{"id":171835,"date":"2026-07-11T05:59:19","date_gmt":"2026-07-11T03:59:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=171835"},"modified":"2026-07-11T05:59:19","modified_gmt":"2026-07-11T03:59:19","slug":"dalla-pesante-sconfitta-del-centrosinistra-a-venezia-al-disastro-contabile-del-governo-meloni-su-pnrr-e-piano-casa-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/07\/11\/dalla-pesante-sconfitta-del-centrosinistra-a-venezia-al-disastro-contabile-del-governo-meloni-su-pnrr-e-piano-casa-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Dalla pesante sconfitta del centrosinistra a Venezia al disastro contabile del Governo Meloni su PNRR e Piano Casa * di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Perch\u00e9 la gestione di condominio e il calpestamento delle regole interne condannano l&#8217;area progressista all&#8217;irrilevanza: la lezione della laguna per evitare il disastro alle prossime politiche<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>Sanit\u00e0 pubblica con azzeramento delle liste d&#8217;attesa, revisione del Catasto e applicazione rigorosa dell&#8217;Articolo 53 della Costituzione: chi ha di pi\u00f9 deve pagare di pi\u00f9<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Dal ddl Premierato alla &#8220;Legge Acerbo&#8221; del terzo millennio: la strategia della destra per espugnare il Quirinale nel 2029<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<p><strong>L&#8217;errore veneziano e il fallimento del Campo Largo<\/strong><\/p>\n<p>Il peggio non \u00e8 mai toccato, eppure a Venezia \u00e8 stato persino superato. A maggio 2026, il senatore e candidato del centrosinistra allargato Andrea Martella \u00e8 stato battuto <strong>al primo<\/strong> <strong>turno<\/strong>: un secco <strong>39%<\/strong> contro il <strong>51%<\/strong> incassato da Simone Venturini, assessore della giunta Brugnaro pur nel pieno delle note inchieste penali. Una prestazione, quella del fu Sottosegretario di Stato all\u2019editoria da Portogruaro, persino inferiore a quella fornita dall\u2019altro esponente governativo Pierpaolo Baretta che <strong>nel 2020<\/strong> era, almeno, riuscito a trascinare il &#8220;Sindaco Fucsia&#8221; al ballottaggio prima di cedere il passo, distaccato di venti punti.<\/p>\n<p>Non tutto il mal vien per nuocere. Se l&#8217;esperienza del Campo Largo \u00e8 destinata a sopravvivere alle sue stesse contraddizioni, la cocente sconfitta veneziana pu\u00f2 trasformarsi in un <em>casework<\/em>, una lezione magistrale da impartire nei corsi di formazione per gli aspiranti amministratori locali dell&#8217;area progressista. Il titolo \u00e8 gi\u00e0 scolpito: <em>\u201cVenezia, maggio 2026: perch\u00e9 si \u00e8 perso anche quando si poteva vincere\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>Nelle dispense per le menti nate dopo l\u2019anno 2000, accanto alle dotte e immancabili analisi geopolitiche, andranno inseriti gli articoli premonitori apparsi su <em>Belluno Press<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2024\/04\/01\/comune-di-venezia-e-regione-del-veneto-al-voto-nel-2025-probabilmente-a-primavera-2026-di-enzo-de-biasi\/\">1 aprile 2024<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/02\/02\/elezioni-venezia-il-futuro-della-citta-nelle-mani-di-chi-non-ha-votato-a-novembre-di-enzo-de-biasi\/\">2 febbraio 2026<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/06\/01\/il-trionfo-della-citta-di-pianura-perche-simone-venturini-ha-espugnato-la-venezia-di-terraferma-di-enzo-de-biasi\/\">1 giugno 2026<\/a>. L\u00ec capiranno perch\u00e9 la dirigenza di oggi ha fatto di tutto per consegnare la vittoria agli avversari, ignorando lo strumento democratico delle primarie e affidandosi sulle solite nomine calate dai club di partito composti dai soliti noti e dalle convenienze <em>ad personam<\/em> emerse nella situazione specifica.<\/p>\n<p><em>Il peccato originale \u00e8 l&#8217;incapacit\u00e0 di leggere e interpretare la realt\u00e0: com\u2019\u00e8 e cosa chiede<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Da cent&#8217;anni di &#8220;Comunone&#8221; al ripristino delle Province: la frammentazione istituzionale<\/strong><\/p>\n<p>Il prossimo <strong>15 luglio<\/strong> Venezia compir\u00e0 cento anni nella configurazione attuale, l\u2019iper-comune che conosciamo. Fu il regime fascista, nel 1926, a sopprimere ben nove comuni storici, liberi ed autonomi della terraferma e della laguna per dar vita \u2013 a tappe forzate tra il 1923 e il 1926 \u2013 alla \u201cGrande Venezia\u201d, controparte unica delle competenze territoriali serventi il progetto industriale ideato nel 1917 dal conte Giuseppe Volpi di Misurata. Ma quel ciclo produttivo-occupazionale, conosciuto nel secondo dopoguerra come il \u201cPetrolchimico di Marghera\u201d, ha cessato di essere volano di sviluppo da quattro decenni.<\/p>\n<p>Noi italiani siamo un popolo di <em>poeti, artisti, eroi e scienziati<\/em>, ma abbiamo un difetto atavico: amiamo cos\u00ec tanto le istituzioni pubbliche che non solo le <strong>conserviamo <\/strong>per decenni, ma financo le incrementiamo complicando la vita dei cittadini e delle imprese. Durante il fascismo i Comuni erano <strong>circa 8.000<\/strong>; dopo ottant&#8217;anni di vita repubblicana sono ancora <strong>7.496<\/strong>. A decine di migliaia di municipalit\u00e0 si sovrappongono oggi <strong>110 Province<\/strong> (erano <strong>76<\/strong> nel 1926) e, dal 1970, abbiamo aggiunto <strong>15 <\/strong>Regioni ordinarie, quelle di <strong>&#8220;serie B&#8221; come il Veneto<\/strong>. Quelle \u201cspeciali\u201d, invece sono solo <strong>5, ma di &#8220;serie A&#8221;<\/strong> peraltro istituite vent\u2019anni prima.<\/p>\n<p>Ultime arrivate nell\u2019ampio universo delle \u201cAutonomie Locali\u201d sono le Citt\u00e0 Metropolitane \u2013 Venezia pi\u00f9 altre 14 (5 decise dalla Regioni di Serie A e 9 dal Parlamento). Questi organismi di secondo grado prima erano chiamati semplicemente \u201cprovince\u201d. L\u2019Italia, si sa, \u00e8 la culla del diritto e del suo rovescio (come nel gioco del tennis), qui la forma prevale quasi sempre sulla sostanza. Va da s\u00e9 che le nuove entit\u00e0, cos\u00ec simili &#8211; giusto per sorridere &#8211; alle vere Citt\u00e0 Metropolitane come Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles o Vienna per dimensione demografica ed economica, hanno fatto la gioia degli uffici stampa, comunicazione e propaganda, nonch\u00e9 dei loro corrispondenti lavoranti nei network radio-televisivi-carta stampata e nei social media. Un\u2019alzata d\u2019ingegno istituzionale incisa in Costituzione, per ricordare ai posteri la qualit\u00e0 e la finezza, l\u2019<em>esprit de finesse<\/em>, dei governanti d\u2019inizio terzo millennio.<\/p>\n<p>Gli accadimenti fin qui narrati certificano &#8211; <em>ad abundantiam<\/em>, oltre ogni ragionevole dubbio &#8211; la inettitudine sistemica del ceto politico italiano che traguarda le governance succedutesi nei secoli XIX e XX: 1861-1946 il regime monarchico, quello fascista e poi dal 1946 ad oggi, quello democratico repubblicano. Infatti, l&#8217;operazione Volpi-Mussolini del 1926 fu un\u2019eccezione, un\u2019iniziativa <strong>\u201cuna tantum\u201d<\/strong> <strong>con vincolo di scopo<\/strong>, non fu l\u2019attuazione di una sperimentazione frutto di una progettazione elaborata per modernizzare la <strong>Pubblica Amministrazione Locale<\/strong>.<\/p>\n<p>Esaurita la \u201cspinta propulsiva\u201d primigenia, non c\u2019\u00e8 ragione per un <strong>\u201cComunone\u201d,<\/strong> in un palinsesto istituzionale immutato nella sua frammentazione. Appare ed \u00e8 molto pi\u00f9 razionale ed utile azzerare l&#8217;assetto veneziano vigente scorporando due soggetti di pari dignit\u00e0 e autonomia, a tutto beneficio delle comunit\u00e0 da amministrare. Il progetto \u00e8 qui: <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/06\/14\/1926-2026-addio-comune-unico-il-piano-chirurgico-per-ridisegnare-venezia-e-mestre-entro-il-2031\/\">Addio Comune Unico<\/a>, che va oltre asimmetrie anacronistiche ed inefficaci.<\/p>\n<p>Ogni anno solare, in Italia, si vota per qualche rinnovo di Comune, Regione, Parlamento Nazionale od Europeo. A questo catalogo ad uso del \u201cpopolo sovrano\u201d, si aggiunger\u00e0 presto \u2013 poich\u00e9 ritenuto &#8220;indispensabile&#8221; per il buon governo locale \u2013 il ripristino delle Province elettive. Lo start-up \u00e8 partito dal Friuli-Venezia Giulia (ddl 86), seguito a ruota dal Veneto con un ordine del giorno votato dal Consiglio Regionale il primo di luglio. Il ministro benedicente \u00e8 R. Calderoli (Lega), sempre lo stesso che nel Governo Berlusconi quater <strong>(2008\/2011<\/strong>) respinse con altri suoi colleghi la richiesta di <strong>17 materie<\/strong> da assegnare alla Regione Veneto, l\u2019arcinota Autonomia Differenziata oramai ridottasi ad una <strong>farsa fantozziana<\/strong>. Il merito qui: <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/01\/10\/autonomia-laccordo-bidone-calderoli-zaia-la-lega-lascia-a-roma-18-miliardi-di-euro-di-enzo-de-biasi\/\">Autonomia Regionale Accordo Bidone Calderoli Zaia nel 2025<\/a>.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo esecutivo berlusconiano, oltre all\u2019immarcescibile Calderoli c\u2019erano anche Umberto <strong>Bossi<\/strong>, Roberto <strong>Maroni <\/strong>e Luca <strong>Zaia<\/strong>, il top di gamma padano, e l\u2019attuale Presidente del Consiglio dei ministri: Giorgia <strong>Meloni <\/strong>(AN).<\/p>\n<p>Singolare che il ripristino delle Province con Presidente e Consiglieri eletti direttamente promosso dalla Lega nel Nord-Est non abbia fatto sorgere il dubbio nelle forze d\u2019opposizione favorevoli sul tema di resuscitare un ente gi\u00e0 riformato dalla legge Delrio-Csx n. 56\/2014. Al di l\u00e0 della \u201cchiamata\u201d al voto dei cittadini, in sottotraccia c\u2019\u00e8 l\u2019occasione per distribuire qualche poltrona presidenziale di seconda scelta a chi non avr\u00e0 pi\u00f9 uno scranno in Parlamento <strong>post-elezioni 2027.<\/strong> La Lega in pochi anni \u00e8 tracollata dal <strong>34,4%<\/strong> delle europee 2019 (primo partito italiano) a stime odierne del <strong>5-6%<\/strong> circa. Seguitando l\u2019erosione vannacciana nulla esclude un ritorno al 4% dato conseguito nel 2013 alle elezioni nazionali o financo una % inferiore.<\/p>\n<p>Ugo La Malfa (Partito Repubblicano Italiano) poco dopo l&#8217;istituzione delle Regioni <strong>nel 1970<\/strong> sosteneva la soppressione di questi enti di matrice francese. Il Segretario del PRI scrisse in un editoriale per <em>\u201cLa Voce Repubblicana\u201d<\/em>: <em>\u00abdiventa sempre pi\u00f9 alto il loro costo, mentre le funzioni sono sempre pi\u00f9 prive di contenuto\u00bb<\/em>. Trascorso oltre mezzo secolo, non solo le \u201cProvince\u201d non sono state abolite, ma sono state perfino aumentate e ripartite in quelle di Serie A, le 14 Citt\u00e0 Metropolitane (5 designate dalle Regioni Speciali e 9 dal Parlamento), e le residuali di serie B, due tipologie come per \u00a0le Regioni, le <em>new entry<\/em> in epoca post-fascista. <em>Non sufficit!<\/em> Perch\u00e9 negare una gratifica mensile ad un <em>\u201cceto politico di rango provinciale\u201d<\/em> di cui i cittadini avvertivano la mancanza?<\/p>\n<p>In aggiunta agli eletti di livello <em>comunale, regionale, nazionale ed europeo<\/em>, avremo una quinta categoria di salariati dalla politica: gli amministratori provinciali. Quest\u2019ultimo ordine, come ai tempi della prima fase della Repubblica, includer\u00e0 professionisti dediti al \u201cbene comune, pardon della loro Provincia\u201d o in allenamento e in ascesa ai gradini superiori oppure quelli \u201cdi ritorno\u201d, in discesa cio\u00e8 trombati dai posti europei, nazionali e regionali pi\u00f9 remunerativi.<\/p>\n<p>Agli espulsi, ai respinti, \u00e8 ovvio che il partito, con le tasse pagate dai contribuenti, procacci un dignitoso <em>\u201cstipendio di reinserimento sociale\u201d<\/em> a valenza quinquennale, eventualmente rinnovabile. L\u2019ingaggio non \u00e8 a termine come quello di \u00a0un <em>cassaintegrato<\/em>, da un <em>precario<\/em> o da un giovane alla ricerca di un posto di lavoro.<\/p>\n<p><strong>La cecit\u00e0 strategica nel centrosinistra: dai referendum al disprezzo per le regole<\/strong><\/p>\n<p>Volgendo ora lo sguardo al campo progressista in declinazione veneta, la cecit\u00e0 strategica ha radici ben consolidate, difficili da sradicare. L\u2019incapacit\u00e0 di intercettare il corpo elettorale \u00e8 stata plasticamente dimostrata dal cortocircuito politico consumatosi nel 2025. Nel maggio di quell&#8217;anno, in occasione del referendum nazionale sul Jobs Act e sui diritti civili, un secco 30% del Paese \u2014 nella terra dei Dogi quasi<strong> un milione di voti<\/strong> \u2014 aveva espresso un netto \u201cNo\u201d al governo delle destre, manifestando una chiara e diffusa volont\u00e0 di cambiamento e la ricerca di essere diversamente rappresentati. Qui il risultato: <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/06\/20\/referendum-2025-il-30-del-paese-non-ci-sta-al-governo-delle-destre-e-vuole-cambiare\/\">Referendum 2025 cos\u00ec in Veneto<\/a>.<\/p>\n<p>Eppure, pochi mesi dopo (siamo a novembre 2025), la mediocre conduzione e composizione delle liste per il Consiglio Regionale Veneto non ha saputo n\u00e9 potuto attrarre l\u2019eredit\u00e0 preziosa offerta dal patrimonio di quei consensi spontanei. La dirigenza del PD, Partito Dormiente, si \u00e8 limitata ad una ricognizione e conseguente <em>\u201cristrutturazione condominiale\u201d<\/em> del Campo Largo, ottenendo la somma dei suffragi riscontrati nel 2020. <strong>Il minimo sindacale, la routine, il trantran. <\/strong><\/p>\n<p>Questa pochezza non \u00e8 figlia del caso, ma una delle conseguenze della gestione interna delle cariche e dei club partitocratici aggregati al carro maggiore. Il congresso regionale piddino che dovr\u00e0 essere celebrato a seguito delle inevitabili e tardive dimissioni dello sconfitto in laguna &#8211; bollato da M. Cacciari sul <em>Corriere della Sera<\/em> come l&#8217;incarnazione dell'&#8221;eterno numero 2 o numero 3&#8243; della ditta, buono per tutte le stagioni correntizie- \u00a0non potr\u00e0 e non dovr\u00e0 in alcun modo replicare la deprimente messinscena del 2021\/2022. All&#8217;epoca, l&#8217;approvazione e la pratica di rigide <strong>&#8220;regole cinesi&#8221;<\/strong> per blindare la carica di segretario regionale portarono all&#8217;eliminazione preventiva di candidature di pregio come quella di <strong>Laura Puppato.<\/strong> Continuare a rinnovare gli organi con i vecchi sistemi, ignorando i segnali reali del territorio e soffocando il dibattito interno, significa condannare l\u2019area progressista veneta a una perpetua e infelice irrilevanza. Per approfondire: <a href=\"https:\/\/ilgiornaledelveneto.it\/il-pd-del-veneto-approva-e-pratica-regole-cinesi-per-la-carica-di-segretario-regionale\/\">Qui 1<\/a> e <a href=\"https:\/\/ilgiornaledelveneto.it\/il-pd-del-veneto-elimina-la-candidata-laura-puppato\/\">Qui 2<\/a>.<\/p>\n<p>L\u2019allergia della nomenklatura alle regole scritte da essa medesima, \u00a0tocca vette di sublime comicit\u00e0 burocratica se si sposta lo sguardo su quello che, teoricamente, dovrebbe essere il pilastro della democrazia interna per selezionare i <em>\u201cmigliori candidati PD\u201d<\/em> da proporre all\u2019elettorato. Gi\u00e0 nel 2020, di fronte alla nomina calata dall&#8217;alto di Pierpaolo Baretta (poi sonoramente battuto), un iscritto di lungo corso della filiera <em>PCI-PDS-DS-PD<\/em> come <strong>Marco<\/strong> <strong>Zanetti<\/strong> sollev\u00f2 una legittima obiezione formale, appellandosi proprio all&#8217;articolo 5 dello Statuto del partito che quelle consultazioni le imporrebbe come via maestra. La risposta dell\u2019apparato \u00e8 un capolavoro kafkiano: il ricorso alla Commissione Metropolitana di Garanzia del marzo 2020 venne respinto a giugno inascoltato il ricorrente; l&#8217;appello alla Commissione Regionale dello stesso mese \u00e8 evaporato nel nulla senza che l&#8217;organo si espresso nei termini. Il successivo ricorso alla Commissione Nazionale del settembre 2020, \u00a0risulta a tutt&#8217;oggi formalmente pendente e privo di qualsiasi riscontro, a dispetto di innumerevoli solleciti formali e informali.<\/p>\n<p>In questa grottesca vicenda sono emblematiche le parole <strong>&#8220;diritto statutario&#8221;,<\/strong> in verit\u00e0 una finzione accademica per anime candide, a cui si \u00e8 preferito la ben pi\u00f9 collaudata via della <strong>&#8220;cooptazione da caminetto&#8221;<\/strong> romano e veneziano. Se <em>errare humanum est, perseverare diabolicum<\/em>, cinque anni dopo la dirigenza nazionale e regionale del PD ha scelto la pervicacia diabolica: per la sfida di Venezia ha replicato fedelmente lo schema, ha blindato le stanze, ha calpestato lo statuto e ha incassato con il medesimo profilo un flop ancora pi\u00f9 fragoroso di quello del 2020.<\/p>\n<p>A questo punto, per pura onest\u00e0 intellettuale, la domanda \u00e8 ovvia: perch\u00e9 <strong>non abrogare<\/strong> direttamente l&#8217;articolo 5 dello Statuto, per niente adoperato in Veneto e in Italia? Eviterebbe ipocrisie, il fastidio di dover ignorare i propri soci e, soprattutto, eviterebbe alle Commissioni di Garanzia questa faticosa e pluriennale messinscena del silenzio.<\/p>\n<p><strong>La realt\u00e0 alternativa delle destre: i fallimenti su PNRR, Piano Casa e politica estera<\/strong><\/p>\n<p>Se da una parte dello schieramento l\u2019atteggiamento assunto dai politici \u00e8 quello di fingere virt\u00f9, sentimenti o valori che in realt\u00e0 sovente non possiedono ma spesso esibiscono per ingannare gli altri e ottenere vantaggi per la propria fazione o per s\u00e9, capita lo stesso dall\u2019altra parte. L\u00ec si simulano onest\u00e0, moralit\u00e0, devozione religiosa o buoni sentimenti per guadagnare simpatia, ingannando chi vede e ascolta allo scopo di ottenere benefit personali, aziendali o di partito. In entrambe le tipologie di <em>Homo politicus<\/em> chiamato anche \u201cpoliticante\u201d , non si tratta solo di mancanza di sincerit\u00e0, ma di una discrepanza strutturale tra ci\u00f2 che una personalit\u00e0 pubblica dichiara e ci\u00f2 che realmente pratica o testimonia con la sua condotta, anche in ambito professionale e privato.<\/p>\n<p>Uno degli epigoni di pi\u00f9 alto livello \u00e8 stato Silvio Berlusconi, che ha inaugurato l&#8217;era della televisione commerciale come <strong>anestetico di massa<\/strong>; Matteo <strong>Salvini<\/strong> l&#8217;ha esasperata con la <em>&#8220;bestia&#8221;<\/em> social dei tweet compulsivi. Giorgia <strong>Meloni<\/strong> rappresenta l\u2019evoluzione finale della mistificazione politica italiana. Sulla mistificazione della realt\u00e0 (ieri S. Berlusconi, oggi M. Salvini e G. Meloni) \u00a0qui <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/10\/28\/la-mistificazione-della-realta-ieri-berlusconi-oggi-salvini-e-meloni-di-enzo-de-biasi\/\">Prima Parte SB<\/a> e la <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/11\/02\/la-mistificazione-della-realta-ieri-berlusconi-oggi-salvini-e-g-meloni-2a-parte-di-enzo-de-biasi\/\">Seconda Parte MS e GM<\/a>.<\/p>\n<p>La specificit\u00e0 della Premier non risiede nella semplice menzogna, ma nella costruzione sistematica di una realt\u00e0 informativa alternativa e capovolta, venduta con fiera e inscalfibile autorevolezza. Il profilo della Premier si articola su direttrici precise: la vittimizzazione perenne del potere (l&#8217;underdog insidiato da presunti complotti), lo sdoppiamento del linguaggio tra il rigore europeo e il populismo domestico, e la totale subordinazione della sostanza all&#8217;atto formale. Per il metodo Meloni, l&#8217;annuncio di un decreto equivale alla risoluzione del problema; la propaganda si esaurisce nel lancio della notizia, poco contando gli effetti concreti sul Paese.<\/p>\n<p>Questo modello comunicativo trova la sua smentita pi\u00f9 clamorosa nei dati economico-contabili emersi a fine maggio 2026. La narrazione trionfale di Palazzo Chigi, che per mesi ha celebrato l&#8217;Italia come <em>&#8220;prima della classe&#8221;,<\/em> \u00e8 andata a schiantarsi contro i rapporti ufficiali della Corte dei conti.<\/p>\n<p>La Magistratura contabile squarcia il velo dell\u2019ottimismo procedurale sul PNRR: dalla Relazione semestrale emerge che l\u2019avanzamento dichiarato non coincide con l\u2019avanzamento reale dei cantieri. Il monitoraggio su ReGiS mostra che il <strong>58% delle risorse<\/strong> destinate alle opere materiali degli enti locali \u00e8 ancora fermo nelle fasi iniziali o puramente cartacee. Su oltre 62 miliardi di euro, i progetti effettivamente conclusi e liquidati ammontano a solo <strong>3,7 miliardi: <\/strong>una quota minima, che rivela la distanza tra gli obiettivi <strong>europei formalmente<\/strong> conseguiti e la realt\u00e0 fisica delle opere. La Corte segnala inoltre che circa 24,2 miliardi di spesa saranno traslati oltre il 2026, confermando che una parte significativa del Piano non riuscir\u00e0 a rispettare la scadenza originaria. Parallelamente, si registra una frammentazione crescente delle risorse in micro-interventi diffusi, soprattutto nei piccoli Comuni, con il rischio di indebolire la capacit\u00e0 strategica e industriale del PNRR <a href=\"https:\/\/www.corteconti.it\/HOME\/Documenti\/DettaglioDocumenti?Id=6135f0e2-a5f7-4edd-9d3f-410be9e4d1b4\">(Corte dei conti al 28 maggio 2026: Dettaglio documenti)<\/a>.<\/p>\n<p>Se la finanza \u00e8 creativa, la politica interna scivola direttamente nella contabilit\u00e0 ridicola. Si prenda come seconda vicenda il roboante annuncio del nuovo \u201cPiano Nazionale per la Casa\u201d, che promette la costruzione di <strong>100.000 alloggi sociali<\/strong> nell&#8217;arco di dieci anni. A prima vista, una cifra tonda da prima pagina. Ma se si abbandona la propaganda e si impugna la calcolatrice, la mistificazione evapora: 100.000 alloggi in dieci anni significano 10.000 alloggi all&#8217;anno; ripartiti sulla mappa dei circa 7.500 Comuni italiani, il calcolo restituisce <strong>un alloggio<\/strong> <strong>e un quarto<\/strong> a disposizione di ciascun Sindaco ogni dodici mesi. Un condominio fantasma, a fronte di una realt\u00e0 materiale &#8211; certificata dalle grandi Amministrazioni Comunali e dal Sunia- che per arginare l&#8217;emergenza sfratti richiederebbe subito almeno 60.000 alloggi reali. Di fronte a questo divario imbarazzante, per dirla con il linguaggio schietto e pop della Garbatella, sorge spontanea una domanda: <em>\u201cSignora Meloni, ma con un alloggio e un quarto all&#8217;anno per Comune, alla fine che famo?\u201d<\/em><\/p>\n<p>La medesima finzione si consuma sul terreno della geopolitica. Per anni la Premier ha sbandierato il mito del solido asse sovranista globale, ma la realt\u00e0 odierna, affidata alle cronache del <em>Corriere della Sera<\/em>, restituisce uno scenario grottesco. Donald Trump ha liquidato la Premier italiana, arrivando a invocare via social un <em>\u201cordine restrittivo\u201d<\/em> contro di lei, accusandola di averlo &#8220;inseguito e implorato&#8221; per una foto e bollandola come &#8220;inadeguata e senza coraggio&#8221; sui dossier strategici. \u00c8 una nemesi perfetta: Giorgia Meloni si ritrova trasformata nella vittima politica del suo stesso idolo ideale, scelto perch\u00e9 &#8211; secondo la retorica destrorsa- &#8220;\u00e8 l\u00ec che batte il cuore&#8221;. Il cinismo dell&#8217;isolazionismo americano riduce cos\u00ec la postura internazionale della Premier a una sgradita insistenza da fan non corrisposta, svelando come la narrazione del <em>primato italiano all&#8217;estero<\/em> fosse solo una gigantesca finzione ad uso del mercato interno.<\/p>\n<p><strong>Dal Premierato alla &#8220;Legge Acerbo&#8221;: la manovra per blindare il Quirinale nel 2029<\/strong><\/p>\n<p>La spinta finale di questo disegno, volta a mascherare i fallimenti reali con l&#8217;accentramento dei poteri, si esprime nel ddl sul Premierato e nella parallela riforma elettorale, respinti con forza dall&#8217;appello di <strong>126 costituzionalisti<\/strong> che denunciano lo svuotamento del Parlamento (<a href=\"https:\/\/www.questionegiustizia.it\/articolo\/torniamo-alla-costituzione-appello-di-126-costituzionalisti-sulla-legge-elettorale\">Ragioni di Diritto Costituzionale<\/a>). Questa manipolazione delle regole del voto si inserisce in una rischiosa tradizione italiana, ma il progetto meloniano supera in spregiudicatezza i suoi predecessori.<\/p>\n<p>Ottant&#8217;anni fa, la legge n. 148 del 1953 -battezzata &#8220;Legge Truffa&#8221; da comunisti e socialisti- conteneva un rigido paracadute democratico voluto da Alcide De Gasperi. Da autentico democratico, egli pretendeva che la stabilit\u00e0 poggiasse sul consenso reale: il premio di maggioranza (65% dei seggi) scattava solo superando il <strong>50% pi\u00f9 uno <\/strong>dei voti validi espressi. Nel giugno 1953 i voti validi espressi furono circa 27.090.000; la coalizione di centro totalizz\u00f2 13.488.000 voti (pari al <strong>49,85%).<\/strong> Per raggiungere la quota del 50% pi\u00f9 uno mancavano 40.500 voti (lo 0,15%), che salivano a 57.000 considerando le schede contestate (lo 0,21% dei votanti totali). De Gasperi non raggiunse la soglia, accett\u00f2 il verdetto delle urne senza forzature e il premio non scatt\u00f2.<\/p>\n<p>Certo, a guardarla oggi con il senno di poi e fuori dalle passioni ideologiche del tempo, quella legge forse non era cos\u00ec <strong>truffaldina<\/strong> come gridavano le piazze. Il PCI, d&#8217;altronde, avrebbe dovuto attendere il crollo del muro di Berlino per superare quel <em>&#8220;Fattore K&#8221;<\/em> &#8211; magistralmente descritto dal giornalista Giorgio Bocca e dal politologo Alberto Ronchey &#8211; che per oltre quarant&#8217;anni ne aveva decretato l&#8217;esclusione dal governo, paralizzando il sistema politico italiano. I fatti successivi hanno dimostrato <strong>il costo<\/strong> di quella contrapposizione: il ritorno al proporzionale puro ha condannato la Prima Repubblica a un&#8217;instabilit\u00e0 cronica, polverizzata in <strong>ben 47 governi<\/strong> in meno di cinquant&#8217;anni, con una durata media che faticava persino a superare i dodici mesi per singolo esecutivo (la permanenza media dei Governi della Repubblica \u00e8 stata di appena 555 giorni) e continue legislature sciolte anticipatamente.<\/p>\n<p>La <strong>Democrazia Cristiana<\/strong>, partito interclassista e architrave del sistema, era <em>\u201cobbligata a governare\u201d<\/em> per volont\u00e0 popolare sempre riconfermata, ma anche a seguito della spartizione dell\u2019Europa occidentale concordata a Yalta l\u201911 febbraio <strong>1945 <\/strong>tra le potenze vincitrici del nazifascismo (<em>USA, URSS e Regno Unito<\/em>). In questo quadro geopolitico si innest\u00f2, il 2 giugno <strong>1946<\/strong>, la nascita della Repubblica italiana. Ciononostante, gli esecutivi a guida democristiana erano continuamente soggetti a crisi in relazione ai mutati equilibri interni al partito di maggioranza relativa. N\u00e9 tale difetto di gestione miglior\u00f2 con l\u2019allargamento alle forze laiche e socialiste (<em>PSDI, PSI, PRI e PLI<\/em>). Dopo l\u2019infausto appoggio esterno dato nel <strong>1960<\/strong> al Governo Tambroni da parte del <strong>MSI<\/strong> -partito fondato nel 1946 con il contributo determinante di Giorgio <strong>Almirante<\/strong>, gi\u00e0 convinto fascista aderente alla Repubblica di Sal\u00f2 e redattore del quindicinale <em>\u201cLa difesa della razza\u201d<\/em> &#8211; la spinta della piazza costrinse la DC ad aprire la strada al primo Centro-Sinistra (<strong>1963<\/strong>), sfociato poi nel lungo ciclo del Pentapartito fino alla fine della prima fase repubblicana (<strong>1994<\/strong>).<\/p>\n<p>Oggi, il ddl Meloni rappresenta il peggiore dei rimedi: abbiamo dovuto attendere l&#8217;arrivo di un governo di legislatura <strong>&#8220;post-missino&#8221;<\/strong> per veder rispolverare meccanismi autoritari vecchi di un secolo. Il testo ribalta la lezione degasperiana e uccide la rappresentanza: prevede che alla coalizione capace di intercettare appena il 40% o 42% dei votanti venga assegnato d&#8217;ufficio un premio blindato in cifra fissa di <strong>70 <\/strong>deputati e <strong>35<\/strong> senatori. Un regalo contabile che trasforma una minoranza <strong>del 42%<\/strong> in una maggioranza assoluta vicina al <strong>60%<\/strong> degli scranni. Questo automatismo scivola verso lo spirito della famigerata &#8220;Legge Acerbo&#8221; del <strong>1923,<\/strong> con cui Benito Mussolini stabil\u00ec che la lista con il <em>25%<\/em> dei voti avrebbe ottenuto d&#8217;ufficio i <em>due terzi<\/em> dei seggi. Drogando le Camere con un blocco fisso di 105 eletti sottratti al calcolo proporzionale, il progetto attuale consegna il controllo assoluto delle istituzioni al capo del Governo partendo da una base di minoranza. Cento anni dopo, si usa nuovamente la penna della tecnica procedurale per scardinare, dall&#8217;interno, la Repubblica Parlamentare.<\/p>\n<p>Nella mistificazione permanente che caratterizza l\u2019attuale ciclo politico, il <strong>Quirinale <\/strong>del 2029 \u00e8 diventato il convitato di pietra. Da mesi, nel sottobosco romano, circola una voce che non \u00e8 pi\u00f9 solo voce: Giorgia Meloni punta al Colle. Non lo dice, ma lo lascia dire; non lo rivendica, ma lo fa intuire; non lo annuncia, ma lo prepara. Il disegno \u00e8 semplice: <em>premierato + legge elettorale maggioritaria + controllo della comunicazione = corsia preferenziale verso il Quirinale. <\/em><\/p>\n<p>\u00c8 la stessa Corte dei conti, indirettamente, a mostrare il paradosso: mentre il Paese reale arranca tra PNRR fermo nei cantieri, opere pubbliche in ritardo e un Piano Casa che promette un alloggio e un quarto per Comune, la Premier concentra la sua energia politica su un obiettivo che nulla ha a che fare con la vita quotidiana degli italiani: la conquista del ruolo pi\u00f9 alto e pi\u00f9 simbolico della Repubblica. <em>Il Quirinale non \u00e8 un premio di maggioranza. Non \u00e8 un trofeo di partito. Non \u00e8 un risarcimento per i fallimenti della politica interna<\/em>.<\/p>\n<p>Eppure, nel metodo Meloni, tutto diventa funzionale a quell\u2019approdo: la narrazione dell\u2019\u201cunderdog\u201d, la vittimizzazione permanente, la costruzione di una realt\u00e0 alternativa, la propaganda come sostituto dell\u2019azione di governo, la chirurgia contabile sul PNRR, la finzione del Piano Casa, la postura internazionale oscillante tra atlantismo e populismo domestico. Il Quirinale \u00e8 il punto di fuga di questa strategia. E il Paese, nel frattempo, resta fermo -anzi, penalizza sempre di pi\u00f9 \u201cchi non ce la fa\u201d: quattro milioni che rinunciano a curarsi ed altri sei milioni che vivono stentatamente su una popolazione di circa sessanta milioni di italiani.<\/p>\n<p><strong>La via d&#8217;uscita per il 2027: Sanit\u00e0, Giustizia Fiscale e una leadership legittimata<\/strong><\/p>\n<p>Se il Palazzo del potere -Chigi e dintorni, oggi occupati dalle destre- non soddisfa pi\u00f9 le esigenze di <em>\u201cminimo vitale\u201d<\/em> dei cittadini in termini di <em>salute, scuola, sicurezza, trasporti, casa e lavoro<\/em>, chi intende ripristinare condizioni minime di vivibilit\u00e0 per le famiglie ha il dovere di tracciare un approdo sicuro per la legislatura <strong>2027-2032.<\/strong> La denuncia della mistificazione meloniana \u00e8 necessaria, ma non basta: serve un progetto alternativo di radicalit\u00e0 e visione, con frutti tangibili e verificabili.<\/p>\n<p><strong>Da dove si parte?<\/strong> Dal dato di realt\u00e0. Le elezioni del settembre 2022 hanno certificato che il primo partito italiano \u00e8 stato quello del non-voto: quasi il 3(% degli elettori non ha scelto una preferenza valida. Un sincero democratico deve chiedersi perch\u00e9 l&#8217;area progressista abbia perso capacit\u00e0 di attrazione. Oggi Giorgia Meloni governa non per una travolgente egemonia sociale, ma per un tragico<strong> errore di valutazione<\/strong> delle opposizioni, presentatesi divise alle urne nonostante un milione di voti totali in pi\u00f9 rispetto al centrodestra. Il risultato \u00e8 un esecutivo guidato da Fratelli d&#8217;Italia, votato da appena un italiano su sei, con la pi\u00f9 ristretta base elettorale della storia repubblicana.<\/p>\n<p>Al netto delle tempeste internazionali, la Premier ha goduto di una massa di risorse senza precedenti &#8211; il PNRR, paragonabile -secondo alcuni- a cinque volte il Piano Marshall (1947)- usata principalmente per un galleggiamento contabile. Ma la <strong>&#8220;longevit\u00e0&#8221;<\/strong> del governo non ha intaccato di un solo centesimo il <strong>macigno<\/strong> del debito pubblico. I dati ufficiali sono spietati:<\/p>\n<p>Il debito sovrano \u00e8 schizzato dai <strong>2.757<\/strong> miliardi di fine 2022 al record storico di oltre <strong>3.150<\/strong> \u00a0mld di \u20ac nel 2026 (corriere della Sera). \u00a0Il costo annuale dei soli interessi da <strong>78<\/strong> miliardi \u00e8 ora \u00a0a quasi <strong>100 <\/strong>miliardi di euro all&#8217;anno, bruciando una manovra finanziaria intera ogni dodici mesi. Tutto questo \u00e8 avvenuto nonostante un aumento costante e nominale delle entrate fiscali (passate dai <strong>490 <\/strong>miliardi del 2018 a oltre <strong>560<\/strong> miliardi) e a fronte di una crescita del PIL anemica, bloccata allo 0,7% nel 2026 e proiettata a non superare l&#8217;1% nel biennio 2027\/2028. Di fronte ad un Paese cos\u00ec \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 indebitato e in stagnazione economica di fatto, il centrosinistra non pu\u00f2 rispondere con i soliti piccoli ritocchi burocratici da spot \u201crecuperiamo l\u2019evasione\u201d.<\/p>\n<p>Sulla Sanit\u00e0 non basta promettere un incremento globale del Fondo Sanitario al 7%. Occorre un impegno netto e verificabile su basato due pilastri: <strong>1) Azzeramento<\/strong> totale delle liste d&#8217;attesa per le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere, commissariando \u2013 se del caso \u2013 le regioni inadempienti, le quali vanno commissariate senza indugio. <strong>2)<\/strong> <strong>Adeguamento<\/strong> progressivo degli stipendi di medici e infermieri agli standard di Francia e Germania, ad esempio. Nel contempo va richiesta la presenza esclusiva delle prestazioni lavorative del personale del SSN presso le strutture pubbliche, dando una finestra temporale per l\u2019opzione prescelta. Inoltre, vanno immessi in ruolo, previa selezione sull\u2019idoneit\u00e0, gli operatori \u201cin affitto\u201d da cooperative e societ\u00e0 di servizi o gettonisti a chiamata.<\/p>\n<p>I servizi basici erogati dalla Pubblica Amministrazione che attengono la vita civile e quotidiana dei cittadini, devono essere garantiti e oltre alla strumentazione il fattore umano, le unit\u00e0 di personale \u201cin servizio\u201d \u00e8 ci\u00f2 che \u201cserve\u201d . Pertanto, chi si candida deve impegnarsi a realizzare, nei primi anni, \u00a0un <strong>&#8220;Piano Nazionale del Lavoro&#8221;,<\/strong> in \u00a0totale \u00a0circa <strong>200.000<\/strong> posti di lavoro, cos\u00ec ripartiti per comparti:<\/p>\n<p><strong>Sanit\u00e0<\/strong>: almeno <strong>158.000 unit\u00e0<\/strong> complessive, di cui circa <strong>70.000<\/strong> infermieri (necessari a colmare il divario con la media europea) e oltre <strong>15.000 medici<\/strong>, riducendo drasticamente i vuoti organici nei <em>Pronto Soccorso e nella medicina territoriale. <\/em><strong>Sicurezza e Controllo del Territorio<\/strong>: circa <strong>25.000 unit\u00e0<\/strong> tra Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza, indispensabili per rimpiazzare il mancato turn-over e ringiovanire gli organici. <strong>Giustizia<\/strong> e <strong>Carceri<\/strong>: almeno <strong>8.000<\/strong> agenti di Polizia Penitenziaria per fronteggiare l&#8217;emergenza carceraria e circa 12.000 figure tra cancellieri e personale amministrativo nei tribunali, oggi drammaticamente sotto organico del 25-30%.<\/p>\n<p>Cifre, sono da fonti ufficiali e sindacali, da verificare e da ripartine la spesa corrente per anno.<\/p>\n<p><strong>Chi paga<\/strong>? I dati della Banca d&#8217;Italia confermano che il <strong>20% pi\u00f9 ricco<\/strong> della popolazione possiede oltre il <strong>65% della ricchezza<\/strong> nazionale, mentre il Fisco ci informa che il gettito Irpef \u00a0pari a 189.9 mld \u00a0segnala che 38 milioni (Dipendenti + Pensionati) sono il 90% dei contribuenti totali e pagano l&#8217;84% delle tasse totali (<strong>158,4<\/strong> miliardi), mentre <strong>&#8220;4 milioni&#8221;<\/strong> (Autonomi e altre categorie) sono il <strong>10% dei contribuenti<\/strong> e pagano il <strong>16% delle tasse totali<\/strong> (<strong>31,5<\/strong> miliardi). Cosa significa? Che la Costituzione (art.53) ciascuno secondo con in termini progressivi secondo la \u00a0\u201cpropria capacit\u00e0\u201d . Il criterio della \u201cprogressivit\u00e0\u201d nei cespiti di reddito del cittadino non vale per il fattore lavoro, \u00e8 pressoch\u00e9 inesistenti per gli altri: terreni, fabbricati, azioni, obbligazioni, concessioni di beni demaniali.<\/p>\n<p>Cosa significa? Che la Costituzione (art. 53) prevede che ciascuno concorra alle spese pubbliche in termini progressivi secondo la \u201cpropria capacit\u00e0\u201d. Ma oggi il criterio della \u201cprogressivit\u00e0\u201d nei cespiti di reddito del cittadino vale solo per il fattore lavoro e pensioni, mentre \u00e8 pressoch\u00e9 inesistente per gli altri: terreni, fabbricati, azioni, obbligazioni, concessioni di beni demaniali.<\/p>\n<p>Per comprendere la portata di questa asimmetria, basta guardare a come viene trattata la ricchezza immobiliare in Italia, ferma a parametri catastali palesemente superati. Prendiamo l&#8217;archetipo della mistificazione fiscale, inaugurato nel 2008 da S. Berlusconi con la &#8220;genialata&#8221; populista dell&#8217;abolizione <strong>lineare<\/strong> dell&#8217;imposta sulla prima casa. Quella mossa azzer\u00f2 l&#8217;equit\u00e0 sociale: oggi, una famiglia che abita in un modesto appartamento di 80 metri quadrati a Bl \u00a0\u00e8 totalmente esentasse sulla casa, alla pari di chi risiede in un attico di lusso da 400 metri quadrati nel centro storico di una grande citt\u00e0 o di Venezia.<\/p>\n<p>A confermare il paradosso di un sistema che tutela <strong>le grandi propriet\u00e0<\/strong> a discapito dei contribuenti ordinari ci ha pensato una recente e clamorosa inchiesta del quotidiano <em>&#8220;Domani&#8221;<\/em>. Il giornale ha rivelato che la nuova magione romana di Giorgia Meloni \u2014 una dimora ampliata dopo i lavori fino a <em>18 stanze, oltre 430 metri quadrati e dotata di piscina<\/em> \u2014 \u00e8 rimasta inquadrata al catasto nella categoria <strong>A\/7<\/strong>, ovvero come semplice <strong>&#8220;villino&#8221;,<\/strong> anzich\u00e9 essere riclassificata in A\/8 come villa di lusso. Secondo i calcoli degli esperti e dei tecnici riportati nell&#8217;inchiesta, questo mancato aggiornamento di classificazione, unito alle tutele sulla prima casa, si traduce in una sottrazione al Fisco quantificabile in circa <em>70mila euro<\/em> di tasse risparmiate. Se persino la Presidente del Consiglio beneficia delle maglie larghe di un catasto immobile, come si pu\u00f2 pretendere di finanziare i <strong>servizi essenziali dello Stato?<\/strong><\/p>\n<p>Ma i privilegi non si fermano alla prima casa. Se un cittadino possiede, oltre alla propria abitazione, altri 4 o 5 appartamenti e decide di destinarli alla locazione turistica a breve termine, gestendoli magari attraverso una societ\u00e0 commerciale di cui \u00e8 titolare, il sistema fiscale gli stende un tappeto rosso. Sulle rendite da affitto pagher\u00e0 una cedolare secca fissa al 26% (una flat tax che lo equipara fiscalmente a un impiegato da millecinquecento euro al mese che paga l&#8217;IRPEF sui gradini pi\u00f9 bassi), mentre sugli utili generati dalla societ\u00e0 pagher\u00e0 appena il 24% di IRES (addirittura il 23% se si considerano determinate finestre e regimi agevolati).<\/p>\n<p>Siamo di fronte a un capovolgimento logico e costituzionale: chi fatica in corsia o in un ufficio viene tassato in modo progressivo fino a quasi la met\u00e0 di ci\u00f2 che guadagna, mentre chi <em>accumula patrimoni, rendite immobiliari e profitti societari<\/em> gode di aliquote fisse, sconti catastali e regimi di favore. Riprendere in mano l&#8217;articolo <strong>53 <\/strong>della Costituzione significa sanare questa ingiustizia: la progressivit\u00e0 deve tornare a valere per tutti i cespiti, perch\u00e9 solo tassando la <strong>grande ricchezza<\/strong> accumulata e le rendite immobiliari speculative si possono trovare le risorse per finanziare un grande <strong>&#8220;Piano Nazionale del Lavoro&#8221;<\/strong> e salvare lo Stato sociale. Ripartire i carichi fiscali sulle spalle dei pi\u00f9 ricchi, come suggerisce Bankitalia, \u00e8 una cosa <strong>\u201cbuona, giusta ed equa\u201d,<\/strong> per dirla con le parole che i preti usano a messa.<\/p>\n<p><strong>Matteo Renzi<\/strong> farebbe bene a tornare temporaneamente negli USA \u2014 Paese a lui ben noto \u2014 per incontrare il neoeletto sindaco socialista di New York, Zohran Mamdani. Quest&#8217;ultimo ha costruito la sua vittoria promettendo di <strong>aumentare le tasse<\/strong> sui grandi proprietari immobiliari della citt\u00e0, chiedendo che quella categoria concorra per un terzo delle imposte previste nel bilancio della *City*. Non solo: a giugno Mamdani ha ottenuto dal consiglio un blocco <strong>biennale<\/strong> degli affitti che congela i canoni per circa <strong>un milione di appartamenti<\/strong> calmierati. Tornato in Italia, <strong>se pu\u00f2<\/strong>, Renzi tragga qualche utile spunto per tassare di pi\u00f9 i ricchi di casa nostra.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra parte del campo, il centrodestra &#8211; pur tra lacerazioni e sgoverno- si conferma una macchina elettorale spietatamente competitiva. Giorgia Meloni non esiter\u00e0 a ricorrere alla <strong>&#8220;desistenza nei collegi&#8221;<\/strong> o a patti tattici d&#8217;area con soggetti ad alto impatto mediatico come il Generale Roberto Vannacci pur di blindare la maggioranza. I numeri di luglio 2026 parlano chiaro: con Vannacci incluso, il centrodestra \u00e8 solido al <strong>46,3%.<\/strong> Il centrosinistra risponde con un <strong>40,3%,<\/strong> cui si aggiunge un potenziale \u00a0<strong>9,4%<\/strong> espresso dall&#8217;aggregato centrista, civico e liberal-laborista. <strong>Sulla carta<\/strong>, l&#8217;alternativa esisterebbe, ma nei fatti manca ancora di un programma condiviso e di un leader forte, persino a pochi mesi da una tonificante vittoria referendaria sulla giustizia.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 poi un&#8217;annotazione storica dovuta. Nel 2013 la coalizione centrista guidata da Mario Monti raccolse complessivamente il <strong>10%<\/strong> alla Camera, una cifra nata dall&#8217;unione di Scelta Civica all&#8217;8,3% e dell&#8217;UdC all&#8217;1,8%, tolto il prefisso telefonico dello 0,47% di Futuro e Libert\u00e0. Se quella somma algebrica rappresenta la cifra massima raggiungibile aggregando tutte le anime del centro moderato, \u00e8 anche la <strong>soglia obbligata e necessaria<\/strong> per sperare di vincere la partita nazionale oggi. Eppure, tutto si muove al rallentatore. Giuseppe Conte ha dichiarato a *In Onda* su La7 che il programma sar\u00e0 pronto a fine settembre: <strong>tardi, <\/strong>decisamente<strong> troppo tardi.<\/strong> E del nome del leader o della data delle primarie non vi \u00e8 traccia.<\/p>\n<p>Il tempo stringe anche perch\u00e9 la prossima legge di bilancio sar\u00e0 <em>&#8220;piatta e asciutta&#8221;,<\/em> vincolata dalla procedura di infrazione europea ma con uno sfondamento autorizzato del deficit fino al <strong>3,4%.<\/strong> Quel poco che ci sar\u00e0, il governo lo elargir\u00e0 alle solite categorie di riferimento elettorale. Palazzo Chigi non ha alcun interesse a farsi logorare per un intero anno arrivando alla scadenza naturale della legislatura in autunno: la finestra elettorale presumibilmente si aprir\u00e0 prima, tra met\u00e0 aprile e giugno, come ha gi\u00e0 acutamente pronosticato una firma ben informata come Mario Sechi. Il rischio concreto \u00e8 che mentre la destra organizza il voto, il <strong>&#8220;Campo Largo<\/strong>&#8221; \u2014 possibile \u00a0<strong>&#8220;Campo Santo&#8221;<\/strong> \u2014 stia ancora discutendo sui dettagli delle primarie di coalizione, considerando che il PD non celebra ormai nemmeno quelle interne.<\/p>\n<p>Affrontare la destra senza un programma <strong>sociale coraggioso<\/strong>, senza risposte immediate su casa e sanit\u00e0 finanziate dalla ricchezza reale, e senza un candidato premier legittimato, significa consegnare al governo post-missino la strada spianata. Non solo per restare a Palazzo Chigi, ma per andarsi a prendere, <strong>nel 2029, la Presidenza della Repubblica<\/strong>.<\/p>\n<p><em>10 luglio<\/em> <em>2026\u00a0 \u00a0 enzo de biasi<\/em><\/p>\n<p>Fonti:<\/p>\n<p><em>Venezia, CSX, Autonomie Locali, <\/em>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2024\/04\/01\/comune-di-venezia-e-regione-del-veneto-al-voto-nel-2025-probabilmente-a-primavera-2026-di-enzo-de-biasi\/\">1 aprile 2024<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/02\/02\/elezioni-venezia-il-futuro-della-citta-nelle-mani-di-chi-non-ha-votato-a-novembre-di-enzo-de-biasi\/\">2 febbraio 2026<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/06\/01\/il-trionfo-della-citta-di-pianura-perche-simone-venturini-ha-espugnato-la-venezia-di-terraferma-di-enzo-de-biasi\/\">1giugno 2026<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/06\/14\/1926-2026-addio-comune-unico-il-piano-chirurgico-per-ridisegnare-venezia-e-mestre-entro-il-2031\/\">Addio Comune Unico<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/01\/10\/autonomia-laccordo-bidone-calderoli-zaia-la-lega-lascia-a-roma-18-miliardi-di-euro-di-enzo-de-biasi\/\">Autonomia Regionale Accordo Bidone Calderoli Zaia nel 2025<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/06\/20\/referendum-2025-il-30-del-paese-non-ci-sta-al-governo-delle-destre-e-vuole-cambiare\/\">Referendum 2025 cos\u00ec in Veneto<\/a> , <a href=\"https:\/\/ilgiornaledelveneto.it\/il-pd-del-veneto-approva-e-pratica-regole-cinesi-per-la-carica-di-segretario-regionale\/\">Qui1<\/a> , <a href=\"https:\/\/ilgiornaledelveneto.it\/il-pd-del-veneto-elimina-la-candidata-laura-puppato\/\">Qui2<\/a> ,<\/p>\n<p>PNRR a maggio 2026 <a href=\"https:\/\/www.corteconti.it\/HOME\/Documenti\/DettaglioDocumenti?Id=6135f0e2-a5f7-4edd-9d3f-410be9e4d1b4\">Dettaglio documenti<\/a>, legge elettorale <a href=\"https:\/\/www.questionegiustizia.it\/articolo\/torniamo-alla-costituzione-appello-di-126-costituzionalisti-sulla-legge-elettorale\">Ragioni di Diritto Costituzionale<\/a> ,<\/p>\n<p>Masticazione, <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/10\/28\/la-mistificazione-della-realta-ieri-berlusconi-oggi-salvini-e-meloni-di-enzo-de-biasi\/\">Prima Parte SB<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/11\/02\/la-mistificazione-della-realta-ieri-berlusconi-oggi-salvini-e-g-meloni-2a-parte-di-enzo-de-biasi\/\">Seconda Parte MS e GM<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/05\/15\/revoca-della-cittadinanza-onoraria-a-mussolini-di-enzo-de-biasi\/\">Mussolini PNRR Casa nel Bosco<\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 la gestione di condominio e il calpestamento delle regole interne condannano l&#8217;area progressista all&#8217;irrilevanza: la lezione della laguna per evitare il disastro alle prossime politiche Sanit\u00e0 pubblica con azzeramento delle liste d&#8217;attesa, revisione del Catasto e applicazione rigorosa dell&#8217;Articolo 53 della Costituzione: chi ha di pi\u00f9 deve pagare di pi\u00f9 Dal ddl Premierato alla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":90826,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,3446,26],"tags":[],"class_list":["post-171835","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cronaca","category-featured","category-prima-pagina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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