{"id":68233,"date":"2015-04-26T23:37:48","date_gmt":"2015-04-26T21:37:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=68233"},"modified":"2015-04-30T22:57:50","modified_gmt":"2015-04-30T20:57:50","slug":"sabato-2-maggio-al-teatro-comunale-di-belluno-arrriva-lo-spettacolo-che-ha-ricevuto-il-premio-della-critica-come-miglior-spettacolo-2013_thanks-for-vaselina-di-carrozzeria-orfeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2015\/04\/26\/sabato-2-maggio-al-teatro-comunale-di-belluno-arrriva-lo-spettacolo-che-ha-ricevuto-il-premio-della-critica-come-miglior-spettacolo-2013_thanks-for-vaselina-di-carrozzeria-orfeo\/","title":{"rendered":"Sabato 2 maggio al teatro Comunale di Belluno arriva lo spettacolo che ha ricevuto il premio della critica come miglior spettacolo 2013_Thanks for vaselina di Carrozzeria Orfeo"},"content":{"rendered":"<p>\u201c\u2026Dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari\u201d, cos\u00ec \u00e8 sottotitolato il penultimo appuntamento del cartellone degli SlowMachine Belluno Miraggi. Last Seen 2013 di Klp come migliore spettacolo dell\u2019anno, spettacolo che ha consacrato Gabriele Di Luca come miglior autore teatrale per il prestigioso Premio SIAE alla Creativit\u00e0 2013, accolto con entusiastiche recensioni e applausi scroscianti in tutta Italia, sar\u00e0 al Comunale di Belluno sabato 2 maggio, sempre alle 20:45, per offrire al pubblico bellunese un\u2019ora e 30 minuti di pungente ironia sul mondo contemporaneo.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/teatro-comunale-interni.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-62923\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/teatro-comunale-interni.jpg\" alt=\"teatro comunale interni\" width=\"290\" height=\"193\" \/><\/a>TRAMA<br \/>\nGli Stati Uniti d&#8217;America, con il sostegno dei paesi alleati, hanno deciso di bombardare il Messico, distruggendo tutte le piantagioni di droga e classificando le numerose vittime come \u201ceffetti collaterali\u201d, con il pretesto di \u201cesportare\u201d la propria democrazia.<br \/>\nFil, cinico-disilluso, e\u00a0Charlie, determinato animalista e difensore dei diritti civili, entrambi trentenni e con un futuro incerto, coltivano nel loro appartamento grossi quantitativi di Marijuana e, con due opposte motivazioni, decidono di tentare il colpo della propria vita: invertire il normale andamento del mercato della Marijuana esportandola dall&#8217;Italia al Messico. Su questo pretesto surreale si fonda la trama del testo che \u201cesploder\u00e0\u201d non appena nella loro vita entrer\u00e0\u00a0Wanda, una trentenne obesa e insicura. Nessuno, a parere dei due, potrebbe essere pi\u00f9 adatto di lei per diventare un insospettabile corriere della droga internazionale. Con la complicit\u00e0 della madre di Fil,\u00a0Lucia,\u00a0una cinquantenne ludopatica appena uscita da una clinica per disintossicarsi dal gioco, Fil\u00a0e\u00a0Charlie\u00a0preparano\u00a0Wanda\u00a0per il grande viaggio. Tutto si complica, per\u00f2, quando dopo quindici anni di assenza, torna a casa\u00a0Annalisa, padre di\u00a0Fil\u00a0ed ex marito di\u00a0Lucia, diventata nel frattempo una transessuale\u2026<\/p>\n<p>\u201cAncora una volta ci interessiamo alle dinamiche, ai paradossi e alle ipocrisie del nostro tempo con uno sguardo presente ma non moralistico sulla societ\u00e0.<br \/>\nLa manomissione delle parole e dell\u2019informazione, la violenza della politica, l\u2019occultamento di alcune verit\u00e0 nel rapporto vittima-carnefice tra occidente e oriente, il potere religioso, le sette religiose, le nuove religioni, i corsi spirituali, i corsi di autostima, i corsi di seduzione. Le false diete e i falsi prodotti biologici, le finte manifestazioni, il finto impegno civile, il finto buonismo. Fattucchiere, imbonitori e santoni con i loro falsi rimedi per tutto. E ancora: la strumentalizzazione del dolore, della solidariet\u00e0, della morte. Senza parlare di mia Zia, con le sue scarpette di coccodrillo e il suo odio feroce per gli immigrati, mentre \u201cposta\u201d su facebook foto e commenti commoventi su cani maltrattati e bambini marocchini.<br \/>\nThanks for Vaselina \u00e8 un\u2019inculata morbida, \u00e8 una violenza non esplicita, \u00e8 il compromesso pericoloso e terribile che congela il pensiero. E\u2019 l\u2019abitudine ad una vita tranquilla. Un ringraziamento quindi da parte nostra, non privo di una certa ironia, a chi si prende il disturbo di non farci troppo male. Un ringraziamento a tutto ci\u00f2 che fa leva sul nostro dolore, sulle nostre speranze, sulla solitudine e il nostro bisogno d\u2019amore per ricavarne qualcosa.<br \/>\nMa \u201cSiamo tutti canaglie\u201d come dice Amleto ad un certo punto. Noi che scriviamo e voi che leggete, non siamo certo immuni a tutto ci\u00f2. Noi non siamo i buoni, n\u00e9 i giudici, n\u00e9 i paladini di tutto questo. In diverse misure siamo tutti coinvolti ma, nonostante ci\u00f2, possiamo trovare in noi stessi la lucidit\u00e0, la sensibilit\u00e0 e l\u2019ironia per indagare queste cose e raccontare una storia.<br \/>\nThanks for Vaselina racconta la storia di esseri umani sconfitti, abbattuti, lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi tragicamente derisi.<br \/>\nE&#8217; il controcanto degli \u201cultimi\u201d e degli esclusi dal mondo del successo e del benessere. In un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio \u00e8 fallimento. Genitori disperati e figli senza futuro combattono nell'&#8221;istante&#8221; che gli \u00e8 concesso per la propria sopravvivenza, vittime e carnefici della lotta senza tempo per il potere e per l&#8217;amore. In una continua escursione fra la realt\u00e0 e l&#8217;assurdo, fra il sublime e il banale. Come una corda sempre tesa fra il cielo e i bassifondi in uno spalancarsi di abissi dove, ad ogni passo, non si pu\u00f2 che restare in bilico. Tasselli di una catena alimentare, di una selezione naturale che non avr\u00e0 mai fine, fino all&#8217;ultima bomba, fino all&#8217;ultimo uomo\u201d.<\/p>\n<p>&#8220;&#8230;e come disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi:<br \/>\nmi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore\u201d.<\/p>\n<p>CARROZZERIA ORFEO<br \/>\nDiplomati all\u2019Accademia d\u2019Arte Drammatica \u201cNico Pepe\u201d di Udine, Massimiliano Setti e Gabriele Di Luca, insieme a Luisa Supino, costituiscono nel 2007 la compagnia Carrozzeria Orfeo, di cui sono autori, registi ed interpreti dei propri spettacoli, dei quali curano anche la composizione delle musiche originali.<br \/>\nCarrozzeria Orfeo: un nome che nasce dalla contrapposizione di parole tra loro molto diverse. La concretezza di una carrozzeria e il simbolo dell\u2019arte. La fatica del mestiere, il sacrificio e la manualit\u00e0 dell\u2019artigiano, e allo stesso tempo la volont\u00e0 di vivere un\u2019esperienza onirica. Alla base della poetica della Compagnia, che alla produzione di spettacoli alterna l\u2019attivit\u00e0 di formazione, c\u2019\u00e8 la costante ricerca di una comunione tra un teatro fisico ed una drammaturgia legata a tematiche della contemporaneit\u00e0 all\u2019interno della quale l\u2019emotivit\u00e0, l\u2019immediatezza e il rapporto con il pubblico rivestono un\u2019importanza fondamentale. L\u2019osservazione della realt\u00e0 spinge il percorso drammaturgico di Carrozzeria Orfeo nel suo esplorare diversi territori di scrittura, recitazione, messa in scena, senza tralasciare la formazione, trovando ispirazione nelle storie e nella cronaca del proprio tempo.<br \/>\nNon appena diplomati, nel 2007, danno vita al loro primo spettacolo NUVOLE BAROCCHE che, trasmesso su Rai 3 a \u2018Palco e Retropalco\u2019, ha ricevuto nel 2007 la Menzione Speciale al Premio Tuttoteatro.com \u201cDante Cappelletti\u201d e nel 2008 la Menzione Speciale al Premio Nuove Sensibilit\u00e0 del Festival Teatro Italia. Ispirato all\u2019omonimo album e alla canzone Le nuvole di Fabrizio De Andr\u00e9, vede protagonisti tre ragazzi che hanno perduto il contatto con il mondo, con le istituzioni e soprattutto con se stessi: perdenti nella vita, eroi dei propri sogni. Una drammaturgia del sequestro, tra microcriminalit\u00e0 e disperazione urbana, che esplora la fusione di linguaggi diversi nell\u2019indagine di un\u2019epoca stratificata con la fine degli anni \u201970, l\u2019estate dei grandi sequestri e del rapimento di Fabrizio De Andr\u00e8 e Dori Ghezzi.<br \/>\nNel 2008 debutta GIOCO DI MANO, viaggio surreale attraverso vita, amori e miracoli di quattro diverse generazioni. Quattro personaggi bizzarri, due morti e due vivi, legati tra loro dall\u2019inscindibile rapporto di sangue padre-figlio. Una sorta di mitologia familiare che mescola e confonde, attraverso una narrazione comica e visionaria, la fantasia e i sogni, con la realt\u00e0. Una fiaba moderna, un racconto popolare, semplice e ironico, fatto di ribaltamenti, equivoci, giochi e colpi di scena.<br \/>\nNel 2009 debutta SUL CONFINE, vincitore della quinta edizione del Premio Tuttoteatro.com \u201cDante Cappelletti\u201d, in cui tre uomini raccontano la storia di una guerra: quella che si gioca sempre al limite, la guerra non importa \u201cdi chi contro chi\u201d.<br \/>\nNel 2010 con lo studio TRE BREVI ISTANTI TRAGICOMICI vincono il Premio alle Arti \u201cLidia Petroni\u201d, promosso dal Teatro Inverso di Brescia.<br \/>\nNel 2011 debutta IDOLI, testo finalista al Premio Hystrio per la Drammaturgia 2011 e vincitore come miglior spettacolo della Rassegna Autogestito al Teatro Quirino di Roma, ispirato al saggio I vizi capitali e i nuovi vizi di Umberto Galimberti. Lo spettacolo rilegge questa tematica alla luce della contemporaneit\u00e0, decontestualizzandola dal terreno della morale per evidenziarne gli aspetti pi\u00f9 patologici ed emotivi del nostro tempo. Esplora cos\u00ec i nuovi vizi capitali della societ\u00e0 moderna,\u00a0le sue\u00a0deformazioni individuali e collettive, le tendenze incontrollabili, spesso disastrose, che dietro l&#8217;apparente normalit\u00e0 degli uomini celano lo scenario inquietante di una societ\u00e0 alla deriva.<br \/>\nNato all&#8217;interno del Progetto ROAAAR (vincitore del bando Creativit\u00e0 Giovanile della Fondazione Cariplo), cantiere creativo\u00a0che ha esplorato le possibilit\u00e0 d\u2019incontro tra i linguaggi del fumetto e del teatro con particolare attenzione alla drammaturgia contemporanea, nel febbraio 2012 debutta ROBE DELL&#8217;ALTRO MONDO, amara e paradossale denuncia sociale sviluppata intorno alla tematica delle paure metropolitane che caratterizzano e condizionano la nostra quotidianit\u00e0 e la qualit\u00e0 delle relazioni.<br \/>\nNel 2012 vincono il Premio Nazionale della Critica come migliore compagnia.<br \/>\nNel dicembre 2012 Carrozzeria Orfeo vince il bando fUNDER35 finanziato dalla Fondazione Cariplo.<br \/>\nNel giugno 2013, al Teatro Romano di Spoleto, dalle mani di Franca Valeri, viene assegnato il Premio SIAE alla Creativit\u00e0 2013 a Gabriele Di Luca come migliore autore teatrale.<br \/>\nAd agosto 2013, al Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria, debutta THANKS FOR VASELINA, dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari, vincitore del Last Seen 2013 di KLP come migliore spettacolo dell\u2019anno, una coproduzione Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro, in collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria.<br \/>\nCREDITS<\/p>\n<p>drammaturgia<br \/>\nGabriele Di Luca<\/p>\n<p>regia<br \/>\nGabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi<\/p>\n<p>interpreti<br \/>\nGabriele Di Luca (Fil)<br \/>\nMassimiliano Setti (Charlie)<br \/>\nBeatrice Schiros (Lucia)<br \/>\nCiro Masella (Annalisa)<br \/>\nFrancesca Turrini (Wanda)<\/p>\n<p>musiche originali\u00a0Massimiliano Setti<br \/>\nluci Diego Sacchi<br \/>\ncostumi\u00a0e scene Nicole Marsano e Giovanna Ferrara<br \/>\nlocandina AMB\u00c92<br \/>\norganizzazione Luisa Supino<br \/>\nufficio stampa leStaffette \u2013 Raffaella Ilari, Marialuisa Giordano<\/p>\n<p>coprodotto da Carrozzeria Orfeo e Fondazione Pontedera Teatro<br \/>\nin collaborazione con La Corte Ospitale, Festival Internazionale Castel dei Mondi di Andria<\/p>\n<p>ESTRATTI STAMPA<\/p>\n<p>Sembrava che in materia di linguaggi volgari e grotteschi, farse devastanti e un po\u2019 tenere, e malvagit\u00e0 brutali ma pure tragicomiche, la scena contemporanea fosse debitrice solo ad autori (importati da noi) di area britannica e irlandese come Martin McDonagh, Mark O\u2019Rowe, Robert Farquhar o Owen McCafferty, con un pensiero grato al nonsense nero dell\u2019antesignano Joe Orton, e a contributi per esempio del cinema di Almod\u00f3var o Loach. Ora il richiamo a una societ\u00e0 o comunit\u00e0 semiviolenta, marginale, abusiva, non ortodossa e tuttavia umana e risibile si fa strada anche da noi, stando al quadro estremistico e buffo che la Compagnia Carrozzeria Orfeo, nata nel 2007, gi\u00e0 artefice di un buon trittico su nuovi vizi e dipendenze, compendia nel lavoro Thanks for Vaselina, sottotitolo \u2018dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari\u201d, spettacolo coprodotto da Pontedera Teatro e battezzato al Festival Internazionale di Andria Castel dei Mondi [\u2026] La drammaturgia di Gabriele Di Luca d\u00e0 luogo a una scrittura aspra, infame e volutamente banale che suscita uno strano umorismo da soap. [\u2026] Questi qui sono la Carrozzeria Orfeo, ruvidi come la manualit\u00e0 d\u2019una officina, genuini come una proiezione mitica.<br \/>\nRodolfo Di Giammarco, la Repubblica<\/p>\n<p>Con molta fantasia, amore per il surreale e gusto del paradosso, mettono in scena storie dall\u2019aria rocambolesca, qualcosa che riguarda le nostre vite private e pubbliche, la nostra societ\u00e0 e il nostro modo di viverla. Loro sono la Carrozzeria Orfeo, compagnia lombarda che di stagione in stagione ha raccolto consensi e ammirazione. In questa girandola di devianze e sconfitte Carrozzeria Orfeo dissemina tesi politiche ed economiche, ma soprattutto racconta la vita di gente qualunque, sola, sconfitta e con le speranze continuamente frustrate.<br \/>\nAnna Bandettini, la Repubblica<\/p>\n<p>[\u2026] Encomiabile la prestazione degli interpreti, i tre sunnominati pi\u00f9 due donne, Beatrice Schiros superlativa come la madre dalla foga inarrestabile, e Francesca Turrini che sfrutta molto spiritosamente la sua taglia extralarge.<br \/>\nMasolino D\u2019Amico, La Stampa<\/p>\n<p>[\u2026] E\u2019 un affresco feroce sull\u2019ipocrisia e sui paradossi della societ\u00e0 contemporanea, con dialoghi serrati, ritmi sincopati, linguaggio acre, disadorno, a volte osceno, in un esistenzialismo da taverna dove ogni desiderio \u00e8 fallimento e la collettivit\u00e0 sfrutta le insicurezze. Ma dove affiora prepotente il bisogno di riscattarsi, di amore e felicit\u00e0, di riconciliazione, la speranza del credo religioso, come una corda sempre tesa fra cielo e bassifondi in uno spalancarsi di abissi.<br \/>\nSabina Leonetti, Avvenire<\/p>\n<p>[\u2026] Un testo, ovviamente politicamente scorrettissimo che trova in un grottesco irrispettoso ed esagerato il modo per fotografare deserti dell\u2019anima, solitudini e abbandoni. Lo scoppiettante succedersi delle parole e degli eventi trova il contraltare nella regia altrettanto vertiginosa che pu\u00f2 contare su una serie di efficacissimi interpreti [\u2026] uno spettacolo godibile e travolgente e gli attori reggono, costantemente \u2018in parte\u2019 e provvisti di inesausta energia. Un bel risultato che fa centrare a Thanks for Vaselina la non semplice ambizione di poter rappresentare \u2013 in maniera certo pericolosa ma n\u00e9 retorica n\u00e9 banale \u2013 la dolente mostruosit\u00e0 del nostro mondo.<br \/>\nNicola Viesti, Hystrio<\/p>\n<p>[\u2026] Una pi\u00e8ce straordinaria che riesce a raccontare, col linguaggio franco della quotidianit\u00e0, le dinamiche di una famiglia (mica tanto) speciale. In scena Carrozzeria Orfeo, col nome in bilico tra artigianato e mito. Questi cinque geniacci sono bravi del loro e si costruiscono su misura i ruoli come vestiti attillatissimi. Assolutamente da vedere.<br \/>\nSandro Allegrini, Corriere dell\u2019Umbria<\/p>\n<p>[\u2026] Testo oscillante tra l\u2019ironia di Almod\u00f3var e la denuncia sociale in stile Ken Loach, con rimandi cinematografici che, inevitabilmente, vanno ad alcune tra le pellicole pi\u00f9 interessanti degli ultimi anni per temi e trattazione. Dialoghi serrati, zero ipocrisia, ritmi sincopati, contenuti forti e mai banali: un affresco della nostra societ\u00e0 contemporanea, insieme feroce e tristemente autentico. Un testo di cui si sentiva il bisogno. Nessuna sbavatura e tante possibilit\u00e0 di trasformare questo primo atto in uno spettacolo geniale, che potr\u00e0 lasciare il segno nella Stagione teatrale 2013.<br \/>\nSimona Maria Frigerio e Luciano Ugge, Persinsala.it<\/p>\n<p>[\u2026] Gabriele Di Luca,\u00a0autore anche della drammaturgia scritta con efficacia e dono di sintesi nei dialoghi, da sembrare pallottole che sibilano nell\u2019aria, \u00e8 anche un bravissimo interprete e co-regista (la regia \u00e8 firmata da tutto il gruppo), e si muove in scena con assoluta padronanza insieme a\u00a0Massimiliano Setti, Beatrice Schiros, Alessandro Tedeschi e \u00a0Francesca Turrini, tutti efficaci nel tratteggiare con ottime doti da caratteristi \u00a0il loro ruolo. Sospeso tra il reale e il surreale, spiazzante e onirico, il lavoro di Carrozzeria Orfeo, visto ancora in via di studio e preparazione, risulta esilarante, drammatico quanto malinconico [\u2026] Potrebbero essere i nostri vicini di casa senza sapere nulla di cosa accade dietro la loro porta. Spettacolo tra i pi\u00f9 originali visti in questa stagione estiva festivaliera e meritevole di essere seguito nel suo debutto nazionale.<br \/>\nRoberto Rinaldi, Rumor(s)cena<\/p>\n<p>[\u2026] Questa storia funziona perch\u00e9 nella sua surrealt\u00e0 \u00e8 tragicamente reale, racconta un tempo di espedienti e delusioni, abbandoni e solitudini, e di situazioni in cui il giovane pusher prova a rifilare a qualcuno l\u2019inculata che la vita ha molto tempo prima rifilato a lui [\u2026] E penso a fine recita, bevendo una birra con amici dal kebabbaro di Viale Mac Mahon, che in fondo, specie per le giovani compagnie come Carrozzeria Orfeo, fra le poche dal 2008 ad oggi a non essere implose (o esplose) di intellettualismi e pippe fashion, inserti video, trucco colato e tacchi 12, e tentativi di vendercela come ammorbante crossmedialit\u00e0 dalle tinte finto-omo, penso, dicevo, che in questo momento occorra anche far proposte che avvicinino e creino nuovi spettatori e dialoghino con il nostro tempo senza filtri ma anche senza furberie.<br \/>\nRenzo Francabandera, PAC<\/p>\n<p>[\u2026] Sesto lavoro di Carrozzeria Orfeo,\u00a0Thanks for Vaselina \u00e8 un piccolo capolavoro sulle ipocrisie della societ\u00e0 contemporanea e i falsi contesti strutturali di cui \u00e8 pervasa. Uno spettacolo di un\u2019ora e mezza che sa unire il cinismo con l\u2019aspettativa di un sentimento d\u2019amore ormai lontano e perduto, dove lo spettatore \u00e8 travolto da una comicit\u00e0 ironica e tagliente, frammista a momenti di grande drammaticit\u00e0, e la deriva delle anime sembra il contesto in cui una societ\u00e0 senza pi\u00f9 autentici valori \u00e8 destinata a involversi. Uno spettacolo intenso, tagliente come il vetriolo, un monito che pu\u00f2 trasformarsi in corso propedeutico per un\u2019aspirante umanit\u00e0.<br \/>\nClaudio Elli, Puntoelineamagazine.it<\/p>\n<p>La manomissione delle parole e dell\u2019informazione, la violenza della politica, il potere religioso, le sette religiose, le nuove religioni, i corsi spirituali, i corsi di autostima, i corsi di seduzione. Le false diete e i falsi prodotti biologici, le finte manifestazioni, il finto impegno civile, il finto buonismo. &#8220;Thanks for Vaselina&#8221;, l&#8217;ultimo lavoro dell&#8217;autore varesino\u00a0Gabriele Di Luca,\u00a0\u00e8 l&#8217;affresco di tutto questo mondo, di un sottobosco di umanit\u00e0 allo sbando rappresentato con toni esilaranti e con un linguaggio volutamente volgare e colorito da una compagnia di giovani e bravi attori. Un\u2019esperienza da non perdere.<br \/>\nRita Fenini, Panorama.it<\/p>\n<p>[\u2026] La regia corale \u00e8 impeccabile, il cast sorprendente per la capacit\u00e0 di mutare continuamene registro recitativo ma, ci perdonino gli altri attori, siamo rimasti affascinati in particolar modo da Beatrice Schiros nei panni di Lucia, la madre di Fil, per la sua potenza espressiva e lo strizzare l\u2019occhio alle grandi protagoniste della commedia italiana degli anni \u201950 e \u201960, in particolare a Franca Valeri. A lei l\u2019onere di pronunciare la memorabile battuta finale che scatena minuti di applausi ininterrotti.<br \/>\nSilvana Costa, Persinsala.it<\/p>\n<p>Carrozzeria di Orfeo ancora una volta ci conduce nei meandri di una realt\u00e0 fatta di esseri umani sconfitti, abbattuti, abbandonati, rifiuti dell\u2019umanit\u00e0. Orfeo scende negli inferi, in cerca di Euridice, in cerca di un po\u2019 di umanit\u00e0 [\u2026] Un\u2019ora e mezza vola si resta immersi in un mondo fatiscente affascinati dalla bravura degli interpreti e dalla loro capacit\u00e0 di dare corpo ai malesseri quotidiani. La regia di gruppo, evidente frutto di una relazione sinergica di Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Alessandro Tedeschi, produce un buon impatto visivo coeso, tutto in un territorio scenico continuamente minato da colpi di scena e cambiamenti di prospettiva. La musica di Massimiliano Setti, penetra, coinvolge, affascina ci conduce in un mondo emotivo fatto di solitudini e note solitarie, brani che sottolineano emozioni.<br \/>\nAngela Villa, Dramma.it<\/p>\n<p>Una delle caratteristiche precipue che ci fa amare cos\u00ec tanto il nostro lavoro di spettatore privilegiato \u00e8 quella di poter seguire passo passo l&#8217;evoluzione delle compagnie che si affacciano nel panorama del teatro contemporaneo italiano per osservarne da vicino le direzioni e gli intendimenti.\u00a0 Una di queste, che ci ha sempre interessato per la precisa volont\u00e0 di esplorare le contraddizioni del contemporaneo utilizzando una drammaturgia in qualche modo classica ma che comunque si annoda anche a una scrittura pi\u00f9 internazionale, \u00e8\u00a0 Carrozzeria Orfeo. Siamo stati quindi contenti nel constatare il raggiungimento di una maturit\u00e0 stilistica e l&#8217;ottima conferma di un preciso stile drammaturgico nell&#8217;ultimo lavoro visto all&#8217;Out off di Milano \u201cThanks for Vaselina\u201d. &#8220;Thanks for Vaselina&#8221; dona un&#8217;ora e mezza di incessante sguardo sul mondo, dove la noia non fa mai capolino. I cinque attori sostengono i rispettivi personaggi &#8211; non facili &#8211; con grande immedesimazione e bravura, confermando la credibilit\u00e0 di uno dei gruppi pi\u00f9 innovativi della nostra &#8216;giovane&#8217; scena.<br \/>\nMario Bianchi, KLP<\/p>\n<p>[\u2026] Talenti istrionici, che in pi\u00f9 hanno il dono di impegnarsi con dedizione, producono ogni anno una nuova creatura e con la media di sempre, fanno centro. In scena con loro troviamo due attrici magnifiche.\u00a0Delicata \u00e8 Francesca Turrini dalla voce avvolgente, sa sfruttare al meglio le sue capacit\u00e0 interpretative. Beatrice Schiros, solleva da terra il pubblico in sala con un\u2019energia disarmante, arriva alla fine della sua parabola drammaturgica, con una languidezza che ancora ci lascia senza parole.<br \/>\nAntonella Vercesi, Niuoden.com<\/p>\n<p>La trama, fatta di mille intrecci e di dialoghi al vetriolo, violenti e tenerissimi, prosegue a ritmo indiavolato per tutti e tre gli atti; i personaggi si insultano, si rinfacciano colpe, si usano o provano a usarsi, ciascuno preda delle sue nevrosi e dei suoi fantasmi. [\u2026] tutto \u00e8 gi\u00e0 deciso, e questi poveri personaggi, cui non si pu\u00f2 non voler bene, sono gi\u00e0 segnati, perduti e perdenti. Il tutto, va detto, raccontato in\u00a0un testo che \u00e8 un meccanismo a orologeria; si ride tanto, e spesso, all\u2019insegna del politicamente scorretto, si ride dei personaggi e dei loro tic, ma anche delle trovate pi\u00f9 surreali, dei tormentoni, mentre a poco a poco ognuno svela la sua verit\u00e0, il suo punto di vista, il suo personale modo di fare fallimento [\u2026].<br \/>\nMaria Pia Boido, SaltinAria<\/p>\n<p>Novanta minuti sorretti da dialoghi serrati, un ritmo incalzante, a tratti vertiginoso che non lascia tregua al pensiero. Senza retorica, senza enfasi, senza che mai la critica all\u2019ipocrisia e alle contraddizioni del vivere occidentale, popolato da santoni e speculatori ceda al qualunquismo demagogico.\u00a0Ne esce un sofferto quadro sociale,\u00a0una claustrofobica soap virata sul noir, un interno familiare dove le parole sono mitragliate pi\u00f9 che dette, pallottole pi\u00f9 che strumenti di dialogo o tentativi di comprensione. \u00a0Il finale? Forse \u00e8 consolatorio, ma se ne sentiva il bisogno dopo tanta guerra. Da non perdere.<br \/>\nVittorio Nava, La Voce d\u2019Italia<\/p>\n<p>[\u2026] Un testo necessario, specchio di una contemporaneit\u00e0 intrisa di luoghi comuni, lavoretti saltuari, proibizionismo ridicolo, ottusit\u00e0 dilagante, compulsione al gioco, consumismo bieco, ricerca esasperata di un perch\u00e9. Di Luca autore costruisce personaggi spessi, materici, appassionati, con pro e contro: riflessi cangianti di questa Italia malata, agonizzante, ipocrita \u2013 come un nostrano Tennesse Williams che si guarda attorno, osserva, decifra, e porta sul palcoscenico, coi mezzi del teatro, il suo (e il nostro) universo-mondo. Una pi\u00e8ce corale di un\u2019ora e mezza che, se non fosse intervallata da brevi stacchi musicali e momenti onirici, si seguirebbe in apnea per la paura di perdere anche una sola battuta.<br \/>\nLuciano Ugg\u00e8 e Simona M. Frigerio, Cultura.comune.pisa.it<\/p>\n<p>Scrittura feroce, e ancora una volta equilibrata. [\u2026] Come in\u00a0Idoli\u00a0non c\u2019\u00e8 posto per la retorica, ma certamente c\u2019\u00e8 spazio per sfogliare in rapida successione, con un ritmo davvero incalzante, il manuale di psicologia che si apre ai nostri occhi: emergono ferite familiari lontane, drammi odierni, solitudini incolmabili, felicit\u00e0 inesistenti. Eppure a differenza di\u00a0Idoli\u00a0qui\u00a0i personaggi hanno \u2013 nel bene e nel male \u2013 una qualche crescita\u00a0nell\u2019ora e mezza di spettacolo: non sono abbrutiti per sempre dalle loro catastrofi. E infine c\u2019\u00e8 il monologo, affidato a Fil. [\u2026] Non sarebbe una recensione completa se non parlassi dell\u2019impressionante prova di Beatrice Schiros. Ha saputo rendere onore a un personaggio complesso e comunque trascinante. E non sarei altrettanto completo se non citassi\u00a0la delicatezza di Alessandro Tedeschi, soprattutto nei momenti pi\u00f9 \u201celegiaci\u201d del suo personaggio. Ma in realt\u00e0 la prova attoriale di tutti quanti gli interpreti \u00e8 davvero mirabile, riesce a non ossidare la tempra di ogni singolo carattere, e disporli correttamente nello spazio. Sorprende davvero trovare una quadratura cos\u00ec riuscita tra scrittura e potenza interpretativa. E come amante della musica non posso che rendere plauso anche alla composizione delle colonne sonore di Massimiliano Setti, a cui auguro anche d\u2019intessere collaborazioni anche con il cinema.\u00a0Carrozzeria Orfeo \u00e8 il giovane teatro italiano che crea nuovi amanti del teatro. Cos\u00ec \u00e8.<br \/>\nGiuseppe F. Pagano, Radieco.it<\/p>\n<p>\u201cThanks for Vaselina\u201d \u00e8 uno spettacolo che ha avuto un grande successo di critica e pubblico. Scriverne non \u00e8 facile. E\u2019 un testo cos\u00ec originale e bello che ti mette nelle condizioni di idolatrare a vita, come feticci sacri, i suoi interpreti, la sua regia e il suo autore, i quali ci hanno proposto\u00a0qualcosa di meravigliosamente spietato e di decisamente fuori dal coro dell\u2019impersonale e spesso imbarazzante scena teatrale italiana. [\u2026] \u201cThanks for Vaselina\u201d \u00e8 la rappresentazione teatrale pi\u00f9 catartica e introspettiva che possiate vedere nei nostri palcoscenici. [\u2026] Lo spettatore si immedesima totalmente con ogni personaggio, avvertendo un qualcosa di diverso dal solito: \u00e8 come se il vomito delle maschere tragiche che si scontrano (con se stesse) sul palco sia il proprio, la parte pi\u00f9 recondita del proprio s\u00e9. [\u2026] L\u2019autore di questo testo sorprendente,\u00a0Gabriele Di Luca, utilizza un linguaggio diretto e semplice, e anche quando parla di argomenti dolorosi e importanti non ricorre ad intellettualismi radical chic. Si parla di massimi sistemi con onest\u00e0, ironia e coraggio (indimenticabile il discorso davanti alla finestra in cui Fil manda a quel paese Dio).Menzione a parte merita l\u2019attrice Beatrice Shiros. Un\u2019interprete straordinaria che riesce a divertire e commuovere pi\u00f9 che con grande abilit\u00e0, con rara sensibilit\u00e0, istaurando con il pubblico un rapporto intimo, materno. Donando tutta se stessa come solo i grandi attori sanno fare. Uno dei pi\u00f9 bei spettacoli italiani di quest\u2019ultimi anni. Se ne faranno un film che il cinema non rovini questa gemma snaturandone il senso profondo di opera antisistema.<br \/>\nGiuseppe Sciarra, SaltinAria.it<\/p>\n<p>[\u2026] Un frullatore tematico, culturale, drammaturgico, che travolge lo spettatore inglobandolo in una narrazione eccessiva, smodata, anche tagliente. Strarecensito con merito, e accolto ogni volta con ovazioni, lo spettacolo \u00e8 il culmine di un percorso instancabile fatto da Carrozzeria Orfeo: sono bravi (oltre ai gi\u00e0 citati drammaturghi anche interpreti, in scena c\u2019\u00e8 la brava Francesca\u00a0Turrini, con la straordinaria Beatrice\u00a0Schiros) a tenere il pubblico, addirittura ad \u201cintrattenerlo\u201d intelligentemente.\u00a0Tra\u00a0buonismo e moralismo, il loro \u00e8 un sano \u201cteatro medio\u201d \u2013 sia detto con tutto il rispetto: un teatro che sa piacere, sa far pensare, diverte, e che non deve ogni sera per forza sconvolgere, deflagrare, o cambiare il mondo come \u00e8 ambizione di tanta ricerca. Fanno bene il loro lavoro, quelli di Carrozzeria Orfeo, imbastiscono una robusta commedia che gioca bene con il comico di situazione e di battuta, mettono in campo personaggi curiosi e una storia dal taglio originale, pur miscelando\u00a0Almodovar\u00a0o Bruce Willis\u00a0o ancora certe sitcom di successo. E va bene cos\u00ec, non c\u2019\u00e8 bisogno d\u2019aggiungere altro (almeno per me):\u00a0il pubblico, oggi, ha evidentemente bisogno di questo tipo di teatro, accorre e applaude convinto. \u00c8 innegabile che il ritorno a una drammaturgia che sappia comunicare, raccontare, rappresentare mondi risponda anche a un\u2019esigenza condivisa e trasversale [\u2026].<br \/>\nAndrea Porcheddu, Linkiesta.it<br \/>\n[\u2026] \u00a0Thanks for Vaselina\u00a0\u00e8 un affresco umano duro e godibile, scritto con abilit\u00e0 e interpretato con forza e passione [\u2026].<br \/>\nAndrea Pocosgnich, TeatroeCritica.net<\/p>\n<p>Camminare sul crinale, ad ogni modo, non \u00e8 cosa facile e Thanks for Vaselina ne \u00e8 &#8211; sia a livello drammaturgico che attoriale &#8211; un tentativo genuino, forte, pressante, profondo.<br \/>\nManuela Margagliotta, Paperstreet.it<\/p>\n<p>Thanks for Vaselina\u00a0\u00e8 una sorpresa, una mitragliata. Una storia inverosimile che tesse un intreccio umano pi\u00f9 che verosimile, quella della\u00a0Carrozzeria Orfeo, che forgia la vicenda e i personaggi proprio come ci si aspetterebbe da un nome cos\u00ec, nel mezzo tra due forze contrapposte. [\u2026]<br \/>\nThanks for Vaselina\u00a0\u00e8 da vedere, perch\u00e9 ci fa bene: una mitragliata con silenziatore, appunto, a noi tutti, chiusi nelle nostre case, e a noi \u201cl\u00e0 fuori\u201d. Una denuncia sferzante e spregiudicata a tutte queste infinite \u201cmorbide inculate\u201d.<br \/>\nAnna Vanosi, Fermataspettacolo.it<\/p>\n<p>INTERVISTE<\/p>\n<p>Surreale e metropolitana: la &lt;&lt;Vaselina&gt;&gt; che il cinema deve subito copiare<br \/>\nIntervista di Maurizio Porro, Corriere della Sera, ottobre 2013<\/p>\n<p>\u201cCome disse Dio nella sua Jacuzzi, ci sono troppi amanti e troppo poco amore\u201d. E\u2019 una delle battute cult di \u2018Thanks for Vaselina\u2019, spettacolo amarissimo e divertentissimo che il pubblico accoglie con grandi risate e di cui il cinema dovrebbe chiedere subito i diritti per i personaggi strani e i tempi comici ineluttabili. Ritratto di una amorale famiglia, popolata di tipi tragici (come nel migliore Almodovar pap\u00e0 e transgender), quasi una commedia sofisticata americana anni \u201830 portata diritta all\u2019inferno della crisi, nel linguaggio trash metropolitano. Bravissimi attori, in cui i maschi sono pure registi. Sicuro che film e commedia siano due terreni assai contigui, Di Luca ha gi\u00e0 ridotto per il cinema un altro suo lavoro, \u201cSul confine\u201d, girato da Igor Biddau nei boschi del Casentino. Lo spettacolo di oggi (ndr \u2018Thanks for Vaselina\u2019) c\u2019\u00e8 la claustrofobia di una stanza di poveri, 90 minuti di insulti con un filo tra Freud, insultato a vista, e un Neil Simon del Queens, con alcuni \u2018a parte\u2019 sulla desolazione. &lt;&lt;Penso di provare a ridurre il testo in un film, mi piacerebbe&gt;&gt;, dice Gabriele Di Luca, &lt;&lt;ma nel teatro italiano \u00e8 difficile che vengano i cineasti. Che cosa ci accomuna? Lo scontro tra micro e macro mondo, la poesia che esce dalla relazione: io isolo personaggi in lotta, offro tre carte ciascuno poi se la giocano. Dubbi e discussioni molti, il copione si riscrive al 20% nelle prove, ma non dobbiamo insegnare nulla. Uso lingua metropolitana e dialoghi serrati, un clima surreale che ben si adatta al cinema. I dialoghi li rubo in giro, poi fuggo dalla realt\u00e0, per dare precedenza allo scontro tra il passo della vita e della scena&gt;&gt;.<\/p>\n<p>Vogliamo essere pop<br \/>\nIntervista di Rossella Battisti a Gabriele Di Luca, l\u2019Unit\u00e0, 24 agosto 2013<\/p>\n<p>[\u2026] Un titolo che \u00e8 tutto un programma, aderente alle poetiche del gruppo, in bilico tra paradosso e ironia, toni pungenti e grotteschi che ha come riferimenti la generazione degli angry writers inglesi alla Martin Crimp o Martin McDonagh o irlandesi come MacDonnellan. Ne parliamo con Gabriele Di Luca, lo \u201cscrittore\u201d del gruppo e autore del testo, nonch\u00e9 regista assieme a Massimiliano Setti e Alessandro Tedeschi.<br \/>\nIl sottotiolo recita dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari. Ovvero?<br \/>\nSono gli sconfitti, quelli lasciati in un angolo dal mondo che prima li ha illusi, sfruttati e poi derisi. Genitori disperati e figli senza futuro, vittime e carnefici al tempo stesso. Il senso finale sta nelle parole che faccio pronunciare a uno dei miei personaggi: \u201ccome disse il buon Dio scaccolandosi nella sua Jacuzzi: mi sa che ho creato molti amanti, ma non altrettanto amore\u201d. Questa \u00e8 una societ\u00e0 che sfrutta il nostro bisogno di amore e di felicit\u00e0, mi ha colpito un cartello su una slot machine che invita al gioco con la frase \u201cfidatevi dei vostri sogni\u201d.<br \/>\nDopo il mattatore, il regista onnipotente, l\u2019autore e attore insieme, si stanno affermando a teatro i collettivi come il vostro. Che cosa fa la forza del gruppo?<br \/>\nScrivere, si dice, \u00e8 un esercizio di solitudine. E vale anche per il teatro: per me iniziare assieme a Massimiliano Setti mi ha permesso di non mollare. Non basta per\u00f2 avere un progetto comune, ma riconoscere i ruoli. Io scrivo, Massimiliano firma le musiche, Diego Sacchi si occupa delle luci, Luisa Supino dell\u2019organizzazione. E lo spettacolo domina su tutto: scrittura e regia si devono adeguare.<br \/>\nAnche il pubblico \u00e8 un vostro buon interlocutore: \u00e8 difficile annoiarsi a teatro con i vostri lavori \u2026<br \/>\nE\u2019 fondamentale. Non ci interessa essere artisti di nicchia, vogliamo essere pop nel senso pi\u00f9 rotondo della parola. Entrare negli stabili e conquistare gli \u201cimpellicciati\u201d \u00e8 per noi un vanto. [\u2026]<\/p>\n<p>Carrozzeria Orfeo: l\u2019ironia come antidoto alla retorica<br \/>\nIntervista di Rossella Porcheddu\u00a0a Gabriele Di Luca, Il Tamburo di Kattrin, 1 agosto 2013<\/p>\n<p>In questo, come in altri lavori di Carrozzeria Orfeo, si ruba alla realt\u00e0?<br \/>\nSempre, ma si mescola con il surreale, con l\u2019assurdo. Perch\u00e9 la quotidianit\u00e0 cos\u00ec com\u2019\u00e8, come l\u2019apprendiamo dai giornali, a un certo punto diventa piatta e io credo che il teatro abbia bisogno, invece, di trovare qualcosa di diverso, per raccontare la realt\u00e0 e la non realt\u00e0. Vivo in un paese di seicento abitanti sul Lago di Varese, pieno territorio leghista dove si parla solo dialetto, e i due vecchi di\u00a0Robe dell\u2019altro mondo,\u00a0per fare un esempio, li ho visti migliaia di volte. Quella madre ludopatica di\u00a0Thanks for Vaselina\u00a0l\u2019ho incontrata tante volte, in tanti bar.<br \/>\nDa una parte la violenza del quotidiano, dall\u2019altra la ricerca di surrealt\u00e0. Non vuole essere, per\u00f2, un ammorbidimento?<br \/>\nL\u2019immagine che riassume il mio modo di vedere la vita \u00e8 questa: c\u2019\u00e8 un uomo che sale su uno sgabello, si mette una corda al collo, e quando lascia andare lo sgabello crollano lampadario e muro, e lui si trova a terra con un taglio sulla mano. \u00c8 un alternarsi costante di tragicit\u00e0 e ridicolo. L\u2019ironia apre una strada verso il pubblico e credo che sia un grandissimo antidoto alla retorica.<br \/>\nC\u2019\u00e8, negli spettacoli di Carrozzeria Orfeo, la cura della parola ma anche la presenza forte del corpo, l\u2019attenzione all\u2019azione, alla danza, come si \u00e8 visto in precedenti lavori. Sar\u00e0 cos\u00ec anche in quest\u2019ultimo spettacolo?<br \/>\nNel secondo atto ci sar\u00e0 un momento onirico, una partitura per cinque piattini e cinque tazzine di caff\u00e8. Tentiamo di mettere un p\u00f2 di tutto nei nostri lavori, azione e parola, musicalit\u00e0 e ritmo, violenza e dolcezza. Perch\u00e9 il cinismo senza il suo contraltare di speranza non ha senso, e cos\u00ec l\u2019amore senza il contraltare di odio, e cos\u00ec la crudezza senza poeticit\u00e0.<\/p>\n<p>La nostra esistenza, i vuoti, le distanze: raccontare il presente tragico e comico<br \/>\nIntervista di Oliviero Ponte di Pino a Gabriele Di Luca, ateatro n.149,27 aprile 2014<\/p>\n<p>Carrozzeria Orfeo \u00e8 uno sberleffo tragicomico alla miseria del nostro presente. A volte sgangherato (com\u2019\u00e8 la vita), a volte esageratamente teatrale (com\u2019\u00e8 la vita), questo autoritratto generazionale autocritico e autoironico conquista il suo pubblico, con una adesione istintiva e totale. Anche se nel gioco spettacolare c\u2019\u00e8 qualche trappola, come spiega Gabriele De Luca (che \u00e8 anche il drammaturgo di compagnia).<br \/>\nQual \u00e8 lo spunto da cui parti per la scrittura dei tuoi testi?<br \/>\nSono partenze molto diverse: a volte personaggi, a volte tematiche, spesso da un\u2019immagine. Di solito c\u2019\u00e8 un centro tematico emotivo, quello che accade all\u2019interno di una relazione. In Sul confine abbiamo iniziato a lavorare intorno al limite tra vita e morte, dunque sull\u2019alternanza tra buio e luce, con lampi sparati dalle lampade che attraversano l\u2019oscurit\u00e0. In Idoli l\u2019immagine iniziale \u00e8 il ballo tra un ragazzo e una ragazza, nel quale non si capisce se lei sia morta o meno, perch\u00e9 lui deve continuare a sollevarla mentre cade. E prima ancora c\u2019era l\u2019immagine di qualcuno che spacca una bottiglia in testa a un\u2019altra persona.<br \/>\nPerch\u00e9 usi le immagini come spunto iniziale? Che tipo di immagini?<br \/>\nQuasi sempre mi attrae il rapporto che hanno con il presente. Scatta qualcosa quando vedo una cosa pericolosa, anche per il mio modo di pensare, per le mie convinzioni. Immagini che con la loro particolarit\u00e0 possono raccontare il presente, ma per un\u2019altra via. Quando non mi trovo di fronte ai fatti o alle informazioni, non trovo nulla di interessante. Diventa interessante quando assisto a un dialogo o a una scena per la strada, e mi accorgo che la posta in gioco \u00e8 alta, che non ci sono pi\u00f9 solo il bene o il male ma entra in gioco il dubbio. Devo sentire la terra che trema.<br \/>\nA quel punto parte la scrittura.<br \/>\nCerco di portare avanti contemporaneamente la linea narrativa e quella dialogica insieme, dando loro forma e carne attraverso dialoghi e monologhi. Non seguo un ordine cronologico, ma lavoro su piccole sezioni di testo. Cerco di passare dal caos all\u2019ordine, dandogli una struttura lavorando sempre sulla relazione tra i personaggi, con particolare attenzione alla relazione che i personaggi hanno con lo spazio: \u00e8 un aspetto che spesso viene sottovalutato in drammaturgia, io invece prendo i personaggi e li butto nello spazio della scena come se fosse un\u2019arena, il luogo dove emergono i conflitti pi\u00f9 o meno espliciti. Cos\u00ec i personaggi devono iniziare a combattere la battaglia per colmare i loro vuoti.<br \/>\nE nel rapporto con il pubblico, come lavorate?<br \/>\nIl nostro non \u00e8 un teatro didattico. Non facciamo una drammaturgia intellettuale. Attraverso la scrittura, mi piace andare a prendere la collettivit\u00e0 che ci viene a guardare l\u00e0 dove si trova: insomma, non dove siamo noi, ma dove sono gli spettatori, Per questo partiamo da un immaginario fatto di pregiudizi, luoghi comuni, stereotipi. Vogliamo trascinare anche il pubblico sul palcoscenico, \u00e8 un rapporto fisico. A quel punto cerchiamo di attraversarlo con un\u2019immagine, con qualcosa che lo disorienti. Ci diverte molto andarli a prendere con il grottesco, e poi accompagnarli fino ai ribaltamenti che portano al senso del tragico.<br \/>\nORARIO SPETTACOLO<br \/>\n20:45<br \/>\nPREZZI BIGLIETTI<\/p>\n<p>Platea e galleria centrale: intero 27 \u20ac ridotto 25 \u20ac,<br \/>\ngalleria laterale: intero 22 \u20ac ridotto 20 \u20ac,<br \/>\nloggione: intero 12 \u20ac ridotto 10 \u20ac<\/p>\n<p>INFO E PRENOTAZIONI<\/p>\n<p>biglietteria@slowmachine.org &#8211; Oppure: 328 9252116<br \/>\nwww.slowmachine.org<br \/>\nFacebook: slowmachine\/belluno miraggi &#8211; Twitter @bellunomiraggi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201c\u2026Dedicato a tutti i familiari delle vittime e a tutte le vittime dei familiari\u201d, cos\u00ec \u00e8 sottotitolato il penultimo appuntamento del cartellone degli SlowMachine Belluno Miraggi. 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