{"id":73294,"date":"2015-11-22T20:55:48","date_gmt":"2015-11-22T19:55:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=73294"},"modified":"2015-11-22T20:55:48","modified_gmt":"2015-11-22T19:55:48","slug":"italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2015\/11\/22\/italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta\/","title":{"rendered":"Centraline elettriche.  Il Comitato Acqua bene comune ritorna in Valle del Mis: &#8220;Vogliamo norme certe, e il diritto di veto dei Comuni&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/valle-del-mis-adesso-basta-centrali.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-73295\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/valle-del-mis-adesso-basta-centrali.jpg\" alt=\"valle del mis adesso basta centrali\" width=\"300\" height=\"203\" \/><\/a>Oggi, domenica 22 novembre, il Comitato Acqua bene comune \u00e8 ritornato in Valle del Mis, un luogo oramai diventato icona dell&#8217;abbattimento dei predatori dell&#8217;acqua, in forza dell&#8217;autorevole pronuncia dalla Suprema Corte di Cassazione che, a Sezioni unite, con sentenza n. 19389 del 9 novembre del 2012 (riprodotta a fondo pagina) ha detto no alla centrale idroelettrica.<\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5;\">&#8220;Da quella vittoria sono passati 1104 giorni &#8211; come ricorda lo striscione con la scritta &#8220;Adesso basta centrali&#8221; posizionato sul letto del torrente dagli attivisti di Acqua bene comune &#8211; oltre tre anni durante i quali la Regione Veneto e le altre autorit\u00e0 competenti hanno disatteso la sentenza della Cassazione che sanciva il legittimo ripristino ambientale dei luoghi. Luoghi che, nonostante si trovino all\u2019interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e nel cuore dell\u2019area Unesco Patrimonio Mondiale dell\u2019Umanit\u00e0, ad oggi sono ridotti ad una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto.\u00a0<\/span><span style=\"line-height: 1.5;\">Contro questa discarica e in difesa di questa valle continueremo a lottare.\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Oggi siamo ritornati in Valle del Mis per ricordare alla Regione Veneto che la speculazione sui nostri fiumi non riguarda soltanto i tratti della Piave lungo la Valbelluna, ma tutti i torrenti e fiumi delle valli bellunesi che sono sotto attacco, dal Cadore al Feltrino.<\/p>\n<p>Sono oltre 150 le richieste per nuove centrali idroelettriche sull\u2019ultimo 10% di acqua non artificializzata. A seguito delle recenti dichiarazioni dell\u2019assessore regionale Bottacin non si \u00e8 ancora capito se queste richieste possano essere bloccate, oppure si tratta dell\u2019ennesima presa in giro per le comunit\u00e0 locali e le amministrazioni. Dopo la discutibile gestione della Regione Veneto degli ultimi sopralluoghi e vent\u2019anni di immobilismo, la loro credibilit\u00e0 in tema di tutela delle risorse idriche bellunesi \u00e8 ai minimi storici.<br \/>\nPer questi motivi &#8211; prosegue il Comitato Acqua bene comune &#8211; non ci bastano le dichiarazioni a mezzo stampa. Vogliamo norme certe, una maggiore trasparenza procedurale e soprattutto il diritto di veto da parte dei Comuni che devono avere la legittima possibilit\u00e0 di poter decidere sul proprio territorio.<\/p>\n<p>La mobilitazione permanente di questo ultimo mese, la determinazione del presidio di Limana, la crescente contrariet\u00e0 delle Amministrazioni Comunali, stanno contribuendo a mettere in discussione quel modello di sfruttamento intensivo dei nostri fiumi a cui per troppi anni siamo stati costretti ad assistere.<\/p>\n<p>Per questi motivi la campagna Adesso Basta Centrali continua, insieme ai tanti e tante che vorranno aderirvi.<\/p>\n<p>Con lo stesso amore e la stessa determinazione continueremo a difendere questi fiumi e questi torrenti unici al mondo&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>CORTE DI CASSAZIONE, Sezioni Unite Civili \u2013 9 novembre 2012, n. 19389<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong style=\"line-height: 1.5;\">REPUBBLICA ITALIANA<\/strong><\/p>\n<p><strong>IN NOME DEL POPOLO ITALIANA<\/strong><\/p>\n<p><strong>LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE<br \/>\nSEZIONI UNITE CIVILI<\/strong><br \/>\nComposta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:<\/p>\n<p>Dott. ROBERTO PREDEN &#8211; Primo Pres.te f.f.\u00a0 &#8211;<br \/>\nDott. LUIGI ANTONIO ROVELLI &#8211; Presidente Sezione \u2013<br \/>\nDott. UMBERTO GOLDONI &#8211; Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. LUIGI PICCIALLI \u2013 Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. ANTONIO SEGRETO\u00a0 &#8211; Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. SALVATORE SALVAGO\u00a0 &#8211; Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. RENATO RORDORF\u00a0 &#8211; Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. FABRIZIO FORTE\u00a0 &#8211; Consigliere &#8211;<br \/>\nDott. AURELIO CAPPABIANCA &#8211; Rel. Consigliere &#8211;<br \/>\nha pronunciato la seguente<\/p>\n<p><strong>SENTENZA<\/strong><\/p>\n<p>sul ricorso 5853-2012 proposto da:<br \/>\nWWF ITALIA ONG ONLUS, associazione di protezione ambientale a carattere nazionale, in persona del Presidente pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 268-A, presso lo studio dell&#8217;avvocato PETRETTI ALESSIO, che la rappresenta e difende unitamente all&#8217;avvocato CERUTI MATTEO, per procura speciale in atti;<\/p>\n<p><strong><em>&#8211; ricorrente &#8211;<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>contro<\/strong><\/p>\n<p>COMUNE di SOSPIROLO, in persona del Sindaco pro-tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI MONTE FIORE 22, presso lo studio dell&#8217;avvocato CUONZO RENZO, che lo rappresenta e difende unitamente all&#8217;avvocato STEFANO CANAL, per delega a margine del controricorso;<br \/>\nREGIONE VENETO, in persona del Presidente della Giunta regionale pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA F. CONFALONIERI 5, presso lo studio dell&#8217;avvocato MANZI ANDREA, che la rappresenta e difende unitamente agli avvocati ZANON EZIO, CECILIA LIGABUE, per delega a margine del controricorso;<br \/>\nEVA ENERGIE VALSABBIA S.P.A., in persona del legale rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA APPIA NUOVA 96, presso lo studio dell&#8217;avvocato ROLFO PAOLO, che la rappresenta e difende unitamente all&#8217;avvocato PANIZ MAURIZIO, per procure speciale in atti;<br \/>\nENTE PARCO NAZIONALE DOLOMITI BELLUNESI, AUTORITA&#8217; DI BACINO FIUMI DEI ISONZO, TAGLIAMENTO, LIVENZA, PIAVE, BRENTA, BACCHIGLIONE, in persona del rispettivi legali rappresentanti pro-tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope legis;<\/p>\n<p><em><strong>&#8211; controricorrenti &#8211;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>nonch\u00e8 contro<br \/>\nCOMUNE DI GOSALDO;<\/p>\n<p><em><strong>&#8211; intimato-<\/strong><\/em><\/p>\n<p>avverso la sentenza n. 6\/2012 del TRIBUNALE SUPERIORE DELLE ACQUE PUBBLICHE, depositata il 16\/01\/2012;<br \/>\nudita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 23\/10\/2012 dal Consigliere Dott. AURELIO CAPPABIANCA;<br \/>\nuditi gli avvocati Matteo CERUTI, Renzo CUONZO, Paolo ROLFO, Salvatore DI MATTIA per delega dell&#8217;avvocato Andrea Manzi;<br \/>\nudito il P.M. in persona dell&#8217;Avvocato Generale Dott. RAFFAELE CENICCOLA, che ha concluso per il rigetto del ricorso.<br \/>\n<strong>Svolgimento del processo<\/strong><\/p>\n<p>Il 19 ottobre 2006, E.Va. &#8211; Energie Valsabbia &#8211; s.p.a. richiese alla Regione Veneto favorevole Valutazione di impatto ambientale ed autorizzazione alla costruzione ed all&#8217;esercizio di un impianto idroelettrico ad acqua fluente, da prelevare dal torrente Mis, incidente, in parte (il maggior tratto della condotta e la centrale di produzione), all&#8217;interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, specificamente in zona &#8220;B1&#8221; della &#8220;riserva generale orientata&#8221;, e, in parte (opera di captazione e tratta iniziale della condotta), all&#8217;esterno del Parco medesimo e in zona contigua.<br \/>\nIn esito al rilascio dei preventivi pareri, tutti favorevoli (sia dell&#8217;Ente Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi sia, con prescrizioni, della competente Autorit\u00e0 di bacino e della Commissione regionale Valutazione di impatto ambientale), la Giunta regionale del Veneto, con deliberazione 29 dicembre 2009 n. 4143 (in B.u.r. 9 febbraio 2010 n. 12), espresse favorevole Valutazione di impatto ambientale \u00e8 autorizz\u00f2 il progetto di E.Va., nel contempo rilasciando autorizzazione paesaggistica ai sensi dell\u2019art. 159 d.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42.<br \/>\nAvverso detti provvedimenti ed i correlativi atti presupposti, Wwf Italia ed altre associazioni di tutela ambientale proposero ricorso al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche.<br \/>\nPer quanta ancora rileva, i ricorrenti addussero l\u2019illegittimit\u00e0 dei provvedimenti impugnati: a) per violazione del divieto di modifica del regime delle acque nelle aree protette, posto dall&#8217;art. 11, comma 3 lett. c, l. 394\/1991 (legge quadro sulle aree protette) e dagli artt. 16 e 18 del piano del Parco; b) per violazione del divieto di nuove costruzioni nelle aree predette, sancito dall&#8217;art. 12, comma 2 lett. b, l. 394\/1991 e dall&#8217;art. 7 del piano del Parco.<br \/>\nIl Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche &#8211; rilevata la carenza di legittimazione attiva dei sodalizi diversi da Wwf Italia\u00a0 &#8211; dichiar\u00f2 l&#8217;inammissibilit\u00e0 dei relativi ricorsi e respinse, in quanta infondato, il ricorso di Wwf Italia, affermando che le disposizioni normative richiamate dall&#8217;ente ricorrente non erano tali da precludere I&#8217;esecuzione dell&#8217;impianto autorizzato.<br \/>\nAvverso tale decisione Wwf Italia ha proposto ricorso per cassazione, ai sensi dell&#8217;art. 201 l. 1775\/1933, in due motivi.<br \/>\nHanno resistito con controricorso, E.Va., Regione Veneto, Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi nonch\u00e8<br \/>\ni Comuni di Sospirolo e di Gosaldo.<br \/>\nWwf Italia e Comune di Sospirolo hanno illustrato le loro ragioni anche con memorie ex art. 378 c.p.c..<br \/>\n<strong>Motivi della decisione<\/strong><\/p>\n<p>1) &#8211; Con il primo motivo di ricorso, Wwf Italia &#8211; denunciando violazione e falsa applicazione del combinato disposto dall&#8217;art. 11, comma 3 lett. c, l. 394\/1991 e dagli artt. 16 e 18 del piano del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, in relazione ai criteri ermeneutici fissati dall&#8217;art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, nonch\u00e9 vizio di motivazione &#8211; censura la decisione impugnata per aver negato che l&#8217;impianto idroelettrico approvato dai provvedimenti impugnati violi il divieto di modifica del regime delle acque nelle aree protette sancito della normativa evocata.<br \/>\nCon il secondo motivo di ricorso, Wwf Italia &#8211; denunciando violazione e falsa applicazione dell&#8217;art. 12, comma 2 lett. b, l. 394\/91 in combinato con l&#8217;art. 7 del piano del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi &#8211; censura la decisione impugnata per aver negato che l\u2019intervento di trasformazione edilizio-urbanistica connesso alla realizzazione dell&#8217;impianto approvato violi il divieto di nuove costruzioni nelle &#8220;riserve generali orientate&#8221; sancito\u00a0 dalle disposizioni richiamate.<br \/>\nEntrambe le doglianze sono fondate.<br \/>\nII) 1. &#8211; Con riguardo alla questione sottesa alla prima doglianza, il quadro normativo di riferimento \u00e8 essenzialmente costituito dalla previsione dell&#8217;art. 11 l. 394\/1991 e da quella del\u2019&#8217;art. 16 delle norme di attuazione del piano del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi.<br \/>\nSotto la rubrica &#8220;Regolamento del Parco&#8221;, l&#8217;art. 11 l. 394\/1991 (&#8220;Legge quadro sulle area protette&#8221;) recita: &#8220;1. II regolamento del parco disciplina l&#8217;esercizio delle attivit\u00e0 consentite entro il territorio del parco \u2026<br \/>\n3. Salvo quanta previsto dal comma 5&#8221; (in tema di diritti reali e usi civici delle collettivit\u00e0 locali), &#8220;nei parchi, sono vietate le attivit\u00e0 e le opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette e ai rispettivi habitat. In particolare sono vietati: a) \u2026, b) &#8230; ; c) la modificazione del regime delle acque; d) ; e) &#8230;; f) &#8230;; g) &#8230;; h)&#8230; .<br \/>\n4. II regolamento del parco stabilisce altres\u00ec le eventuali deroghe ai divieti di cui al comma 3&#8230;&#8221;.<br \/>\nSotto la rubrica &#8220;Prescrizioni per la tutela e il recupero ambientale&#8221;, l&#8217;art. 16 delle norme di attuazione del piano del Parco (approvato dalla Regione Veneto il 21 novembre 2000 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 21 del 26 gennaio 2001), nel paragrafo dedicato alle &#8220;Acque&#8221; si occupa di &#8220;Captazioni&#8221;, disponendo: \u201c\u2026 Con l&#8217;esclusione delle concessioni esistenti, \u2026 \u00e8 vietato qualsiasi intervento che modifichi il regime naturale delle acque superficiali e sotterranee. E&#8217; comunque vietata, all&#8217;interno del Parco, ogni ulteriore derivazione delle acque superficiali e sotterranee per scopi idroelettrici e irrigui. \u2026<br \/>\n\u2026 sono invece ammessi, previa delibera del Consiglio Direttivo dell&#8217;Ente, formulata sulla base di una perizia tecnico-scientifica \u2026, interventi di manutenzione degli impianti idroelettrici esistenti, nel rispetto delle disposizioni e delle limitazioni dei prelievi prescritte dalle presenti norme.\u00a0 Sono, inoltre, ammesse, con le stesse modalit\u00e0 del precedente comma, modeste derivazioni idriche, da riservare esclusivamente agli apprestamenti che l&#8217;Ente Parco intenda favorire, promuovere, realizzare o destinare alle proprie finalit\u00e0 istituzionali.<br \/>\nLe captazioni, gli emungimenti e le derivazioni d&#8217;acqua dovranno essere rispettosi del mantenimento del minimo deflusso stabilito in via definitiva d&#8217;intesa fra l&#8217;Ente Parco e l&#8217;Autorit\u00e0 di Bacino &#8230;&#8221;.<br \/>\n2. &#8211; Il giudice a quo afferma (v. p. 10 e s. della sentenza impugnata) che il divieto di modifica del regime delle acque previsto dall&#8217;art. 11, comma 3 lett. c, 1. 394\/1991 non riveste carattere di assolutezza, ma valenza relazionata e, quindi, circoscritta al fine di precludere le sole attivit\u00e0 che possano in concreto &#8220;compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati&#8221;; ci\u00f2 anche in considerazione del fatto che, in caso contrario, si determinerebbe un\u2019irragionevole sproporzione nel bilanciamento con altri interessi parimenti rilevanti ed anche ai fini della stessa protezione del bene idrico. Afferma, inoltre, che dalle prescrizioni regolamentari del Parco (cui l&#8217;art. 11, comma 4, l. 394\/1991 demanda la previsione di deroghe ai divieti sanciti della legge quadro), e, specificamente, dall\u2019art. 16 della norme di attuazione del piano del Parco, non emerge un divieto assoluto di derivazione idrica, risultando pur sempre ammesse, d&#8217;intesa con la competente Autorit\u00e0 di bacino, &#8220;modeste derivazioni&#8221;, che, rispettino il Deflusso minimo vitale.<br \/>\nDa tali premesse ermeneutiche il giudice a quo inferisce la legittimit\u00e0 dell&#8217;impianto idroelettrico autorizzato dai provvedimenti impugnati, non riscontrando prove della sua negativa incidenza sull&#8217;ambiente protetto e rilevandone, anti, al fine dell&#8217;elettrificazione del territorio del Parco con energia rinnovabile.<br \/>\n3. &#8211; L&#8217;interpretazione fornita dal giudice a quo in merito ai richiamati referenti normativi, non \u00e8 condivisibile.<br \/>\n3.1 &#8211; La piana lettura dell&#8217;art. 11, comma 3, l. 394\/1991 consente, infatti, di individuarvi due momenti prescrittivi.<br \/>\nIl primo, che {fatti salvi diritti reali e usi civici delle collettivit\u00e0 locali, nei termini indicati dal successivo comma 5), impone inequivocamente, nei parchi, il divieto di tutte indistintamente le attivit\u00e0 e le opere che possano comunque recar pregiudizio alla salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati.<br \/>\nIl secondo, che, introdotto dal perentorio incipit &#8220;In particolare, sono vietati: \u2026\u201d, delinea, altrettanto inequivocamente, un catalogo di attivit\u00e0 ed interventi &#8211; declinato alle lettere da a ad h e contemplante in particolare, alla lettera c, &#8220;la modificazione del regime delle acque&#8221; \u2013 direttamente inibiti della legge, in quanto, ritenuti, in forza di presunzione assoluta, di per s\u00e8 idonei a compromettere &#8220;la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati&#8221; e, di conseguenza, vietati gi\u00e0 in astratto ed indipendentemente da ogni apprezzamento circa la relativa concreta pericolosit\u00e0. E, nell&#8217;ambito di tale catalogo, la modificazione del regime delle acque \u00e8, peraltro, ricompresa tra le attivit\u00e0 (quelle di cui alle lettere a, b, e, g, ed, appunto, c), che sono vietate in termini assoluti, diversamente da quelle contemplate alle lettere d, f ed h, che lo sono, in senso relativo, &#8220;se non autorizzate&#8221; dall&#8217;ente Parco.<br \/>\nNeppure l&#8217;invocato criterio del &#8220;bilanciamento con altri interessi rilevanti&#8221; giova all&#8217;interpretazione prospettata dal giudice a quo.<br \/>\nPosto che la finalit\u00e0 della legge sulle aree protette \u00e8 dichiaratamente quella di garantire e promuovere, &#8220;in attuazione degli art. 9 e 32 della Costituzione e nel rispetto degli accordi internazionali&#8221;, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale del Paese, nei territori che, costituendo espressione di detto patrimonio, meritano speciale tutela (cfr. art. 1, comma 1, 2 e 3, l. 394\/1991), risulta evidente che nelle aree, che, rispondendo alle anzidette caratteristiche, sono istituite in Parco naturale, \u00e8 la tutela dell&#8217;ambiente ad assumere, per specifica scelta del legislature, rilievo preminente su qualsiasi altro interesse anche di primaria importanza.<br \/>\n3.2 &#8211; Nel quadro di un&#8217;interpretazione coerente con criteri sanciti dall&#8217;art. 12 delle disposizioni sulla legge in generale, il dato letterale e quello sistematico non lasciano, dunque, dubbi sul fatto che l\u2019art. 11, comma 3 lett. c, 1. 394\/1991 stabilisce, in linea di principio, il divieto assoluto di modificare il regime delle acque nelle aree naturali protette.<br \/>\nIl rigore della previsione \u00e8, peraltro, temperato dall&#8217;art. 11, comma 4, l. 394\/1991, che contempla la possibilit\u00e0 che, con il &#8220;regolamento del parco&#8221; siano introdotte &#8220;eventuali deroghe ai divieti di cui al comma 3. &#8230;&#8221;.<br \/>\nDiversamente da quanto opina il giudice a quo, con riferimento al caso di specie, una siffatta deroga non pu\u00f2, tuttavia, essere ravvisata, nella previsione l&#8217;art. 16 delle norme di attuazione del piano del Parco.<br \/>\nA prescindere da ogni considerazione in merito alle finalit\u00e0 che le menzionate eccezioni devono perseguire, occorre, invero, osservare che il quarto comma dell&#8217;art. 11 l. 394\/1991 attribuisce il potere di introdurre deroghe ai divieti previsti dal precedente comma 3, in via esclusiva, al regolamento del Parco (disciplinato dal medesimo art. 11 ed, in base a questo, adottato dall&#8217;ente Parco e approvato dal Ministro dell\u2019Ambiente); cosicch\u00e9 nessuna legittima deroga ai divieti in oggetto potrebbe in ogni case mutuarsi da una disposizione, quale l&#8217;art. 16 in rassegna, facente parte, non del regolamento, ma del corpo delle norme attuative del piano del Parco (disciplinato dall\u2019art. 12 della l. 394\/1991 ed, in base a questo, predisposto dall&#8217;ente Parco e adottato della Regione, sentiti gli enti locali).<br \/>\nIn disparte tale rilievo, peraltro, deve, osservarsi che l&#8217;art. 16 delle norme attuative del piano del Parco, lungi dal derogarvi, non fa altro che confermare il generale divieto legislativo di modificare il regime delle acque nell&#8217;area di relative pertinenza. La disposizione ribadisce, infatti, il divieto di &#8220;qualsiasi intervento che modifichi il regime naturale delle acque superficiali e sotterranee&#8221; e, in particolare, di &#8220;ogni ulteriore derivazione delle acque superficiali e sotterranee per scopi idroelettrici e irrigui&#8221;. In via di eccezione, ammette solo (oltre agli interventi di manutenzione degli impianti idroelettrici\u00a0 gi\u00e0 esistenti) la possibilit\u00e0 (subordinata, peraltro, a rigorosa procedure di autorizzazione) di &#8220;modeste derivazioni idriche&#8221;, da riservare esclusivamente elle &#8220;finalit\u00e0 istituzionali&#8221; dell\u2019ente Parco; possibilit\u00e0 che &#8211; non essendo suscettibile che di stretta interpretazione per il ruolo di eccezione a regola generale &#8211; certamente non pu\u00f2 ritenersi estesa (attese anche le finalit\u00e0 perseguite con l\u2019istituzione delle aree protette, come definite della previsione di cui all&#8217;art. 1 della l. 394\/1991) alle derivazioni funzionali all\u2019esercizio di impresa di produzione idroelettrica, seppur con energie rinnovabili.<br \/>\nIII) 1. &#8211; Risultando incontroverso che la collocazione della centrale di produzione e di parte della condotta dell\u2019impianto oggetto della controversia \u00e8 prevista, all&#8217;interno del Parco, in zone \u201cB1\u201d di &#8220;riserva generale orientata&#8221;, con riguardo alla questione sottesa al secondo motivo di ricorso, quadro normativo di riferimento va individuato nella previsione dell&#8217;art. 12 1. 394\/1991 ed in quella dell&#8217;art. 7 delle norme di attuazione del piano del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Sotto la rubrica &#8220;Piano per il parco&#8221;, l&#8217;art, 12, comma 2, l. 394\/1991, sancisce, tra l&#8217;altro, la suddivisione del territorio del parco, ad opera del piano, in zone diversificate in funzione del differente pregio ambientale e del conseguente differente grado di protezione e, precisamente, in: a) &#8220;riserve integrali&#8221;;\u00a0 b) &#8220;riserve generali orientate&#8221;; c) &#8220;aree di protezione&#8221;; d) &#8220;aree di promozione economica e sociale facenti parti del medesimo ecosistema&#8221;.<br \/>\nQuanto alle &#8220;riserve generali orientate&#8221; (per pregio ambientale e rigore di tutela, seconde solo alle &#8220;riserve integrali&#8221;), la disposizione specifica, in particolare, che, in esse, \u00e8 vietato non solo &#8220;costruire nuove opere edilizie&#8221;, ma, anche, &#8220;ampliare le costruzioni esistenti&#8221; ed &#8220;eseguire opere di trasformazione del territorio&#8221; non implicanti interventi edilizi; sono, invece, consentite: &#8220;le utilizzazioni produttive tradizionali&#8221;, &#8220;la realizzazione delle infrastrutture strettamente necessarie&#8221;, gli &#8220;interventi di gestione delle risorse naturali a cure dell\u2019ente Parco&#8221;, la &#8220;manutenzione delle opere esistenti&#8221;.<br \/>\n2. &#8211; Il giudice a quo nega (v. p. 12 e s. della sentenza impugnata) che le edificazioni connesse all\u2019impianto autorizzato incidenti in zona di &#8220;riserva generale orientate&#8221; (parte della condotta la centrale di produzione) integrino violazione dell&#8217;art. 12, comma 2 lett. b, l. 394\/1991. Basa l&#8217;assunto sul rilievo che &#8220;il complesso di tali manufatti, per la pi\u00f9 parte interrati ed in parte con un rivestimento che imita la parete cui s\u2019appoggia, non implica significativi impatti nell&#8217;area protetta&#8221; e che, d&#8217;altro canto, la ricorrente non ha indicato &#8220;in che cosa mai si specifichi il preteso vulnus derivante dall&#8217;impianto in questione&#8221;. Sostiene, inoltre, che una lettura costituzionalmente orientata della norma consente di ricomprendere nella deroga disposta in favore delle &#8220;utilizzazioni produttive tradizionali&#8221; (per la genericit\u00e0 dell&#8217;espressione) anche attivit\u00e0 economiche, che, pur diverse dalle forme di produzione arcaiche, agricole e preindustriali, possono, comunque, ascriversi alla tradizione del peculiare territorio protetto del Parco; cosi come, &#8220;a ben vedere, per quanto attiene al territorio precipuo delle Dolomiti bellunesi, non pu\u00f2 non dirsi tradizionale, per l&#8217;evidente e notoria storicit\u00e0 di taluni insediamenti in zona, un impianto c.d. microidroelettrico&#8221;.<br \/>\n3. &#8211; Anche, per il profilo qui considerato, le conclusioni, e le relative premesse interpretative, del giudice a quo non mono condivisibili.<br \/>\nInvero &#8211; posto che l\u2019art. 12 comma 2 lett. b, l. 394\/1991 stabilisce in termini assoluti e perentori che nelle \u201criserve generali orientate\u201d del parco \u201c\u00e8 vietato costruire nuove opera edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio&#8221; &#8211; la legittimit\u00e0 dei manufatti da costruirsi in esecuzione del progetto autorizzato con gli atti impugnati non pu\u00f2 certo desumersi dalle modalit\u00e0 di relativa esecuzione o dalla mancata evidenziazione, da parte del ricorrente, degli specifici pregiudizi che essi arrecano ai beni protetti.<br \/>\nDeve, d&#8217;altro canto, osservarsi che anche alla compiuta definizione dei sopra richiamati interventi assentibili nelle aree di &#8220;riserva generale orientata&#8221;, in quanto implicanti deroghe al generale divieto di nuove costruzioni e trasformazioni territoriali, non pu\u00f2 pervenirsi che attraverso un&#8217;esegesi che \u2013 tenuto conto del dato finalistico codificato all\u2019art. 1 della l. 394\/1991, gi\u00e0 in precedenza richiamato (v. sub II, 3.1) &#8211; sia\u00a0 condotta con criterio di stretta interpretazione.<br \/>\nIn tale prospettiva, non vi \u00e8 dubbio che il dato letterale, coniugato con quello sistematico, imponga di identificare le consentite &#8220;utilizzazioni produttive tradizionali&#8221; in quelle attivit\u00e0 &#8220;agro-silvo-pastorali e\u00a0 tradizionali&#8221;, la cui salvaguardia \u00e8 specificamente promossa dall\u2019art. 1, comma 3 lett. b, 1. 394\/1991, al fine della realizzazione di un&#8217;equilibrata compatibile integrazione tra uomo e ambiente naturale e che, nella stessa ottica, sono richiamate da altre disposizione della legge (cfr. artt. 11, comma 3 lett. a, 12, comma 2 lett. c, 14, comma 3) nonch\u00e8 dall&#8217;art. 7 delle norme attuative del piano del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi (che non a caso &#8211; inquadrate nell&#8217;area di &#8220;riserva naturale orientate B1&#8221; del Parco le zone &#8220;i cui assetti ecologici e naturalistici, risentono di pregressi usi silvo-pastorali ormai da tempo cessati&#8221; &#8211; prevede che, &#8220;nei limiti di quanto ammesso alla lettera b, art. 12 della Legge 394\/91&#8221;, in detta area sono ammessi anche &#8220;interventi sulle strutture edilizie a supporto delle attivit\u00e0 silvo-pastorali&#8221;). Per converso, resta ineludibilmente esclusa ogni possibilit\u00e0 di considerare &#8220;utilizzazione produttiva tradizionale&#8221;, meritevole di valorizzazione in area di &#8220;riserva generale orientata&#8221;, un&#8217;attivit\u00e0 imprenditoriale, quale l&#8217;esercizio degli impianti autorizzati con i provvedimenti impugnati, tesa alla produzione di energia elettrica seppur da fonte rinnovabile (attivit\u00e0 che del resto, alla stregua della previsione dell&#8217;art. 12, comma 2 lett. c, 1. 394\/1991, non risulta prevista nemmeno per le zone, di minor pregio ambientale e quindi a minor protezione, definite &#8220;aree di protezione&#8221;).<br \/>\nNella medesima prospettiva, la definizione e la portata della consentita &#8220;realizzazione di infrastrutture strettamente (e non a caso tali) necessarie&#8221; non possono, poi, che essere rapportate alle specifiche esigenze dei compiti istituzionali dell&#8217;ente Parco.<br \/>\nIV) &#8211; Alla stregua delle considerazioni che precedono, s&#8217;impone l&#8217;accoglimento del ricorso di Wwf Italia.<br \/>\nNon risultando necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa, ai sensi dell&#8217;art. 384, comma 1 ult. parte, c.p.c., va decisa nel merito, con l&#8217;accoglimento della domanda introduttiva di Wwf Italia e l&#8217;annullamento dei provvedimenti impugnati.<br \/>\nPer la natura della controversia, la peculiarit\u00e0 della fattispecie e l&#8217;assenza di precedenti specifici, si ravvisano le condizioni per disporre la compensazione delle spese dell&#8217;intero giudizio.<br \/>\n<strong>P. Q. M.<\/strong><br \/>\nla Corte, a sezioni unite, accoglie .1 ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie la domanda introduttiva di Wwf Italia e annulla provvedimenti impugnati; compensa le spese dell&#8217;intero giudizio.<br \/>\nCosa deciso in Roma, nella camera di consiglio del 23 ottobre 2012.<br \/>\nIl consigliere est.<br \/>\nAurelio Cappabianca<br \/>\nIl presidente<br \/>\nRoberto Preden<br \/>\nDepositata in cancelleria<br \/>\n9 NOV 2012<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, domenica 22 novembre, il Comitato Acqua bene comune \u00e8 ritornato in Valle del Mis, un luogo oramai diventato icona dell&#8217;abbattimento dei predatori dell&#8217;acqua, in forza dell&#8217;autorevole pronuncia dalla Suprema Corte di Cassazione che, a Sezioni unite, con sentenza n. 19389 del 9 novembre del 2012 (riprodotta a fondo pagina) ha detto no alla centrale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,26],"tags":[2276,3069],"class_list":["post-73294","post","type-post","status-publish","format-standard","category-cronaca","category-prima-pagina","tag-acqua-bene-comune","tag-valle-del-mis"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Acqua bene comune: adesso basta centrali<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2015\/11\/22\/italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"fr_FR\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Acqua bene comune: adesso basta centrali\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Oggi, domenica 22 novembre, il Comitato Acqua bene comune \u00e8 ritornato in Valle del Mis, un luogo oramai diventato icona dell&#8217;abbattimento dei predatori dell&#8217;acqua, in forza dell&#8217;autorevole pronuncia dalla Suprema Corte di Cassazione che, a Sezioni unite, con sentenza n. 19389 del 9 novembre del 2012 (riprodotta a fondo pagina) ha detto no alla centrale [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2015\/11\/22\/italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Bellunopress - Dolomiti\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100008943462799\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2015-11-22T19:55:48+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2015\/11\/valle-del-mis-adesso-basta-centrali.jpg\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"redazione\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:creator\" content=\"@bellunopress\" \/>\n<meta name=\"twitter:site\" content=\"@bellunopress\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"\u00c9crit par\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"redazione\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Dur\u00e9e de lecture estim\u00e9e\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"17 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.bellunopress.it\\\/2015\\\/11\\\/22\\\/italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.bellunopress.it\\\/2015\\\/11\\\/22\\\/italia-culla-del-diritto-dove-una-sentenza-della-cassazione-ancora-non-basta\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"redazione\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/www.bellunopress.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/79bb06722b37ece1c03d3e94beb30d73\"},\"headline\":\"Centraline elettriche. 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