{"id":57992,"date":"2014-04-22T11:35:04","date_gmt":"2014-04-22T10:35:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=57992"},"modified":"2014-04-22T11:35:30","modified_gmt":"2014-04-22T10:35:30","slug":"resistere-pedalare-resistere-venerdi-25-aprile-con-gli-amici-della-bicicletta-nei-luoghi-della-resistenza-tra-loltrardo-e-longarone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2014\/04\/22\/resistere-pedalare-resistere-venerdi-25-aprile-con-gli-amici-della-bicicletta-nei-luoghi-della-resistenza-tra-loltrardo-e-longarone\/","title":{"rendered":"Resistere, Pedalare, Resistere. Venerd\u00ec 25 aprile con gli Amici della bicicletta nei luoghi della Resistenza tra l&#8217;Oltrardo e Longarone"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><strong><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><i>Venerd\u00ec 25 Aprile 2014 avr\u00e0 luogo la manifestazione Resistere, Pedalare, Resistere, nei luoghi della Resistenza tra l&#8217;Oltrardo e Longarone, a cura dell&#8217;Associazione Amici della Bicicletta di Belluno.<\/i><\/span><\/strong><\/p>\n<p>Ritrovo: Piazza dei Martiri, Belluno, ore 8:30<\/p>\n<p>Lunghezza: 45 km<\/p>\n<p>Difficolt\u00e0: facile<\/p>\n<p>Bici: qualsiasi &#8211; camera d&#8217;aria di ricambio &#8211; consigliato il casco<\/p>\n<p>Pranzo: Pizzeria Torre Due, Piazza IX Ottobre, Longarone.<\/p>\n<p>Referente: Pierluigi Trevisan cell. 3403095484<\/p>\n<p>La pedalata &#8220;Resistere, pedalare, resistere&#8221; quest&#8217;anno ci porter\u00e0 in un luogo che non esiste pi\u00f9, un luogo cancellato 50 anni fa, un vero \u201cLuogo della Memoria\u201d: Piazza Margherita a Longarone. Cancellata dall&#8217;onda del Vaiont la sera del 9 ottobre 1963, Piazza Margherita rivive in una nitida fotografia scattata 19 anni prima, il 14 ottobre 1944. Apparentemente \u00e8 una normale scena di vita quotidiana: un passante in primo piano, due &#8220;Topolino&#8221; che imboccano la strada, altri passanti sullo sfondo. Sotto i portici di Casa Celotta, sulla destra un uomo in piedi&#8230;ma guardando attentamente ci si accorge con raccapriccio che i piedi dell&#8217;uomo non toccano terra. Guardando ancor pi\u00f9 attentamente si distingue una striscia scura attorno al collo: il cappio dell&#8217;impiccato. Il partigiano e studente di medicina Ettore Losego Spiazzi di 22 anni, torturato nella caserma Tasso di Belluno, fu impiccato in Piazza Margherita, a Longarone, il 14 ottobre 1944.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Descrizione: ritrovo alle 8:30 in Piazza dei Martiri: monumento alla Resistenza di Augusto Murer e rievocazione dell&#8217;impiccagione di quattro partigiani il 17 marzo 1945. Attraverso via Loreto (lapide partigiana) e via Caffi ci porteremo di fronte alla caserma Tasso, che era sede della Gendarmeria tedesca, comandata dal famigerato tenente Georg Karl. Qui centinaia di partigiani vennero reclusi, torturati e uccisi, come Mario Pasi, il comandante Montagna, poi impiccato, moribondo al Bosco delle Castagne il 10 marzo 1945, e Domenica Filippin da Erto, uccisa nella stanza delle torture.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Proseguiremo per V.le Fantuzzi (all&#8217;angolo con via Tissi lapide partigiana) e, alla rotonda, a destra per il Ponte degli Alpini. Attraversata la provinciale (attenzione!) percorreremo via Doglioni portandoci sulla ciclabile che, attraverso Cusighe, ci condurr\u00e0 alla Chiesetta della Beata Vergine dei Caduti (lapide). Sosta storica per ricordare i fatti del14 settembre 1944 e i fatti del 1 maggio 1945.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Attraversato l&#8217;abitato di Fiammoi ci immetteremo a destra in via Safforze, oltrepassata villa Fulcis prenderemo la ciclabile che ci condurr\u00e0 a Polpet. Dalla ciclabile bella veduta sull&#8217;Alpago e sul Cansiglio, teatri di guerra partigiana. A Polpet possibile (non ancora confermato) incontro con Giovanni Bortot protagonista della lotta partigiana nella zona di Ponte nelle Alpi. Prenderemo poi la strada romana fino a Pian di Vedoia, da qui ci porteremo in sinistra Piave a Soverzene e, su strada poco trafficata, passando per Provagna e Dogna raggiungeremo la nostra meta: Longarone. A Longarone sosteremo nel luogo dov&#8217;era la Piazza Regina Margherita per ricordare il sacrificio del giovane Ettore Losego Spiazzi. Seguir\u00e0 la visita del centro di Longarone seguendo l&#8217;itinerario delle gigantografie di Longarone prima del Vajont. Vi sar\u00e0 infine la possibilit\u00e0 di visitare il nuovo Museo &#8220;Longarone Vajont &#8211; attimi di storia&#8221;. Il pranzo \u00e8 previsto alla pizzeria \u201cTorre Due\u201d proprio in centro a Longarone. Chi lo desidera pu\u00f2 pranzare al sacco.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ritorno: per strada poco trafficata nella zona industriale di Longarone arriveremo alla Pizzeria \u201c4 Valli\u201d, da qui qualche chilometro sulla statale (Attenzione, fila indiana!) raggiungeremo prima Fa\u00e8 e poi Fortogna. Breve sosta per ricordare le violenze subite dalla popolazione di Fortogna il 29 Marzo 1945. Se c\u2019\u00e8 tempo possibilit\u00e0 di visitare il Cimitero Monumentale delle Vittime del Vajont e l\u2019annesso Museo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Lungo la vecchia statale, ora abbandonata, delle \u201cCrode Alte\u201d arriveremo a Pian di Vedoia e ripercorreremo il percorso d&#8217;andata (strada romana, Polpet, ciclabile ecc) fino a Belluno. Arrivo previsto verso le 18.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: large;\"><b>RESISTERE, PEDALARE, RESISTERE &#8211;\u00a0<\/b><\/span><\/span>25 Aprile 2014: nei luoghi della Resistenza tra Oltrardo e Longarone.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\" align=\"CENTER\"><b>Note storiche<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Piazza dei Martiri<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il cuore della citt\u00e0 di Belluno si chiamava Piazza Campedel fino al 17 Marzo 1945, giorno in cui, per rappresaglia, quattro partigiani vennero impiccati ai lampioni della piazza. Due giorni prima, il 15 marzo, una pattuglia di partigiani a bordo di un\u2019auto attacc\u00f2, proprio in Piazza Campitello, un gruppo di fascisti uccidendone il capo, Lodati, e ferendone un secondo che morir\u00e0 qualche giorno dopo. Furono proprio i fascisti che chiesero al Tenente Karl, comandante della Gendarmeria tedesca, di vendicare i camerati con la vita di 20 partigiani, 10 per ogni fascista ucciso. Il tedesco acconsent\u00ec alla rappresaglia, ma ne svalut\u00f2 il prezzo concedendo l\u2019uccisione di soli quattro partigiani. Furono presi a caso quattro partigiani incarcerati nella Caserma \u201cD\u2019Angelo\u201d, venne organizzato un processo farsa, per mascherare di legalit\u00e0 l\u2019omicidio e verso le 18 del 17 marzo Piazza Campitello venne occupata dalle truppe tedesche. Tutte le vie d\u2019accesso furono bloccate. Due partigiani portavano scale e corda, avrebbero dovuto essere i carnefici dei loro stessi compagni, ma si rifiutarono con decisione. Quindi vennero condotti in piazza i quattro partigiani, guidati dal tenete Karl in persona. Dalla folla che era stata costretta ad assistere allo spettacolo si levarono espressioni di odio e invettive contro i tedeschi. I quattro partigiani erano Salvatore Cacciari, Giuseppe De Zordo, Gianleone Piazza e Valentino Andreani. Poco dopo l\u2019esecuzione arriv\u00f2 in piazza il Vescovo di Belluno, Girolamo Bortignon, si fece dare una scala e sal\u00ec sul patibolo di ognuno dei martiri per benedirne il corpo. Proprio questo episodio \u00e8 stato immortalato nel bronzo da Augusto Murer nel monumento alla Resistenza nei Giardini di Piazza dei Martiri.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Monumento alla Resistenza<\/b><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">E&#8217; composto da quattro pannelli, il primo ricorda l\u2019impiccagione dei quattro partigiani che diedero il nome alla Piazza dei Martiri di Belluno. Si vede il Vescovo Bortignon inginocchiato in atteggiamento di preghiera ai piedi di uno dei martiri impiccati. Il secondo pannello, verso nord, raffigura la disfatta dell\u2019esercito tedesco: soldati senza viso e con le braccia disperatamente alzate in segno di resa. Il terzo pannello, di fronte al secondo, rappresenta l\u2019orrore dei campi di sterminio, infine il quarto ricorda l\u2019appoggio che la popolazione ha dato alla lotta partigiana: una donna offre un pane al partigiano che cerca rifugio.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">I pannelli sono opera dello scultore partigiano Augusto Murer (Falcade 21\/05\/1922, Padova 11\/05\/1985) <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Lapide in via Loreto: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">vittime di un agguato da parte di due fascisti, il Da Riz e il Lodati. Avendo accennato ad un gesto di reazione, il Lodata sparava, ferendo a morte i due patrioti, che vennero finiti quando erano a terra agonizzanti.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Caserma Jacopo Tasso: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">sede della gendarmeria tedesca, dove furono rinchiusi e torturati centinaia di \u201csospetti\u201d bellunesi (e non). Qui fu seviziato fra gli altri Mario Pasi, il comandante Montagna, poi impiccato moribondo con gli altri nove partigiani al Bosco delle castagne, il 10 marzo 1945.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Qui fu uccisa nella stanza delle torture la signora Domenica Filippin da Erto, accusata di conoscere e proteggere i partigiani. La gendarmeria era comandata dallo spietato tenente Georg Karl \u2013 criminale rimasto impunito. Qui furono rinchiusi i quattro fratelli Schiocchet da Sant&#8217;Antonio di Tortal, Qui fu rinchiusa nel &#8217;44 la partigiana di Trichiana Tea Palman, poi deportata, come tanti bellunesi, nel lager di Bolzano\/Bozen. Nelle sue memorie ricorda le atroci sofferenze di Mario Pasi, ormai morente per la cancrena alle gambe: \u201cLo sentivo urlare tutta la notte, i suoi lamenti mi trapassavano il cuore\u201d. Fu lei che fece uscire dal carcere il famoso biglietto di Pasi: \u201cCompagni mandatemi del veleno, non resisto pi\u00f9\u201d.<br \/>\nLa caserma Tasso \u00e8 un luogo simbolo della memoria dell&#8217;orrore sub\u00ecto dai bellunesi durante l\u2019occupazione nazista.<\/span><\/span><\/p>\n<p lang=\"\" align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Lapide sul muro esterno della caserma Tasso: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Corrado Costa \u201cJoe\u201d fu tra i primi partigiani di Belluno. Nativo di Puos D\u2019Alpago, partecip\u00f2 a molte azioni tra cui quella contro il Poligono di tiro e i combattimenti sul campo di lancio di Pian Erera (maggio 1944). Venne catturato a Fa\u00e8 (Longarone) il 14 luglio 1944 e portato nella Gendarmeria. Pass\u00f2 la notte nella cella attigua alla camera di tortura. Il mattino seguente, in attesa dell\u2019interrogatorio e della tortura, tent\u00f2 la fuga saltando dal secondo piano in strada, proprio davanti all\u2019Albergo alle Alpi. Il maresciallo Pallua, dato che il partigiano si era ferito nella caduta e camminava con difficolt\u00e0, lo rincorse e lo fin\u00ec con un colpo di pistola.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>La strage di Fiammoi &#8211; dieci civili uccisi per rappresaglia: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">il 14 settembre 1944 verso le 10 del mattino, arriva nella zona di Fiammoi un reparto tedesco su di un camion e, per vendicare la morte di due militari tedeschi, inizia una bestiale rappresaglia sulla popolazione. La prima vittima \u00e8 <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Florindo Tramontin<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 17 anni. Stava lavorando nel cortile di casa con il padre, preso e trascinato poco lontano venne ucciso sotto gli occhi del padre Giovanni (cippo circa 20 metri prima della chiesetta di Bozze). <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Mario Bez<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 36 anni, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Giuseppe Fistarol<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 34 anni, <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Oreste Fontana<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 20 anni vennero prelevati mentre stavano raccogliendo fieno sul campo d&#8217;aviazione; <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Primo Lotto<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 36 anni venne catturato mentre stava lavorando ad un roccolo con il figlio (cippo a pochi metri dalla linea ferroviaria, al passaggio a livello verso Safforze). <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Franco Buzzoni <\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">e <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Luigi Dal Pont<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">, diciassettenni, vengono prelevati da casa dove stavano studiando e uccisi sul ciglio della strada (cippo collocato di fronte all&#8217;entrata dell&#8217;aeroporto di Belluno); <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Ernesto Mussoi<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 32 anni venne prelevato in casa, portato circa 100 metri lontano e fucilato (cippo posto a Fiammoi all&#8217;altezza del n\u00b0 civico 105); <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>David Rizzieri<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> di 46 anni stava transitando in bicicletta proveniente dal Cadore. Resosi conto di quanto stava succedendo cerc\u00f2 di scappare scavalcando una rete di recinzione, ma venne catturato e freddato sul posto (cippo collocato sul ciglio della strada per Ponte nelle Alpi a ca 30 metri da quello di Buzzoni e Dal Pont). Nel campo d&#8217;aviazione venne ucciso anche <\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"><b>Ferdinando Agostini<\/b><\/span><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\"> (cippo andato perduto).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Chiesetta di \u201cBozze\u201d dedicata alla Beata Vergine dei Caduti: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">si trova alla \u201cRossa\u201d, alla fine del rettilineo che da Belluno porta a Ponte nelle Alpi. Fu fatta erigere dal nobile Giacomo della Lucia Bozze nel 1855, per ringraziare la Madonna dell&#8217;Oltrardo di averlo preservato dalla peste. Venne gravemente danneggiata durante i combattimenti che si svolsero nella zona alla fine della guerra. Restaurata venne dedicata ai Caduti dell&#8217;Oltrardo. All&#8217;interno decine di piccole lapidi disposte ai lati e sulla volta ricordano i caduti della guerra e le vittime della repressione tedesca.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">La zona della \u201cRossa\u201d e di Fiammoi fu teatro di aspri combattimenti tra il 27 Aprile e il 1\u00b0 Maggio 1945. Durante i combattimenti trovarono la morte il garibaldino \u201cLupo\u201d (Antonio Urso); Fiori Sala, Marino Schiocchet, Antonio Brino \u201cItalo\u201d, Antonio Pampanin \u201cRapido\u201d, il comandante Francesco del Vesco \u201cMacario\u201d. (Una lapide \u00e8 posta sul sagrato della chiesetta di S. Matteo a Sala).<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>25 Aprile \u2013 1 Maggio 1945: i combattimenti per la liberazione tra Belluno e Ponte nelle Alpi.<\/b><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il Battaglione partigiano \u201cPalman\u201d occupava la zona tra San Liberale e Safforze, ne era comandante Francesco Del Vesco \u201cMacario\u201d, originario della zona. Il 25 aprile, in localit\u00e0 Andreane, il \u201cPalman\u201d attacca una colonna motorizzata tedesca, composta da nove macchine e una autoblina, mettendo fuori combattimento un terzo della colonna. Il 27 aprile, verso le 16:45, ci fu uno scontro in localit\u00e0 Veneggia, dove Antonio Urso, \u201cLupo\u201d venne gravemente ferito, morendo poco dopo. La strada Belluno \u2013 Ponte nelle Alpi \u00e8 percorsa da un flusso continuo di truppe tedesche in ritirata verso il Cadore. Il 29 aprile il Btg Palman attacca la polveriera della Veneggia, ma i tedeschi (150 soldati e due autoblindo) reagiscono con violenza. Il Palman deve ritirarsi, ma incrocia una colonna tedesca che si era spinta verso Fiammoi. Si scatena una battaglia nel centro del paese, a cui partecipano persino le donne e il nemico viene messo in fuga. Luned\u00ec 30 aprile lo stradone \u00e8 intasato dalle truppe tedesche in ritirata. Vengono fatti prigionieri 37 tedeschi. Nella notte il \u201cPalman\u201d ingaggia di nuovo combattimenti con le truppe in ritirata. Il mattino del 1\u00b0 Maggio le truppe alleate sono nei pressi di Ponte nelle Alpi e i carri armati inglesi bombardano la strada verso Belluno, Le truppe tedesche devono abbandonare la strada e disperdersi nei paesi, dove scatenano la loro rabbia sulla popolazione civile: a San Pietro in Campo viene uccisa una famiglia di contadini, alla Rossa vengono uccise alcune persone. Tentano di entrare a Fiammoi, ma trovano la resistenza dei partigiani. Si scatena una vera battaglia a cui partecipa tutto il paese. Durante gli scontri perdono la vita Fiori Sala, Marino Schiocchet, (lapide della chiesetta di San Matteo a Sala), Antonio Brino \u201cItalo\u201d e Antonio Pampanin \u201cRapido\u201d. Viene gravemente ferito il comandante \u201cMacario\u201d che morir\u00e0 all\u2019Ospedale di Belluno il 14 maggio. Cos\u00ec viene ricordato l\u2019episodio nel libro \u201cPolenta e sassi\u201d di Emilio Sarzi Amad\u00e8:\u201d \u2026quando il battaglione di Macario ha visto i carri armati americani che venivano su da Ponte nelle Alpi si \u00e8 lanciato all\u2019attacco della colonna tedesca che era sulla strada, e i carri armati sono tornati indietro e i tedeschi hanno sparato con un fuoco d\u2019inferno e hanno fatto fuori una dozzina di uomini e adesso Macario \u00e8 pieno di pallottole, e poi hanno fucilato dei civili vicino alla strada.\u201d Infatti negli scontri morirono anche sette civili. Verso le 10 le truppe alleate arrivano alla Rossa, ma i tedeschi resistono rabbiosamente. Vista l\u2019impossibilit\u00e0 di passare i tedeschi prendono donne, bambini, vecchi ed il parroco di Cusighe e li mettono in testa e ai lati alla colonna per forzare il passaggio verso Ponte nelle Alpi. La strada \u00e8 completamente intasata da macchine, tanks, autoblindo, truppa. Dato che i comandi partigiani negano il passaggio verso il Cadore, il comando tedesco di Belluno fa puntare un gruppo di cannoni da 80 mm verso la citt\u00e0, minacciando di bombardarla. A questo punto il Comando zona \u201cPiave\u201d d\u2019accordo con il magg. Tilman, capo della missione inglese \u201cSimia\u201d, richiede l\u2019intervento dell\u2019aviazione alleata. Vennero impiegati otto cacciabombardieri. Il tratto di strada tra Baldenich e La Rossa diventa un inferno: veicoli incendiati e distrutti, morti sulla strada e ai lati. I tedeschi abbandonano la strada e si portano sotto il Serva dove vengono attaccati dalle truppe partigiane. Cos\u00ec si completa il giorno della liberazione per la citt\u00e0 e la zona dell\u2019Oltrardo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Ponte nelle Alpi: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">diventa un nodo strategico al momento della liberazione. I tedeschi in ritirata dovevano essere fermati tra Fadalto e Ponte nelle Alpi, per bloccare la strada del Cadore e l\u2019Austria. Da un lato si intensificano le azioni partigiane contro le truppe tedesche, dall\u2019altro arrivano le forze inglesi da Vittorio Veneto. In questi giorni accaddero fatti drammatici che coinvolsero la popolazione: il 29 aprile vennero arrestate 19 persone come ostaggi, 17 vennero rilasciate il giorno dopo, ma Luigi Barito e Mamante De Bona vennero uccisi dai tedeschi a Pian di Vedoia. Sempre il 29 i tedeschi fecero brillare due quintali di tritolo nell\u2019abitato di Canevoi dopo aver evacuato la popolazione. L\u2019esplosione caus\u00f2 la distruzione di 35 abitazioni. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>La rappresaglia di Cajada: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">il 25 Giugno 1944 di mattina, i tedeschi salirono a Pian di Cajada. Nella casera c&#8217;erano quattro persone, malgari e pastori. Li fecero uscire, ma un ragazzo di 16-17 anni riusc\u00ec a scappare da una finestrella sul retro della casera. Gli altri tre, Giacomo De Bona, Gustavo De Bona ed Elio Mazzucco, furono schierati sul cortile e freddati con una raffica (lapide sul muro della casera centrale di Pian di Cajada). La rappresaglia venne fatta perch\u00e8, pochi giorni prima, i partigiani, che si muovevano tra Cajada e le Case Bortot attraverso forcella Cirvoi, avevano sostenuto un combattimento contro forze tedesche. Passando da Cajada diretti a Longarone avevano prelevato viveri in quelle malghe. La cosa era stata riferita ai tedeschi da spie di Longarone.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><b>Longarone: <\/b><\/span><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">una lapide posta in Piazza Martiri della Libert\u00e0 ricorda Ettore Losego, Felice De Cesero e Vincenzo Teza.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><span style=\"font-family: Arial, sans-serif;\"><span style=\"font-size: small;\">Ettore Losego, nome di battaglia \u201cFerruccio\u201d era uno studente di medicina all&#8217;Universit\u00e0 di Padova. Venne tradito da una donna, interprete dei tedeschi, poich\u00e9, ingenuamente, si era rivolto a lei per farsi tradurre alcuni volantini antitedeschi scritti in tedesco. Arrestato il 4 ottobre 1944, assieme alla mamma e al fratello Lino, venne portato prima nel carcere di Baldenich e poi nelle celle del 5\u00b0 Artiglieria Alpina. Il 13 ottobre venne interrogato e torturato a sangue nella caserma Tasso. Il 14 Ottobre, alle 14:40 venne impiccato sotto il portico di casa Celotta, in Piazza Margherita a Longarone. Ecco la testimonianza di don Mario De Don\u00e0, cappellano di Longarone all\u2019epoca:\u201d Siamo al 14 di marzo 1945, ore 14:30\u2026il signor Giovanni Fiorin\u2026che abitava di fronte alla canonica\u2026si precipit\u00f2 in canonica dicendo :\u201d Stanno impiccando Ettore Losego, \u00e8 passato adesso un camion pieno di soldati tedeschi e lui in mezzo, sembrava allucinato, gli hanno fatto fare il giro del paese ed ora lo stanno impiccando in piazza Regina Margherita\u201d L\u2019Arciprete ed io corremmo verso la piazza, le strade erano deserte\u2026anche la piazza era deserta, solo dalle finestre delle case si vedeva qualcuno che, quasi furtivamente, stava osservando ci\u00f2 che accadeva. Il corpo di Ettore penzolava dai portici della piazza, di fronte al negozio del barbiere\u2026andai ai portici ed amministrai in fronte al povero giovane il Sacramento dell\u2019Estrema Unzione; mi sembr\u00f2 che desse ancora qualche debole segno di vita. Il cadavere doveva stare esposto per parecchie ore perch\u00e9 tutta la gente lo vedesse e imparasse la lezione.\u201d<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Felice De Cesero e Vincenzo Teza la sera del 19 giugno 1944 erano in un bar in Piazza Gonzaga. Bevendo cominciarono a parlar male dei tedeschi, che vennero avvertiti e, all&#8217;uscita dal bar, con la scusa che avevano superato l&#8217;ora del coprifuoco, li uccisero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Venerd\u00ec 25 Aprile 2014 avr\u00e0 luogo la manifestazione Resistere, Pedalare, Resistere, nei luoghi della Resistenza tra l&#8217;Oltrardo e Longarone, a cura dell&#8217;Associazione Amici della Bicicletta di Belluno. 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