{"id":22065,"date":"2010-12-14T21:50:02","date_gmt":"2010-12-14T20:50:02","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=22065"},"modified":"2010-12-14T22:02:45","modified_gmt":"2010-12-14T21:02:45","slug":"speciale-afghanistan-di-federica-fant-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2010\/12\/14\/speciale-afghanistan-di-federica-fant-3\/","title":{"rendered":"Speciale Afghanistan * di Federica Fant"},"content":{"rendered":"<div><strong><\/strong><\/div>\n<div><strong><\/strong><\/div>\n<figure id=\"attachment_22066\" aria-describedby=\"caption-attachment-22066\" style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/bakwa.jpg\"><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-22066\" title=\"bakwa\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/bakwa.jpg\" alt=\"base di Bakwa\" width=\"280\" height=\"210\" \/><\/strong><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22066\" class=\"wp-caption-text\">base di Bakwa<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Nella base di Bakwa, il posto pi\u00f9 pericoloso del Regional Command West<\/strong><\/p>\n<p>\u00a0La base del 7\u00b0 Alpini di Belluno di Bakwa rassomiglia alla Fortezza Bastiani de Il deserto dei Tartari. Purtroppo, per\u00f2, in Afghanistan i Tartari di Dino Buzzati non si fanno solo attendere, ma esistono e si chiamano \u201cinsurgents\u201d, ovvero briganti e, nella maggior parte dei casi, sono i talebani. Gli uomini del reggimento bellunese, coadiuvati da colleghi di altri comparti, sono arrivanti alla base, battezzata (ovviamente) Camp Lavaredo, a met\u00e0 agosto. Gli americani e i georgiani, gli unici militari presenti in quell\u2019area della provincia di Farah prima dei nostri, avevano lasciato giusto le mura perimetrali. La prima cosa che hanno fatto gli alpini \u00e8 stata quella di costruirsi una cos\u00ec detta \u00abbolla di sicurezza\u00bb per poter operare in libert\u00e0. Poi, sotto il caldo degli oltre 40 gradi estivi, hanno costruito tutto il resto. Ovvero il bunker per ripararsi dalle aggressioni, la mensa, (per il primo mese si sono cibati quasi esclusivamente di razioni K americane), i bagni (in principio hanno dovuto accontentarsi dei sacchetti igienici), poi le tende per dormire (in estate potevano dormire al fresco sotto il cielo stellatissimo di Bakwa) e le strutture per le varie cellule del reggimento.\u00a0 Ogni giorno gli alpini lavorano su un terreno impolverato da una costante sabbia, che ti riempie scarpe, vestiti e il respiro. Sembra borotalco. Il 7\u00b0, in Afghanistan, \u00e8 una famiglia allargata. Si sente nell\u2019aria ed \u00e8 facile entrare a farne parte. Si scherza con le provenienze: \u00ablui \u00e8 polentone, lei \u00e8 terrona\u00bb dicono tutti sorridendo. In centro al Camp Lavaredo c\u2019\u00e8 la cappellina in legno in ricordo di Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville, Marco Pedone saltati su un ordigno il 9 ottobre scorso, nel giorno del ricordo della tragedia del Vajont. Mancano a tutti alla base. Sono i primi caduti di tutte le missioni del 7\u00b0. L\u2019appuntamento col destino ha colto tutti impreparati. Sono morti svolgendo il loro valore: dovevano portare in salvo una settantina di autisti afghani, dopo che due erano stati freddati con un colpo alla nuca e uno sgozzato, perch\u00e9 considerato traditore. Rei soltanto di aver fornito materiale al militari della missione Isaf. Una delle principali attivit\u00e0 del ragazzi \u00e8 quella del pattugliamento della zona, rischiosa, ma necessaria. Non sono mancati episodi in cui gli \u201cinsurgents\u201d hanno aperto il fuoco contro la base di Bakwa. Federica Fant<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cartina-afghanistan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22067\" title=\"cartina-afghanistan\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/cartina-afghanistan.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a><strong>Dove si trova il 7<\/strong>\u00b0<br \/>\nGli alpini del 7\u00b0 reggimento di Belluno sono in prima linea: lavorano nella zona pi\u00f9 \u201ccalda\u201ddel Regional Command West, il comando Nato, situato ad Ovest, a guida italiana in Afghanistan. Vasto quanto l\u2019Italia del nord, \u00e8 suddiviso in vari settori. Da met\u00e0 luglio, conta di una nuova unit\u00e0 di manovra destinata a operare nella provincia di Farah nei distretti del Gulistan e di Bakwa, nel settore sud-orientale dell\u2019area di responsabilit\u00e0 del comando. I primi di dicembre il generale americano della missione Isaf (International Security Assistance Force), David Petraeus, ha visitato gli alpini del 7\u00b0in Gulistan. \u00abL\u2019approccio italiano\u00bb e i suoi risultati sono stati elogiati dal generale. Nell\u2019occasione ha incontrato gli anziani del villaggio di Qal\u2019a-I-Kuhna a poca distanza dalla base militare in un\u2019area sicura al centro dello stesso.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22068\" aria-describedby=\"caption-attachment-22068\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/paolo-sfarra-comandante-del-7c2b0.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-22068\" title=\"paolo-sfarra-comandante-del-7c2b0\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/paolo-sfarra-comandante-del-7c2b0.jpg\" alt=\"Paolo Sfarra\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22068\" class=\"wp-caption-text\">Paolo Sfarra<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00a0L\u2019area, nel breve periodo di attivit\u00e0 italiana, ha gi\u00e0 ricevuto l\u2019attenzione di quattro progetti Cimic (Civil and Military cooperation) volti a migliorare le condizioni di vita di quest\u2019area periferica. Rivolgendosi al generale Petraeus gli anziani hanno ricordato come il lavoro del colonnello Paolo Sfarra e dei suoi alpini \u00absia sentito come fraterno e in linea con le loro esigenze\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Cos&#8217;\u00e8 la Missione Isaf?<br \/>\n<\/strong>Isaf \u00e8 una missione di supporto al governo dell\u2019Afghanistan che opera sulla base di una risoluzione dell\u2019Onu. \u00c8 composta da una forza internazionale che impiega militari da una quarantina di nazioni. \u00c8 stata costituita su mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2001 con il compito di sorvegliare la capitale Kabul e la vicina base area di Bagram da Talebani, elementi di Al Qaeda ed eserciti mercenari, e in particolar modo proteggere il governo transitorio guidato da Hamid Karzai.<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pattugliamenti.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22069\" title=\"pattugliamenti\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/pattugliamenti.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a> Il sostegno italiano alle autorit\u00e0 locali e l\u2019attuazione di programmi di sviluppo, cos\u00ec come il collegamento con le organizzazioni internazionali, viene assicurato dal Provincial Reconstruction Team (Prt) di Herat, unit\u00e0 costituita dagli artiglieri del 3\u00b0 da montagna di Tolmezzo, con la presenza di funzionari della Farnesina.<\/p>\n<p><strong>I compiti del 7\u00b0 nella zona pi\u00f9 scomoda del West Afghanistan<br \/>\n<\/strong>Dire Gulistan, ma soprattutto Bakwa, al comando di Herat genera ammirazione soprattutto tra i militari con pi\u00f9 missioni sulle spalle. Il compito degli alpini del reggimento bellunese \u00e8 quello di presidiare un\u2019area dove prima c\u2019erano gli americani e poi i georgiani. Cosa non da poco, anche nella percezione stessa della popolazione locale. C\u2019\u00e8 da dire, con un certo orgoglio, che fin dalle prime settimane il ben noto \u201cmodello italiano\u201d \u00e8 gi\u00e0 emerso in diverse occasioni, come quella del salvataggio di un bimbo di appena 25 giorni, intossicato da oppio (che gli afghani, tra i maggiori produttori mondiali, usano anche come medicinale). Ma sono molti e non sempre sicuri i compiti del reggimento di stanza a Belluno. <a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan-gulistan.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22070\" title=\"afghanistan-gulistan\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan-gulistan.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a>Non sono affatto infrequenti gli episodi in cui i cos\u00ec detti \u201cinsurgents\u201d (i criminali in generale, tra cui anche telebani) risalgono dal Pakistan e lanciano ordigni contro la base. Spesso i fucilieri sono impegnati a rispondere al fuoco per vari minuti prima di \u00abneutralizzare il nemico\u00bb, spesso mettendolo semplicemente in fuga.\u00a0 Altre volte, come nel caso dell\u2019agguato del 9 ottobre scorso, in cui persero la vita quattro militari (Gianmarco Manca, Francesco Vannozzi, Sebastiano Ville, Marco Pedone) gli alpini si trovano in mezzo a scontri a fuoco, dove i Lince Iveco garantiscono la incolumit\u00e0 dei militari. Il compito principale del 7\u00b0 \u00e8 quello di \u00abfavorire la sicurezza, lo sviluppo e la governabilit\u00e0 da parte delle autorit\u00e0 locali a favore della popolazione, in un\u2019area \u2013 ha spiegato il colonnello Paolo Sfarra \u2013 dove la presenza di strutture governative legalmente riconosciute \u00e8 ridotta al minimo. La sua componente operativa comprende due unit\u00e0 di manovra a livello compagnia (la 66\u00aa compagnia alpini e la 125\u00aa compagnia mortai, entrambe del battaglione\u00a0 Feltre del 7\u00b0)\u00bb. Al 2\u00b0 reggimento genio guastatori di Trento\u00a0 \u00e8 lascato il compito della bonifica di ordigni esplosivi ordinari (Eod) e per quelli improvvisati (Iedd) e la ricognizione delle strade. Ad occuparsi del vettovagliamento e del mantenimento della base \u00e8 la compagnia comando e supporto del 7\u00b0 alpini, con l\u2019incremento di alcune capacit\u00e0 aggiuntive. La Fob Lavaredo \u00e8 gestita da varie cellule. La S1 gestisce tutte le pratiche che ruotano intorno al personale. Gli incidenti, la documentazione caratteristica, la situazione della forza, le pratiche assicurative. La S2 \u00e8 la cellula dedita all\u2019informazione. La S3 si dedica alle operazioni, cio\u00e8 alle operazioni ed \u00e8 comandata dal maggiore Massimo Iuliano. La S4 \u00e8 la cellula che gestisce tutta la logistica. Si intendono i materiali, i viveri, il gasolio e via dicendo). La S5 si occupa delle attivit\u00e0 Cimic (civil and miliraty operation). Infine S6 \u00e8 la cellula delle trasmissioni. Si tratta dei collegamenti con Herat: radio, telefono, internet. Nel Fob esiste una palestra, una lavanderia, un servizio barbiere (svolto dal maresciallo capo Giovanni Grilli, comandante del plotone allo schieramento). Per quanto riguarda i servizi igienici ci sono 12 turche, altrettante docce. Lavandini all\u2019aperto. La mensa (gestita dal maresciallo Arduino Colella ) \u00e8 bella grande, accogliente direi. Ho pranzato e cenato solo poche volte, ma posso dire che il cibo \u00e8 di ottima qualit\u00e0. Ed \u00e8 anche molto apprezzato dai militari, che per il primo mese si sono cibati esclusivamente di razioni K americane.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/emanuele-galeota-federico-lunardi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22071\" title=\"emanuele-galeota-federico-lunardi\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/emanuele-galeota-federico-lunardi.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"217\" \/><\/a><strong>Il medico Federico Lunardi, militare e volontario di Emergency<\/strong><\/p>\n<p>Il medico di Camp Lavaredo a Bakwa, in Afghanistan, che accompagna i ragazzi del 7\u00b0 alpini di Belluno (compreso nella Julia) si chiama Federico Lunardi (sulla destra nella foto, insieme al suo collega medico Emanuele Galeota). \u00c8 un tenente colonnello alpino paracadutista di Bolzano, che attualmente opera al Comando forze operative a Verona.\u00a0 Questa \u00e8 la 5\u00aa missione militare in Afghanistan, un\u2019altra l\u2019ha fatta nel 2002 per Emergency. \u00abHo dato inizialmente qualche consiglio a Emergency, un giorno ho conosciuto Gino Strada, poi \u00e8 nato dialogo e amicizia. Cos\u00ec quando ho avuto la licenza, invece di andare a casa sono stato nella valle del Panshir, a Shebegan ho passato\u00a0 40 giorni nelle carceri\u00bb. Lunardi ha una quarantina di anni. Sua madre \u00e8 veneziana, il padre dei Colli Euganei. Laureato in medicina interna a Padova, ha proclamato il Giuramento di Ippocrate a soli 26 anni. Non poteva fare altro se non il medico, la sua \u00e8 una passione evidente, una vocazione trasparente. Diventa militare solo il 5 maggio 1994, dopo il servizio di prima nomina a Udine, poi vince un concorso. \u00abAmo il mestiere che mi sono scelto come medico. Inoltre ho avuto il privilegio di essere degli alpini paracadutisti dove ho potuto arrampicare e anche lanciarmi sempre entusiasta, riuscendo a capire i miei limiti. Penso che per essere in pace con s\u00e9 stessi, bisogna essere felici, appagati di ci\u00f2 che si fa\u00bb. In Afghanistan il ten.col. Lunardi accoglie in base la popolazione che si reca nel suo ambulatorio. Alcuni giorni esce dalla base, con il suo aiutante il tenente Emanuele Galeota, nei villaggi, dove gli afghani attendono in fila il proprio turno. \u00abComincia ad arrivare anche qualche donna\u00bb, ha spiegato Lunardi. Le patologie che si verificano pi\u00f9 frequentemente sono casi di esiti di poliomelite, malattie congenite dovute al fatto che spesso i matrimoni si contraggono con famigliari. \u00abPare che Maometto abbia detto che non c\u2019\u00e8 miglior moglie della cugina\u00bb, racconta. Negli adolescenti sono frequenti le calcolosi molto marcate e poi il capitolo delle ustioni \u00e8 abbastanza corposo. Quello a cui vorrebbe arrivare il medico Lunardi? \u00abAffiancare i medici locali, per assicurare una certa cura della popolazione anche quando ce ne saremo andati. Fin da ora prescriviamo medicinali afghani\u00bb. Il medico Lunardi era nella colonna mobile del 9 ottobre scorso. \u00c8 lui ad aver constatato il decesso dei quattro militari saltati sull\u2019ordigno mentre tornavano alla base.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p class=\"mceTemp\">\n<dl id=\"attachment_22072\" class=\"wp-caption alignleft\" style=\"width: 300px;\">\n<dt class=\"wp-caption-dt\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vita-giostra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-22072\" title=\"vita-giostra\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/vita-giostra.jpg\" alt=\"Vita Giostra\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><\/dt>\n<dd class=\"wp-caption-dd\">Vita Giostra<\/dd>\n<\/dl>\n<p><strong>Una donna in missione<\/strong><\/p>\n<p>Vita Giostra ha 24 anni, \u00e8 nata a Montelepre (Palermo), ma \u00e8 bellunese di adozione da diverso tempo, abita nella centralissima via Mezzaterra. Occhi azzurro ghiaccio che la matita\u00a0 e il rimmel evidenzia ancor di pi\u00f9, capelli un po\u2019 sbarazzini, molto femminili. \u00c8 una magazziniera di compagnia. Ama molto leggere, quando ha tempo libero la trovi spesso impegnata nella lettura. Sa anche ballare molto bene. L\u2019unica cosa che le manca in missione, oltre alla famiglia \u00e8 \u00abl\u2019essere donna\u00bb. \u00c8 arrivata a Bakwa il 16 agosto con i primi 50 alpini del 7\u00b0. Quella di Isaf \u00e8 la seconda missione che fa, nel 2008 \u00e8 stata impegnata in Kosovo, per la proclamazione dell\u2019indipendenza. All\u2019inizio a Bakwa ha trovato \u00abtanta polvere e tanto caldo\u00bb. Nessuna comodit\u00e0, soprattutto per quanto riguarda la toilette. \u00abUsavamo sacchetti igienici, siamo addestrati a tutto noi militari. Le docce si facevano con l\u2019acqua naturale e, magari, con qualcuno che stendeva una tenda davanti per un minimo di privacy. Per quanto riguarda i nostri pranzi e cene, per una ventina di giorni abbiamo mangiato solo razioni K americane. Sapori che non ci appartengono. Ma la fame ha fatto piacere anche quelle. Soprattutto i biscotti al burro e le caramelle, forse meno i fagioli col tonno e la pasta alla salsa barbecue. Ogni tanto riuscivamo a farci una pasta\u00bb. In missione non sei donna o uomo, sei un militare, quindi \u00abho montato tende e riempito sacchetti a terra per il perimetro della base. Si scaricava containers, sistemando il magazzino\u00bb. Poi gli amici saltati in un ordigno. \u00ab Lo abbiamo saputo verso le 10 di mattina, tramite il passa parola. Un clima surreale. Non ci credevamo. L\u2019agguato \u00e8 stato visto come un atteggiamento sleale. C\u2019era molta rabbia e molto dispiacere. I ragazzi sono morti senza avere il modo di difendersi. Subito si \u00e8 abbassato il morale che per\u00f2 era dominato da un senso di rabbia\u00bb. Niente \u00e8 cambiato nella percezione della brava gente afghana incontrata nei giorni precedenti. \u00abPerch\u00e9 loro non c\u2019entrano nulla. Poi quello \u00e8 il nostro lavoro. Abbiamo i nostri doveri e soprattutto i nostri valori. A noi fa piacere vederli e fargli capire che ci siamo e che siamo anche utili\u00bb. Cosa le manca? \u00abL\u2019essere donna. La parrucchiera, l\u2019estetista. Mancano gli indumenti civili. La libert\u00e0 della solitudine, non abbiamo spazi nostri\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_22073\" aria-describedby=\"caption-attachment-22073\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/nicola-balliana.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-22073\" title=\"nicola-balliana\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/nicola-balliana.jpg\" alt=\"Nicola Balliana\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22073\" class=\"wp-caption-text\">Nicola Balliana<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Nik the trick, il maresciallo del 7\u00b0<br \/>\n<\/strong>\u00abSono nato dentro una botte di vino bianco, prosecco doc\u00bb, si \u00e8 presentato cos\u00ec il maresciallo ordinario Nicola Balliana, trevigiano impegnato nella missione Isaf in Afghanistan. Fa parte della 65\u00b0 compagnia fucilieri del 7\u00b0 reggimento alpini di Belluno: \u201cLa manilla\u201d. \u00c9 nato a Valdobbiadene, ma da quando si \u00e8 sposato con Barbara risiede a Sernaglia della Battaglia, da sei mesi \u00e8 il pap\u00e0 della piccola Arianna, che non vedo ormai da quattro mesi. Tra i ragazzi del 7\u00b0 \u00e8 noto come Nik the Trick ( Nicola lo scherzetto). Nicola, classe 1978, infatti, \u00e8 conosciuto per gli scherzi che fa molto frequentemente a tutti. Si racconta che una volta abbia lanciato dalla finestra del 7\u00b0 un gavettone pieno di acqua (fredda di frigorifero) e che abbia colpito un maresciallo fuciliere scelto, che non l\u2019ha presa molto bene. \u00ab\u00c8 andato dal superiore e mi stava quasi per punire\u00bb, ammette Nicola. \u00c8 stato assegnato alla Fob del Gulistan, che si chiama Ice. Si trova in una zona non molto tranquilla della Task Force South East, \u00e8 la zona dove per\u00f2 vengono mandati i pi\u00f9 valorosi. Quando ad agosto sono arrivati alla base, l\u2019hanno trovata vuota. Ora hanno piantato tende, costruito casette di legno per le varie cellule. C\u2019\u00e8 ancora la mensa da campo e le docce e i bagni (che sono turche per tutti) sono molto spartani. Questa \u00e8 la vita militare e tutti ne vanno fieri, il maresciallo Balliana \u00e8 uno di loro. Era nel convoglio dei primi di ottobre, dove per portare in salvo settanta civili afghani, hanno trovato la morte quattro dei suoi colleghi. Per tornare alla base ci sono stati vari imprevisti, ma tutti superati. Si occupa del Fac, \u00e8 in poche parole un controllore aereo avanzato. In pratica controlla l\u2019attacco terminale degli aerei (che hanno telecamere mirate per visionare i movimenti sospetti, quelli dei posizionamenti degli ordigni) in supporto delle truppe di terra. I lince hanno infatti il contatto diretto con le telecamere dei caccia bombardieri che sorvolano il cielo e controllano i movimenti degli insurgents. Balliana comanda tre uomini nella sua cellula: il sergente veneziano Gabriele Alberi , il 1\u00b0 caporal maggiore Luca Silvi di Viterbo e il 1\u00b0 caporal maggiore Federico Francescon di Conegliano. La lingua dell\u2019aeronautica \u00e8 l\u2019inglese, ma quando dall\u2019altra parte trova un italiano, l\u2019accento trevigiano lo tradisce e capita che riesca a comunicare in italiano. In base il \u00abciao vecio\u00bb lo contraddistingue. A casa la sua famiglia \u00e8 orgogliosa di lui, la moglie Barbara lo aspetta\u00a0 e la piccola Arianna, che ha lasciato a due mesi in Italia, ora ne ha sei. \u00abIeri mi ha detto \u201cna\u201d e \u201cla\u201d \u2013 racconta con una luce diversa negli occhi -. La chiave di lettura della missione \u00e8 la bimba, ogni giorno che passo qui lei diventa sempre pi\u00f9 grande, conosce sempre pi\u00f9 il mondo. Anche per le mamme e i figli \u00e8 una missione quando noi siamo all\u2019estero\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22074\" title=\"afghanistan1\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan1.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><strong>I mentors: i militari istruttori<\/strong><\/p>\n<p>Con un CH 47 sono giunti, a met\u00e0 dicembre, tra le alture del Gulistan, i primi militari dell\u2019Afghan National Army che andranno ad operare con gli alpini del 7\u00b0 che da settembre prestano servizio in un\u2019area delicata al confine con l\u2019Helmand. La presenza del personale afgano, per quanto ancora minima, permetter\u00e0 da un lato una maggiore possibilit\u00e0 di collegamento con la popolazione civile, dall\u2019altro una pi\u00f9 ampia capacit\u00e0 d\u2019azione degli uomini sul terreno. La Task Force South East, su base 7\u00b0 reggimento alpini di Belluno, opera nell\u2019area del Gulistan a 400 km dal capoluogo Herat in una valle particolarmente impervia. Con una serie di movimenti assicurati dalla Task Force Fenice dell\u2019Aviazione dell\u2019Esercito un plotone afghano proveniente dalla 2\u00b0 brigata di stanza a Kafir Kala ha raggiunto la Fob \u201cIce\u201d sede del battaglione \u201cFeltre\u201d. Una cinquantina sono i militari afghani che, seguiti da due mentor, andranno ad operare con gli alpini. \u00abIl plotone fa parte del 2\u00b0 kandak di manovra\u00bbspiega uno dei mentor il maggiore Andrea Salvador \u00absono il nucleo avanzato di una unit\u00e0 che potrebbe essere schierata in questa zona\u00bb. Tra pochi giorni i militari afghani lavoreranno sul terreno gomito a gomito con il personale italiano in quell\u2019area. La presenza dell\u2019esercito si va ad aggiungere a quella della polizia in un progetto di incremento della presenza degli assetti del governo afghano in un\u2019area che fu zona di attivit\u00e0 degli insurgents.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan-cimic.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22075\" title=\"afghanistan-cimic\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/afghanistan-cimic.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><strong>Cimic: i progetti del 7\u00b0 a favore della popolazione afghana<br \/>\n<\/strong>La solidariet\u00e0, in Afghanistan, si nasconde anche sotto l\u2019immagine di una beretta. La sicurezza, infatti, va messa al primo posto. Quando un villaggio \u00e8 sicuro, allora si possono svolgere le \u201cshure\u201d, una sorta di consigli comunali allargati ai militari della missione Isaf, nelle quali, sorseggiando una bella tazza di th\u00e8 afghano, si avanzano proposte, si avvallano richieste della popolazione locale. L\u2019Elder, una sorta di sindaco \u2013 capo villaggio, insieme al mullah ( il leader religioso) spiega e descrive quali sono le priorit\u00e0 per il suo territorio di competenza. Mano a mano che i militari conoscono la zona, acquistano fiducia tra la gente, la collaborazione pu\u00f2 partire sicura. \u00c8 un do ut des: si garantisce la sicurezza, si cerca di andare incontro alle esigenze del luogo sperando di avere in cambio qualche utile informazione per debellare i rischi della missione; sperando,insomma, di individuare e consegnare alle forze militari afghane qualche \u201cinsurgents\u201d. Ad occuparsi della cellula Cimic (Civil e military cooperation)\u00a0 per il 7\u00b0 reggimento Alpini di Belluno \u00e8 il tenente Gianluigi Rubini. \u00ab\u00c8 importante capire a fondo la cultura afghana, non si promette niente ma ci si sforza al massimo per capire\u00a0 quali sono le priorit\u00e0. Non si pu\u00f2 n\u00e9 sprecare denaro, n\u00e9 perdere un\u2019occasione per fare al meglio il proprio compito\u00bb, spiega il tenente. In Gulistan, fin\u2019ora, sono state installate alcune pompe per l\u2019acqua: \u00able falde acquifere ci sono, il sottosuolo ne \u00e8 ricco, purtroppo per\u00f2 quando si rompono le pompe, non c\u2019\u00e8 possibilit\u00e0 di sistemarle\u00bb. Sono state recintate cliniche e scuole, per evitare che vengano bruciate dagli insurgents, che preferiscono che la gente locale viva nell\u2019ignoranza. \u00abCi chiedono spesso anche mura contenitive, quando c\u2019\u00e8 la stagione della pioggia, i fiumi si gonfiano e l\u2019acqua porta via buona parte del terreno, per loro \u00e8 un vero e proprio disastro\u00bb. Le richieste ai vari contingenti sono scritte a mano, da una parte di daari, la lingua locale, dall\u2019altra in inglese. Sono firmate con degli spilli e autenticate con la firma: gli elder si firmano con il pollice. Dal 1\u00b0 di settembre il 7\u00b0 ha inoltrato al Prt di Herat gi\u00e0 undici progetti. Uno di questi \u00e8 per la scuola di Ghoyney, uno dei villaggi pi\u00f9 a sud, praticamente dove arriva la bolla di sicurezza della Task Force Sud Est. Al di l\u00e0 del villaggio vivono i telebani. Quella scuola verr\u00e0 utilizzata da 300 bambini (che comprendono anche quelli dei villaggio vicini). Ambizioso \u00e8 il progetto per la scuola femminile di Qal&#8217;a-I-Kuhna, che verr\u00e0 terminata a breve. \u00ab\u00c8 gi\u00e0 stata bruciata almeno tre volte \u2013 racconta il tenente Rubini-. La scuola femminile non \u00e8 proprio concepita\u00bb. Eppure \u00e8 stata espressamente richiesta dall\u2019Elder. Si insegna matematica, scienze,geografia, religione. Verr\u00e0 inaugurata a breve, prima del Natale 2010. \u00c8 costata circa 20 mila euro. 10 mila sono stati dati dalla provincia di Trento per la costruzione delle mura, circa 7000 sono stati dati dalle Associazioni alpine di Belluno e Vicenza per comprare tutto il materiale: dai banchi alla cancelleria.\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<figure id=\"attachment_22077\" aria-describedby=\"caption-attachment-22077\" style=\"width: 290px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/jena-noviello.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-22077\" title=\"jena-noviello\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/jena-noviello.jpg\" alt=\"Jena Noviello\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-22077\" class=\"wp-caption-text\">Jena Noviello<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Jena: le mie avventure con Geronimo Stilton<\/strong><\/p>\n<p>Il personaggio del topo pi\u00f9 amato dai bambini, Geronimo Stilton, che si chiama Jena in realt\u00e0 \u00e8 un lagunare della Serenissima. L\u2019abbiamo incontrato nella fob El Alamein di Farah. Occhiali da sole e ciuffo, tatuaggi e fisico palestrato, Jena \u00e8 come si vede nei libri: il disegnatore del \u00abdirettore dell\u2019Eco del Roditore\u00bb ,infatti, si \u00e8 ispirato proprio a lui per costruire il topo macho della saga di Stilton. Il 1\u00b0 maresciallo Jena Noviello (cos\u00ec lo chiamano i militari) ha cominciato la sua avventura di ispiratore per una nobile causa: contribuire a dare fondi all\u2019ospedale di Padova, la Casa della Speranza. \u00abHo conosciuto la scrittrice di Geronimo Stilton\u00a0 durante una gara nel deserto. Avevo un bambino, Jonathan, malato di leucemia, che era in cura nella clinica padovana. Casualmente in quella gara in Tunisia, la 100 chilometri del Sahara, ho stretto amicizia con Elisabetta Dami e Pietro Marietti della Piemme editore che si sono interessati a me e al mio caso. Dormendo insieme per tre giorni mi hanno trovato interessante, mentre parlavo \u2013 racconta Jena \u2013 prendevano appunti. Abbiamo cos\u00ec iniziato una collaborazione e sono nati i cinque libri di Jena, il cui ricavato va in buona parte devoluto alla Casa della Speranza\u00bb. Tra i libri ricordiamo \u201cDa scamorza a vero topo in quattro giorni e mezzo\u201d e \u201cLa corsa pi\u00f9 pazza d\u2019America\u201d, che \u00e8 stata ispirata dalla Race Cross America, che da San Diego fa percorrere ad un team di 7 ciclisti il percorso fino ad Atlantich City: circa 3500 miglia, 5000 chilometri. Jena ha 47 anni, vive a Padova, ha due figli: Jonathan, Lance, Armostrong di dieci anni \u00abche ho chiamato come il ciclista\u00bb, racconta e Nick di 15 \u00abche \u00e8 un grande snowbordista\u00bb, racconta orgoglioso il maresciallo Noviello. In missione a Farah lavora nella sala operativa, a Venezia, dai lagunari, prepara fisicamente i ragazzi per la qualifica anfibia. Lo spirito di corpo, sebbene sia dai lagunari della Serenissima solo da febbraio, gli \u00e8 gi\u00e0 entrata nel sangue. Mentre aspettiamo il C130 per volare ad Herat, urla un \u00abavanti ragazzi\u00bb e tutti i lagunari presenti si mettono a fare venti flessioni. Finita la ginnastica, rimbomba solo il loro grido: \u00abSan Marco! San Marco!\u00bb.\u00a0<br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/black-cats.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-22076\" title=\"black-cats\" src=\"http:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2010\/12\/black-cats.jpg\" alt=\"\" width=\"290\" height=\"218\" \/><\/a><strong>I Black Cats<br \/>\n<\/strong>I Black Cats sorvolano i cieli di Herat e Farah senza soluzione di continuit\u00e0. In Italia sono conosciutissimi: sono il 51\u00b0 Stormo di Istrana (Tv). Si tratta di uno stormo da ricognizione ed appoggio tattico dell&#8217;Aeronautica Militare operativo con il velivolo Amx. Dipende dal Comando delle Forze da Combattimento di Milano e oggi ha sede presso l&#8217;Aeroporto di Istrana. Lo stormo, intitolato alla memoria del sergente pilota Ferruccio Serafini, ha come reparti il 103\u00b0 Gruppo e il 132\u00b0 Gruppo. Abbiamo conosciuto il comandante,il maggiore Michele Grassi, oltre 1700 ore di volo all\u2019attivo, incidente compreso. Il suo casco, infatti, ne riporta i segni, \u00abma ci sono affezionato e lo tengo per ricordare di stare sempre attento\u00bb, spiega il maggiore. I compiti impiegati per la missione Isaf sono i pi\u00f9 diversi. Senza dubbio il controllo delle aree a rischio \u00e8 tra quelli pi\u00f9 di nicchia e anche quello tra pi\u00f9 richiesti tra le altre forze Nato. In pratica si tratta di una ricognizione specifica dove il velivolo (un caccia bombardiere) registra con telecamere avanzatissime, che possono mettersi in collegamento con un computer posizionato in un Lince, movimenti su una determinata area.<\/p>\n<p><strong>Federica Fant<br \/>\n<\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella base di Bakwa, il posto pi\u00f9 pericoloso del Regional Command West \u00a0La base del 7\u00b0 Alpini di Belluno di Bakwa rassomiglia alla Fortezza Bastiani de Il deserto dei Tartari. 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