{"id":7608,"date":"2009-09-01T17:12:37","date_gmt":"2009-09-01T16:12:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=7608"},"modified":"2009-09-01T17:12:37","modified_gmt":"2009-09-01T16:12:37","slug":"dal-3-al-13-settembre-2009-ospita-la-quindicesima-edizione-del-filo-darianna-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2009\/09\/01\/dal-3-al-13-settembre-2009-ospita-la-quindicesima-edizione-del-filo-darianna-festival\/","title":{"rendered":"dal 3 al 13 settembre 2009 ospita la quindicesima edizione del Filo d&#8217;Arianna Festival&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Un Festival nazionale di teatro, danza e arti visive quale il Filo d\u2019Arianna rappresenta un\u2019ottima occasione culturale e sociale per il nostro territorio, cui sa donare visibilit\u00e0 attraverso il linguaggio delle arti.<br \/>\nIl prestigio raggiunto da questa manifestazione nelle sue quindici edizioni, l\u2019eccellenza dei contenuti culturali e delle forme che hanno reso ancor pi\u00f9 eccellenti gli insoliti contesti ambientali e spaziali prescelti per gli spettacoli, ci motivano nel sostegno che intendiamo rivolgerle.<br \/>\nI luoghi che il Festival ha saputo attraversare e ridisegnare con il tocco leggero dell\u2019arte e della poesia e il livello dei tanti artisti presenti negli anni, insieme alle migliori compagnie\u00a0 e produzioni locali cui il Filo d&#8217;Arianna ha dato vita, ne costituiscono la preziosa, originalissima caratteristica.<br \/>\nUna nota degna d\u2019attenzione che rende peculiare questa edizione \u00e8 inoltre la particolare attenzione rivolta agli artisti veneti, dal Premio per la Giovane Danza d\u2019Autore della Regione del Veneto, alla presenza della coreografa bellunese Laura Zago e dell\u2019artista visivo Bortolot con i curatori della sezione arti visive Gaetano Ricci e Giorgio Vazza, allo spettacolo Polvere di Daniela Nicosia che, amatissimo da tutto il pubblico, ritorna al Comunale dopo sette anni e dopo aver egregiamente rappresentato il teatro bellunese al Festival Internazionale della Biennale di Venezia.<br \/>\nDi fama internazionale, inoltre, anche gli artisti visivi Shuhei Matsuyama e Franz St\u00e4hler che con Bortolot lascieranno le loro impronte nel cuore della citt\u00e0: piazza Duomo luogo in cui potere temporale e potere ecclesiastico si incontrano e compongono le loro architetture in un eccellente mosaico di bellezza.<br \/>\nA questo mosaico il Festival ancora una volta sapr\u00e0 regalare istanti indimenticabili.<\/p>\n<p>Fondazione Teatri delle Dolomiti<br \/>\nPresidente<br \/>\nMichele Romanelli<\/p>\n<p>\u00c8 con grande soddisfazione che anche quest&#8217;anno la Citt\u00e0 di Belluno ospita il Filo d\u2019Arianna, una manifestazione che da oltre un decennio abbellisce di cultura e innovazione il nostro contesto culturale cittadino. Abbiamo detto pi\u00f9 volte che Tib Teatro rappresenta un valore della nostra comunit\u00e0 e il calendario delle manifestazioni 2009 conferma questo nostro assunto. Ecco perch\u00e9, pur in tempi difficili, abbiamo cercato di mantenere forte il legame con questa manifestazione che fruisce di spazi cittadini decorandoli di idee e di emozioni. Oggi, pi\u00f9 di ieri, la nostra Citt\u00e0 \u00e8 ricca di idee, di proposte e di voci che<br \/>\nla animano e la rinnovano. \u00c8 la Belluno che abbiamo in mente e che Tib Teatro contribuisce a costruire nel generale apprezzamento di tanti bellunesi.<\/p>\n<p>Comune di Belluno\u00a0\u00a0 \u00a0Comune di Belluno<br \/>\nSindaco\u00a0\u00a0 \u00a0Assessore alla Cultura<br \/>\nAntonio Prade\u00a0\u00a0 \u00a0Maria Grazia Passuello<\/p>\n<p>Il Filo d&#8217;Arianna da quindici anni si propone come progetto di altissima qualit\u00e0, capace di ridisegnare e modificare la percezione e la fruizione negli spazi urbani attraverso il fruttuoso incontro di teatro, danza, musica, arti visive, letteratura con i luoghi aperti e gli edifici storici della citt\u00e0.<br \/>\nQuest&#8217;anno in particolare, il dialogo tra architetture cittadine, paesaggio e proposte artistiche, sar\u00e0 l&#8217;ingrediente vincente della ricetta che il Tib Teatro propone per valorizzare gli spazi cittadini che diventano a loro volta fonte d&#8217;ispirazione artistica, rendendo pi\u00f9 sottile la linea di confine tra finzione e realt\u00e0, tra teatro e vita quotidiana.<br \/>\nPer la sua articolazione, per il successo di pubblico che da sempre riscuote e per le ricadute anche sul piano turistico, il Filo d&#8217;Arianna va sicuramente inserito tra le iniziative culturali di maggior spicco che le realt\u00e0 artistiche locali riescono ad esprimere e a portare oltre i confini della provincia. Un&#8217;iniziativa capace, non solo di dare visibilit\u00e0 a livello nazionale alla nostra terra, ma di alimentarne la crescita sociale e culturale.<br \/>\nAuguriamo la miglior riuscita del Festival 2009 e ringraziamo il Tib Teatro per l&#8217;importante attivit\u00e0 culturale, l&#8217;impegno e la professionalit\u00e0 che da anni mette a disposizione della nostra comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Provincia di Belluno\u00a0\u00a0 \u00a0Provincia di Belluno<br \/>\nPresidente\u00a0\u00a0 \u00a0Assessore alla Cultura<br \/>\nGianpaolo Bottacin\u00a0\u00a0 \u00a0Daniela Templari<\/p>\n<p>DI FILO IN FILO<\/p>\n<p>Con un pensiero a chi ci \u00e8 stato<br \/>\nA chi vorr\u00e0 esserci ancora o unirsi a noi ora<br \/>\nA chi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ma siamo certi ci sorride ancora\u2026<br \/>\nGrazie a tutti voi.<\/p>\n<p>Di fili nella vita ce ne sono tanti: i fili d\u2019acqua, i fili appiccicosi delle ragnatele, i fili d\u2019erba, i fili elettrici, i fili di lana, i fili di fumo, i fili del potere, i fili del destino, i fili della memoria, il filo della vita\u2026<\/p>\n<p>Abbiamo tessuto per quindici anni i fili delle arti congiunte tra loro, per donare alla nostra citt\u00e0, alle sue architetture, un Festival di teatro, danza, musica, arti visive, studi, compiuto come il Filo d&#8217;Arianna 2008. Il file rouge che ci ha accompagnato in questi quindici anni, \u00e8 stato quello della qualit\u00e0 delle scelte artistiche, alla ricerca di qualcosa che ci riguarda tutti come il bello, l\u2019estetica, la cultura, il senso profondo delle cose e dell\u2019essere.<br \/>\nE la citt\u00e0 si \u00e8 rivelata pi\u00f9 bella, solcata dalle parole belle del teatro, dai passi leggeri della danza, dalle luci delle performance, dal canto delle differenti melodie dell\u2019ambiente: il vento, i sussurri del fiume, la voce umana, la pioggia scrosciante che resiste alla musica e si fa musica.<br \/>\nAbbiamo camminato in lunghe file di spettatori nei sentieri lungo l\u2019Ardo e il Piave, ascoltando poesia. Abbiamo proceduto accompagnati dal suono di campane mentre la fila indiana sul liston seguiva composta la salma dei poeti che non ci sono pi\u00f9, dei nostri affetti remoti ma non dimenticati. Abbiamo danzato nei mercati e anche nelle fontane e perfino nei supermercati, e disegnato nuvole, veli bianchi da sposa gi\u00f9 dalle facciate dei palazzi, lungo le colonne, sui sagrati delle chiese, fagotti bianchi come lacrime, lungo le finestre di piazza delle Erbe, carichi di ci\u00f2 che ci appartiene e che siamo destinati a lasciare lungo il percorso di una intera vita. Dino Buzzati a farci da guida lungo la lunga fila di scarpe atta a\u00a0 segnare i passi di un rito, di una lunga strada di attese, sassi, speranze, memorie, quelle di ognuno\u2026<\/p>\n<p>Oggi ci ritroviamo a dover ricominciare\u2026<br \/>\nE lo facciamo con fiducia,<br \/>\ncon la volont\u00e0 di proseguire un percorso che con fatica,<br \/>\ninsieme ai tanti bellunesi che ci hanno accompagnato e dato forza in questi quindici anni,<br \/>\nabbiamo costruito insieme per la nostra citt\u00e0\u2026<br \/>\nSiamo cresciuti insieme, attori e spettatori del\u00a0\u00a0 \u00a0Filo<br \/>\nPer questo desideriamo continuare a tessere\u00a0\u00a0 \u00a0fili di speranza,<br \/>\nfili di emozioni,<br \/>\nfili di vita\u2026<\/p>\n<p>il direttore artistico<br \/>\nDaniela Nicosia<\/p>\n<p>Fondazione Teatri delle Dolomiti<br \/>\nComune di Belluno<br \/>\nMinistero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali<br \/>\nProvincia di Belluno<br \/>\nRegione del Veneto<\/p>\n<p>FILO D&#8217;ARIANNA FESTIVAL 2009<\/p>\n<p>quindicesima edizione<\/p>\n<p>direzione artistica Daniela Nicosia<\/p>\n<p>BELLUNO<br \/>\ndal 3 al 13 settembre<\/p>\n<p>gioved\u00ec 3<br \/>\nAuditorium Comunale &#8211; ore 20:30<br \/>\nFiloFilm<br \/>\nun\u2019emozionante proiezione sui quindici anni di Festival<br \/>\nMostra fotografica diffusa<br \/>\ninaugurazione<br \/>\nPolvere ovvero la storia del teatro<br \/>\nincontro con la regia e gli attori<\/p>\n<p>sabato 5<\/p>\n<p>Giardini Sottocastello \u2013 ore 16:00<br \/>\nPortici Inattuali installazioni urbane<br \/>\ninaugurazione e percorso tra le opere con gli artisti<\/p>\n<p>La citt\u00e0 danza<br \/>\nitinerario di danza urbana per il Centro Storico di Belluno<br \/>\nore 17:00<br \/>\nDance Raids<br \/>\nore 18:45<br \/>\nCalicante<\/p>\n<p>da venerd\u00ec 11 a domenica 13<br \/>\nTeatro Comunale<br \/>\nIl ritorno di\u2026<br \/>\nPolvere ovvero la storia del teatro<br \/>\nFILO D\u2019ARIANNA FESTIVAL<\/p>\n<p>BREVE STORIA<br \/>\nDa quindici anni il Filo d\u2019Arianna Festival, organizzato a Belluno da Tib Teatro per la direzione artistica di Daniela Nicosia, in collaborazione con il Comune di Belluno, e dal 2006 anche con la Fondazione Teatri delle Dolomiti, con la partecipazione della Provincia di Belluno, della Regione del Veneto e del Ministero per i Beni e le Attivit\u00e0 Culturali, ridisegna gli spazi urbani e i pi\u00f9 suggestivi contesti ambientali del territorio dolomitico attraverso l\u2019incontro tra le arti \u2013 teatro, danza, musica, arti visive, letteratura \u2013 accompagnato da una corposa sezione studi, che ha visto negli anni alternarsi in progetti di formazione rivolti ai giovani del territorio, differenti artisti e studiosi a livello internazionale. Importanti le partnership realizzate dal Festival con le Universit\u00e0 degli Studi di Venezia, Padova e Bologna, sia per la sezione studi, con la presenza di docenti, in qualit\u00e0 di relatori, nelle tante conferenze che hanno accompagnato i differenti eventi di spettacolo, sia attraverso l\u2019attivazione di specifiche convenzioni per stage universitari.<br \/>\nIl pensiero artistico che d\u00e0 vita al progetto Filo d\u2019Arianna Festival \u00e8 quello di una rivisitazione degli spazi aperti e degli edifici storici della citt\u00e0 grazie al linguaggio delle arti, con la produzione di eventi atti a modificarne la percezione e la fruizione attraverso una consapevole riconsiderazione degli spazi stessi. Un progetto, quello del Filo d\u2019Arianna che per le sue caratteristiche multidisciplinari, assorbe fasce di pubblico differenti per et\u00e0 ed interessi, permettendo una rivisitazione dei concetti di citt\u00e0, di ambiente e di benessere, in cui le arti sceniche, ridisegnano confini e significati, forme e contenuti di un contesto recuperando cos\u00ec la loro originaria funzione sociale.<\/p>\n<p>FESTIVAL 2009<\/p>\n<p>Il Filo d\u2019Arianna si realizzer\u00e0 a Belluno tra il 3 e il 13 settembre con la finalit\u00e0 di valorizzarne gli spazi, grazie al costante dialogo instaurato tra le architetture cittadine, il paesaggio, e le differenti proposte artistiche. Queste saranno infatti incastonate in precisi contesti ambientali ed in molti casi trarranno spunto da essi, secondo un pensiero che rintraccia nel paesaggio umano possibili fonti drammaturgiche.<\/p>\n<p>Il Festival 2009 si comporr\u00e0 per progetti, articolati in pi\u00f9 sezioni integrate tra loro. Danza urbana, teatro, arti visive, creeranno un percorso atto ad attraversare differenti luoghi della citt\u00e0 in un itinerario che ci permetter\u00e0 di rileggere il tessuto urbano. Il \u201cteatro degli atti quotidiani\u201d si mescoler\u00e0 cos\u00ec con le forme create dagli artisti, dando vita ad inedite performance in cui sempre pi\u00f9 labile apparir\u00e0 la linea di confine tra teatro e vita.<\/p>\n<p>ARTI VISIVE<\/p>\n<p>QUINDICI ANNI DI EMOZIONI: FILOFILM &#8211; MOSTRA FOTOGRAFICA DIFFUSA<br \/>\nPORTICI INATTUALI<\/p>\n<p>Con il progetto Quindici anni di emozioni abbiamo inteso tessere i fili della memoria. Scatti rubati, che catturano l\u2019istante e lo consegnano al tempo, fotogrammi che uniscono immagini e pensieri, gesti quotidiani e gesti della scena secondo la filosofia del Festival che sempre pi\u00f9 ha saputo raccontare, negli anni, la mappa emotiva della nostra citt\u00e0. Un racconto che continua, diffuso nelle piazze, nelle strade, nei luoghi della nostra comunit\u00e0.<br \/>\nFiloFilo produzione di un film documentario sulla memoria di quindici anni di Festival.<br \/>\nMostra fotografica diffusa, una mostra fotografica diffusa che testimonia i momenti pi\u00f9 significativi del Festival.<\/p>\n<p>Il progetto Portici Inattuali Installazioni Urbane, a cura di Gaetano Ricci e Giorgio Vazza, \u00e8 caratterizzato dalla creazione di installazioni urbane originali, ad opera di differenti artisti internazionali, appositamente ideate in occasione del Filo d\u2019Arianna Festival, per i luoghi prescelti della citt\u00e0. Gli artisti, nel corso di differenti sopralluoghi, progettano, a partire dalle architetture prescelte, delle macro installazioni in differenti materiali che possono accompagnarsi a performance originali, installazioni che nascono e modificano la percezione degli spazi quotidiani per riconsegnarli a fine Festival cos\u00ec come erano. Opere visive che incidono per un tempo su di un luogo, e ne modificano l\u2019assetto, restando per sempre nella memoria di chi quel tempo e quel luogo ha condiviso. Gli artisti presenti al Festival 2009 sono: Donato Maria Bortolot, Shuhei Matsuyama, Franz St\u00e4hler.<\/p>\n<p>DANZA URBANA<\/p>\n<p>LA CITT\u00c0 DANZA<br \/>\nQuesta sezione intende promuovere la giovane danza d\u2019autore veneta contestualizzandola nei pi\u00f9 suggestivi spazi aperti del centro storico della citt\u00e0. La caratteristica del tessuto urbano medioevale di Belluno \u00e8 infatti la contaminazione tra architetture storiche e ambiente naturale (aree verdi, terrazze sul fiume Piave, presenza delle Dolomiti quali cornice delle principali piazze della citt\u00e0). La convivenza tra tutti questi elementi e la necessit\u00e0 di un recupero del rapporto tra la citt\u00e0 e il suo fiume costituiscono elementi preziosi per le arti ed in particolare per la creazione di coreografie originali scaturite dalle suggestioni derivanti dagli spazi stessi. Saranno pertanto i cinque giovani coreografi finalisti del Premio per la Giovane Danza d\u2019Autore della Regione del Veneto 2009 (Alberto Cacopardi con Ci vuole il fiore-Urban, Marianna Batelli e Alessandro Rossi in Plastik Life, Giuliana Urciuoli in Stasi, Francesca Foscarini con Kalsh e Silvia Gribaudi con A corpo libero) a ridisegnare i luoghi, per il progetto del Festival La Citt\u00e0 Danza.<br \/>\nAd essi si unir\u00e0, nell\u2019itinerario degli spettacoli, anche la coreografa bellunese Laura Zago, selezionata dal Festival OrienteOccidente per il Concorso Coreografico Citt\u00e0 di Rovereto Danz\u2019\u00e8, con una performance di danza contemporanea realizzata sul porfido di piazza dei Martiri e interpretata da sedici danzatori. Una coreografia dal segno eloquente che rappresenta una ricerca sull\u2019atto del donarsi, nella sua intima profonda essenzialit\u00e0 in un concerto di movimento che nella circolarit\u00e0 ripercorre l\u2019inizio e la fine dell\u2019esistere, tra confini spaziali e mentali, tesa al superamento degli stessi, sospesa tra la pietra della piazza e il cielo aperto delle vette dolomitiche.<\/p>\n<p>TEATRO<\/p>\n<p>IL RITORNO DI\u2026 POLVERE OVVERO LA STORIA DEL TEATRO<br \/>\nPolvere ovvero la storia del teatro \u00e8 un progetto nato per il Teatro Comunale di Belluno nel 2003 che nel tempo si \u00e8 composto di diverse tappe.<br \/>\nLa prima tappa produttiva \u00e8 stata realizzata presso il Teatro Comunale di Belluno, la seconda \u00e8 stata realizzata presso il Teatro Civico di Schio nel settembre del 2005 all\u2019interno del Progetto Lottozero per la direzione artistica di Gabriele Vacis, la terza tappa ha prodotto una creazione originale per il 38\u00b0 Festival Internazionale de La Biennale di Venezia 2006, al Teatro Goldoni.<\/p>\n<p>Arti visive<\/p>\n<p>QUINDICI ANNI DI EMOZIONI<\/p>\n<p>FILOFILM<br \/>\ndi Lorena Casol<br \/>\nvoce recitante Vania Bortot<br \/>\nmontaggio Piero Bolzan \u2013 Audiogruppo<br \/>\nproduzione Tib Teatro<\/p>\n<p>Il Filo in quindici anni ha percorso strade, piazze, cortili, ha rivelato luoghi, riacceso memorie&#8230; ha attraversato luoghi sacri e profani, spazi pubblici e privati e in questo suo viaggio ha lasciato una traccia nella vita sociale e culturale della nostra comunit\u00e0: non solo spettacoli, anche incontri, laboratori, relazioni, occasioni di confronto tra chi appartiene ai luoghi e chi, artisti e visitatori, li scopre&#8230;<br \/>\nFermarsi\u2026 a guardare. Fermarsi\u2026 e rivivere.<br \/>\nImbattersi, quasi per caso, nelle immagini, nei luoghi delle emozioni che abbiamo condiviso nel corso di questi quindici anni di Festival. Basta poco e si ritrova il senso delle cose, dettagli significativi smarriti nel quotidiano, casuale, affannoso, distratto fluire del tempo\u2026<\/p>\n<p>prima proiezione<br \/>\nAuditorium Comunale<br \/>\ngioved\u00ec 3 settembre &#8211; h 20:30<\/p>\n<p>MOSTRA FOTOGRAFICA DIFFUSA<\/p>\n<p>Una traccia, un filo, un legame sottile che lega le nostre azioni quotidiane a nuovi sguardi, nuovo piacere di riscoprirci e di ri-scoprire vecchie e nuove emozioni.<br \/>\nCos\u00ec il Filo d\u2019Arianna Festival in questi quindici anni, cos\u00ec la mostra fotografica diffusa che incontreremo, quasi per caso, passeggiando nel Centro Storico di Belluno.<br \/>\nScatti rubati, scatti dimenticati\u2026 a tessere la mappa della memoria di un Festival che sempre pi\u00f9 sa raccontare la mappa emotiva della nostra citt\u00e0\u2026<\/p>\n<p>inaugurazione<br \/>\nAuditorium Comunale<br \/>\ngioved\u00ec 3 settembre &#8211; h 20:30<br \/>\nla mostra sar\u00e0 visibile fino a domenica 13 settembre<\/p>\n<p>Arti visive<\/p>\n<p>PORTICI INATTUALI<br \/>\ninstallazioni urbane<\/p>\n<p>sezione a cura di Gaetano Ricci e Giorgio Vazza<br \/>\ncon il contributo critico di Luca Bochicchio<br \/>\ninstallazioni di Donato Maria Bortolot, Shuhei Matsuyama, Franz St\u00e4hler<\/p>\n<p>Per il terzo anno il Filo d&#8217;Arianna rinnova la collaborazione, per la sezione arti visive, con gli ideatori originari di Portici Inattuali, un progetto culturale importante, cui il Festival ha saputo ridare vita mantenendo intatta la filosofia ad esso sottesa seppur nello spostamento dall&#8217;originaria collocazione rurale in un contesto cittadino. I protagonisti del percorso di installazioni urbane di questa edizione sono tre affermati artisti internazionali, Donato Maria Bortolot &#8211; Shuhei Matsuyama \u2013 Franz St\u00e4hler, che interagiscono con le architetture del centro storico di Belluno. Da questo particolare incontro prendono vita macro-installazioni dal forte impatto visivo che sanno dialogare con lo spazio urbano che le circoscrive e al contempo ne estendono la percezione. Intervenire artisticamente su un luogo significa rivelare, recuperare o comunque confrontarsi con aspetti significativi di esso.<br \/>\nL&#8217;artista crea cos\u00ec una comunicazione diretta tra l&#8217;architettura della citt\u00e0 e il suo fruitore, abituale o casuale, al di l\u00e0 di ogni mediazione, allargando al tempo stesso la scena e il pubblico dell&#8217;arte.<br \/>\nLo spazio pubblico, trasformato dalle installazioni urbane, non \u00e8 pi\u00f9 spazio ma spazio sociale, spazio in cui l&#8217;invisibile \u00e8 reso visibile, il non detto \u00e8 raccontato e il dimenticato viene ricordato&#8230;<\/p>\n<p>inaugurazione<br \/>\nGiardini Sottocastello<br \/>\nsabato 5 settembre &#8211; h 16:00<br \/>\nle installazioni saranno visibili fino a domenica 13 settembre<\/p>\n<p>Gaetano Ricci artista eclettico, opera con la pittura, la scultura l\u2019installazione,la performance. La ricerca di soluzioni estetiche avanzate e di espressioni nuove lo vedono impegnato in esperienze di interazione e interdisciplinarit\u00e0 con la musica, la gestualit\u00e0 ed il teatro.<br \/>\nNato a Jesi (AN) il 31\/12\/1959, dopo il Liceo Artistico si diploma all\u2019Accademia di Belle Arti di Urbino (sez. pittura), contemporaneamente studia estetica, fotografia, cinematografia.\u00a0 Abilitato all\u2019insegnamento di Educazione Artistica \u2013 Discipline Pittoriche \u2013 Disegno e Storia dell\u2019Arte, attualmente \u00e8 docente di Discipline Pittoriche all\u2019Istituto Statale d\u2019Arte Bruno Munari di Vittorio Veneto. Nel 1984 a Fermo (AP) promuove con l\u2019artista De Santi lo spazio culturale AVANGARTE STUDIO, fra i numerosi eventi promossi ricordiamo i progetti \u201cTeatro Arti Visive\u201d in collaborazione con i Teatri Comunicanti e con l\u2019Accademia d\u2019Arte Drammatica di Roma. Dal 1993 al 2001 con gli artisti Da Rold e Vazza \u00e8 direttore artistico della rassegna di arte contemporanea PORTICI INATTUALI a Sitran d\u2019Alpago (BL). Dal 2007 con Da Rold e Vazza cura la sezione Arti Visive del FILO D\u2019ARIANNA festival citt\u00e0 di Belluno.<\/p>\n<p>Giorgio Vazza nato a Longarone (BL) nel 1952, vive e lavora a Sitran di Puos d\u2019Alpago (BL).<br \/>\nDa anni la sua ricerca artistica si sviluppa nel campo delle installazioni, opere nelle quali la valenza simbolica e quella concettuale si congiungono in realizzazioni tridimensionali, a volte vere e proprie sculture, capaci di interagire con lo spazio circostante e di imprimergli una connotazione inedita.<br \/>\nParallelamente si dedica al disegno e alla pittura; forse la lingua materna, intima e diretta, del segno e del colore, che risponde ad un bisogno di espressione immediato e personale.<br \/>\nCon Da Rold e Ricci \u00e8 tra i direttori artistici della Rassegna Internazionale d\u2019Arte Contemporanea \u201cPORTICI INATTUALI\u201d, svoltasi dal 1989 al 2001 a Sitran d\u2019Alpago. Dal 2007 insieme a Da Rold e Ricci cura a Belluno, nell\u2019ambito del \u201cFILO D\u2019ARIANNA\u201d Festival, la sezione arti visive \u201cPORTICI INATTUALI\u201d.<\/p>\n<p>PIXEL, CARTA DI RISO E BIJOU: ARTE PUBBLICA PER BELLUNO<br \/>\nLuca Bochicchio<\/p>\n<p>Da quindici anni il Filo d\u2019Arianna Festival innesta negli spazi pubblici di Belluno il gusto mitico, radicale e spregiudicato delle arti teatrali. Risale a tre anni fa l\u2019annuncio di una sezione di arti visive arricchita dal ritorno di Portici Inattuali: evento che per un decennio aveva accolto nel borgo di Sitran d\u2019Alpago artisti provenienti da mezzo mondo. Questo \u00e8 il terzo anno in cui si sperimenta il connubio Filo-Portici, che nelle precedenti edizioni ha visto la realizzazione degli allestimenti di Flavio Da Rold, Giorgio Vazza, Gaetano Ricci (2007), Isidoro Dal Col, Aurelio Fort, Marco Gaviraghi Calloni, Ruggero Maggi, Giacomo Nicola Manenti e Gianni Pasotti (2008), intercalati tra il Museo Civico e i giardini di Sottocastello.<br \/>\nAttualmente, in Italia non si contano i festival, i concorsi e gli eventi che portano l\u2019arte negli spazi storici e urbani, riservando un\u2019attenzione sempre maggiore alla scultura ambientale e al site-specific; il Filo d\u2019Arianna Festival si inserisce in questo movimento pur presentando aspetti del tutto peculiari: esso \u00e8 infatti, in primo luogo, un\u2019occasione di scambio e condivisione che segue i sentieri del mito e riallaccia i segmenti interrotti tra l\u2019uomo e la sua natura pi\u00f9 profonda. Il Filo d\u2019Arianna \u00e8 anche una scommessa annualmente rinnovata: non nasce per sopravvivere in porti sicuri o per navigare a vista ma per affrontare le onde, e per farlo pi\u00f9 caparbiamente se la crisi assume i contorni di una melma tentacolare. Ancora una volta, in questa quindicesima edizione, il Festival progetta e sperimenta, rilanciando il proprio pensiero anche attraverso le installazioni urbane.<br \/>\nLa nuova identit\u00e0 di Portici Inattuali si trova ancora oggi in un momento di gestazione, misurandosi, di anno in anno, con uno spazio per nulla facile come quello della piazza del Duomo: talmente bella e rigorosa in s\u00e9, da suggerire massima attenzione a chi intende operarvi un\u2019incursione o una distorsione mediatica. Nello stesso tempo, gli artisti che lavorano con materia, struttura e colore vanno cercando un dialogo con il tempo e la memoria del centro storico abbarbicato sul Piave, contribuendo cos\u00ec al lavoro di cesello attraverso il quale il Filo d\u2019Arianna tenta il recupero della poesia che ancora attende il giusto posto, anzi, la giusta celebrazione tra i valori di una societ\u00e0 a volte annoiata. Da qui si comprende perch\u00e9, in questa fase sperimentale, sia importante (e soprattutto dilettevole) ospitare tre maestri internazionali: Donato Maria Bortolot (IT), Shuhei Matsuyama (J) e Franz St\u00e4hler (D).<br \/>\nNati negli anni \u201950, seguendo percorsi diversi i tre hanno affrontato le intemperie del concettuale, dell\u2019avanzata tecnologica e, soprattutto, della centrifuga post-moderna la quale &#8211; rotti gli argini antropologici in favore di una dimensione umana interconnessa all\u2019alterit\u00e0 &#8211; li ha sbattuti nel terzo millennio ognuno con la propria tradizione e poetica. Le tre opere progettate per il Filo d\u2019Arianna sono profondamente diverse l\u2019una dall\u2019altra e offrono un buon saggio di quello che \u00e8 oggi lo sguardo sull\u2019arte e sulla citt\u00e0.<br \/>\nDonato Maria Bortolot pensa sottilmente un\u2019installazione invisibile e totale; tutto inizia con un messaggio elettronico lanciato al viaggiatore distratto, un girone dantesco contemporaneo il cui varco \u00e8 rappresentato dalla scala mobile che, dal ventre del centro storico, catapulta nel cuore del citt\u00e0.<br \/>\nL\u2019opera di Franz St\u00e4hler \u00e8 un collier forgiato nel metallo: senza voler fare della banale retorica si potrebbe definire \u201cun gioiello di scultura per un gioiello di citt\u00e0\u201d! Considerate le dimensioni dell\u2019opera \u00e8 infatti difficile non pensare all\u2019idea intrinseca alla scultura monumentale e alla sua attualissima evoluzione in relazione all\u2019ambiente e, soprattutto, all\u2019identit\u00e0 e alla memoria di una comunit\u00e0.<br \/>\nShuhei Matsuyama riesce invece a infondere alle sue installazioni ambientali la leggerezza e la pregnanza di un visibile materiale decantato dalle impurit\u00e0; un lavoro che procede per sintesi e completamento dello spazio, attraverso il progressivo avvicinarsi di colore e materia all\u2019equilibrio del respiro: alternato scambio tra interno ed esterno che vibra sino a farsi suono.<br \/>\nCome \u00e8 facile immaginare, questi brevi accenni trasmettono soltanto l\u2019idea di un\u2019attesa che fa pregustare l\u2019evento; del resto, senza scomodare Leopardi, si pu\u00f2 affermare che attendere la festa, l\u2019arte e l\u2019effimero, di fatto, li fa gi\u00e0 iniziare.<\/p>\n<p>Luca Bochicchio (1981, Belluno) \u00e8 critico e storico dell\u2019arte contemporanea. Ha presentato diversi artisti in spazi pubblici e privati, collabora con la rivista \u201cTk\/ArtKey\u201d, ha inaugurato nel 2006 la sezione arti visive del Filo d\u2019Arianna Festival ed \u00e8 vice presidente di Galleria Studio44 (Genova). Come storico dell\u2019arte lavora all\u2019Archivio d\u2019Arte Contemporanea (AdAC) dell\u2019Universit\u00e0 di Genova e collabora con l\u2019Instituto Hondure\u00f1o de Antropolog\u00eca e Historia (IHAH) di Tegucigalpa (Honduras). Attualmente \u00e8 dottorando di ricerca in Arti Spettacolo e Tecnologie multimediali all\u2019Universit\u00e0 di Genova.<\/p>\n<p>OPERE EDIZIONE 2009<\/p>\n<p>NOI LASCIAMO LE IMPRONTE O LE IMPRONTE LASCIANO NOI?<br \/>\nDonato Maria Bortolot<br \/>\nNato in casa nel 1952 ha passato l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza in Italia e in Germania. Ha frequentato l&#8217;Istituto d&#8217;Arte a Fano (Ps) e l&#8217;Accademia di Belle Arti a Venezia, Roma e Urbino dove si \u00e8 diplomato nel 1976. Opera dal 1972 con materiali diversi e spesso inesistenti esponendo saltuariamente il tutto e il niente, in Italia e all&#8217;estero. Attualmente vive a Zopp\u00e8 di Cadore.<\/p>\n<p>SHIN-ON<br \/>\npittura polimaterica su tavola, h.150 x 1000 cm<br \/>\nstruttura polimaterica, diametro 50 cm h.400 cm<\/p>\n<p>Shuhei Matsuyama<\/p>\n<p>Commuoversi, avventurarsi e poi esprimere se stessi non \u00e8 altro che<br \/>\nimmergersi nell&#8217;arte ma, per il fatto che la conoscenza non si esaurisce nel<br \/>\npresente, bisogna guardarsi dalla passivit\u00e0 e dalla staticit\u00e0: solo guardando avanti lo spirito pu\u00f2 giungere alla maturazione.<br \/>\nA chi mi chiede:<br \/>\nperch\u00e9 lavori?<br \/>\nRispondo:<br \/>\nper crescere.<br \/>\nPerch\u00e9 vuoi crescere?<br \/>\nPer conoscermi.<br \/>\nPerch\u00e9 vuoi conoscerti?<br \/>\nPer esprimermi.<br \/>\nPerch\u00e9 vuoi esprimerti?<br \/>\nPer essere artista (uomo).<br \/>\nPerch\u00e9 vuoi essere artista?<br \/>\nPer essere libero.<br \/>\nPerch\u00e9 vuoi essere libero?<br \/>\nPer aver gioia dalla vita.<br \/>\nShuhei Matsuyama<\/p>\n<p>Nato a Tokyo nel 1955, si e trasferito in Italia nel 1976. Attualmente vive e lavora a Milano. Le sue opere sono state presentate in pi\u00f9 di cento mostre personali e centocinquanta mostre collettive principalmente in Italia, Giappone e negli Stati Uniti.<br \/>\nDi particolare importanza sono le cinque mostre Shin-On presentate a Venezia in un arco di dieci anni in coincidenza con la Biennale di Venezia. Negli ultimi anni ha tenuto mostre personali in Italia nel PAC di Palazzo Massari delle Gallerie d\u2019Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara e nel Museo Bargello a Firenze, e negli Stati Uniti nel Chelsea Museum. Lo spazio pubblico \u00e8 una parte importante della sua attivit\u00e0. Opere principali sono la scultura colonnare alta 5 metri a Hakata, Giappone, e la fontana in mosaico a Rieti.<br \/>\nShin-On \u00e8 il nome di un ideogramma giapponese che solo per approssimazione e con qualche genericit\u00e0 possiamo tradurre nella nostra lingua con \u00abrappresentazione visiva della sonorit\u00e0, musica che diventa pittura\u00bb.<\/p>\n<p>COLLIER<br \/>\ngabbia n.1\u00a0 h. 130 x 90 cm;\u00a0 peso 90 kg<br \/>\nnumero 7 gabbie in ferro (inserimenti vetri colorati) collegate tra loro, diametro 5 metri<\/p>\n<p>Franz St\u00e4hler<br \/>\nNato in Germania nel 1956. La sua opera deve molto alle strategie progressiste dei Land Artist; ma nello stesso tempo le sue strutture sono molte diverse nelle intenzioni e nella risoluzione fisica.<br \/>\nLe opere monumentali di Sthaeler rappresentano le sue espressioni pi\u00f9 straordinarie e pi\u00f9 originali. Affascinanti gli abili accostamenti del familiare con l&#8217;insolito, sia nell&#8217;ambito architetturale che paesaggistico. L&#8217;artista cosmopolita vive e lavora per la maggior parte dell&#8217;anno in Germania, Italia e Francia. Nel 1987 ha vinto il Premio Faenza del Concorso Internazionale della Ceramica. Le sue opere si sviluppano in perfetta armonia con l&#8217;ambiente naturale, un omaggio al vento, all&#8217;acqua, alla terra e al fuoco. Negli spazi pubblici si possono ammirare le sue creazioni in Germania a Baden\u2013Baden, al Parco di B\u00f6blingen, a Mathildenh\u00f6he Darmstadet, al Museo Internazionale della Ceramica di Faenza, al Parco La Gironda\u00a0di Bologna, a\u00a0Montefiridolfi Centro d&#8217;Arte La Loggia, a\u00a0Briosco Fondazione Pietro Rossini, Chermes Labyrintgarten Tenuta Kr\u00e4nzel e al\u00a0Porto di Varazze.<br \/>\nHa partecipato a numerose mostre internazionali tra cui ricordiamo alcune delle pi\u00f9 recenti: 2005 Cheminement de sculptures, Gigondas &#8211; 2006 Sculpture project, Fondatione Pietro Rossigni &#8211; 2007 Sculpture project, Centro dD&#8217;Arte La Loggia &#8211; 2008 Monaco Arte Ecologi &#8211; 2009 Albissola Circolo degli Artisti.<\/p>\n<p>Danza<\/p>\n<p>DANCE RAIDS<br \/>\nitinerario di danza nel paesaggio urbano<\/p>\n<p>in collaborazione con Bassano Opera Estate Festival e Arteven Circuito Teatrale Regionale<\/p>\n<p>Dance Raids \u00e8 un progetto dedicato alla danza negli spazi urbani, che si propone di indagare le citt\u00e0, come luogo fisico e dell&#8217;immaginario, in cui i coreografi si possano confrontare con le architetture e le suggestioni di spazi e luoghi pubblici.<br \/>\nLa relazione con il pubblico e la prossimit\u00e0 con cui il performer si avvicina allo spettatore, conducendolo spesso in un itinerario di riscoperta degli spazi urbani della quotidianit\u00e0, consentono di instaurare un dialogo in cui anche chi giunge per caso nel luogo di rappresentazione rimane incuriosito e coinvolto.<br \/>\nL&#8217;esperienza consente di creare nuovi codici e modalit\u00e0 performative, facendosi promotrice di innovazione nel linguaggio coreografico e laboratorio di un modo alternativo di concepire e proporre lo spettacolo dal vivo.<br \/>\nL&#8217;iniziativa propone un affondo per gli artisti ed il pubblico nel contesto culturale ed architettonico, la storia, le tradizioni e le innovazioni tecnologiche che investono gli spazi pubblici, spazi che vengono rivisitati diventando un tutt&#8217;uno con lo spettacolo, evento unico e irripetibile.<br \/>\nIl progetto, presentato durante l\u2019estate nei centri storici delle province della Regione del Veneto, prevede l\u2019intervento dei coreografi protagonisti del Premio per la Giovane Danza d\u2019Autore della Regione del Veneto 2009.<\/p>\n<p>Dalla Biennale di Venezia la versione Open Space delle performance dei cinque coreografi finalisti del Premio Gd\u2019A della Regione del Veneto.<\/p>\n<p>percorso da piazza Duomo a piazza dei Martiri<br \/>\nsabato 5 settembre \u2013 ore 17.00<\/p>\n<p>A CORPO LIBERO URBAN<br \/>\ndanz\u2019autore Silvia Gribaudi<br \/>\nsound design Mauro Fiorin<br \/>\nlighting design David Napolin Casagrande<\/p>\n<p>La nostra vita in origine \u00e8 libera da ogni impurit\u00e0 e vasta come l\u2019universo<br \/>\n(Daisaku Ikeda &#8211; Esperia, vol. 3, p. 5)<\/p>\n<p>A corpo libero \u00e8 un progetto che nasce e si sviluppa con il percorso Gd\u2019A Veneto 2009. In un tempo e in uno spazio urbano una giovane donna scopre l\u2019inadeguatezza che in ogni istante tenta di superare per ricercare quella libert\u00e0 a cui aspira.<br \/>\n\u00c8 un lavoro di movimento che attraversa la rigidit\u00e0 e la fluidit\u00e0 del corpo, approda ad una lontana femminilit\u00e0 e cade gioiosamente nella sua concreta realt\u00e0!<\/p>\n<p>si ringrazia per la collaborazione Associazione Questa Nave \u2013 Marghera \u2013 Venezia<\/p>\n<p>Silvia Gribaudi<br \/>\nSegue seminari e laboratori in Italia e all\u2019estero e decisivo per la sua formazione \u00e8 l\u2019incontro nel 2000 con Claude Coldy con il quale inizia un percorso di formazione in Danza Sensibile \u00ae. Nel 1998 lavora per la Compagnia svizzera Rigolo Tanzendes Theater con cui fa un periodo di formazione e residenza praticando con Maya Brosch (improvvisazione), Monica Francia (teatro Fisico), Pierpaolo Koss (danza Butoh) e partecipa nello spettacolo Balance, coreografie di Anzu Furukawa, in qualit\u00e0 di assistente coreografa e danzatrice &#8211; tourn\u00e9e 1999-2000 (Svizzera). Nel 2001 \u00e8 assistente alle coreografie e protagonista femminile con Luciano Padovani per la compagnia Naturalis Labor nel duetto 2, Rue des pommes (Coproduzione Abano Danza Festival, Oriente Occidente Festival, Bassano Operaestate Festival). Dal 2004 al 2007 lavora con Vasco Mirandola in spettacoli comici e crea performance di danza urbana in collaborazione con numerosi danzatori, musicisti ed attori. Nel 2008 viene selezionata per la Vetrina della giovane danza d&#8217;autore di Ravenna e selezionata in eXpLo 2008 all\u2019interno di Anticorpi eXpLo &#8211; Tracce di giovane danza d\u2019autore &#8211; con lo spettacolo Unattimo di cui \u00e8 autrice ed interprete.<\/p>\n<p>Manonuda Teatro<br \/>\nCI VUOLE IL FIORE URBAN<br \/>\ndanz\u2019autore Alberto Cacopardi<br \/>\nmusiche George Winston &#8211; December<br \/>\ncostumi Alberto Cacopardi, Evarossella Biolo<br \/>\nlighting design Alberto Cacopardi, Evarossella Biolo<\/p>\n<p>In uno spazio pubblico, immerso nel vivere quotidiano della citt\u00e0, inizialmente vi \u00e8 un corpo, disteso al suolo. In un costante dialogo con l\u2019architettura e l\u2019ambiente circostante si sviluppa una danza che porta alla scoperta del corpo, delle ossa, dei muscoli e della pelle.<br \/>\nIl lavoro nasce da una esplorazione della sfera istintuale, si sviluppa da riflessioni sull\u2019essere bambini e sulla crescita in cui si esprime un&#8217;elevata capacit\u00e0 di articolare ragionamenti complessi, che talvolta rischiano di ingabbiare l\u2019uomo contemporaneo.<\/p>\n<p>Alberto Cacopardi<br \/>\nAttore, danzatore, formatore, nato a Mestre nel 1976, la sua esperienza artistica parte dal teatro di strada. Da qui si avvicina al movimento del corpo interessandosi di danza contemporanea e arti marziali.<br \/>\nNel 2002 si diploma presso la scuola internazionale di creazione teatrale Kiklos diretta da Giovanni Fusetti, dove segue il percorso di formazione teatrale di Jaques Lecoq.<br \/>\nNella sua formazione incontra: Jean Daniel Frichter, Maja Stromarg, Yoshi Oida, Tapa Sudana e Norman Tailor. Nel 2005 Atsushi Takenouchi lo conduce nella danza contemporanea Butoh, da cui rimane affascinato per l\u2019esplorazione sensibile del mondo esterno ed interno all\u2019interprete. Nel 2004 entra nella compagnia Il balletto civile diretta da Michela Lucenti (I topi e Kecuptroiane).<br \/>\nDopo varie altre esperienze fonda assieme ad Evarossella Biolo la compagnia Manonuda Teatro (Padova), dove, spinto da una necessit\u00e0 espressiva, sperimenta un proprio linguaggio.<\/p>\n<p>KALSH<br \/>\ndanz\u2019autore Francesca Foscarini<br \/>\nelaborazioni musicali Simone Sonda<\/p>\n<p>Urban Kalsh nasce dalla riflessione intorno all\u2019idea di abbandono e come questa condizione si traduce al corpo e al suo movimento. Abbandono come rinuncia, cedimento, non resistenza, riduzione della presa sul mondo e il conseguente sprofondare al suolo.<br \/>\nKalsh deriva da kalashnikov, un\u2019arma che riesce a trasformare in combattente anche una scimmia. In contrapposizione a questa condizione, torna forte la volont\u00e0 di rialzare quel corpo che sembra aver dimenticato la posizione eretta, ma che conserva la memoria di un livore e una condanna da sputare al momento giusto.<br \/>\nUrban Klash cerca infatti un contesto e un dialogo con l\u2019architettura nel paesaggio urbano, sviluppando nelle architetture del corpo un linguaggio coerente e innovativo fortemente ispirato dai materiali delle costruzioni e delle pavimentazioni e dalle sensazioni che il corpo umano percepisce venendone in contatto.<\/p>\n<p>Francesca Foscarini<br \/>\nNasce a Bassano del Grappa (VI) nel 1982. Studia danza classica, moderna e contemporanea. Inizia la sua esperienza professionale con la Compagnia Aldes di Roberto Castello (2000-2003), nelle creazioni Biosculture e Il migliore dei mondi possibili (Premio Ubu 2003). Successivamente diventano significative per la sua formazione e crescita artistica le esperienze di studio promosse da The Project (2004-2007) \u2013 Opera Estate Festival, dove incontra e prende parte a performance con Ronit Ziv (ISR), Elisabeth Lea (AUS\/UK), Sara Wiktorowicz (NL), Rachel Prische (UK) e Iris Erez (ISR). Nel 2007 come danzatrice \u00e8 coinvolta nel progetto europeo The migrant body promosso e sostenuto da Opera Estate Veneto e Cultura 2000 e prende parte alle residenze coreografiche presso National Dance Center Bucharest (Romania) con Sacha Steenk (Olanda), Merseysie Dance iniziative Studios a Liverpool (UK) con Sonia Brunelli (Italia), Teatro Astra di Bassano del Grappa (I) con Florin Fieroiu (Romania).<br \/>\nNel 2008 Continua la sua collaborazione con Sonia Brunelli nella creazione A NNN A e nello stesso anno Sara Wiktorowicz crea per lei l\u2019assolo Grandmother.<\/p>\n<p>Atelier Gruppo Danza<br \/>\nPLASTIK LIFE<br \/>\ndanz\u2019autori Marianna Batelli e Alessandro Rossi<br \/>\nsound design Marcello Batelli<br \/>\ncostumi Atelier Gruppo Danza<br \/>\nlighting design Marcello Batelli e Alessandro Rossi<br \/>\nvoce recitante Alessandro Rossi<br \/>\noggetti scenici Softline Udine<\/p>\n<p>Plastik Life \u00e8 una creazione che trae ispirazione dal romanzo Doppio Sogno di Arthur Schnitzler. Nel paesaggio urbano si presentano due personaggi, la loro interazione si estremizza, creando delle immagini plastificate, maschere acustiche, immutabili simboli di incomunicabilit\u00e0.<br \/>\nInvestigano il tema del doppio, del rapporto uomo-donna e della loro psiche: i due partner sono in bilico tra verit\u00e0 e menzogna, tra mondo onirico e mondo quotidiano, il silenzio, il non suono, simbolo dei segreti e delle cose taciute e inconfessabili che convivono con la realt\u00e0 quotidiana di una coppia. In primo piano vi \u00e8 il problema dell\u2019incomunicabilit\u00e0, che viene a turbare l\u2019equilibrio di un rapporto consolidato. Con un linguaggio corporeo scarno e lineare si disegnano negli spazi della citt\u00e0 situazioni sospese, diverse e in contrasto tra loro, che si esplicano con uno stile estetico essenziale. La crisi di entrambi i personaggi si sviluppa parallelamente e confonde reale e surreale, mentre quella della tranquilla famiglia borghese \u00e8 solo una maschera illusoria che nasconde un groviglio di dubbi, angosce e desideri repressi che sospendono i personaggi in bilico tra comprensione e incomprensione, tra conscio e inconscio. La facciata inganna, la realt\u00e0 \u00e8 un paravento illusorio e costringe i protagonisti alla ricerca affannosa di una verit\u00e0, che non esiste se non nel tentativo della reciproca comprensione.<\/p>\n<p>Marianna Batelli<br \/>\nNata nel 1979, laureata in Lettere Moderne, studia danza classica e si perfeziona nello stile moderno-contemporaneo seguendo corsi di perfezionamento professionali con coreografi di fama internazionale quali W. Moretti, L. Pulin, G. Carbone, L. Kemp, G. Rossi, M. Van Hoecke, L. Ekson, C. Ronconi, M. Bigonzetti. In Francia studia danza contemporanea e teatrodanza con C. Carlson, T. Fernandez, B. Pradet, B. Sajous. Approfondisce il genere del teatrodanza con M. Abbondanza e A. Bertoni, con cui partecipa dal 2005 al 2007 a due progetti performativi. Dal 1999 insegna danza moderna e contemporanea. Nel 2004 fonda la Compagnia Atelier Gruppo Danza, con la quale crea coreografie originali ed \u00e8 vincitrice di concorsi nazionali e ospite in diverse Rassegne e Gal\u00e0. Il suo ultimo lavoro di teatrodanza \u00e8 ospite alla 12\u00b0 e 13\u00b0 edizione della Biennale de la Danse di Lione e al Festival Les Hivernales di Avignone.<\/p>\n<p>Alessandro Rossi<br \/>\nNato nel 1978, sviluppa la sua formazione in diversi laboratori teatrali e si perfeziona con maestri quali S. Mitchell, G. Coullet, M. Plevin, M. Baliani, L. Curino, Y. Oida. In Francia studia danza contemporanea e teatrodanza con C. Carlson, T. Fernandez, B. Pradet, B. Sajous. Approfondisce il genere del teatrodanza con M. Abbondanza e A. Bertoni, con cui partecipa dal 2005 al 2007 a due progetti performativi. Come attore professionista ha recitato in numerose produzioni nazionali, in particolare nell\u2019ambito del teatro per ragazzi. \u00c8 ospite alla 12\u00b0 e 13\u00b0 edizione della Biennale de la Danse di Lione e al Festival Les Hivernales di Avignone. \u00c8 docente di laboratori teatrali. Nel 2006 \u00e8 semifinalista al Concorso Nazionale Prova d\u2019Attore, organizzato da Tangram Teatro di Torino. \u00c8 protagonista del lungometraggio Una Settimana in Concorso, presentato nell\u2019ambito della 64\u00b0 Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia.<\/p>\n<p>Uqbarteatro<br \/>\nSTASI<br \/>\ndanz\u2019autore Giuliana Urciuoli<br \/>\narrangiamento musicale Paki Zennaro<\/p>\n<p>Stasi \u00e8 una danza che evoca il riverbero prodotto da un pensiero ricorrente, da un&#8217;indecisione, da un tenersi al confine tra il dire s\u00ec e il dire no. \u00c8 la traccia di una frenesia che esplode dentro e di un&#8217;immobilit\u00e0 che vuole farsi sentire.<\/p>\n<p>Giuliana Urciuoli<br \/>\nLaureata in Storia della Danza-Discipline delle Arti, Musica, Spettacolo-D.A.M.S. all\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Approfondisce lo studio della danza contemporanea con maestri quali Luisa Casiraghi, Raffaella Giordano, Carolyn Carlson, Ivan Wolfe, Nigel Charnok, Josef Nadj, Vim Wandekeybus, Malou Airaud. Entra a far parte della Compagnia di Carolyn Carlson e partecipa a diverse produzioni della Biennale di Venezia. \u00c8 solista del Szeged Contemporary Dance Company presso il Teatro Nazionale di Szeged in Ungheria.<br \/>\nDanza in numerosi Festival internazionali e collabora con coreografi quali: Juronics Tam\u00e0s (Ungheria), Roberto Galvan (Argentina), Itzik Galili, Amir Kolben (Israele), Ben Craft (Inghilterra), Vera Sander, Piet Rogie (Olanda). Collabora con il videoartista Alessandro Amaducci alla creazione di installazioni, videoclip e video danza: Cromasoma, Elektric Self, Flesh Path, Il giorno, la notte, il giorno, In Side Out.<br \/>\nFirma coreografie proprie ottenendo riconoscimenti internazionali: Il giorno, la notte, il giorno; La corsa dei fuochi, poesie per la musica &#8211; Opera senza cornice; EX; Crossing.<br \/>\n\u00c8 cofondatrice dell&#8217; associazione di promozione sociale REV-Rete Veneta Arti Performative.<\/p>\n<p>Danza<\/p>\n<p>PassInversi<br \/>\nCALICANTE<br \/>\ncoreografia Laura Zago<br \/>\ncon i danzatori della compagnia<br \/>\nmusica Ceccarelli, Zelwer, Bremnes<br \/>\nelaborazioni musicali Marco Valentino<\/p>\n<p>Calicante&#8230; il fiore simbolo dell&#8217;amore spirituale e della nascita. La coreografa Laura Zago si ispira al miracolo della vita che stravolgere le emozioni, richiamando prepotentemente all&#8217;essenza di ci\u00f2 che si \u00e8 e al senso dell&#8217;agire&#8230; Un piccolo battito che risuona fin dentro l&#8217;anima e che, come la fioritura inattesa e portentosa del Calicanto, insegna il tempo dell&#8217;attesa, dell&#8217;incontro e della creazione&#8230;<br \/>\n\u00c8 l&#8217;ascolto di un essere intimo, in tutte le sue forme, con i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue necessit\u00e0. \u00c8 la ricerca di se stessi nell&#8217;atto del donarsi e la possibilit\u00e0 di trovare l&#8217;essenza della propria azione in un concerto di movimento circolare senza fine, oltre i propri confini.<\/p>\n<p>Coreografia selezionata per il concorso Danz\u2019\u00e8 del Festival Oriente Occidente.<\/p>\n<p>piazza dei Martiri<br \/>\nsabato 5 settembre \u2013 ore 18:45<\/p>\n<p>Laura Zago<br \/>\nBellunese, danzatrice contemporanea. Si perfeziona attraverso corsi professionali con i maggiori rappresentanti della danza contemporanea in Italia e all&#8217;estero specializzandosi in seguito presso l&#8217;Accademia Nazionale di Danza di Roma. Balla in alcune compagnie del Triveneto, per Fabrizio Monteverde in Meglio sole nel 1999, per Cesare Ronconi nel 2004. Segnalata con una menzione speciale per la particolare ricerca artistica e gestuale a Vignale-Danza di Torino e nel 2008 selezionata tra i coreografi pi\u00f9 interessanti del panorama\u00a0della danza italiana\u00a0al Festival Oriente Occidente per il concorso per coreografi Danz&#8217;\u00e8. Laureata, ha scritto e pubblicato testi sulla danza e crea per la Compagnia PassInversi di Belluno, in occasione del Filo d&#8217;Arianna Festival, Metamorfosi e nel 2006 Blu Verticale, spettacoli itineranti di danza urbana.<\/p>\n<p>Teatro<\/p>\n<p>Tib Teatro<br \/>\nPOLVERE OVVERO LA STORIA DEL TEATRO<br \/>\nun progetto di Daniela Nicosia<br \/>\ncon Katiuscia Bonato, Vania Bortot, Paola Compostella, Susanna Cro, Clara Libertini, Vassilij Mangheras, Silvia Nanni, Solimano Pontarollo<br \/>\ncoreografie Laura Zago<br \/>\nscene costumi Daria Tonzig<br \/>\nluci, suono e scenotecnica Francesco D\u2019Altilia e Paolo Pellicciari<br \/>\nelaborazione basi Piero Bolzan-Audiogruppo<\/p>\n<p>\u00abUna struttura architettonica sa parlarmi, rivelarmi la sua intrinseca, latente drammaturgia, la storia implicita, contenuta nelle sue linee prospettiche. Da tempo la mia ricerca artistica si muove in questa direzione. Da qui \u00e8 nato Polvere che, attraverso la rivisitazione del teatro nei suoi luoghi nascosti, ne percorre la memoria, dall&#8217;universo mitico tragico di Sofocle, Euripide, Seneca che ritorna sotto forma di icona \u2013 \u00e8 forse questa, oggi, l\u2019unica possibilit\u00e0 di recupero della classicit\u00e0? \u2013 fino ai contemporanei. L\u2019evanescente concretezza di Polvere\u2026, polvere che abita i teatri, come la vita, che \u00e8 ci\u00f2 che resta dopo\u2026 quando la soglia \u00e8 varcata per sempre, che accomuna la vita alla morte rendendoci tutti umanamente simili, ci accompagna in questo viaggio, mentre il teatro si palesa quale luogo di anime, luogo di morte, di morti, che sa donare vita, soglia in cui l\u2019officiante-attore instaura una relazione in uno spazio-tempo nuovo, che annulla la distanza, rimescola i ruoli, rende labile il confine&#8230; perch\u00e9 in fondo tutti \u00abpersone\u2026 personaggi\u2026 siamo fatti della stessa materia, della stessa materia dei sogni\u2026 sogni di polvere&#8230; forse\u2026\u00bb.<br \/>\ndaniela nicosia<\/p>\n<p>Teatro Comunale<br \/>\nvenerd\u00ec 11, sabato 12 e domenica 13 settembre<br \/>\nspettacolo a prenotazione obbligatoria 0437-950555<br \/>\ningresso euro 30,00<\/p>\n<p>Il progetto Polvere, nato per il Teatro Comunale di Belluno nel 2003, sviluppa la ricerca artistica di Daniela Nicosia circa le architetture cittadine quali fonti drammaturgiche, individuando tra i luoghi e le loro rappresentazioni nuove possibilit\u00e0 di fruizione degli spazi stessi, nuova produzione di senso. Lo spettacolo, ispirato dalla configurazione architettonica del teatro storico della citt\u00e0 di cui esalta le linee compositive rivelandone l\u2019intrinseca latente drammaturgia, vuole essere una rivisitazione, in forma itinerante, dell\u2019edificio e della macchina scenica attraverso la memoria del teatro stesso. \u00c8 pertanto lo spazio a farsi protagonista di un percorso drammaturgico dai tragici greci ai contemporanei. Attraverso quei luoghi usualmente desueti al pubblico (graticcio, sottopalco, palco, camerini\u2026) gli spettatori incontreranno le voci, le anime, che hanno dato vita al teatro nei secoli. A guidarli, come in sogno, l&#8217;impalpabile Polvere, mentre la travolgente affabulazione con marcate cadenze venete del custode del teatro sorprende gli spettatori ancora nel foyer e li accompagna fuori invitandoli a considerare la struttura architettonica della facciata e raccontando per brevi cenni ricchi di umorismo e note aneddotiche, la storia di quel teatro\u2026 Ma la vera storia del teatro nei secoli, come lui stesso afferma, \u00e8 storia \u00abdi uomini e di donne, di madri e di figli, di passioni e di attese, di vita e di morte, di terra e di polvere\u2026\u00bb.<br \/>\n\u00c8 cos\u00ec che gli spettatori vengono affidati a Polvere, guida medianica del tragitto onirico nella memoria del teatro stesso\u2026 Entriamo, avvolti dalla musica dei violini che si impasta con i versi tratti da Orfeo, Euridice, Ermes di Rilke\u2026 e come Orfeo scendiamo e risaliamo in un luogo popolato di anime, di voci, di immagini. Il percorso si snoda tra gli anfratti pi\u00f9 segreti dell\u2019edificio e tra le anime, i personaggi che hanno dato vita al teatro nei secoli, dalla tragedia antica \u2013 attraverso Iacopone da Todi, Shakespeare, Calderon de la Barca, Goldoni, Rostand &#8211; fino ai contemporanei.<\/p>\n<p>Daniela Nicosia<br \/>\nRegista e drammaturga, premio ANCT 2004 da parte dell\u2019Associazione Nazionale Critici di Teatro, laureata in Semiologia dello Spettacolo presso il D.A.M.S. dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, \u00e8 il direttore artistico di Tib Teatro, della Fondazione Teatri delle Dolomiti e del Filo d\u2019Arianna Festival. Formatasi artisticamente con Yoshi Oida &#8211; attore di Peter Brook presso il CIRT di Parigi &#8211; ha poi lavorato per il Festival di Taormina, il Festival Roma Europa e il Festival di Madrid. Tra le sue regie: per il Festival d&#8217;Automne e la Biennale Giovani Produzioni Europee Sylvia &#8211; da Tre donne di Sylvia Plath &#8211; e Caff\u00e8; per lo Stabile dell&#8217;Aquila Altri tempi di Raffaella Battaglini; ed inoltre gli eventi spettacolo Per non dimenticare 1945-1995, Nel nulla del deserto nell&#8217;ombra del filo spinato vincitore del Premio Nazionale E.I.P., Una rosa per Kabul Palafenice Venezia. Dal 1995 firma tutti i progetti e le regie di Tib Teatro tra cui i recenti spettacoli Shoa le memorie e Orfeo in guerra con cui persegue una particolare forma di teatro civile. Si occupa di drammaturgia contemporanea e da alcuni anni sviluppa una sua linea di ricerca che mette in relazione strutture architettoniche e teatro come nello spettacolo Polvere (Biennale Teatro di Venezia 2006).<\/p>\n<p>PROGETTO POLVERE<br \/>\nPer Il Filo d\u2019Arianna Festival 2009<\/p>\n<p>La tappa del progetto Polvere, che sar\u00e0 realizzata al Filo d\u2019Arianna 2009, intende costituire il ritorno dello spettacolo proprio laddove \u00e8 nato quale progetto pilota per la riscoperta dei teatri storici nel rapporto tra architettura e teatro, accompagnato da una serie di iniziative che ne documentano il percorso nei teatri storici del Veneto.<\/p>\n<p>IL PERCORSO<br \/>\nBREVE STORIA DELLE ORIGINI DEL PROGETTO POLVERE<br \/>\nIl progetto nasce da uno sguardo attento che Tib Teatro nel tempo ha saputo rivolgere al territorio di appartenenza in particolare svolgendo funzioni di osservatorio delle nuove generazioni, attraverso una capillare ed attenta azione di scolarizzazione teatrale di base ai fini di favorire la conoscenza, la promozione e la diffusione del linguaggio teatrale. Nei diversi progetti di programmazione rivolti all\u2019infanzia e alle nuove generazioni \u00e8 stato rilevato come nell\u2019immaginario collettivo degli spettatori (in particolare i pi\u00f9 giovani) fosse spesso poco chiaro che l\u2019organizzazione dell\u2019arte e dello spettacolo siano frutto di professionalit\u00e0 e specializzazioni diverse, acquisite attraverso percorsi di formazione e studi specifici. \u00c8 inoltre emersa una scarsa coscienza della funzione sociale e di aggregazione che pu\u00f2 svolgere la presenza di un edificio specifico, quale appunto il Teatro Comunale di Belluno, edificio storico della citt\u00e0, esempio di teatro all\u2019Italiana, architettonicamente progettato e predisposto ad accogliere eventi di spettacolo. Queste ed altre riflessioni hanno fatto maturare alla compagnia l\u2019idea di un progetto scenico atto a rivelare la storia dell\u2019edificio teatro e della macchina scenica necessaria a farlo vivere. Una storia che abbiamo raccontato attraverso gli autori che rappresentano la memoria del teatro stesso fin dalle origini. Una storia che unisce arte e artigianato, lavoro creativo e lavoro manuale, poesia e fatica in un\u2019unica meravigliosa fabbrica di sogni: il teatro.<\/p>\n<p>La prima tappa del progetto \u00e8 stata attivata nel 2003 con una proposta di visita guidata al Teatro Comunale di Belluno all\u2019interno della Stagione per l\u2019Infanzia e la Giovent\u00f9 Comincio dai 3, una visita guidata per diversi gruppi classe delle scuole superiori della provincia che hanno potuto scoprire quegli anfratti e quei luoghi del teatro solitamente nascosti e sconosciuti all\u2019occhio dello spettatore seduto in platea. Lo spettacolo, nelle sue differenti chiavi di lettura, ha consentito anche una riflessione sulle differenti professionalit\u00e0 del teatro in cui arte e artigianato, creativit\u00e0 e manualit\u00e0 si avvicendano nella tessitura di preziosi manufatti. Un percorso che s\u00ec \u00e8 rivelato emozionante e coinvolgente disseminato dalle voci di autori e generi che hanno fatto la storia del teatro nei secoli incarnate da attori professionisti e giovani allievi-attori bellunesi formatisi attraverso i laboratori proposti ogni anno dal Filo d\u2019Arianna.<br \/>\nPer il successo ottenuto lo spettacolo \u00e8 stato in seguito programmato in differenti Stagioni del Teatro Comunale di Belluno.<\/p>\n<p>La seconda tappa del progetto \u00e8 stata realizzata presso il Teatro Civico di Schio nel settembre del 2005 all\u2019interno del Progetto Lottozero, di riabilitazione e restituzione alla citt\u00e0 del suo teatro storico con il coinvolgimento diretto di artisti, registi, architetti, critici, in un percorso di recupero non strettamente filologico, improntato alla ricerca di un teatro nuovo, quale spazio che sappia testimoniare la storia e rappresentare il presente. Polvere ovvero la storia del teatro vi si \u00e8 incastonato naturalmente, tra le decorazioni scrostate, gli stucchi caduti, gli squarci del soffitto, i palchi e i loggioni consumati dall\u2019umidit\u00e0, la Polvere che popola i teatri ha saputo parlare agli artisti e agli spettatori che nel fascino di questo grande corpo malato hanno ritrovato l\u2019emozione autentica di un viaggio dentro se stessi.<\/p>\n<p>La terza tappa del progetto ha dato vita ad una creazione originale per La Biennale di Venezia 2006 denominata Polvere ovvero la storia del teatro \u2013 Un progetto di Daniela Nicosia per il Teatro Goldoni. Il 38\u00b0 Festival Internazionale del Teatro diretto da Maurizio Scaparro dedicato a Gozzi e Goldoni europei, ha inteso realizzare cos\u00ec un percorso originale proprio in quel teatro in cui il Goldoni matur\u00f2 la sua esperienza e la sua Riforma. Lo spettacolo al Teatro Goldoni \u00e8 stato caratterizzato dal desiderio di creare una fluidit\u00e0 di comunicazione tra l\u2019architettura interna, il cuore del Teatro composto dalla platea e dai suoi differenti ordini di balconate, le decorazioni, le antiche colonnine \u2013 ancora palpitante delle voci dei grandi attori dell\u2019Ottocento da Gustavo Modena alla Duse, a Zacconi, alle Grammatica \u2013 e il teatro di fuori, quello delle corti e delle calli; quella Venezia da cui lo stesso Goldoni ha tratto i migliori spunti per la sua immensa opera di scrittura.<br \/>\nPensieri per Polvere<br \/>\ndi Daniela Nicosia<\/p>\n<p>TEATRO COMUNALE DI BELLUNO 2003<br \/>\n\u00abTeatro, ho sempre subito la fascinazione di questo luogo\u2026 luogo di anime\u2026 di memorie. Ho sempre vissuto il teatro come un meraviglioso luogo sporco, di terra e di polvere, dove \u00e8 necessario, all\u2019attore come allo spettatore, lasciarsi contaminare, sporcare, attraversare affinch\u00e9 la parola poetica possa, grazie a quella polvere, respirare. Affinch\u00e9 essa possa incarnarsi nel corpo dell\u2019attore mescolandosi con il suo sudore, con la sua fatica e cos\u00ec purificarsi fino a toccare l\u2019anima di chi la interpreta e di chi l\u2019ascolta. Queste ed altre suggestioni mi hanno guidata verso Polvere, insieme all\u2019idea di teatro quale soglia tra la vita e la morte, tra l\u2019essere e l\u2019apparire. Un limite nel quale si riflette il ruolo dell\u2019attore e dello spettatore, in quanto persone. Teatro come rito, in cui l\u2019officiante-attore instaura una relazione in uno spazio-tempo nuovo che annulla la distanza, rimescola i ruoli, rende labile il confine.<\/p>\n<p>Qui l\u2019officiante \u00e8 Polvere, guida afasica e medianica del tragitto onirico nella memoria del teatro stesso. Dall\u2019universo del teatro classico fino ai giorni d\u2019oggi si giunge, esplorando l\u2019edificio teatrale nei suoi anfratti pi\u00f9 segreti, a scorgere l\u2019attore nudo, faccia a faccia con lo spettatore in un gioco sottile tra l\u2019essere e l\u2019apparire, sospeso tra la vita e la morte. L\u2019evanescente concretezza di Polvere\u2026, polvere che abita i teatri, come la vita, che \u00e8 ci\u00f2 che resta dopo\u2026 quando la soglia \u00e8 varcata per sempre, che accomuna la vita alla morte rendendoci tutti umanamente simili, ci accompagna in questo viaggio, mentre il teatro si palesa quale luogo di anime, luogo di morte, di morti, soglia che sa donare vita.<\/p>\n<p>La drammaturgia che dai classici giunge fino ai contemporanei, mi \u00e8 stata suggerita dallo spazio di quel teatro in cui ho creato lo spettacolo e cos\u00ec sar\u00e0 ogni volta, per ogni teatro che ci ospiter\u00e0. Perch\u00e9 una struttura architettonica sa parlarmi, rivelarsi quale spazio del tragico o del comico, guidarmi nella scelta del repertorio giusto per quel luogo. Perch\u00e9 un edificio nasconde in s\u00e9 gi\u00e0 una drammaturgia, ha una storia implicita contenuta nelle sue architetture.<\/p>\n<p>L\u2019attore nello spazio \u00e8 materia nella materia, materia che crea altra materia, altre possibili fruizioni e significati dello spazio stesso. L\u2019attore \u00e8 corpo e memoria, materia e anima, come anime, evocazioni, appaiono gli attori in Polvere, citazioni di se stessi, fino alla dichiarata nudit\u00e0 del finale. Finzione? Verit\u00e0\u2026 forse\u2026\u00bb<\/p>\n<p>TEATRO CIVICO DI SCHIO 2005<br \/>\nIl Civico: echi, suggestioni, ricordi\u2026<br \/>\nUn corpo malato\u2026 grandi occhi spalancati, svuotati eppure ancora desiderosi di stupore, un raggio di sole accarezza improvviso la pelle\u2026 superficie affaticata, levigata dal tempo. La luce ne plasma i contorni, ne rivela i colori, pallide sbucciature come affreschi, e lo priva della struggente malinconia che lo invade \u2013 ci invade \u2013 in un giorno di pioggia\u2026 Una vita latente si palesa, pronta a pulsare di nuovo, o meglio \u00e8 una tensione a vivere che si intuisce, la percezione di un desiderio ancora tangibile.<br \/>\nCos\u00ec mi appare il Civico al nostro primo incontro.<br \/>\nSono in basso nella platea svuotata, dove hanno lottato uomini e tori, il teatro \u00e8 l\u00ec e anche sopra di me, sembra guardarmi attraverso i vuoti occhi rossi dei palchetti, sfidarmi attraverso il suo avvitarsi su se stesso nelle balconate che si affacciano sul palco. \u00abUn giorno far\u00f2 qui il Campiello\u00bb penso \u00abanche se non amo Goldoni questo spazio mi permetter\u00e0 di leggere Goldoni come non ho saputo fare prima\u00bb. Ma ora sono qui per Polvere che dalla polvere del Civico trarr\u00e0 nuovo nutrimento.<br \/>\n\u00c8 bellissimo questo teatro fin troppo gentile nei suoi tratti, non devo lasciarmi prendere la mano, scivolerei in un lirismo che non mi appartiene. Devo ascoltarlo, invece, passarci del tempo\u2026 Polvere deve rinascere in questa polvere senza che il fascino di questa struttura si sovrapponga alla storia che, pur esplorando l\u2019edificio teatrale nelle sue architetture, nei suoi anfratti pi\u00f9 segreti, lo spettacolo racconta. Ma che storia racconta il mio spettacolo? Racconta della polvere che abita i teatri, come la vita, che \u00e8 ci\u00f2 che resta dopo&#8230; quando la soglia \u00e8 varcata per sempre, che accomuna la vita alla morte rendendoci tutti umanamente simili, mentre il teatro si palesa quale luogo di anime, luoghi di morti, in un gioco sottile tra l\u2019essere e l\u2019apparire, sospeso tra la vita e la morte. Nella percezione del Civico quale luogo sospeso, quale soglia tra ci\u00f2 che \u00e8 e ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9, si crea un nesso profondo tra lo spettacolo e questo spazio, nasce una relazione forte tra me e questo corpo agonizzante che ha ancora voglia di vivere.<br \/>\nPenso a mio padre\u2026 ai suoi ultimi giorni, a quella lotta assoluta per la vita, a quella passione per la vita che lo ha tenuto in vita a dispetto di una diagnosi evidente e senza speranza. Era pallido, elegante come questo Teatro dalla pelle trasparente, per cui invece \u00e8 ancora possibile immaginare un futuro.<br \/>\nNon sono un architetto, non ho la medicina giusta, ma so che questo \u00e8 il luogo giusto per dare nuovo respiro alla mia ricerca artistica circa gli intimi rapporti che individuo tra architettura e teatro.<br \/>\nUna struttura architettonica sa parlarmi, rivelarmi la sua intrinseca, latente drammaturgia, la storia implicita contenuta nelle sue linee prospettiche. Affinch\u00e9 questo accada \u00e8 necessario mettersi in ascolto di quel preciso spazio. Per questo ora, sono qui al Civico col desiderio di dar voce al silenzio custodito tra le sue pareti stanche che sanno ancora raccontare\u2026<\/p>\n<p>La riscrittura e il riallestimento di Polvere a Schio \u00e8 un progetto fortemente condiviso dalla Fondazione Teatro Civico, pertanto con agio, dopo i primi sopralluoghi con i diversi collaboratori, mi \u00e8 permesso di restare sola per diversi giorni nel teatro vuoto.<br \/>\nIl vuoto \u00e8 una delle suggestioni pi\u00f9 forti del Civico.<br \/>\nIl loggione che si sporge nel vuoto nero degli ordini sottostanti con le sue strutture lignee pericolanti, che accoglie il vuoto della cabina di proiezione sventrata, si apre a un altro vuoto, quello esterno, attraverso le porte finestre che guardano lontano, alla graffiante archeologia industriale\u2026 scheletro vuoto&#8230; la Lanerossi. Ricordo la pubblicit\u00e0 e il marchio di quella ditta nei caroselli televisivi della mia infanzia: un gomitolo avvoltolato a forma di trifoglio\u2026 Dipano il filo rosso, consegnatomi da Annalisa novella Arianna, nel labirinto di quel teatro vuoto in cui al contrario di Teseo, desidero perdermi, annullarmi per scoprire nel silenzio della mia solitudine, i passi che composero il segreto dell\u2019antica danza.<br \/>\nVuoto nel ripetersi degli archi che circoscrivono i palchetti, vuoto negli scavi profondi del golfo mistico, vuoto nel sottopalco ricco di reperti-residui-frammenti, vuoto nei vestiboli che si affacciano nudi sul palco.<br \/>\nIl vuoto nero su cui si proietta l\u2019ellissi del loggione mi appare quale spazio sofferto, qui trover\u00e0 voce il dolore delle madri\u2026 Andromaca, Donna de Paradiso, e persino la terribile preghiera di Lady Macbeth, mentre i vestiboli su palco diverranno le stanze della passione. Medea, trascinata ai polsi da lunghi elastici bianchi su un pavimento disseminato di resti recuperati nel sottopalco- il marmo rotto di una lapide, piatti sbeccati, vetri, una forchetta in alluminio &#8211; sar\u00e0 scorta dagli spettatori attraverso l\u2019inquadratura sbilenca di un vecchio stipite malfermo; Edipo sar\u00e0 invece racchiuso in una icona che lo ricongiunge, gi\u00e0 cieco, a Giocasta in un ultimo estremo atto d\u2019amore. Su di loro un informe baldacchino di plastica trasparente contaminer\u00e0 lo spazio, tra candelabri di cristallo e argenteria memorie di antica nobilt\u00e0, tra piume sparse a terra come in un pollaio, e crepe alle pareti ben in evidenza grazie alla luce che lascio penetrare dalla strada, approfittando ancora di un vuoto: un buco abbastanza ampio trovato nella parete esterna di un sottoscala del teatro. Fedra avvolta in un nido di rami secchi, colta nella infinita iterazione di un solo gesto, sar\u00e0 immersa nel rosso di un lungo palchetto di primo ordine dove \u00e8 possibile far accedere gli spettatori vicinissimi all\u2019attrice. Percorreranno poi il lungo corridoio oscuro che costeggia i palchi attigui, pi\u00f9 piccoli e senza porte, per ritrovare in essi schegge di quella prima installazione, non pi\u00f9 figure umane ma solo accumuli di materia in sottrazione: rami, terra, petali di rosa, un bicchiere di cristallo e poi pi\u00f9 nulla, ancora vuoto\u2026<\/p>\n<p>Col tempo scoprir\u00f2 che la visione degli stucchi e delle decorazioni dei palchetti di proscenio, \u00e8 molto pi\u00f9 intensa se vi si arriva dal lato destro del teatro, attraverso il corridoio esterno. Nello spettacolo la luce fredda di un sagomatore ne esalter\u00e0 la bellezza mentre la trasparente leggerezza dei tratti avr\u00e0 eco nella voce di Maria Callas in Casta Diva che ci accompagner\u00e0 lungo le scale in pietra che si sviluppano ai due lati del palcoscenico. Mi manca il graticcio, l&#8217;aereo collegamento orizzontale tra i due estremi. Concepisco allora che realizzer\u00f2 in verticale sui due fronti opposti e sui tre livelli delle balconate la scena che rimanda al lavoro del teatro, a quel suo essere fatto di terra e di polvere, di fatica e di materia: legno, tiri, corde\u2026 Scopro lungo il terzo ballatoio un enorme attrezzo in legno per avvolgere le corde che ha l\u2019aspetto del timone di una nave\u2026 gli spettatori dovranno trovare questo aggeggio in movimento\u2026 il suo suono mi incanta\u2026 Un sistema di corde creer\u00e0 un ideale collegamento tra gli spazi e permetter\u00e0 all\u2019antico strumento di svolgere ancora una volta la sua funzione. Grazie a Daria Tonzing, che cura le installazioni dello spettacolo, il complicato intreccio \u00e8 ormai al varo, un palo enorme in legno trafigge una delle pareti interne diroccate e crea il collegamento tra gli spazi, alle corde vengono ancorate in sospensione, oblique, le vecchie porte dei palchetti svuotate del tamburo, cornici vuote nell&#8217;aria: tutto \u00e8 mobile, in disequilibrio, come essere sul relitto di una nave, qui le parole del cieco nel Sogno di Strindberg assumono nuova concretezza. \u00abUna volta ho chiesto a un bambino perch\u00e9 il mare \u00e8 salato, e il bambino che aveva il padre imbarcato per un lungo viaggio mi ha risposto: il mare \u00e8 salato per le lacrime dei marinai\u00bb.<br \/>\nImbarcazioni, antiche migrazioni, le donne di Troia costrette, quali concubine degli Elleni, ad andare per mare mentre la citt\u00e0 brucia e con essa gli affetti pi\u00f9 cari\u2026 le migrazioni di oggi, e l\u2019abuso di quella miseria piena di attese che attraversa il mare\u2026<br \/>\nHo attraversato il mare nei giorni trascorsi al Civico, quello dentro di me e il mare altrove, quello del piacere del pensiero e della fatica. C\u2019\u00e8 voluto del tempo, come andare per mare, affinch\u00e9 quel corpo, nel lento risveglio che sconfigge la malattia, trovasse nuova parola e si lasciasse prendere per mano e a fil di labbra mi rivelasse da che parte poterlo toccare per non fargli male\u2026<\/p>\n<p>TEATRO GOLDONI DI VENEZIA 2006<br \/>\nUn pensiero di Polvere per il Teatro Goldoni<br \/>\nVenezia, per la sua particolare struttura architettonica, \u00e8 gi\u00e0 un teatro. Il Goldoni, culla del teatro veneziano e internazionale nei secoli, architettonicamente si compone di un cuore di teatro, la sala &#8211; platea e i suoi differenti ordini di balconate, le decorazioni, le antiche colonnine. Attorno a questo cuore, un intricato sistema di scale in cemento, corridoi, marmi, assolutamente anonimo. Un anello funzionale che avvolge, nasconde quel cuore pulsante interno.<br \/>\nUn sistema a cerchi: il teatro dentro, il nulla intorno e il teatro fuori, cio\u00e8 Venezia. Il desiderio \u00e8 creare una fluidit\u00e0 di comunicazione tra quel teatro dentro, quel cuore ancora palpitante di voci, di anime, di memoria, e l\u2019altro teatro fuori, la citt\u00e0 delle corti e delle calli, teatro di vita. Affinch\u00e9 tale rapporto sia possibile, \u00e8 necessario attraversare il nulla, il vuoto dei lunghi corridoi in marmo che fiancheggiano i palchetti e percorrere la struttura in verticalit\u00e0, mescolandone le linee e i tracciati in silenzio\u2026<br \/>\nL\u2019antica sala scenografie, oggi sala prove, traghetta, racchiude anime dolenti, che si riversano con i loro echi nel vuoto del graticcio metallico, luogo di lavoro\u2026 nave pronta a salpare\u2026 e poi ancora gi\u00f9, fin nella pancia del teatro, quel sottopalco, invaso di polvere e materia che si riversa a sorpresa fuori\u2026 dove la vita, nelle calli, segue morbidamente il suo corso\u2026<br \/>\nIl cuore ritorna, \u00e8 cuore della vita di questo teatro e della sua storia, segnata dal passaggio dei grandi attori dell\u2019Ottocento da Gustavo Modena alla Duse, a Zacconi, alle Grammatica, segnata dalla presenza ancora viva di Carlo Goldoni che a questo teatro ha legato buona parte della sua esistenza e che da questo teatro, cos\u00ec come da quell\u2019altro teatro di fuori, ha tratto i migliori spunti per la sua immensa opera di scrittura. La sua riforma ha preso vita tra queste pareti, oltrepassandole, guardando dentro quel teatro di vita che \u00e8 Venezia, quella vita che senza aver attraversato anche per un breve momento le zone vuote e il nulla fuori e dentro di noi non pu\u00f2 essere assaporata\u2026<\/p>\n<p>Dichiarazioni della regista per la Biennale di Venezia 2006<\/p>\n<p>\u00abFaccio teatro perch\u00e9 mi interessa l&#8217;umano, entrare in relazione con l&#8217;altro, sollecitare percezioni, emozioni. Il teatro \u00e8 un luogo di molteplici ascolti, la regia uno sguardo in se stessi attraverso le provocazioni di un altro, sia esso l&#8217;autore o l&#8217;attore. Da questo mescolarsi con l&#8217;umano, sotteso in un testo cos\u00ec come in un luogo, in una struttura architettonica, dall&#8217;ascolto dell&#8217;umano nascosto e dal suo svelarlo, lasciarlo emergere, fioriscono le emozioni, che sono poi l&#8217;unica vera ragione del teatro.\u00bb<\/p>\n<p>\u00abUn testo non basta a fare un buono spettacolo, \u00e8 necessario che un regista maturi in se un&#8217;idea poetica di quel testo, e attraverso di essa guidi gli attori in un lavoro profondo, doloroso a volte, di scavo e di scoperta di s\u00e9&#8230; solo cos\u00ec si pu\u00f2 graffiare l&#8217;anima di chi viene a vederci. Tutto ci\u00f2 senza, per\u00f2, prendersi troppo sul serio, anche se il teatro \u00e8 una cosa seria perch\u00e9, pur nel suo essere effimero, secondo la sua etimologia greca e cio\u00e8 di un sol giorno, \u00e8 un&#8217;arte destinata a permanere almeno, e non \u00e8 poco, nelle emozioni e negli sguardi&#8230;\u00bb<\/p>\n<p>\u00abSappiamo tutti che l\u2019effimero secondo la sua etimologia greca, cio\u00e8 un sol giorno, connota il prodotto artistico teatrale, qualcosa che non si pu\u00f2 misurare se non nelle emozioni e nella coscienza di ognuno, ma che \u00e8, proprio per questo, qualcosa che resta\u2026 che sa lasciare un segno. Sappiamo, allo stesso tempo, che affinch\u00e9 l\u2019effimero, il sogno di un sol giorno, si possa compiere sono necessarie professionalit\u00e0 integrate e non solo artistiche, competenze differenziate, sono necessari materiali: legno, corde, caverie, tessuti etc. \u00c8 proprio questa l\u2019essenza di quella speciale alchimia che chiamiamo teatro: il suo essere sublime e il suo essere terra, un sogno di terra e di polvere.\u00bb<\/p>\n<p>filo d\u2019arianna festival<\/p>\n<p>direzione artistica\u00a0\u00a0 \u00a0daniela nicosia<\/p>\n<p>direzione organizzativa\u00a0\u00a0 \u00a0labros mangheras<\/p>\n<p>ufficio stampa e comunicazione\u00a0\u00a0 \u00a0lara sacchi<\/p>\n<p>coordinamento generale\u00a0\u00a0 \u00a0vania bortot<\/p>\n<p>edizioni\u00a0\u00a0 \u00a0lorena casol<\/p>\n<p>consulenza sezione danza\u00a0\u00a0 \u00a0eugenia casini ropa<\/p>\n<p>collaborazione sezione danza \u00a0\u00a0 \u00a0laura zago<\/p>\n<p>collaborazione sezione arti visive\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0luca bochicchio, gaetano ricci,\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0giorgio vazza<\/p>\n<p>direzione tecnica\u00a0\u00a0 \u00a0francesco d\u2019altilia<\/p>\n<p>equipe tecnica\u00a0\u00a0 \u00a0piero bolzan, luigino marchetti<br \/>\npaolo pellicciari, pietro scairato<\/p>\n<p>segreteria e promozione\u00a0\u00a0 \u00a0alberta tosi<\/p>\n<p>stagista\u00a0\u00a0 \u00a0alessandro brun<\/p>\n<p>immagine coordinata\u00a0\u00a0 \u00a0placebodesign_ brugiolo+roggero<\/p>\n<p>si ringrazia per la collaborazione\u00a0\u00a0 \u00a0Prefettura di Belluno<\/p>\n<p>info 0437-950555<\/p>\n<p>Punto Festival \u2013 Piazza dei Martiri<br \/>\nTib Teatro &#8211; piazzale Marconi 2\/b<br \/>\nwww.filodariannafestival.com<br \/>\ninfo@filodariannafestival.com<\/p>\n<p>&#8230; il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono\u2026<br \/>\nE anche loro possono prolungarsi in memoria,<br \/>\nin ricordo, in narrazione.<br \/>\nQuando il viaggiatore si \u00e8 seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: &#8220;non c&#8217;\u00e8 altro da vedere&#8221;, sapeva che non era vero.<br \/>\nBisogna vedere quel che non si \u00e8 visto, vedere di nuovo quel che si \u00e8 gi\u00e0 visto, vedere in primavera quel che si \u00e8 visto in estate,<br \/>\nvedere di giorno quel che si \u00e8 visto di notte,<br \/>\ncon il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi,<br \/>\nil frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto,<br \/>\nl&#8217;ombra che non c&#8217;era.<br \/>\nBisogna ritornare sui passi gi\u00e0 dati, per ripeterli,<br \/>\ne per tracciarvi a fianco nuovi cammini.<br \/>\nBisogna ricominciare il viaggio. Sempre.<\/p>\n<p>Jos\u00e8 Saramago<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un Festival nazionale di teatro, danza e arti visive quale il Filo d\u2019Arianna rappresenta un\u2019ottima occasione culturale e sociale per il nostro territorio, cui sa donare visibilit\u00e0 attraverso il linguaggio delle arti. 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