{"id":32674,"date":"2011-11-23T21:49:28","date_gmt":"2011-11-23T20:49:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=32674"},"modified":"2011-11-23T21:49:28","modified_gmt":"2011-11-23T20:49:28","slug":"in-edicola-luminosa-signora-lettera-veneziana-d%e2%80%99amore-e-d%e2%80%99eresia%e2%80%9d-di-alfonso-lentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2011\/11\/23\/in-edicola-luminosa-signora-lettera-veneziana-d%e2%80%99amore-e-d%e2%80%99eresia%e2%80%9d-di-alfonso-lentini\/","title":{"rendered":"In edicola &#8220;Luminosa signora, lettera veneziana d\u2019amore e d\u2019eresia\u201d di Alfonso Lentini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luminosa-signora-lentini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-32676\" title=\"luminosa signora lentini\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/luminosa-signora-lentini.jpg\" alt=\"\" width=\"167\" height=\"270\" \/><\/a>Lo scorso 5 novembre, al Centro di Arte Piana dei Colli di Villa Alliata Cardillo a Palermo, dinanzi a un folto e qualificato pubblico, \u00e8 stato presentato l&#8217;ultimo libro \u201cLuminosa signora, lettera veneziana d\u2019amore e d\u2019eresia\u201d del professor Alfonso Lentini, oramai bellunese d&#8217;adozione.<br \/>\nPubblichiamo l&#8217;intervento di Eva Di Stefano, docente di Storia dell\u2019Arte\u00a0 Contemporanea alla facolt\u00e0 di Lettere di Palermo e direttrice dell&#8217;Osservatorio Outsider Art.<\/p>\n<p>Alfonso Lentini,\u00a0 artista visivo e scrittore (ma dovrei dire poeta), \u00e8 nato nel 1951 in provincia di Agrigento, \u00e8 vissuto a Palermo negli anni di formazione, dove ha frequentato e collaborato con le riviste letterarie e sperimentali Fasis e Per Ap del gruppo formatosi attorno allo scrittore palermitano Gaetano Testa, poi si \u00e8 trasferito\u00a0 alla fine degli anni &#8216; 70 in Veneto per insegnare, vive a Belluno.<\/p>\n<p>Dovrei dire poeta, non solo perch\u00e9 la sua scrittura evocativa \u00e8 intessuta di rimandi poetici che vanno dal Dolce stil novo a Leopardi, a Montale etc., ma soprattutto perch\u00e9 il suo racconto \u00e8 sempre circolare, senza un vero inizio, uno svolgimento e una fine, \u00e8 un racconto che si intravede in dissolvenza, dove c&#8217;\u00e8 un io narrante che naviga tra frammenti di memoria, visioni, riflessioni, interrogativi, come in un gioco di specchi, come un incantesimo. La prospettiva \u00e8 sempre assolutamente soggettiva, dal punto di vista dell&#8217;io narrante,\u00a0 e la possibile trama \u00e8 suggerita, evocata, pi\u00f9 che raccontata in senso tradizionale. Direi che ogni libro di Lentini \u00e8 un incantesimo che ci conduce in una dimensione sospesa dove la realt\u00e0 si dissolve nel sogno e il sogno nella realt\u00e0, i confini sono incerti, la consistenza delle cose si sfarina come in questo libro succede a una parte della casa, ma soprattutto al linguaggio. Una scrittura simbolista nel senso che \u00e8 una trama di corrispondenze e analogie, che conducono in quelle \u201cforeste di simboli dagli occhi familiari\u201d di cui parlava Baudelaire. Un filone letterario minoritario in Italia, ma che nella letteratura siciliana ha una sua presenza, con modalit\u00e0 diverse, da Bufalino a Bonaviri.<\/p>\n<p>Lentini ha scritto diversi volumi, hanno tutti una misura contenuta \u2013 100 pagine o poco pi\u00f9 \u2013 in tutti c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa di molto lunare e lunatico \u2013 pagine scritte alla luce della luna, che \u00e8 cercata, amata, temuta, e tutti i racconti si concludono con una luna che sparisce o che c&#8217;\u00e8, ad esempio il libro che presentiamo oggi &#8211; Luminosa signora \u2013 si conclude: \u201cE camminando prendevo a calci la luna\u201d.<br \/>\nSono tentata di pensare che la Luminosa signora del titolo non sia altro che proprio la luna. Insomma, Alfonso Lentini \u00e8 una sorta di Pierrot lunaire, in bilico come un trapezista tra angoscia, allucinazione, fiaba e incantamento. Non un figlio del sole, ma un figlio della luna.<\/p>\n<p>Non ho letto tutti i suoi libri, ma ne ho letti diversi. Il mio rapporto con lui \u00e8 nato leggendo il libro che nel 1996 ha dedicato a Filippo Bentivegna, il signore delle teste, che lessi durante la ricerca per il libro che ho pubblicato sugli Irregolari di Sicilia, traendone molte informazioni e molti spunti. \u00c9 una sorta di romanzo-saggio, a met\u00e0 tra la ricostruzione e l&#8217;evocazione, del resto anche Filippo Bentivegna \u00e8 un \u201cfiglio della luna\u201d.<br \/>\nHo letto Piccolo inventario degli specchi (2003), che \u00e8 un viaggio trasversale attraverso la letteratura, il mito, il mondo delle immagini, sul tema della seduzione e dell&#8217;inganno dell&#8217;immagine riflessa, ma anche sulla natura della scrittura che \u00e8 anch&#8217;essa riflesso. Anche il libro stesso, come si dice all&#8217;inizio, non \u00e8 infatti che un nostro specchio tra i tanti possibili.<br \/>\nHo letto Cento madri (2009), che ha vinto il premio Citt\u00e0 di Forl\u00ec, e mi \u00e8 sembrato un bellissimo romanzo di formazione nella Sicilia anni &#8217;50, una formazione dominata dal complesso materno in quel mondo del matriarcato occulto, come lo definiva Sciascia, dove il protagonista per crescere deve immaginare di diventare un assassino. E&#8217; un romanzo notturno che ha un andamento ondeggiante, elusivo, onirico, ipnotico a tratti, costruito per brevi frammenti, illuminazioni progressive. Come questo, che \u00e8 l&#8217;ultimo in ordine di tempo, appena uscito, che presentiamo oggi,\u00a0 Luminosa signora. Lettera veneziana d&#8217;amore e d&#8217;eresia. Anche questo \u00e8 costruito per brevi capitoli, che si presentano come frammenti di un racconto che resta aperto &#8211; pi\u00f9 che narrato \u00e8 suggerito all&#8217;immaginazione del lettore.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 uno stretto rapporto tra la sua scrittura e la sua produzione artistica che del resto ha per tema principalmente la scrittura, la parola, le pagine, il libro,\u00a0 e che potremmo classificare nel genere che un tempo veniva chiamato \u201cpoesia visiva\u201d. Ne vedete una selezione in questa colonna visiva proiettata alle nostre spalle, che fa da contrappunto a questa presentazione, e che Alfonso ha preparato per noi.<br \/>\nSono tutte pagine di libri magici che lui chiama \u201cInsulae\u201d, piccoli formati intimi fatti di collage e sovrapposizioni, dove si aprono squarci come uno spicchio di cielo che fa intravedere altre parole, le parole nascoste, le parole non dette che stanno sotto tutte le nostre parole&#8230;&#8230;. , cos\u00ec una declinazione \u201crosa rosae\u201d pu\u00f2 diventare un paesaggio o un meteorite cucito su un cielo di carta.<br \/>\nQueste piccole icone fatte di collage leggeri, poetici, commoventi, \u201csoavi\u201d (uso un aggettivo caro a un altro amico e scrittore palermitano, Michele Perriera), sono un omaggio alla scrittura, la scrittura a mano, la scrittura stampata, in un tempo in cui la scrittura \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 immateriale, un dialogo tra schermo e tastiera, perdendo il suo rapporto esistenziale con la carta.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 eleganza, ma non innocua, le graffette metalliche stanno l\u00ec a cucire le parole, ma suggeriscono anche chiodi e spine, un dolore non urlato ma, come nei romanzi, soltanto sussurrato. C&#8217;\u00e8 un segno rosso che si ripete, &#8211;\u00a0 ricorda il bordo rosso di certi quaderni dalla copertina nera che tutti abbiamo avuto in mano e di cui abbiamo nostalgia, &#8211; ma \u00e8 diventato una luna, una fenditura\u00a0 o una piuma che a me evoca la piuma di Mallarm\u00e9 in Un colpo di dadi:<br \/>\npiuma solitaria sperduta tranne che la incontri o la sfiori un tocco di mezzanotte e immobilizzi col velluto sgualcito d&#8217;uno scoppio di risa scuro&#8230;.<\/p>\n<p>In queste icone dell&#8217;anima, pagine di un diario criptato, la parola diventa una foglia o un petalo, o \u00e8 una fragile scritta all&#8217;interno di un guscio d&#8217;uovo, guscio che ci suggerisce la fragilit\u00e0 ma ci indica anche che la parola \u00e8 all&#8217;origine di tutto, della nascita del nostro mondo e della nostra relazione con il mondo, come dicono i mistici della cabala.<br \/>\nAnche l&#8217;oggetto-libro, che Alfonso manipola esercitando la sua creativit\u00e0, contiene molto mondi, quindi pu\u00f2 essere di foglie, di sassi, di lana, etc.,\u00a0 diventando un talismano alla maniera in cui lo ha immaginato, ad esempio, Mirella Bentivoglio e i tanti artisti che si sono dedicati al libro-scultura della sua straordinaria raccolta.<br \/>\nSe nella scrittura\u00a0 di Alfonso ci sono molti echi di altri poeti, citazioni esplicite e citazioni nascoste, anche nelle sue opere ci sono tanti fili che rimandano a tutta la storia dell&#8217;arte del novecento, ad esempio Fontana, Rothko, Clifford Still etc. per arrivare alla leggerezza di Folon nelle ultime immagini di questa sequenza.<\/p>\n<p>La chiave dell&#8217;immaginario di Alfonso l&#8217;ho trovata in un altro libro: Ti racconto formiche mentali, un volumetto che ha curato raccogliendo le esperienze di un laboratorio di scrittura tenuto con gli utenti di un Centro Diurno di salute mentale di Belluno, con cui ha collaborato varie volte anche organizzando delle mostre \u201cirregolari\u201d. Alla fine di questo volumetto c&#8217;\u00e8 una frase, scritta da uno dei partecipanti al laboratorio : \u201cAvere in pugno i sogni! Questo \u00e8 importante.\u201d<br \/>\nEcco, credo che questa sia anche la ragione segreta per cui Alfonso scrive e crea oggetti: non annegare nei propri sogni, ma navigare attraverso, tenerli sotto controllo, manipolarli, reinventarli. Del resto lui stesso, quasi a conferma di questa mia impressione, cita nella prefazione di questo volumetto sulle formiche mentali Fernando Pessoa, poeta dalle multiple identit\u00e0: \u201cNon sono niente \/ non sar\u00f2 mai niente \/non posso voler essere niente\/ a parte questo, ho dentro di me tutti i sogni del mondo\/\u201d<\/p>\n<p>Quale \u00e8 il sogno sognato in questo libro di oggi?<br \/>\nSe Cento madri \u00e8 un lungo sogno abitato da una madre multipla, fagocitante e protettiva, dietro la Luminosa signora c&#8217;\u00e8 invece l&#8217;ombra paterna, di un padre generoso e combattente, un padre marxista che crede nella forza e nella verit\u00e0 delle parole, un padre che un giorno conduce il protagonista ad ascoltare un concerto del silenzio.<br \/>\nLa luminosa signora dagli occhi d&#8217;ombra chiara (un bell&#8217;ossimoro che ritorna \u2013 in tutta la scrittura ricorrono del resto immagini e metafore suggestive: il silenzio piumato, o il silenzio come spugna di mare &#8211; )\u00a0 \u00e8 una figura misteriosa, una sorta di Beatrice dantesca, che va e viene nella casa del protagonista \u2013 io narrante \u2013\u00a0 come la marea, come la primavera dice lui, che alla primavera annette un significato di attesa e di\u00a0 rinascita. Non sappiamo chi sia questa lei, sembra essere tutt&#8217;uno con Venezia, dove \u00e8 ambientato il racconto: Veni etiam, sono tornata ancora, \u00e8 l&#8217;etimologia del nome della citt\u00e0 suggerita da Alfonso.<br \/>\nIl protagonista, che potremmo chiamare lo sfregiato perch\u00e9 ha una ferita sulla guancia che si \u00e8 procurato non si sa bene come, un proiettile vagante in una situazione imprecisata, la osserva e le scrive una lettera d&#8217;amore mentre naviga tra i propri ricordi, vorrebbe farle una domanda essenziale che non riesce mai a formulare.<br \/>\nTutto \u00e8 incerto in lui e attorno a lui: la casa \u00e8 cangiante (\u00e8 un motivo che troviamo anche in Cento madri), si aprono falle nel pavimento, anche il linguaggio \u00e8 friabile, poroso, i significati si sovrappongono e sfuggono da tutte le parti, le parole sono come polvere che sfarina&#8230;.<br \/>\nQuesta incertezza che rende ambigue le cose e le parole e che si spinge fino all&#8217;eresia: \u201cnoi tutti non siamo che tentativi di una creazione incompiuta\u201d \u2013 dice a un certo punto il protagonista &#8211;\u00a0 mi ha ricordato un&#8217;altra lettera celebre: la Lettera di Lord Chandos , un testo in cui Hofmmansthal denuncia la crisi del linguaggio e con ci\u00f2 della Mitteleuropa (1902):\u00a0 Chandos\u00a0 a cui \u201cle parole si disfano in bocca come funghi ammuffiti\u201d,\u00a0 Chandos che dice che \u201ci vortici delle parole conducono nel vuoto\u201d ( Bodenlose \u2013 senza terreno sotto i piedi). E&#8217; il problema della perdita di senso e di\u00a0 verit\u00e0 delle parole in cui si rispecchia la crisi di identit\u00e0 della cultura asburgica nella sua fase terminale. Lo stesso problema che negli stessi anni \u00e8 avvertito dal filosofo Wittgenstein. Il protagonista di \u201cLuminosa signora\u201d soffre di una sindrome simile a quella di Chandos, per altre ragioni e in altro contesto, ma anche qui nella friabilit\u00e0 del linguaggio si rispecchia una crisi d&#8217;identit\u00e0 e la perdita di un mondo.<\/p>\n<p>L&#8217;atmosfera di questo racconto, &#8211; la casa mutante e irrisolta abitata da misteriose presenze, le cui stanze si dilatano o si restringono come uno spazio onirico, e Venezia come sfondo, una citt\u00e0 piena di ritorni e scomparse, di cui fanno parte anche isole che nel tempo sono state sommerse -,\u00a0 mi ha ricordato anche un altro romanzo che ha al centro un carteggio perduto da ritrovare, Il carteggio Aspern\u00a0 di Henri James, una vicenda molto ambigua e un tentativo di ritrovare un passato che inesorabilmente si sfalda. Nella letteratura Venezia infatti \u00e8 una citt\u00e0 dei passi perduti, la citt\u00e0 ideale per tutti coloro che hanno perduto qualcosa. Lo \u00e8 anche in questo romanzo di Lentini.<\/p>\n<p>Dunque: c&#8217;\u00e8 una lettera che in realt\u00e0 non si conclude perch\u00e9 non pu\u00f2 concludersi, una casa dove dai rubinetti a volte scorre sangue, la misteriosa e incongrua\u00a0 apparizione di un cavallo morto a Campo Santa Margherita, una luminosa e misteriosa signora che va e viene senza curarsi del protagonista che la osserva, e il protagonista che ha sulla guancia una ferita che non guarisce. Quasi come Amfortas, il personaggio che nel Parsifal custodisce il santo Graal, e che riappare come il re pescatore dalla piaga inguaribile nella Terra desolata di Eliot, che non \u00e8 altro che la terra desolata della modernit\u00e0 dove la verit\u00e0 resta inafferabile.\u00a0 Amfortas, il re pescatore, potr\u00e0 guarire solo se qualcuno gli porr\u00e0 la domanda essenziale. Al contrario, il nostro sfregiato forse potrebbe guarire se riuscisse a formulare la domanda essenziale alla sua luminosa signora. Una domanda di verit\u00e0. Ma la verit\u00e0 si \u00e8 persa molto tempo prima assieme all&#8217;utopia.<br \/>\nLa ferita, ricorda il protagonista, \u00e8 apparsa quando il padre e i suoi amici comunisti sono scomparsi, quando sono scomparsi quelli per cui l&#8217;unica forma di realismo era chiedere l&#8217;impossibile, cio\u00e8 trasformare il mondo, quelli che credevano che lo strumento della parola fosse un veicolo etico di certezza e di speranza. Quando \u00e8 svanita la possibilit\u00e0 dell&#8217;utopia, o meglio della fede in questa possibilit\u00e0, le parole sono diventate deboli, vuote \u201ccome un guscio d&#8217;uovo\u201d ma senza tuorlo, senza generare pi\u00f9 significati o movimenti. Ecco che inizia la dissolvenza, e perfino la follia. La follia del padre che compra una tipografia e si dedica a stampare testi senza senso, accostando i caratteri tipografici a caso, e poi finisce in manicomio. La follia del figlio, forse, che nella stessa tipografia stampa \u201cmicrolibri\u201d che non vende a nessuno, mentre attende la sua luminosa signora che lo ignora.<br \/>\nDal libro, insomma, trapela una grande nostalgia sia per l&#8217;impronunciabile parola \u201ccompagni\u201d che, in genere per gli anni\u00a0 &#8217;60, \u201canni di colori sgargianti\u201d, e gli anni &#8216; 70, anni di rabbie e di rock duro. Ma la scena conclusiva si svolge a San Servolo, l&#8217;ex-manicomio di Venezia oggi Museo della Follia. Nostalgia e follia sembrano far parte dello stesso mistero.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 5 novembre, al Centro di Arte Piana dei Colli di Villa Alliata Cardillo a Palermo, dinanzi a un folto e qualificato pubblico, \u00e8 stato presentato l&#8217;ultimo libro \u201cLuminosa signora, lettera veneziana d\u2019amore e d\u2019eresia\u201d del professor Alfonso Lentini, oramai bellunese d&#8217;adozione. 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