{"id":45152,"date":"2012-12-26T18:41:31","date_gmt":"2012-12-26T17:41:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=45152"},"modified":"2012-12-26T18:41:31","modified_gmt":"2012-12-26T17:41:31","slug":"le-solite-facce-ma-ce-anche-una-societa-civile-che-combatte-sul-territorio-di-marco-rossato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2012\/12\/26\/le-solite-facce-ma-ce-anche-una-societa-civile-che-combatte-sul-territorio-di-marco-rossato\/","title":{"rendered":"Le solite facce. Ma c&#8217;\u00e8 anche una societ\u00e0 civile che combatte sul territorio  * di Marco Rossato"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_41612\" aria-describedby=\"caption-attachment-41612\" style=\"width: 121px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/marco-rossato.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-41612\" alt=\"Marco Rossato\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/marco-rossato.jpg\" width=\"121\" height=\"150\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-41612\" class=\"wp-caption-text\">Marco Rossato<\/figcaption><\/figure>\n<p>Caro Roberto,<\/p>\n<p>leggo con preoccupazione il tuo editoriale di oggi che comincia con \u201dsiamo in campagna elettorale\u201d come a connotare un momento in cui saltano gli schemi quotidiani e dove la fantascienza si sostituisce alla realt\u00e0, la convenienza ai valori, le promesse ai fatti e, via cos\u00ec, a tratteggiare un\u2019immagine fatta delle \u201csolite facce\u201d che opprimono mediaticamente, culturalmente, moralmente, idealmente una massa di succubi o, quasi peggio, di arresi che non potranno concretamente esprimere il proprio consenso, le proprie ragioni, le proprie scelte, le proprie aspettative e i propri valori, ingabbiati in un meccanismo pi\u00f9 forte di loro.<\/p>\n<p>Beh, bench\u00e9 condivida con te il giudizio sui fallimentari meccanismi con cui la nostra attuale democrazia, detta \u201cseconda repubblica\u201d, si trova a governare questo paese in questo difficilissimo momento storico, non sono assolutamente d\u2019accordo con te nello spirito, vittimista, fallimentare e quasi di autoindulgenza per la disillusione, che si respira tra le righe del tuo scritto.<\/p>\n<p>Certo l\u2019analisi dell\u2019attuale situazione del paese non pu\u00f2 che indurre ancora forti preoccupazioni.<\/p>\n<p>Sotto il profilo finanziario la dimensione del debito pubblico italiano ne determina l\u2019impossibilit\u00e0 concreta nel medio-breve periodo di ridurlo a valori che non ne condizionino l\u2019elevato costo di finanziamento.<\/p>\n<p>Il percorso di riduzione del debito passa poi obbligatoriamente per la parola sviluppo, fondamentale anche per l\u2019altra emergenza, il lavoro. Ma i percorsi di crescita virtuosa debbono essere dissociati dalla formula \u201ca debito\u201d e le riforme in questo campo sono evidentemente complesse in un paese infrastrutturalmente ed organizzativamente arretrato, moralmente e socialmente corrotto e, quindi, latitano. Anzi, sembra proprio che quello che si insinui talvolta tramite media e comunicazione pubblica sia l\u2019umiliazione del lavoro come strumento di aumento della produzione e di realizzazione delle legittime aspettative del lavoro, in particolare giovanile e femminile.<\/p>\n<p>Chi non ricorda aggettivi quali il \u201cchoosy\u201d dal Ministro Fornero o le numerose frasi di autorevoli amministratori\/politici\/giornalisti che affermano che nell\u2019economia e nel diritto di questo paese non c\u2019\u00e8 \u201cdiritto\u201d al lavoro?<\/p>\n<p>Senza scomodare ideologie che la storia ha dimostrato fallimentari nel loro umano concretizzarsi, voglio ricordare che sono passati oltre 120 anni dalla pubblicazione della Rerum novarum e dalla sua affermazione rivoluzionaria che il lavoro non \u00e8 una merce. Ma noi siamo ancora qui pubblicamente a domandarci se c\u2019\u00e8 contrasto tra produzione e crescita economica e dignit\u00e0 del e nel lavoro!<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E da qui vorrei partire per l\u2019obiezione che sento pi\u00f9 urgente muovere al tuo scritto.<\/p>\n<p>Con il mestiere che fai sono assolutamente convinto sia pi\u00f9 un\u2019obiezione di forma che di merito, ma se vogliamo cambiare questo paese dobbiamo promuove la consapevolezza che la nostra responsabilit\u00e0 civile e sociale non si esplica solo attraverso il voto.<\/p>\n<p>\u00c8 cosa nostra in ogni momento, ogni giorno, decidere da che parte stare.<\/p>\n<p>Per esempio rispetto alla legalit\u00e0.<\/p>\n<p>Che non \u00e8 solo questione, pur rilevantissima, di comportamenti personali rispetto la corruzione, l\u2019evasione quotidiana, il piccolo malaffare.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una societ\u00e0 civile che, con il proprio modo differente di fare impresa ed economia sociale, combatte sul territorio, in mezzo alla gente, quella criminalit\u00e0 con la C maiuscola, quella che a dispetto di tante affermazioni contrarie \u00e8 ramificata ormai ovunque, che non ha limiti e confini neppure continentali. Figuriamoci al volerla relegare a problema regionale!<\/p>\n<p>Basta leggere anche solo uno dei numerosissimi testi dei molti giornalisti e cronisti coraggiosi che da anni ne denunciano la natura affaristica, violenta e corruttiva per capire che oggi le mafie si alimentano con la nostra sufficienza culturale di cinici e disillusi che voltano la testa tanto \u201ctutto cambia perch\u00e9 nulla cambi\u201d.<\/p>\n<p>Compresa la criminalit\u00e0 finanziaria, che oggi gioca un ruolo molto pi\u00f9 importante di quanto non appaia, muovendo quasi indisturbata ingenti capitali in questa crisi sistemica che ha proprio nel finanziario la sua prima debolezza.<\/p>\n<p>Per esempio rispetto allo Stato sociale.<\/p>\n<p>Che, fondato sul principio di uguaglianza sostanziale e nel tentativo concreto di accorciare le distanze sociali, ha definito per decenni nel nostro paese un sistema pubblico complesso che si occupa di assistenza sanitaria, istruzione, previdenza sociale, ecc.<\/p>\n<p>\u00c8 grazie a queste risorse pubbliche che tramite l\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione, i sussidi familiari, l\u2019assistenza d&#8217;invalidit\u00e0, l\u2019assistenza di vecchiaia, pur con enormi limiti e in presenza anche di casi vergognosi e scandalosi, negli ultimi anni sono stati quantomeno attenuati gli effetti della disoccupazione e del disagio sociale conseguenza della crisi.<\/p>\n<p>Ma le risorse per questo welfare state le abbiamo ancora?<\/p>\n<p>Definire che il sistema vada protetto cos\u00ec com\u2019\u00e8, a prescindere, \u00e8 operazione miope.<\/p>\n<p>\u00c8 assolutamente evidente che, al di l\u00e0 delle necessit\u00e0 di affrontare con altro rigore gli innumerevoli atti di mala gestione che affligge per esempio il ricchissimo mercato della sanit\u00e0, interrogarsi sulla sostenibilit\u00e0 della spesa sociale nel nostro sistema paese \u00e8 non solo un atto doveroso oggi ma che comporta anche un profondo ripensamento dei ruoli e delle responsabilit\u00e0 sociali.<\/p>\n<p>L\u2019arretramento dei servizi pubblici \u00e8 cosa a cui noi bellunesi siamo da tempo assuefatti nella sanit\u00e0, nell\u2019istruzione ma anche nella \u201criorganizzazione\u201d degli uffici postali, degli uffici pubblici quali quello scolastico territoriale, la banca d\u2019Italia, quelli ove si amministra la giustizia, ecc.<\/p>\n<p>Se sommiamo a questo che anche molti altri servizi sociali essenziali, quali banalmente ad esempio la vendita di alimentari al dettaglio, sono difficilmente sostenibili in alcuni dei nostri territori montani per le \u201cfisiologiche\u201d leggi di mercato, dobbiamo veramente cominciare ad interrogarci su cos\u2019\u00e8 Stato, responsabilit\u00e0 e sviluppo sociale, quali modelli adottare e quali soggetti \u201cprivati\u201d nella sussidiariet\u00e0 possono assumere un ruolo sociale credibile per supplire a quello che pare un inevitabile e sicuro arretramento statale.<\/p>\n<p>E quindi, inevitabilmente, decidere da che parte stare per esempio rispetto all\u2019innovazione e allo sviluppo economico-sociale.<\/p>\n<p>Quale innovazione ?<\/p>\n<p>Fino ad ora ha prevalso e continua a prevalere un concetto restrittivo di innovazione e, quindi, di sviluppo innovativo.<\/p>\n<p>Di \u201ctipo tecnologico\u201d, oppure limitato a \u201cprodotti e processi manifatturieri\u201d e \u201cservizi alle imprese\u201d se non addirittura a pochi limitati settori, quali quelli dell\u2019Information and Communication Technology (ICT): sistemi informativi, telematica, telefonia per implementare i nuovi metodi di trasmissione dell&#8217;informazione necessari alla globalizzazione del mercato, alla mobilit\u00e0, alla multimedialit\u00e0 e, quindi, all&#8217;affermarsi di \u201cnuovi\u201d modelli di business.<\/p>\n<p>Questo concetto ha influenzato e influenza le politiche industriali, come dimostra anche il recente decreto del Ministro per lo Sviluppo sulle start-up.<\/p>\n<p>Da qualche tempo tuttavia sta venendo avanti, in particolare nell\u2019ambito di quell\u2019Unione Europea tanto bistrattata da alcuni soggetti politici italiani, un nuovo modo di intendere l\u2019innovazione riassunto nel concetto di \u201cinnovazione sociale\u201d.<\/p>\n<p>Con questo concetto viene definito innovativo ogni nuovo prodotto, servizi compresi, ed ogni nuovo modo di produrre che, indipendentemente dalla sua natura, abbia un impatto positivo sul benessere anche e soprattutto sociale delle persone, cos\u00ec:<\/p>\n<p>&#8211; si amplia lo spettro delle attivit\u00e0 innovative, includendo anche quelle realizzate in settori come i servizi sociali, culturali, educativi, ecc. fino ad ora esclusi,<\/p>\n<p>&#8211; si sposta l\u2019accento dalla sola valutazione economico-produttiva alle conseguenze sociali dei processi innovativi il che significa che se l\u2019innovazione non porta a risultati socialmente rilevanti, perde di interesse.<\/p>\n<p>Si tratta di una evoluzione culturale e normativa importante perch\u00e9 molte innovazioni sociali riguardano sia \u201cnuovi servizi\u201d che il \u201cmodo di produrre\u201d i beni e i servizi e quindi riguarda anche le forme imprenditoriali e organizzative.<\/p>\n<p>Ad esempio, secondo questo nuovo modo di concepire l\u2019innovazione, la sperimentazione (tutta italiana) delle cooperative sociali e soprattutto delle cooperative di inserimento lavorativo sarebbe oggi considerata una innovazione sociale.<\/p>\n<p>E non \u00e8 un caso che, a vent\u2019anni dalla Legge 381\/1991 che l\u2019ha disciplinata, l\u2019Unione sostenga economicamente progetti di internazionalizzazione della cooperazione sociale italiana con il fine di trasferire questo nostro know-how in altri paesi europei.<\/p>\n<p>Forse non siamo capaci di fare solo belle scarpe e buon artigianato!<\/p>\n<p>E forse pochi, anche a casa nostra, sono consapevoli della storia e del ruolo che la cooperazione bellunese ha avuto, letteralmente, nel fondare e per prima sperimentare in ambito nazionale ad esempio nel settore agroalimentare e nel credito cooperativo.<\/p>\n<p>Certo quella cooperazione, che io amo definire \u201cdella povert\u00e0\u201d, perch\u00e9 mossa dal bisogno concreto e materiale, ha lasciato posto nell\u2019ultima parte del secolo scorso ad una cooperazione \u201cdella ricchezza\u201d.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultima \u00e8 stata capace s\u00ec di individuare i nuovi bisogni concreti e materiali di una societ\u00e0 che, tendendo pi\u00f9 ad evolversi economicamente, lasciava la debolezza ed il disagio sociale ai margini della strada, ma \u00e8 anche stata spesso molto meno efficace nell\u2019individuare, quali valori fondamentali della propria responsabilit\u00e0 sociale, l\u2019intercooperazione e l\u2019intergenerazionalit\u00e0.<\/p>\n<p>A ben vedere, coniugate al loro negativo come prevalere dell\u2019interesse del singolare e come visione di sviluppo economico e sociale-previdenziale a debito senza alcuna considerazione dei futuri diritti di figli e nipoti, queste sono le medesime \u201ccolpe\u201d che hanno caratterizzato il governo economico di questo paese negli ultimi trent\u2019anni.<\/p>\n<p>Se, grazie anche ad una visione europea pi\u00f9 ampia e di non solo sostegno economico, riusciremo a<\/p>\n<p>&#8211; rafforzare l\u2019intergenerazionalit\u00e0 e quindi la non distribuibilit\u00e0 dei patrimoni (soprattutto per le cooperative che fanno servizi alla comunit\u00e0) coniugandola al principio della porta aperta e quindi al rinnovamento generazionale effettivo delle basi sociali delle cooperative,<\/p>\n<p>&#8211; rafforzare l\u2019intercooperazione per offrire la capacit\u00e0 di incrociare i bisogni con la capacit\u00e0 di risolverli<\/p>\n<p>&#8211; aggiungendo l\u2019innovativo e rivoluzionario concetto di responsabilit\u00e0 sociale agli strumenti di organizzazione in rete dei diversi modelli di attivit\u00e0 imprenditoriale,<\/p>\n<p>&#8211; usando il metro della sostenibilit\u00e0, dello sviluppo, del bilancio sociale in una prospettiva intergenerazionalmente lunga di preservazione e valorizzazione delle risorse e dei patrimoni indivisibili che a tutti noi appartengono,<\/p>\n<p>credo sar\u00e0 possibile iniziare a costruire nei nostri territori coesione sociale, che \u00e8 ben pi\u00f9 di rendere sostenibile la scelta di continuare ad abitare i nostri territori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quale sviluppo, quale crescita ?<\/p>\n<p>Per capire la direzione che deve prendere d\u2019ora in poi lo sviluppo occorre partire dalla natura della crisi.<\/p>\n<p>Non \u00e8 congiunturale, e non solo per la durata lunga.<\/p>\n<p>\u00c8 la crisi di un modello di organizzazione dell\u2019economia: quello dell\u2019economia sociale di mercato basato soprattutto su due attori e sulle due sole modalit\u00e0 di coordinamento dell\u2019attivit\u00e0 economica emerse mano a mano che uno dei due attori \u00e8 prevalso sull\u2019altro: lo Stato e il Mercato.<\/p>\n<p>Il Mercato inteso nella sua ordinaria accezione come insieme delle sole imprese pro-profit, a scopo di lucro.<\/p>\n<p>Una crisi che \u00e8 iniziata gi\u00e0 negli anni \u201970 e che si \u00e8 cercato di risolvere all\u2019interno del modello, prima aumentando il ruolo dello Stato negli anni \u201970 e \u201980, con l\u2019indebitamento pubblico e l\u2019aumento della pressione fiscale, poi negli ultimi vent\u2019anni spostando il peso verso il mercato con le liberalizzazioni e le privatizzazioni, senza peraltro riuscire a rilanciare in modo stabile i tassi di crescita, a fermare la crescita della spesa pubblica dello Stato, a chiudere il gap tra bisogni e offerta di beni e servizi.<\/p>\n<p>La soddisfazione degli utenti e dei cittadini, poi, non \u00e8 affatto aumentata.<\/p>\n<p>Gli ultimi cinque anni hanno anzi visto un costante e sostanziale aumento delle disuguaglianze, un inesorabile scivolamento verso il basso di quella borghesia benestante che, al di l\u00e0 della definizione classista, era prima enorme parte della comunque ricca societ\u00e0 italiana. Quell\u2019enorme \u201cpancia\u201d del corpo Italia non c\u2019\u00e8 pi\u00f9, indebolita, impaurita, aggredita fino alla disperazione, fino al suicidio.<\/p>\n<p>Le cause? Il percepire la vacuit\u00e0 dei contenuti morali che sorreggevano le relazioni sociali ed economiche, la mancanza di solidariet\u00e0 e di mutuo supporto nel mondo di un lavoro, divenuto per molti l\u2019unica dimensione sociale, dove, nonostante siano venuti meno i supporti finanziari di uno sviluppo gonfiato, continua brutalmente a prevalere la regola del prezzo pi\u00f9 basso, il chiamarsi fuori, lo sfruttare cinicamente ogni singola occasione per far profitto.<\/p>\n<p>Un crescita che si \u00e8 rivelata improvvisamente socialmente fragilissima. E tutto ci\u00f2 \u00e8 andato ad aggiungere ulteriore spessore all\u2019incapacit\u00e0 messa in campo da chi avrebbe dovuto assumersi il ruolo di guida nel governare e regolare un\u2019economia che negli ultimi vent\u2019anni si \u00e8 globalizzata, passando dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario.<\/p>\n<p>\u00c8 per me paradossale che l\u2019ultimo anno di Governo Monti, che ha di fatto raggiunto i pi\u00f9 alti livelli di tassazione della recente storia del paese, non abbia prodotto in quella grande \u201cpancia\u201d di borghesia economicamente decaduta una sostanza di rivolta pubblica ma, al contrario, il suo silenzioso supporto nella speranza che nell\u2019affrontare la crisi venisse conseguentemente rilanciare la crescita, sostenuti i consumi, recuperato progressivamente quello stato di benessere diffuso, sostanzialmente uguale, quel senso di sicurezza e fiducia perduta.<\/p>\n<p>Ma, prima di tutto, \u00e8 possibile una prospettiva di crescita?<\/p>\n<p>Data la natura della crisi per ritornare su un sentiero di crescita \u00e8 necessario ripensare il modello di sviluppo:<\/p>\n<p>&#8211; non rispostando di nuovo il pendolo da Mercato a Stato,<\/p>\n<p>&#8211; ma aggiungendo nuovi attori in grado di gestire alcune attivit\u00e0 (non tutte) meglio di Stato e Mercato, facendo leva sui cambiamenti degli atteggiamenti individuali e collettivi.<\/p>\n<p>In questa direzione vanno le proposte oggi sul tappeto:<\/p>\n<p>&#8211; prima delle altre non posso che segnalarti la sussidiariet\u00e0, primo perch\u00e9 fa parte della nostra cultura ed \u00e8 sancita dall\u2019art.118 della nostra Costituzione, secondo perch\u00e9 con difficolt\u00e0 la sto \u201cpredicando\u201d da tempo,<\/p>\n<p>&#8211; la responsabilit\u00e0 sociale d\u2019impresa (il Creating Shared Value ed il Corporate Social Responsibility) che, schematizzando fortemente, implica nuove strategie di marketing attento allo sviluppo sia economico sia sociale,<\/p>\n<p>&#8211; la Big society di Cameron e del manifesto elettorale prima dei Conservatori, quindi anche dei Liberaldemocratici inglesi, con la promozione di comunit\u00e0 locali che assumono responsabilit\u00e0 dirette nel governo della loro vita.<\/p>\n<p>Certo, qualunque strada si percorra, mi rendo conto da me che \u00e8 un lungo percorso.<\/p>\n<p>Per quello che io vedo, prima viene il confronto e la nascita dei soggetti privati non profit attorno all\u2019individuazione dei bisogni, poi viene la costruzione dell\u2019offerta per rispondere a quei bisogni che deve essere, di fatto, autonoma sia sotto il profilo organizzativo sia, possibilmente, sotto il profilo finanziario (con il welfare-state di cui si \u00e8 gi\u00e0 detto \u00e8 chiaro che l\u2019epoca dell\u2019assistenzialismo \u00e8 archiviata). Poi, solo poi, viene l\u2019autorevolezza senza la quale non pu\u00f2 esserci il riconoscimento del ruolo pubblico nello svolgimento di attivit\u00e0 di interesse generale.<\/p>\n<p>In questa evoluzione si \u00e8 gi\u00e0 inserita nel passato il mondo della cooperazione ed ora, ne sono convinto, si aprono spazi nuovi.<\/p>\n<p>Chi pensa oggi che la cooperazione sia un modello valido solo per poche situazioni circoscritte, magari segnate dal sottosviluppo, \u00e8 smentito dai fatti.<\/p>\n<p>La cooperazione oggi soffre di marginalit\u00e0, la percezione che ne hanno decisori politici e mezzi di informazione di massa non corrisponde n\u00e9 al suo peso reale n\u00e9 alla funzione che effettivamente svolge nella societ\u00e0. Pur essendo la pi\u00f9 grande organizzazione planetaria, contando centinaia di milioni di soci e servendo una quota consistente di popolazione mondiale, che ogni giorno viene nutrita, trasportata, curata, finanziata, assistita grazie al lavoro delle cooperative, questa forma di impresa, nel comune sentire, \u00e8 solo uno stadio iniziale sulla strada verso lo sviluppo di strutture pi\u00f9 evolute dove la \u201cmaturit\u00e0\u201d coinciderebbe con il superamento della mutualit\u00e0 e l\u2019abbandono degli uguali diritti di tutti i soci a favore di una propriet\u00e0 determinata dal solo capitale investito.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 chi mette l\u2019impresa investor-owned al culmine della scala evolutiva dimentica per\u00f2 un dettaglio, non trascurabile. L\u2019interesse principale di un investitore \u00e8 comunque, sempre e prima di tutto, l\u2019aumento costante del rendimento del suo investimento, anche a scapito della missione d\u2019impresa.<\/p>\n<p>La massimizzazione del profitto \u00e8 lo scopo ultimo, ma questo scopo cambia sostanzialmente la natura dell\u2019impresa stessa che si tramuta in pura tecnica per l\u2019accumulazione delle risorse, indipendentemente dalla loro utilit\u00e0. Lo strumento diventa cos\u00ec il fine.<\/p>\n<p>Di pi\u00f9: la logica della massimizzazione del profitto comporta il progressivo divorzio tra investitori e impresa. Lo strumento si rivolge contro la sua finalit\u00e0 originale. Selezionando le attivit\u00e0 in funzione dei migliori rendimenti, l\u2019investitore finisce per scoprire che il modo migliore per fare denaro \u00e8 investire nel denaro stesso.<\/p>\n<p>Senza i fastidi e le difficolt\u00e0 connesse alla produzione di beni reali o servizi!<\/p>\n<p>Cos\u00ec \u00e8 avvenuta la mutazione del capitalismo industriale in capitalismo finanziario che ha costruito il contesto in cui si \u00e8 sviluppato l\u2019attuale fallimentare scenario socio-economico mondiale.<\/p>\n<p>Le trasformazioni introdotte dalle nuove tecnologie e dalla globalizzazione hanno incrementato progressivamente la quota di reddito che remunera il capitale, a scapito degli altri fattori di produzione (e in primo luogo del lavoro).<\/p>\n<p>L\u2019economia cooperativa non \u00e8 compatibile con un sistema che persegue il profitto come suo unico obiettivo e l\u2019impresa nella concezione cooperativa non pu\u00f2 mai diventare un bene di consumo, una commodity che viene prodotta e scambiata solo in funzione della realizzazione di un profitto.<\/p>\n<p>Nel capitalismo finanziario questa \u00e8 invece la regola.<\/p>\n<p>Due visioni economiche qui si oppongono: in quella finanziaria conta solo la crescita del capitale, secondo quella cooperativa conta invece la ricerca di un equilibrio tra pi\u00f9 dimensioni, incluse quelle sociali e ambientali.<\/p>\n<p>Per questo motivo un approccio all\u2019economia che voglia rispondere ai problemi che ci troveremo ad affrontare nei prossimi anni non pu\u00f2 fare a meno del cooperativismo.<\/p>\n<p>Il prossimo futuro sar\u00e0 un tempo di grandi cambiamenti. Le previsioni parlano di un aumento della popolazione mondiale di altri due miliardi di persone, che si concentreranno soprattutto nei centri urbani. A questa crescita demografica corrisponder\u00e0 un aumento del PIL che dipender\u00e0 prevalentemente dal processo di allineamento dei paesi emergenti rispetto ai paesi pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Se questo processo dovesse avvenire alle condizioni attuali andremmo incontro a problematiche la cui soluzione oggi fatichiamo ad immaginare. Da un lato la crescita della ricchezza porr\u00e0 problemi di inclusione sociale e di redistribuzione. Dall\u2019altro l\u2019aumento della popolazione e dei consumi sollever\u00e0 invece problemi di scarsit\u00e0 delle risorse naturali. Questa tensione tra esigenze di redistribuzione e vincoli imposti dalla scarsit\u00e0 imporr\u00e0 di pensare a nuovi modi per soddisfare diritti essenziali come quello al cibo, al lavoro, alla salute, alla sicurezza personale.<\/p>\n<p>E dovranno essere soluzioni valide a livello globale.<\/p>\n<p>Lo scenario che si prepara davanti a noi pone quindi un drammatico problema di sostenibilit\u00e0, che non lascia molte alternative: o si arresta lo sviluppo (una soluzione che, a meno di cataclismi, \u00e8 impensabile) o si cambia modello di crescita.<\/p>\n<p>E\u2019 sempre pi\u00f9 evidente che l\u2019attuale modello non pu\u00f2 funzionare.<\/p>\n<p>La logica del capitalismo finanziario crea disordine e genera tensioni, in quanto travolge ogni regola e ogni potere diverso dal suo.<\/p>\n<p>La crisi scoppiata nel 2008 ha mostrato come questo stato di cose non sia pi\u00f9 sostenibile.<\/p>\n<p>Il punto di svolta cooperativo<\/p>\n<p>Siamo cos\u00ec giunti ad un punto di svolta, un ciclo \u00e8 giunto al termine e dobbiamo ripartire dalla definizione di un nuovo modello di sviluppo, adatto a gestire la complessit\u00e0 che ci attende nei prossimi venti-trenta anni.<\/p>\n<p>Il nuovo modello sar\u00e0 il risultato dell\u2019azione di una moltitudine di soggetti, sperimentazioni, innovazioni. Il futuro che ci aspetta sar\u00e0 una costruzione in cui non ci sar\u00e0 un solo potere in grado di dettare il proprio ordine.<\/p>\n<p>In questa prospettiva sono convinto dell\u2019importanza del contributo anche politico che la cooperazione \u00e8 chiamata ad assumere, perch\u00e9 fin dalle sue origini, la cooperazione ha espresso un\u2019idea di organizzazione della societ\u00e0, di cui l\u2019approccio all\u2019economia \u00e8 solo una conseguenza.<\/p>\n<p>Il cooperativismo contiene in s\u00e9 molto di pi\u00f9 della regolazione dei rapporti economici.<\/p>\n<p>Il pensiero cooperativo nasce da una visione di lungo periodo, che poggia su una base di valori condivisi e considera fondamentale la finalit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Per questo motivo ed anche perch\u00e9 \u00e8 fondamentale che le comunit\u00e0 locali partecipino attivamente alla creazione e gestione di beni e servizi di interesse generale, il cooperativismo pu\u00f2 essere un agente di cambiamento importante.<\/p>\n<p>Numerose esperienze gi\u00e0 oggi mostrano come molti settori si prestino bene a modelli di gestione sociale.<\/p>\n<p>In Gran Bretagna sono nate centinaia di cooperative per la gestione di scuole, a seguito della privatizzazione voluta dal governo Cameron.<\/p>\n<p>In Germania l\u2019impetuoso sviluppo dell\u2019energia fotovoltaica ha dato vita a pi\u00f9 di 500 cooperative nate dall\u2019unione di microproduttori familiari.<\/p>\n<p>L\u2019Olanda ha esperienze d\u2019avanguardia nell\u2019area dell\u2019housing sociale.<\/p>\n<p>Ed altre iniziative nascono di continuo, specie nel nordamerica, in settori nuovi come l\u2019urbanfarming, il car sharing, il co-working, intrecciando valori sociali e ambientali.<\/p>\n<p>In tutti questi casi sono state sviluppate competenze specifiche, facendo leva su risorse locali e sociali.<\/p>\n<p>Il modello cooperativo ha dimostrato una straordinaria flessibilit\u00e0 facendosi carico di temi che appartengono al nuovo contesto urbano e sviluppando nuove forme di mutualit\u00e0.<\/p>\n<p>Nel nostro paese e, in particolare, nel nostro difficile territorio montano i temi centrali della futura sostenibilit\u00e0 si chiamano welfare, consumo, energia, credito e cultura.<\/p>\n<p>Le esperienze cooperative esistenti dentro e fuori i nostri confini territoriali testimoniano che \u00e8 gi\u00e0 possibile mettere in campo un sostanziale cambiamento di scenario in questi settori, con ampi margini per lo sviluppo con modalit\u00e0 condivise tra imprese for profit, istituzioni pubbliche e soggetti sociali.<\/p>\n<p>Non possiamo ignorare per\u00f2 che il cambiamento in atto non \u00e8 superficiale, ma riguarda il paradigma stesso del nostro sviluppo.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno di guardare alla realt\u00e0 in tutta la sua complessit\u00e0 prospettica, perch\u00e9 l\u2019approccio monodimensionale dell\u2019economia governata solo dal profitto ha dimostrato di aggravare i problemi anzich\u00e9 risolverli.<\/p>\n<p>Restare dalla parte della realt\u00e0 e comprenderne i bisogni profondi: ecco il passato ed il futuro dell\u2019economia cooperativa.<\/p>\n<p>In conclusione, ti chiedo perdono per la lunghezza di questa mia, ma ora forse puoi meglio apprezzare come senta a livello personale la responsabilit\u00e0 di far emergere tutta la complessit\u00e0 e le potenzialit\u00e0 di questo nostro momento storico e come il rimbrotto iniziale (che \u00e8 il moto che ha generato questa caterva di parole) poco abbia a che fare con il berlusconiano timore dei \u201cgiornalisti che diffondo pessimismo nel paese\u201d.<\/p>\n<p>Un cordiale saluto.<\/p>\n<p>Belluno, 26 dicembre 2012<\/p>\n<p>Marco Rossato, cooperatore<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Roberto, leggo con preoccupazione il tuo editoriale di oggi che comincia con \u201dsiamo in campagna elettorale\u201d come a connotare un momento in cui saltano gli schemi quotidiani e dove la fantascienza si sostituisce alla realt\u00e0, la convenienza ai valori, le promesse ai fatti e, via cos\u00ec, a tratteggiare un\u2019immagine fatta delle \u201csolite facce\u201d che [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[36,1,26],"tags":[],"class_list":["post-45152","post","type-post","status-publish","format-standard","category-lavoro-economia","category-leo","category-prima-pagina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Le solite facce. 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