{"id":18604,"date":"2010-09-01T23:12:55","date_gmt":"2010-09-01T22:12:55","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bellunopress.it\/?p=18604"},"modified":"2010-08-28T23:14:07","modified_gmt":"2010-08-28T22:14:07","slug":"per-non-perdere-il-filo-pomeriggio-di-danza-urbana-e-arti-visive","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2010\/09\/01\/per-non-perdere-il-filo-pomeriggio-di-danza-urbana-e-arti-visive\/","title":{"rendered":"Per non perdere il filo: pomeriggio di danza urbana e arti visive"},"content":{"rendered":"<p>Belluno, sabato 4 settembre 2010 ore 17 ai giardini di via Sottocastello: tutti insieme per non perdere il filo &#8230;del discorso, per celebrare un&#8217;assenza con una presenza umana e artistica. Il coordinamento cittadino Amici del Tib Teatro, con il patrocinio del Comune di Belluno e l\u2019organizzazione di Tib Teatro, dar\u00e0 vita a Belluno sabato 4 settembre alle ore 17 all\u2019iniziativa culturale Per non perdere il Filo, un\u2019emozionante percorso di danza urbana e arti visive che si snoder\u00e0 dai Giardini di Sottocastello a Piazza dei Martiri. Cinque performance di danza realizzate dai giovani coreografi selezionati per la finale del Premio Regionale GdA \u2013 Premio Giovani Danz\u2019Autori del Veneto 2010, animeranno i luoghi pi\u00f9 significativi del cuore della citt\u00e0 per confluire poi in Piazza dei Martiri dove fin dal mattino avr\u00e0 preso vita l\u2019installazione di arti visive di Gaetano Ricci Per non perdere il Filo.<br \/>\nL\u2019iniziativa promossa dai cittadini bellunesi vuole celebrare con una significativa presenza umana e artistica l\u2019assenza, quest\u2019anno, del Filo d\u2019Arianna nella speranza che il ben noto Festival bellunese, che in passato per 15 anni ha riservato oltre ai prestigiosi spettacoli tra le architetture cittadine anche importanti occasioni di formazione e aggregazione sociale per i giovani della nostra citt\u00e0, possa in futuro continuare a realizzarsi.<br \/>\nL\u2019installazione di Ricci \u00e8 evocativa del senso pi\u00f9 profondo dell\u2019iniziativa: creare un tessuto di ricordi appesi al filo della speranza. Ognuno potr\u00e0, infatti, letteralmente appendere ai fili di cui \u00e8 costituita l\u2019installazione, un suo pensiero scritto, un frammento della sua memoria, del suo vissuto, della sua esperienza al Filo d\u2019Arianna, a Comincio dai 3, a Doc-Teatro d\u2019Autore. Tutte manifestazioni culturali ideate e realizzate dal Tib fin dai primi anni novanta e destinate in particolare ai giovani, al mondo della scuola, alle famiglie con l\u2019intento di promuovere una crescita etica e culturale della nostra comunit\u00e0 e di donare a Belluno, come \u00e8 accaduto, ampia visibilit\u00e0 nazionale anche nel settore teatrale.<br \/>\nL\u2019importanza dell\u2019iniziativa Per non perdere il Filo non risiede solo nel suo indubbio valore culturale, ma nel fatto che essa rappresenta un forte momento di coesione sociale e di gestione partecipata della cultura all\u2019insegna di una comunit\u00e0 solidale e partecipe.<br \/>\nEmozioni, divertimento, memoria saranno pertanto il tessuto connettivo di una giornata all\u2019insegna del ricordo e della speranza.<\/p>\n<p>PERCORSO DI DANZA URBANA<br \/>\ndai giardini di via Sottocastello a piazza Martiri &#8211; ore 17.00<\/p>\n<p>DIATESI<br \/>\ndanz\u2019autore Tiziana Bolfe<\/p>\n<p>THE CUT-TUK SHOW<br \/>\ndanz\u2019autore Martina Cortelazzo<\/p>\n<p>VIOLA<br \/>\ndanz\u2019autore Marco D\u2019Agostin<\/p>\n<p>DISABITATA\u2026 di un corpo e dei suoi abiti<br \/>\ndanz\u2019autore Rebecca D\u2019Andrea<\/p>\n<p>VERECONDIA DEGLI OCCHI<br \/>\ndanz\u2019autori Giada Meggiolaro e Nereo Marulli<br \/>\nDIATESI<\/p>\n<p>di e con Tiziana Bolfe<br \/>\nmusiche Jonsi &amp; Alex<br \/>\ncostumi Tiziana Bolfe<\/p>\n<p>Un incontro fortuito, una lavoratrice tessile ed il suo macchinario:\u00a0per ogni battuta un numero, per ogni numero un movimento, per ogni movimento un\u00a0oscillazione, per ogni oscillazione un rumore, per ogni rumore meccanico un silenzio fisico. Il corpo della signora coincideva con la macchina, con i suoi tempi, con i suoi ingranaggi.\u00a0Quindi, cosa accade ad un corpo che \u00e8 solo corpo senza pi\u00f9 essere persona? Quel corpo si nascondeva dietro al proprio lavoro, annullandosi come identit\u00e0 umana, quel corpo ondeggiava, seguendo il ritmo della composizione tessile e danzava. Danzava una danza impercettibile, che aveva introiettato dentro di s\u00e9. L\u2019inversione tra un soggetto e l&#8217;azione che esso compie, l\u2019immagine che noi, abbiamo costruito di noi, per noi stessi, il commiato che prendiamo dalla realt\u00e0, vivendoci ad occhi chiusi. Diatesi racconta che, a volte, l\u2019impossibilit\u00e0 \u00e8 una possibilit\u00e0 di scoprirsi. Per aprire gli occhi bisogna saperli chiudere. Un occhio sempre aperto, diventa secco. Un occhio secco, in permanenza, forse vede tutto ma guarda male. Paradossalmente, per guardare bene ci occorrono tutte le lacrime di cui disponiamo.<\/p>\n<p>Tiziana Bolfe \u00e8 architetto, laureata in Arti Visive, con la tesi Un\u2019architettura di luce per la danza contemporanea (coordinata dal light designer Claudio Coloretti e la curatrice Cornelia Lauf), accompagnata ad una performance di danza contemporanea, presso la facolt\u00e0 IUAV di Venezia (2009). Inizia a formarsi per la danza, nel 1991, nella scuola di Lucy Briasschi, a Thiene (VI).<br \/>\nHa conseguito i diplomi di danza classica presso l\u2019Accademie Princesse Grace di Montecarlo e sta cercando di dimenticarli per affrontare il suo corpo di danzatrice in una nuova consapevolezza attraverso la danza contemporanea, la contact improvisation, la release tecnique e la gaga dance.<br \/>\nDanza per la Compagnia Danza Lucy Briaschi dal 1996, collaborando alla creazione di scenografie e costumi. Ha fatto esperienza con coreografi e maestri frequentando diversi workshop di The Project per OperaEstateFestival (Rachel Kirshe, Arkadi Zaides, Iris Erez, Sharon Fridman, Silvia Gribaudi), con di Fr\u00e9d\u00e9ric Flamand e la Compagnia PlanK ha seguito un laboratorio di 3 mesi e frequentato varie classi con coreografi e danzatori in Europa. Oscillando tra danza, arte e architettura, con Cecilia Bronzini nel 2006, realizza un\u2019installazione, che viene presentata alla Columbia University a Chicago e al MaXXi di Roma.<br \/>\nTHE CUT-TUK SHOW<\/p>\n<p>di e con Martina Cortelazzo<br \/>\nmusica Nicola Conte<br \/>\nmontaggio musicale e suoni Roberto Lanciai<br \/>\ncostumi Martina Cortelazzo<\/p>\n<p>Una cuoca ci conduce lungo il confine tra i movimenti quotidiani del cucinare e quelli astratti della danza attraverso una ricetta. A partire dal tono asciutto e tecnico per la realizzazione del Pollo marinato alla chutney di prugne e zenzero, caratterizzato dai gesti metodici dell\u2019arte culinaria, ad un certo punto accadono, quasi in modo scisso ed inconsapevole per il corpo, delle fratture nella presenza e nelle azioni della cuoca. Come se il mondo della cucina diventasse il luogo in cui, gradualmente, prendessero piede divagazioni fisiche appartenenti ad un altro inconciliabile mondo. The cut-tuk show \u00e8 l\u2019interrogazione di un corpo nella giungla della cucina\/vita, che verifica, tra oscillazioni e spaesamenti, la possibilit\u00e0 di trasformarsi in una cuocadanzatrice.<\/p>\n<p>Martina Cortelazzo, nasce a Verona, si forma e lavora come danzatrice in Italia e in Francia. Dal 2001 al 2007 \u00e8 sociologa libera professionista in un Dipartimento per la salute mentale e continua parallelamente la propria ricerca sul movimento. Nel 2006 apre lo Spazio Tad&amp;dans a Verona dedicato alla danza e alle arti performative all\u2019interno del quale si occupa dell\u2019 organizzazione di eventi e della cucina. Nel 2008 si diploma al corso professionale per cuochi alla scuola del Gambero Rosso a Roma.<br \/>\nVIOLA<\/p>\n<p>di e con Marco D\u2019Agostin<br \/>\nmusiche Ryoij Ikeda<br \/>\nmontaggio musicale Giulia Bigi<br \/>\ncostumi Edda Binotto<\/p>\n<p>Il viola, che nello spettro delle tonalit\u00e0 \u00e8 associato alla lunghezza d\u2019onda pi\u00f9 corta e alla frequenza pi\u00f9 alta, \u00e8 considerato il colore del doppio, della transizione, ma anche della volont\u00e0 di essere diversi e della carica erotica. Ha in s\u00e9 la vitalit\u00e0 del rosso e l\u2019intimit\u00e0 del blu ed esprime una forza di tipo primitivo, violento, istintivo. V\u00ecola \u00e8 la terza persona singolare del presente indicativo di violare, verbo il cui significato centrale \u00e8 quello di \u201candare oltre una soglia con un\u2019azione di forza o illecita\u201d, e alla cui origine sta forse il termine latino vis, ovvero forza. Viola \u00e8 il percorso tra due figure, legate l\u2019una all\u2019altra da una relazione di violenza: la prima segnata dalla potenza di un\u2019azione insofferente e rabbiosa, la seconda dalla leggerezza di un\u2019azione sofferente e rinunciataria. \u00c8 un ragionamento sul porsi quotidiano oltre ed entro la soglia: chi v\u00ecola agisce prepotentemente, offrendo di s\u00e9 un\u2019immagine spietata, oltraggiosa. Chi \u00e8 violato impallidisce, misura il proprio dolore e sparisce.<\/p>\n<p>Marco D\u2019Agostin, nato nel 1987 in provincia di Treviso, si forma da giovanissimo nel campo del teatro, per iniziare poi nel 2007 il proprio percorso coreutico. Studia danza moderna, contemporanea e composizione coreografica a Bologna, con Annadora Scalone. Frequenta workshop di contact improvisation con Gionatan Surrienti e studia con Fabrizio Monteverde, Gaia Landoni, Simona Bertozzi, Claudia Castellucci. Nel 2009 entra a far parte di M\u00f2ra, Compagnia di Ballo della Soc\u00ecetas Raffaello Sanzio, il cui primo spettacolo, Homo turbae, \u00e8 attualmente in circolazione in Italia ed Europa. Nel giugno dello stesso anno si mette alla prova per la prima volta come coreografo con il progetto Met\u00e0, assieme alla danzatrice Giulia Lucconi, presentato all\u2019interno dell\u2019Associazione Culturale Duende. Danza negli spettacoli dell\u2019Associazione Espressione Danza curati da Arturo Cannistr\u00e0 presso il Teatro Comunale di Bologna. Affianca inoltre all\u2019attivit\u00e0 di danzatore quella di critica teatrale (per la Biennale Teatro 2007, per il Kilowatt Festival 2009).<\/p>\n<p>Vincitore del premio GdA-Premio Giovani Danz\u2019Autori Veneto Edizione 2010<br \/>\nDISABITATA&#8230; DI UN CORPO E DEI SUOI ABITI<\/p>\n<p>concetto e coreografia Rebecca D&#8217;Andrea<br \/>\nmusiche Rebecca D&#8217;Andrea, Daniel Dougla, in collaborazione con Alessandro Fiorin Damiani<\/p>\n<p>Partendo da un abito e dai suoi vari significati, il corpo esplora, cerca e ritrova un proprio tempo, da un ritmo meccanico che egli stesso decide di seguire, tra la vita e la morte, arriva ad uno scioglimento, ad un\u2019esperienza di un corpo altro da s\u00e9 che lo costringe in un percorso diverso\u2026 L&#8217;abito come maschera, contenitore, indumento, simbolo, oggetto quotidiano, rosso come il sangue, diventa un rivale amico-nemico del corpo in scena, dando inizio ad una danza scultorea. Si passa da una figura ad un&#8217;altra, i passaggi diventano la chiave del cambiamento e definiscono la drammaturgia di un corpo, anch&#8217;esso indossato nel tentativo di distinguersi, ritrovarsi, identificarsi. Il tempo scandito inizialmente da un metronomo, si interrompe per diventare una sensazione interiore e riapparire distorto e irregolare quando il performer si ritrova faccia a faccia con quello che si nasconde al di fuori dell&#8217;abito.<\/p>\n<p>Rebecca Marta D&#8217;Andrea nasce nella comunit\u00e0 artistica di Bussana Vecchia nel 1983. Studia danza classica, moderna e musica sin da piccola, incontrando in seguito la danza Butoh, il teatro fisico e la danza Contact Improvisation. Si laurea in coreografia presso il Dartington College of Arts(2006), con un periodo di approfondimento ad Amsterdam presso la School for New Dance Development (2005). Partecipa a IFA 07, residenza artistica di Inteatro Festival con il progetto You Are My Home. Sviluppa la propria ricerca coreografica in collaborazione con musicisti, artisti visivi e attori in Italia e all&#8217;estero. Lavora con l&#8217;Associazione Deposito Bagagli, partecipando a produzioni teatrali e di insegnamento anche all&#8217;interno dei centri di salute mentale. \u00c8 parte del collettivo di improvvisazione The Moving Sound Ensemble.<br \/>\nVERECONDIA DEGLI OCCHI<\/p>\n<p>autori Giada Meggiolaro e Nereo Marulli<br \/>\ninterprete Giada Meggiolaro<br \/>\ncostumi Nereo Marulli<br \/>\n\u00a0<br \/>\nDavanti a tutti questi occhi per colpa tua.<br \/>\nLa verecondia \u00e8 la virt\u00f9 di chi, sotto lo sguardo altrui, spesso agisce frequentando la paura di aver esagerato o mancato; il cui movimento \u00e8 bloccato in un\u2019eterna e immaginaria preparazione alla lotta o alla fuga. Un costume in gomma, sigillato per combustione, cos\u00ec da poter contenere del liquido, avvolge il corpo della performer modificandone il peso e l\u2019equilibrio. Come una massa acquosa la danzatrice assumer\u00e0 tutte le forme possibili del movimento per poi tradirle, lasciarle continuamente sotto il peso della propria identit\u00e0 mutevole, la cui unica soluzione \u00e8 di potersi liberare. Qualcosa di contemporaneamente estremo e semplice accade agli occhi, spettatori di chi onora e di chi disprezza.<\/p>\n<p>Giada Meggiolaro \u00e8 nata nel 1983 a Montecchio Maggiore (VI). Nel 2007 si laurea in pittura all\u2019Accademia di Belle Arti di Venezia e successivamente consegue l\u2019abilitazione per l\u2019insegnamento. Dal 2009 insegna nella provincia di Vicenza. Dopo la formazione classica, da anni si dedica alla danza contemporanea. Ha frequentato numerosi workshop anche con coreografi internazionali tra cui: O. Caiti, E. Tagliavia, M. Abbondanza, A. Zaides e S. Zuckerman, Matanicola, F. Fieroiu, Y. Godder, T. Parmentier, T. Izeddiou, E. Buratti, L. Cash, S. Tropp, H. Bach, K. Johnson. Ha studiato e ballato per A. Sandrini, A. Bertoncello, A. Boschetti; specialmente per M. Negro e C. Bortoli. Dal 2007 al 2009 ha partecipato alle residenze coreografiche organizzate da Opera Estate di Bassano condotte da I. Erez, A. Buckley, P. Ampe e G. Garrido, F. O. Addaie. Negli ultimi anni collabora con l&#8217;artista visivo Nereo Marulli.<\/p>\n<p>Nereo Marulli \u00e8 nato nel 1985 a Ferrara. Attualmente \u00e8 iscritto al biennio di specializzazione in Arte e Spazio Pubblico all\u2019Accademia di Belle Arti di Venezia. Dal 2005 partecipa ad esposizioni collettive e nel 2007 realizza la sua prima personale alla galleria Caterina Tognon Arte Contemporanea di Venezia.<br \/>\nPER NON PERDERE IL FILO \u2013 SPAZIO CRITICO<br \/>\nPiazza Martiri<\/p>\n<p>installazione Gaetano Ricci<\/p>\n<p>Il pensiero \u00e8 un&#8217;idea che il gesto conduce lungo il proFILO della forma per installarvisi dentro.<br \/>\nSpazio critico permette di approfondire, motivare e valutare i fatti e le situazioni.<br \/>\nSpazio critico \u00e8 un diaframma di demarcazione, una membrana, un tessuto dal quale parole e pensieri insorgono,<br \/>\n\u00e8 uno spazio teorico e nello stesso tempo concreto,<br \/>\n\u00e8 il luogo del silenzio e del frastuono,<br \/>\n\u00e8 lo spazio delle idee, del pensiero,<br \/>\n\u00e8 il campo dell&#8217;azione e dell&#8217;incontro,<br \/>\n\u00e8 lo spazio dell&#8217;interazione, due poli sono collegati alternativamente per portare ad uno il messaggio dell&#8217;altro, in modo tale che ne derivi una perfetta CONNESSIONE.<br \/>\nUn processo che trasforma due opposizioni in una unit\u00e0 organica biunivoca.<br \/>\nLa logica dell&#8217;intervento \u00e8 quella di prendere ispirazione dalle SENTENZE del passato e utilizzarle efficacemente per edificare il futuro.<br \/>\nSpazio critico \u00e8 il luogo all&#8217;interno del quale si compie il MITO per divenire PAROLA.<\/p>\n<p>Gaetano Ricci artista eclettico, opera con la pittura, la scultura l\u2019installazione,la performance. La ricerca di soluzioni estetiche avanzate e di espressioni nuove lo vedono impegnato in esperienze di interazione e interdisciplinarit\u00e0 con la musica, la gestualit\u00e0 ed il teatro.<br \/>\nNato a Jesi (AN) il 31\/12\/1959, dopo il Liceo Artistico si diploma all\u2019Accademia di Belle Arti di Urbino (sez. pittura), contemporaneamente studia estetica, fotografia, cinematografia.\u00a0 Abilitato all\u2019insegnamento di Educazione Artistica \u2013 Discipline Pittoriche \u2013 Disegno e Storia dell\u2019Arte, attualmente \u00e8 docente di Discipline Pittoriche all\u2019Istituto Statale d\u2019Arte Bruno Munari di Vittorio Veneto. Nel 1984 a Fermo (AP) promuove con l\u2019artista De Santi lo spazio culturale AVANGARTE STUDIO, fra i numerosi eventi promossi ricordiamo i progetti \u201cTeatro Arti Visive\u201d in collaborazione con i Teatri Comunicanti e con l\u2019Accademia d\u2019Arte Drammatica di Roma. Dal 1993 al 2001 con gli artisti Da Rold e Vazza \u00e8 direttore artistico della rassegna di arte contemporanea PORTICI INATTUALI a Sitran d\u2019Alpago (BL). Dal 2007 con Da Rold e Vazza cura la sezione Arti Visive del FILO D\u2019ARIANNA festival citt\u00e0 di Belluno. Collabora con Tib Teatro nell\u2019ideazione e realizzazione delle scenografie degli spettacoli Il volo di Icaro e Cappucceto Rosso d\u00e0 i numeri.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Belluno, sabato 4 settembre 2010 ore 17 ai giardini di via Sottocastello: tutti insieme per non perdere il filo &#8230;del discorso, per celebrare un&#8217;assenza con una presenza umana e artistica. 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