u201cCamerino\u00a0Fulcis\u201d: quest\u2019ultimo \u2013 nonostante gli sforzi \u2013 non \u00e8 ancora acquisito agli spazi museali (una\u00a0parte dell\u2019articolato edificio \u00e8 ancora appartenente a privati), ma si spera di poterlo inserire presto\u00a0nel percorso trattandosi dell\u2019ambiente da cui provengono le tele pi\u00f9 significative di Sebastiano\u00a0Ricci presenti nelle collezioni civiche, tra cui la potente e grandiosa Caduta di Fetonte,\u00a0opera iconica del Museo di Belluno che si attende di poter ricollocare nel Camerino.<br \/>\nDall\u2019altro lato, l\u2019esigenza di adeguamento funzionale del Palazzo ha portato a soluzioni tecniche\u00a0e distributive che hanno interessato soprattutto il settore ovest del complesso che, sottoposto\u00a0nel tempo a modifiche e manomissioni di vario tipo, non presentava particolari qualit\u00e0. In\u00a0particolare, oltre ai necessari impianti di sicurezza e condizionamento, \u00e8 stato creato un nuovo\u00a0sistema distributivo con la realizzazione di una scala principale e di un ascensore trasparente\u00a0che consente ai visitatori di accedere a tutti piani. In questo modo lo scalone d\u2019onore, che\u00a0serve principalmente il primo piano, potr\u00e0 consentire l\u2019accesso diretto del pubblico al Salone\u00a0centrale \u2013 spazio prestigioso del Museo \u2013 anche al di fuori del percorso di visita, per eventuali\u00a0eventi e conferenze.<\/p>\n<p><strong>LA SFIDA MUSEOGRAFICA: INTEGRARE LE COLLEZIONI A UN CONTESTO ARCHITETTONICO\u00a0<\/strong><strong>FORTEMENTE CONNOTATO E CONDIZIONANTE<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/palazzo-fulcis-5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-83542\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/palazzo-fulcis-5.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" \/><\/a>Il vero obiettivo del progetto museografico \u00e8 stato quello d\u2019inserire in modo adeguato le diversificate\u00a0collezioni civiche in uno spazio architettonico fortemente connotato \u2013 e condizionante\u00a0in alcuni casi l\u2019allestimento e il percorso museale \u2013 utilizzando elementi il pi\u00f9 possibile leggeri,\u00a0garantendo al tempo stesso la migliore conservazione e fruizione delle opere e la leggibilit\u00e0 del\u00a0contesto.<br \/>\nLa volont\u00e0 d\u2019integrazione ha portato a scegliere, per i dipinti che lo rendevano necessario, climaframe dotati di cornice lignea dorata anzich\u00e9 semplici climabox, per assecondare la fascinazione\u00a0dello spazio settecentesco e la natura di pinacoteca storica, oppure pannelli colorati\u00a0\u2013 molte volte non a parete dati i decori degli ambienti \u2013 per richiamare in un ideale confronto\u00a0i fondali e le tappezzerie tipiche di gallerie storiche, \u201cgesto museografico autentico \u2013 come\u00a0lo definisce Denis Ton \u2013 e non meramente mimetico, ed anzi riconoscibile e perfettamente\u00a0reversibile\u201c.<br \/>\nScelta obbligata in questo contesto, oltre all\u2018esposizione del lapidario nel cortile del Palazzo\u00a0(stemmi nobiliari, iscrizioni, decori architettonci) e ad un percorso non sempre rettilineo anche\u00a0se altamente suggestivo, \u00e8 stata l\u2019esposizione al terzo piano \u2013 in un ambiente completamente\u00a0diverso dal resto del Museo, destinato alle esposizioni temporanee e alla didattica \u2013 del ciclo\u00a0delle tre tele di Sebastiano Ricci provenienti dal \u201cCamerino d\u2019Ercole\u201d: in assenza degli ambienti\u00a0originari, in cui si auspica possano venire ricollocate, questo era infatti l\u2019unico spazio con altezze\u00a0tali perch\u00e9 la spettacolare tela di Fetonte potesse esser posta a parete e resa visibile, scelta\u00a0temporanea condivisa con la competente Soprintendenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NUCLEI COLLEZIONISTICI E UNA PINACOTECA STORICA IN UN PERCORSO RICCO\u00a0<\/strong><strong>DI SUGGESTIONI: DA MATTEO CESA A DOMENICO TINTORETTO, DA MARCO RICCI AD\u00a0<\/strong><strong>ANDREA BRUSTOLON<\/strong><br \/>\nI nuovi e ampi spazi museali hanno infatti reso possibile innanzitutto l\u2019esposizione di nuclei collezionistici\u00a0e di opere prima sacrificate o non esposte, a causa degli spazi limitati del Palazzo\u00a0dei Giuristi, seguendo uno sviluppo, a partire dal primo piano, il pi\u00f9 possibile cronologico o per\u00a0fondi collezionistici, questi ultimi collocati soprattutto nell\u2019ala nord-orientale dell\u2019edificio.<br \/>\nQui, il visitatore trover\u00e0 la collezione Zambelli con una delle raccolte di porcellane del Settecento\u00a0pi\u00f9 importanti del Veneto, la collezione di gioielli Prosdocimi Bozzoli, le matrici xilografiche\u00a0della tipografia Tissi e, a rotazione, il materiale delle ricche raccolte grafiche del museo,\u00a0che ora dispone di uno spazio consono per valorizzare sia i notevoli disegni \u2013 dall\u2019eccezionale\u00a0album di Andrea Brustolon ai lavori di Diziani, fino ai fogli di Demin e Paoletti \u2013 sia le importanti\u00a0stampe della collezione, tra le quali si segnala, ad esempio, il fondo Alpago-Novello (oltre 1400\u00a0fogli), per il quale \u00e8 in corso un progetto di catalogazione sistematica.<br \/>\nIl percorso del Museo \u00e8 modulato in base alla natura e alla consistenza, nei diversi periodi, della\u00a0collezione civica, che sostanzialmente si \u00e8 formata attraverso donazioni, a partire dalla raccolta\u00a0di dipinti del medico bellunese Antonio Giampiccoli nel 1872.<\/p>\n<p>Cos\u00ec gli inizi dell\u2019arte bellunese, nel Quattro e Cinquecento, sono testimoniati dall\u2019opera di Simone\u00a0da Cusighe (compresi due pannelli di un polittico smembrato recentemente acquisiti sul\u00a0mercato antiquario) e di Matteo Cesa, con l\u2019importante episodio degli affreschi della Caminata;<br \/>\ndalle bellissime tavole della fine del Quattrocento (due eccezionali Madonne con il Bambino) di\u00a0Jacopo da Montagnana, uno degli artisti pi\u00f9 importanti per la diffusione nella terraferma veneta\u00a0del linguaggio rinascimentale di Giovanni Bellini e Antonello da Messina; dai lavori di Pomponio\u00a0Amalteo, Domenico Tintoretto, Bernardino Licinio, Francesco Frigimelica o Palma il Giovane,\u00a0fino alla raccolta di bronzetti e di placchette di Florio Miari, che conserva alcuni degli esemplari\u00a0pi\u00f9 importanti della bronzistica italiana.<br \/>\nTuttavia \u00e8 l\u2019arte del Seicento e soprattutto del Sette e Ottocento il cuore delle collezioni della citt\u00e0\u00a0cantata da Buzzati.<br \/>\nNelle stanze al secondo piano dell\u2019edificio \u00e8 possibile seguire il racconto di queste stagioni, nel\u00a0quale non solo sono state messe in evidenza le personalit\u00e0 pi\u00f9 importanti ma anche dove sono\u00a0stati enucleati alcuni temi conduttori nodali per la storia dell\u2019arte a Belluno: il genere del paesaggio,\u00a0dove Marco Ricci, Antonio Diziani e Giuseppe Zais prima e Ippolito Caffi e Alessandro Seffer\u00a0poi hanno creato opere di importanza nazionale; il tema dell\u2019intaglio ligneo e della terracotta\u00a0preparatoria per tale produzione, che in Andrea Brustolon \u2013 ricordato da Honor\u00e9 de Balzac nel Il\u00a0cugino Pons (1847) come il \u201cMichelangelo del legno\u201d \u2013 e in Valentino Panciera Besarel vide due\u00a0esponenti di primo livello; la scultura dell\u2019Ottocento e le tematiche risorgimentali e del ritratto.<br \/>\nSempre al secondo piano, in una dei corridoi coperti e affacciati sul cortile, per godere al meglio\u00a0della luce naturale e nel contempo obbligare a quella visione ravvicinata per la quale erano stati\u00a0pensati, \u00e8 pure esposta la raccolta di tavolette votive della chiesa di Sant\u2019Andrea, che consente un\u00a0vero viaggio nel tempo, dal Cinquecento all\u2019Ottocento, nella devozione e nei costumi del popolo\u00a0di Belluno.<\/p>\n<p><strong>LE OPERE DI SEBASTIANO RICCI, GRANDE PROTAGONISTA DEL ROCOCO\u2019 IN EUROPA:\u00a0<\/strong><strong>A BELLUNO LA RACCOLTA MUSEALE PIU\u2019 IMPORTANTE IN ITALIA<\/strong><br \/>\nInfine un discorso a s\u00e9 merita Sebastiano Ricci che \u2013 nato a Belluno nel 1659 ma attivo nel Nord\u00a0come nel Sud dell\u2019Italia, ma anche in Inghilterra e in Francia \u2013 fu protagonista di primo piano\u00a0della trasformazione della pittura europea, dalla stagione barocca a quella rococ\u00f2.<br \/>\nLa pazienza di Giobbe, ancora seicentesca e forse legata a un qualche ciclo decorativo non rintracciato,\u00a0il Riposo durante la fuga in Egitto espressione di uno stile nuovo e pi\u00f9 libero, da collocare\u00a0probabilmente durante il periodo inglese, La Testa della Samaritana proveniente dal perduto\u00a0ciclo di Villa Belvedere a Belluno (1718), e Il satiro e la famiglia del contadino, testimonianza della\u00a0produzione matura e della maniera \u2018di tocco\u2019 sviluppata da Ricci sono inserite nel percorso museale\u00a0mentre, come dicevamo, le tre opere provenienti dal Camerino Fulcis sono al momento\u00a0esposte al terzo piano. Il sottotetto dell\u2019edificio, opportunamente recuperato per gli uffici, la\u00a0biblioteca, la didattica e come area per le esposizioni temporanee, era il granaio del complesso.<br \/>\nQui venivano stivate le derrate alimentari, come si pu\u00f2 desumere dalla scritta sull\u2019intonaco datata\u00a01778, e qui si potranno ammirare la monumentale Caduta di Fetonte, l\u2019Ercole e Onfale,<br \/>\ne l\u2019Ercole al bivio, capolavori pittorici che esprimono il genio di Sebastiano Ricci, in attesa\u00a0dell\u2019acquisizione e del restauro dell\u2019ambiente originale per il quale furono concepiti: \u201cil pi\u00f9 bel\u00a0camerino del Settecento europeo\u201d \u2013 come fu definito \u2013 degno di un palazzo di cos\u00ec grande\u00a0prestigio e di un museo davvero unico.<\/p>\n<p><strong>LA MOSTRA TIZIANO FINO AL 01.05.2017\u00a0<\/strong><strong>OSPITE D&#8217;ECCEZIONE CON \u201cLA MADONNA BARBARIGO\u00a0<\/strong><strong>DELL\u2019ERMITAGE\u201d<\/strong><br \/>\n<strong>DOPO UN RESTAURO DURATO DUE ANNI CHE HA RIVELATO LE STRAORDINARIE QUALIT\u00c0\u00a0<\/strong><strong>CROMATICHE E DI STESURA DEL DIPINTO, LA MADONNA BARBARIGO, CAPOLAVORO DI TIZIANO,\u00a0<\/strong><strong>GIUNGE DALL\u2019ERMITAGE A BELLUNO, TERRA NATALE DEL MAESTRO, DOPO 167 ANNI\u00a0<\/strong><strong>PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA.<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_80010\" aria-describedby=\"caption-attachment-80010\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/palazzo-fulcis-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-80010\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2016\/08\/palazzo-fulcis-2.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"186\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-80010\" class=\"wp-caption-text\">Giardino Palazzo Fulcis<\/figcaption><\/figure>\n<p>Un grande omaggio per l\u2019apertura del Museo di Belluno nel settecentesco Palazzo Fulcis.<br \/>\nNon poteva mancare il grande Tiziano, il figlio pi\u00f9 illustre del Cadore, ai festeggiamenti per l\u2019apertura\u00a0del Museo Civico di Belluno nella nuova sede di Palazzo Fulcis, edificio settecentesco\u00a0oggetto di un imponente restauro conservativo che ha rivelato decori e ambienti di grande\u00a0fascino, ove verranno esposte oltre 600 opere delle collezioni bellunesi.\u00a0Tiziano sar\u00e0 dunque l\u2019ospite d\u2019onore con una mostra inaugurale, curata da Irina Artemieva e\u00a0Denis Ton, che \u00e8 anche un grande omaggio alla citt\u00e0 da parte di uno dei musei internazionali\u00a0pi\u00f9 prestigiosi.<br \/>\n\u201cTiziano. La Madonna Barbarigo dell\u2019Ermitage\u201d, promossa dal Comune di Belluno grazie alla disponibilit\u00e0\u00a0straordinaria del Museo Statale Ermitage, al sostegno fondamentale della Fondazione\u00a0Cariverona e alla collaborazione di Ermitage Italia, porter\u00e0 a Belluno dal 27 gennaio al 1 maggio\u00a0del 2017 l\u2019 illustre e bellissima tela conservata a San Pietroburgo dal 1850.<br \/>\nL\u2019opera, mai esposta prima d\u2019ora in Italia, viene presentata all\u2019indomani di un lungo restauro che\u00a0ha consentito approfondite analisi tecniche e ne ha rivelato cromatismi e qualit\u00e0 eccezionali.<br \/>\nLa Madonna con il Bambino e Maria Maddalena, detta Barbarigo perch\u00e9 entrata a far parte della\u00a0famosa collezione nobiliare veneziana dopo la morte dell\u2019artista, torna dunque nel nostro Paese,\u00a0e proprio nella patria di Tiziano, dopo oltre 150 anni di assenza, confermando il suo ruolo di\u00a0prototipo di un soggetto che ebbe una fortuna considerevole.<br \/>\nEd \u00e8 forse questa la ragione per cui Tiziano non volle mai separarsi da tale dipinto, che conserv\u00f2\u00a0fi no alla fi ne dei suoi giorni nello casa-studio di calle dei Biri, descritto da Ridolfi come rappresentante\u00a0\u201cla Vergine col Bambino al seno e la Maddalena che le porge il vase d\u2019alabastro\u201d.<br \/>\nPur essendo tra le opere meno studiate del corpus tizianesco, il prototipo della Madonna Barbarigo\u00a0\u00e8, tra i modelli devozionali elaborati dal Maestro, uno dei pi\u00f9 fortunati, replicati e copiati,\u00a0con riprese che senz\u2019altro travalicarono l\u2019orizzonte del XVI secolo.<br \/>\nEcco perch\u00e9 nell\u2019occasione si \u00e8 voluto confrontare per la prima volta il capolavoro dell\u2019Ermitage\u00a0con un\u2019altra importante versione autografa del soggetto proveniente dal Museo di Belle Arti di\u00a0Budapest, \u201cLa Madonna con il Bambino e San Paolo\u201d, e con una delle pi\u00f9 signifi cative repliche\u00a0di bottega \u201cLa Madonna con il Bambino e santa Caterina\u201d dalle Gallerie degli Uffi zi di Firenze, a\u00a0lungo attribuita anch\u2019essa alla mano del Maestro ed esposta nel cuore del museo fiorentino, la\u00a0Tribuna del Buontalenti.<br \/>\n<strong>IL DIPINTO, LA STORIA<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Tiziano-La-Madonna-con-il-Bambino-e-Maria-Maddalena-detta-Barbarigo.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-83730\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/Tiziano-La-Madonna-con-il-Bambino-e-Maria-Maddalena-detta-Barbarigo.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"328\" \/><\/a>Nel 1850 \u00e8 lo zar Nicola I ad accaparrarsi la celebre collezione di quadri di Domenico e Alvise\u00a0Barbarigo a San Polo, proveniente da palazzo Barbarigo della Terrazza a Venezia. Una collezione\u00a0divenuta famosissima soprattutto grazie a un nucleo impressionante d\u2019opera di Tiziano.<br \/>\nGli scritti di Ridolfi e di Boschini sulla collezione, che sottolineavano in particolare le opere del\u00a0pittore bellunese, contribuirono a fare di palazzo Barbarigo dalla Terrazza, nel Settecento, uno\u00a0dei luoghi di maggiore attrazione a Venezia, che appassionati e nobili viaggiatori si sentivano in\u00a0dovere di visitare: l\u2019abate Cochin, famosissimo esperto e incisore francese, scrisse in proposito\u00a0che la galleria veniva chiamata \u201cscuola di Tiziano\u201d.<br \/>\nI quadri pi\u00f9 pregevoli del Maestro allestivano le sale da parata lungo il perimetro della terrazzo\u00a0e, tra questi, quattro erano di soggetto religioso: \u00abMagdalena famosis nel deserto\u00bb, \u00abCristo portacroce\u00a0con Simone Cireneo\u00bb, \u00abSan Sebastiano in piedi\u00bb e appunto la \u00abMadonna col Bambino\u00a0e Maria Maddalena\u00bb.<br \/>\nSecondo l\u2019opinione affermatasi nella storiografia veneziana di quel tempo, questi quadri erano\u00a0entrati a far parte della galleria in circostanze del tutto particolari. Nel 1581 il patrizio veneziano\u00a0Cristoforo Barbarigo aveva infatti acquistato da Pomponio Vecellio, figlio minore di Tiziano,\u00a0defunto nel 1576, la casa del Maestro cadorino in Calle dei Biri nel Sestriere di Cannaregio, con\u00a0tutto quanto conteneva, compresi i quadri, che si trovavano sia nell\u2019abitazione che nello studio.<br \/>\nI documenti relativi all\u2019acquisto della casa in Calle dei Biri furono scoperti e pubblicati nel 1833\u00a0da Giuseppe Cadorin e ci\u00f2 rafforz\u00f2 ulteriormente la gi\u00e0 salda convinzione dell\u2019eccezionalit\u00e0\u00a0della provenienza dei lavori di Tiziano della galleria Barbarigo: nella monografia di Crowe e\u00a0Cavalcaselle, uscita nel 1877, la storia dei dipinti viene presentata come un fatto inconfutabile.<br \/>\nTra i tanti visitatori che avevano ammirato la collezione Barbarigo non mancarono personalit\u00e0\u00a0russe e tra queste nel 1782 anche i conti \u201cSevernye\u201d (\u201cdel Nord\u201d) in visita a Venezia: l\u2019erede al\u00a0trono il Granduca Pavel Petrovi\u010d e la consorte Maria F\u00ebdorovna. Anch\u2019essi, passando da un festeggiamento\u00a0all\u2019altro, non tralasciarono di vedere i quadri di Tiziano.<br \/>\nScrive Irina Artemieva nel sua saggio, nel catalogo della mostra: \u201c\u00c9 possibile che Maria F\u00ebdorovna\u00a0abbia raccontato ai figli di questa visita e i ricordi si siano conservati nella memoria di Nicola I,\u00a0ma \u00e8 ancora pi\u00f9 probabile che la decisione di acquistare la galleria Barbarigo sia stata influenzata\u00a0dalle vive impressioni che il figlio maggiore dell\u2019imperatore, Aleksandr Nikolaevi\u010d, aveva ricevuto\u00a0dal viaggio in Europa compiuto negli anni 1838-1839 in compagnia del suo educatore, il famoso\u00a0poeta Vasilij Zhukovskij\u201d. Tra le mete preferite, Venezia, e nei suoi diari i commenti alle opere\u00a0tizianesche. Certo \u00e8 che quando fu nota la decisione della famiglia Barbarigo di vendere la\u00a0collezione, preannunciata dalla pubblicazione del suo catalogo, il console generale dell\u2019Impero<br \/>\nRusso a Venezia, conte Aleksandr Chvostov &#8211; il 23 febbraio 1850 &#8211; si rivolse al ministro di corte\u00a0con la proposta di: \u201capprofittare della felice possibilit\u00e0 che si offre e che potrebbe non ripetersi\u201d.<br \/>\nUna volta giunta all\u2019Ermitage l\u2019opera, insieme alle altre, venne ridipinta con pesanti vernici giallastre\u00a0che ne hanno condizionato la lettura nei primi studi dedicati, limitando il giudizio sulla sua\u00a0qualit\u00e0. Nonostante ci\u00f2, gli studiosi pi\u00f9 recenti &#8211; Rodolfo Pallucchini, Harold Wethey, Tatiana\u00a0Fomichova, Wilhelm Suida, Vilmos T\u00e0trai, per citarne alcuni &#8211; hanno considerato il dipinto capostipite\u00a0di tutta una serie di varianti autografe e copie di bottega, conservate oggi nei musei di\u00a0tutto il mondo e in varie collezioni private.<br \/>\nL\u2019opera si situa intorno agli anni \u201850 del Cinquecento, quando oramai Tiziano sperimenta una\u00a0pittura di tocco estremamente libera, poco interessata alla definizione grafica dell\u2019immagine e\u00a0assai pi\u00f9 rivolta a una stesura preziosa e cromaticamente molto sofisticata, fatta di strati sovrapposti\u00a0di stesure differenti; ma \u00e8 il recentissimo restauro condotto dal Museo Statale Ermitage,\u00a0durato due anni e ultimato nel 2016, a rivelare l\u2019assoluto capolavoro realizzato da Tiziano.<\/p>\n<p><strong>IL RESTAURO<\/strong><br \/>\nRealizzato da Serghej Kisseliov, uno dei pi\u00f9 noti specialisti dell\u2019Ermitage, l\u2019intervento di restauro\u00a0ha dato esiti assolutamente eccezionali restituendo l\u2019originaria brillantezza cromatica e dettagli\u00a0imprevedibili, come lo straordinario manto blu oltremare naturale che copre il capo della Vergine\u00a0e che poteva essere trattato solo da un Maestro con grandi abilit\u00e0 tecniche.<br \/>\nNessuno si sarebbe atteso colori cos\u00ec intensi e tale bellezza di particolari: il volto della Madonna\u00a0di tenerissima carnagione rosea, sottolineata dall\u2019ombra celestina del suo velo, il velo stesso, il\u00a0passaggio dall\u2019ombra alla luce sullo sfondo della Madonna, che conferisce profondit\u00e0.<br \/>\nA testimonianza dell\u2019attenzione portata alla stesura pittorica, si segnala egualmente che l\u2019autore\u00a0ha impiegato tre diversi tipi di pigmenti blu per il manto. Le indagini a infrarosso e ai raggi X\u00a0hanno confermato che ci sono stati pentimenti e varianti soprattutto nella posizione della Maddalena.<br \/>\nCome altre opere del periodo maturo di Tiziano, l\u2019opera \u00e8 caratterizzata da un fondo\u00a0realizzato attraverso una mistura di pigmento terroso e ferroso (ocra) con biacca legati insieme\u00a0dall\u2019olio; l\u2019imprimitura \u00e8 assente, gli strati di colore sono stati applicati direttamente sul fondo e\u00a0legati insieme con olio di semi di lino.\u00a0Insomma un capolavoro che viene restituito alla nostra meraviglia, al nostro godimento e che\u00a0ha scelto Belluno, la patria natale di Tiziano, per mostrarsi nella sua riconquistata bellezza, per la<br \/>\nprima volta al pubblico fuori dai confini russi. Un omaggio a Tiziano, un omaggio alla sua terra.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 27 gennaio 2017 a Belluno, rinasce Palazzo Fulcis, nuova sede del Museo civico di Belluno. 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