{"id":171621,"date":"2026-07-02T14:08:20","date_gmt":"2026-07-02T12:08:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=171621"},"modified":"2026-07-02T14:20:24","modified_gmt":"2026-07-02T12:20:24","slug":"il-futuro-del-sistema-idroelettrico-bellunese-una-sfida-per-la-comunita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/07\/02\/il-futuro-del-sistema-idroelettrico-bellunese-una-sfida-per-la-comunita\/","title":{"rendered":"Il futuro del sistema idroelettrico bellunese: una sfida per la comunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p id=\"p-rc_2fef43bad53d7aa1-35\" data-path-to-node=\"3\"><span data-path-to-node=\"3,0\">Belluno, 02\/07\/2026 &#8211; S\u00ec \u00e8 tenuta stamane nella sala riunioni dell&#8217;Appia di Belluno la conferenza sul futuro del sistema idroelettrico bellunese.<\/span><\/p>\n<p data-path-to-node=\"3\">La scadenza del 2029 si avvicina. Un gruppo di cittadini attivi accende il dibattito su un bene strategico, chiedendo trasparenza e un ruolo centrale per la comunit\u00e0 dolomitica nella gestione delle risorse idriche.<\/p>\n<p id=\"p-rc_675ec7f26e54e67d-46\" data-path-to-node=\"5\"><span data-path-to-node=\"5,0\">Il destino dell\u2019idroelettrico veneto si gioca in provincia di Belluno. Con le concessioni per le grandi derivazioni in scadenza al 31 marzo 2029<\/span><span data-path-to-node=\"5,2\">, e quelle per le piccole al 31 luglio dello stesso anno<\/span><span data-path-to-node=\"5,4\">, si apre una finestra temporale decisiva per il futuro economico e ambientale del territorio dolomitico. Una partita che non riguarda solo la produzione energetica, ma la sovranit\u00e0 su una risorsa naturale primaria.<\/span><\/p>\n<p id=\"p-rc_675ec7f26e54e67d-47\" data-path-to-node=\"7\"><span data-path-to-node=\"7,0\">A sollevare il tema sono tre cittadini bellunesi \u2013 dr Tommaso Pettazzi, dr Filiberto Dal Molin e Diego Cason, sociologo \u2013 che, in una recente presa di posizione, hanno sottolineato come sia riduttivo inquadrare l&#8217;acqua e il sistema fluviale esclusivamente attraverso la lente del profitto<\/span><span data-path-to-node=\"7,2\">.<\/span><\/p>\n<p id=\"p-rc_675ec7f26e54e67d-48\" data-path-to-node=\"8\"><span data-path-to-node=\"8,0\">La provincia di Belluno, che detiene oltre il 70% della potenza nominale concessa nelle grandi derivazioni regionali, vive una situazione di paradosso: produce energia su larga scala, mentre il resto del Veneto soffre di un cronico deficit energetico. Questa disparit\u00e0, unita alla consapevolezza che l&#8217;acqua \u00e8 un bene pubblico inalienabile, sancito dal Codice dell&#8217;Ambiente e confermato dalla volont\u00e0 popolare espressa nel referendum del 2011<\/span><span data-path-to-node=\"8,2\">, spinge i promotori a invocare un cambio di paradigma.<\/span><\/p>\n<p data-path-to-node=\"10\">Il panorama normativo \u00e8 definito dai proponenti un vero &#8220;ginepraio&#8221;, tra direttive europee sulla concorrenza, normativa statale e leggi regionali. La sfida, secondo Cason e compagni, \u00e8 evitare di subire passivamente modelli esterni, come quello proposto dalla Lombardia (la cosiddetta &#8220;quarta via&#8221;), che mirerebbe a favorire esclusivamente le imprese energivore locali, rischiando di cristallizzare il monopolio dell&#8217;attuale gestore.<\/p>\n<p data-path-to-node=\"11\">Al contrario, la proposta bellunese punta a una gestione che veda la Provincia e la comunit\u00e0 locale in prima linea. Gli strumenti esistono: il partenariato pubblico-privato e, soprattutto, la costituzione di societ\u00e0 a capitale misto. In questa visione, la Provincia di Belluno dovrebbe mantenere la maggioranza pubblica, garantendo il controllo strategico sulla risorsa pur avvalendosi di competenze tecniche del settore privato.<\/p>\n<p data-path-to-node=\"13\">I numeri citati nel documento sono eloquenti: il valore stimato della produzione idroelettrica veneta si aggira tra 1,3 e 1,4 miliardi di euro l&#8217;anno, con profitti quantificabili in 350-400 milioni. Gestire direttamente una quota di questi flussi significherebbe per Belluno una svolta epocale, superando la semplice logica dei canoni e dei sovracanoni.<\/p>\n<p data-path-to-node=\"14\">Tuttavia, l&#8217;appello dei tre cittadini non \u00e8 solo una rivendicazione contabile. \u00c8 una chiamata alla responsabilit\u00e0 politica:<\/p>\n<ul data-path-to-node=\"15\">\n<li>\n<p data-path-to-node=\"15,0,0\"><b data-path-to-node=\"15,0,0\" data-index-in-node=\"0\">Trasparenza:<\/b> i cittadini esigono di essere informati costantemente sull\u2019evolversi della situazione.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p data-path-to-node=\"15,1,0\"><b data-path-to-node=\"15,1,0\" data-index-in-node=\"0\">Centralit\u00e0:<\/b> si richiede l&#8217;applicazione concreta dell&#8217;articolo 15 dello Statuto del Veneto, che riconosce alla Provincia di Belluno forme di autonomia amministrativa e finanziaria in materia di risorse idriche ed energetiche.<\/p>\n<\/li>\n<li>\n<p data-path-to-node=\"15,2,0\"><b data-path-to-node=\"15,2,0\" data-index-in-node=\"0\">Visione comune:<\/b> l&#8217;acqua deve essere gestita nell&#8217;interesse comune regionale, evitando per\u00f2 che ci\u00f2 si traduca nell&#8217;ennesimo svantaggio per la comunit\u00e0 di montagna.<\/p>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p data-path-to-node=\"17\">Il cammino verso il 2029 \u00e8 irto di insidie: mancano ancora dati certi sullo stato di manutenzione delle dighe e dei canali, sulla capacit\u00e0 reale dei bacini e sulle reali dinamiche finanziarie dei grandi gruppi industriali attuali. Nonostante ci\u00f2, l&#8217;esistenza di un risparmio privato bellunese che ammonta a circa 13 miliardi di euro suggerisce che le risorse per un investimento locale esistano, a patto di trovare la volont\u00e0 politica per convogliarle.<\/p>\n<p data-path-to-node=\"18\">&#8220;La politica senza chiarezza, trasparenza e partecipazione non pu\u00f2 raggiungere gli obiettivi ambiziosi che questa partita esige&#8221;, concludono Pettazzi, Dal Molin e Cason. Il messaggio \u00e8 chiaro: per i Bellunesi \u00e8 giunto il momento di passare da spettatori del proprio destino energetico a protagonisti attivi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_120872\" aria-describedby=\"caption-attachment-120872\" style=\"width: 1000px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-120872\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"1000\" height=\"750\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited.jpg 1000w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited-500x375.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited-696x522.jpg 696w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited-560x420.jpg 560w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited-80x60.jpg 80w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2021\/01\/alternatori-centrale-achille-gaggia-a-soverzene_edited-265x198.jpg 265w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-120872\" class=\"wp-caption-text\">Centrale idroelettrica &#8220;Achille Gaggia&#8221; &#8211; Soverzene (Belluno)<\/figcaption><\/figure>\n<h3 data-path-to-node=\"13\"><strong>L&#8217;approfondimento * di Diego Cason<\/strong><\/h3>\n<p>Il destino futuro del sistema idroelettrico veneto tra efficienza e parziale autonomia energetica<\/p>\n<p>Siamo qui perch\u00e9 avvertiamo la responsabilit\u00e0 di cui ci facciamo carico in vista della scadenza (31 marzo 2029 per le grandi derivazioni e il 31 luglio 2029 per le piccole derivazioni &#8211; 3.000kW) delle concessioni per l&#8217;utilizzo delle risorse idriche al fine della produzione di energia idroelettrica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019acqua \u00e8 un bene comune<\/p>\n<p>Considerare l\u2019acqua dei fiumi e dei bacini naturali o artificiali come un semplice fattore di produzione economico \u00e8 riduttivo. Per la provincia di Belluno il sistema idrografico \u00e8 sempre stato un fattore essenziale per il suo sviluppo economico, ma non solo.<\/p>\n<p>I fiumi svolgono molte funzioni, tutte ad elevato valore sociale prima ancora che economico. Esse sono la ritenzione delle piogge meteoriche, il potere di auto depurazione, sono corridoi ecologici ad alta biodiversit\u00e0, sono filtri delle fasce riparie. Anche la struttura del sistema Idro elettrico cos\u00ec come si \u00e8 venuto a costituire svolge diverse funzioni oltre a quella della produzione di energia, apri esempio serve per la laminazione e per il controllo delle piene, serve a raccogliere e portare nella pianura veneta l\u2019acqua necessaria per l\u2019irrigazione agricola, ecc. Per questo motivo la direttiva quadro sulle acque numero 60 del 2000 dell&#8217;Unione europea considera il ciclo naturale dell&#8217;acqua come un insieme naturalistico integrato.<\/p>\n<p>Non \u00e8 difficile comprenderne il motivo visto che gli usi dell\u2019acqua messi in ordine gerarchico secondo le norme europee italiane e regionali sono:<\/p>\n<ol>\n<li>gli usi civili in primis la tutela della potabilit\u00e0 delle acque;<\/li>\n<li>l&#8217;uso agricolo soprattutto irriguo per la coltivazione di cibo per l&#8217;alimentazione umana;<\/li>\n<li>l&#8217;uso industriale che impone un adeguato trattamento dei reflui per recuperare l&#8217;acqua alle sue funzioni naturali;<\/li>\n<li>l&#8217;uso per la produzione di energia idroelettrica;<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nel diritto italiano ed europeo, l&#8217;acqua \u00e8 definita come bene pubblico primario e diritto umano inalienabile. La sua gestione \u00e8 un servizio pubblico essenziale, <strong>sottratto alle logiche di profitto<\/strong> e orientato a garantire l&#8217;accesso universale, tutelando la risorsa nell&#8217;interesse delle generazioni future.<\/p>\n<p>Giuridicamente appartiene ai beni del demanio pubblico e, ai sensi dell&#8217;art. 144 del Codice dell&#8217;Ambiente (D.Lgs. 152\/2006) e del Testo Unico sulle leggi sanitarie (Regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265), tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e appartengono al demanio dello Stato. L\u2019acqua per\u00f2 \u00e8 anche un diritto della persona umana, perci\u00f2, \u00e8 stata definita come &#8220;bene comune&#8221;, ossia un&#8217;utilit\u00e0 funzionale all&#8217;esercizio dei diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona, che deve essere tutelata anche per chi deve ancora nascere. Ecco perch\u00e9 le leggi privilegiano l&#8217;affidamento del servizio a soggetti interamente pubblici, limitando la logica della concorrenza di mercato (art. 141 del Codice dell&#8217;Ambiente). Questa disciplina non \u00e8 solo il frutto del legislatore ma l\u2019esito di un referendum che nel 2011 propose \u201c<em>l\u2019abrogazione della norma che consentiva di affidare la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica solo a soggetti privati o a societ\u00e0 di diritto pubblico con partecipazione azionaria di privati, consentendo la gestione in house solo in casi eccezionali (art 23-bis del d.l 25 giugno 2008, n.112, cos\u00ec come risultante a seguito della sentenza n. 325 del 2010 della Corte costituzionale). Dall\u2019altro, l\u2019abrogazione parziale della norma che stabiliva la determinazione della tariffa per l\u2019erogazione dell\u2019acqua, nella parte in cui includeva, nella determinazione della stessa, anche la remunerazione del capitale investita dal gestore (comma 1 art. 154, D.lgs. 152\/2006)<\/em>.<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Da questo deriva\u00a0la natura pubblica del servizio idrico integrato che \u00e8 costituito \u201cdall\u2019insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civici di fognatura e di depurazione delle acque reflue\u2026\u201d che uno degli scopi dei consorzi dei bacini imbriferi montani ma anche il DGR n. 1463 del 12 dicembre 2024 per la promozione del Contratto di Fiume sulla Piave. In attuazione di quello che il World Water Forum defin\u00ec nel 2001, i Contratti di Fiume (CdF) come forme di accordo che permettono di \u201cadottare un sistema di regole in cui i criteri di utilit\u00e0 pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilit\u00e0 ambientale che intervengono per individuare soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale\u201d.<\/p>\n<p>Con DGR n. 574 del 04\/05\/2021 la Giunta regionale del Veneto aveva gi\u00e0 approvato uno schema di convenzione tra Regione del Veneto e l\u2019Autorit\u00e0 di Bacino Distrettuale delle Alpi Orientali per le attivit\u00e0 connesse al CdF per la sicurezza idraulica nel bacino del Piave.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Essenziali riferimenti normativi europei, italiani e regionali<\/p>\n<p>La disciplina giuridica relativa alle concessioni di beni pubblici \u00e8 un autentico ginepraio ed \u00e8 molto complicato estrarne i criteri di orientamento dell\u2019agire, sia per il privato sia per l\u2019ente pubblico che intende partecipare ai bandi di concessione, sia per la Regione che deve predisporre ed emettere i bandi. La questione \u00e8 cos\u00ec ingarbugliata che \u00e8 materia frequente dell\u2019attivit\u00e0 dei Tribunali amministrativi regionali, del Consiglio di Stato e della Corte di giustizia europea. I quali tentano di mettere ordine nelle diverse discipline, spesso complicando ulteriormente l\u2019insieme delle norme di riferimento. In quest\u2019ambito possiamo solo fare alcuni brevi cenni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cos\u2019\u00e8 una concessione?<\/p>\n<ul>\n<li>La concessione \u00e8 il provvedimento amministrativo con cui la P.A. attribuisce ex novo ai destinatari diritti, poteri e facolt\u00e0 di cui la medesima \u00e8 titolare (concessione traslativa) o che sorgono con la stessa concessione (concessione costitutiva). Nel caso delle concessioni e idroelettriche rientriamo nel primo tipo.<\/li>\n<li>La concessione costituisce espressione <strong>di cura diretta e immediata <\/strong>degli interessi pubblici, che avviene attraverso le attivit\u00e0 esperite dal privato concessionario.<\/li>\n<li>L\u2019accrescimento della sfera giuridica del privato concessionario ha funzione strumentale e servente rispetto alla <strong>realizzazione dell\u2019interesse pubblico<\/strong> cui \u00e8 preposta ex lege l\u2019amministrazione concedente.<\/li>\n<li>L\u2019amministrazione usa lo strumento concessorio, al fine di collaborare con il privato, per garantire alla collettivit\u00e0 un migliore perseguimento degli interessi pubblici, i quali, altrimenti, non sarebbero garantiti dall\u2019amministrazione con la propria organizzazione e i propri mezzi o, pur essendo garantiti, lo sarebbero in modo antieconomico, inefficace e inefficiente, in aperta violazione del principio di buon andamento e buona amministrazione di cui all\u2019art. 97 Cost.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che tipo di bene \u00e8 l\u2019acqua?<\/p>\n<p>Giuridicamente l\u2019acqua \u00e8 un bene demaniale (CC 822) ma l\u2019Unione europea cerca di imporre sempre maggiori aperture al mercato; dall\u2019altro la tutela della risorsa idrica impone scelte che collidono con l\u2019interesse imprenditoriale alla massimizzazione del profitto ritratto dalla gestione dell\u2019asse fluviale. Si tratta, infatti, di uno dei casi in cui il bene oggetto di disciplina influenza maggiormente le norme di diritto positivo che lo riguardano. L\u2019acqua e\u0300 uno dei beni demaniali pi\u00f9 rilevanti: a partire dal diritto civile esso gode di una disciplina speciale. Si tratta, nell\u2019essenza, di un patrimonio comune che trascende la singola potest\u00e0 statale, ove l\u2019asse fluviale si espanda oltre il confine del singolo paese. Gli obbiettivi di transizione ecologica imposta dall\u2019attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza &#8211; PNRR, l\u2019acqua dolce e\u0300 anche una risorsa che deve sempre pi\u00f9 essere sfruttata per consentire l\u2019abbattimento dell\u2019approvvigionamento da fonti energetiche di matrice fossile. La crisi politico-energetica iniziata nel 2021 e quella in corso ha dimostrato la capitale importanza della progressiva emancipazione dall\u2019approvvigionamento energetico estero, il che ha ulteriormente aumentato l\u2019attenzione verso l\u2019idroelettrico.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 questa premessa impone la necessit\u00e0 di interrogarsi sull\u2019uso della risorsa idrica alla luce dei cambiamenti climatici in atto, per fare scelte normative conseguenti le pi\u00f9 idonee possibili a governare le complessit\u00e0 che ne derivano, anche integrando aspetti collegati come quello del dissesto idrogeologico, della forestazione, dell\u2019agricoltura e del turismo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A La normativa europea<\/p>\n<ul>\n<li>Il primo riferimento \u00e8 la\u00a0Direttiva 2000\/60\/CE, che fissa gli standard ambientali per proteggere fiumi, laghi e falde, e la direttiva per l&#8217;acqua potabile UE 2020\/2184.<\/li>\n<li>Il secondo riferimento \u00e8 la direttiva Bolkestein (Direttiva UE 2006\/123\/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006) relativa ai servizi nel mercato interno impone la messa a gara pubblica per l&#8217;assegnazione delle concessioni e autorizzazioni relative a servizi e beni pubblici. Su questo la normativa vigente \u00e8 inderogabile per le grandi derivazioni idroelettriche. Per i grandi impianti, le istituzioni e la giurisprudenza concordano sull&#8217;obbligo di procedure a evidenza pubblica. Il rinnovo automatico \u00e8 considerato illegittimo perch\u00e9 viola i principi di libera concorrenza e di non discriminazione sanciti dal diritto europeo.<\/li>\n<li>Per le piccole derivazioni si attende il pronunciamento della Corte di giustizia europea che appare contraria all\u2019estensione della norma a questo settore. Evitare le gare per assegnare liberamente le concessioni \u00e8 irrealistico e bene ha fatto la Giunta regionale ad affidare una consulenza per comprendere con esattezza che tipo di bando fare e che tipo di opportunit\u00e0 ci sono per gli enti locali di partecipare al Capitale sociale e alla gestione di una societ\u00e0 partecipante alla gara.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>B La normativa italiana<\/p>\n<ul>\n<li>La disciplina giuridica italiana parte dal Codice dell\u2019ambiente: in particolare il D.P.R. 18 febbraio 1999, n. 238, Regolamento recante norme per l\u2019attuazione di talune disposizioni della legge 5 gennaio 1994, n. 36 \u201cGalli, Disposizioni in materia di risorse idriche\u201d, che sanciva che \u201cAppartengono allo Stato e fanno parte del demanio pubblico tutte le acque sotterranee e le acque superficiali, anche raccolte in invasi o cisterne.\u201d Superato poi dal dall\u2019articolo 144 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 \u201cNorme in materia ambientale\u201d che al comma 1 dispone: \u201cTutte le acque superficiali e sotterranee, ancorch\u00e9 non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato.\u201d e dall\u2019art.144 e ss. del d.lgs. n. 152\/2006.<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p><em>L\u2019acqua pubblica, immessa in canali o conservata in bacini, non perde la sua natura giuridica di bene demaniale: essa, infatti, \u00e8 derivata (sottratta) per il tempo e secondo il modo disciplinato dalla concessione dal luogo ove naturalmente si trova per essere destinata ad un uso speciale in favore del concessionario, essendo stato ritenuto tale <strong>uso compatibile con il pubblico interesse<\/strong>. Al termine della concessione, se viene meno il diritto del privato a derivare ed utilizzare l\u2019acqua demaniale, le opere realizzate ed esercite dal privato in forza della concessione sottostanno al destino per essi previsto dalla legge medesima:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; per le grandi derivazioni (art. 25, 28 29, 31 del T.U. 1775\/1933), le opere passano in propriet\u00e0 della P.A. (sia le opere in alveo demaniale che le opere di adduzione distribuzione ed utilizzazione);<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; per le piccole derivazioni, la P.A. ha il diritto di ritenere gratuitamente le opere realizzate sull\u2019alveo, sulle sponde o sulle arginature (opere di derivazione, estrazione e raccolta) o di obbligare l\u2019ex concessionario a demolirle e ripristinare lo stato dei luoghi. Nulla viene detto<\/em> <em>delle opere fuori alveo (opere di adduzione, distribuzione ed utilizzazione) il cui destino pertanto non \u00e8 disciplinato dal T.U. 1775\/1933 e che restano quindi assoggettate alle disposizioni del Codice civile.<\/em><\/p>\n<p>Attenzione: <em>Sono considerati pubblici e demaniali in forza di una specifica disposizione normativa, ancorch\u00e9 chiaramente artificiali, i canali di bonifica realizzati dallo Stato o dalla P.A. direttamente ovvero mediante i Consorzi di Bonifica secondo le disposizioni del Regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215 \u201cNuove norme per la bonifica integrale\u201d. In tali canali vi scorrono le acque pubbliche che essi stessi provvedono a drenare e ad allontanare dai terreni pi\u00f9 depressi recapitandoli in altri corsi d\u2019acqua pubblici. La polizia delle acque limitatamente ai gi\u00e0 menzionati canali si esercita sulla base della speciale normativa di cui al R.D. 8 maggio 1904, n. 368 \u201cRegolamento sulle bonificazioni delle paludi e dei terreni paludosi\u201d.<\/em><\/p>\n<ul>\n<li>Ad essa si affianca La Riforma Madia sulle societ\u00e0 partecipate che \u00e8 contenuta nel Decreto Legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo Unico in materia di societ\u00e0 a partecipazione pubblica), attuativo della Legge Delega 7 agosto 2015, n. 124, parte qui \u00e8 particolarmente rilevante poich\u00e9 il nostro intervento riguarda proprio l\u2019opportunit\u00e0 di costituire una societ\u00e0 pubblica privata quindi partecipata per la gestione diretta del sistema idroelettrico Veneto. Nel settore delle concessioni idroelettriche, questo decreto interagisce in modo determinante quando gli enti pubblici (come Regioni o consorzi) scelgono di non affidare le grandi derivazioni tramite gara pubblica a terzi, ma optano per forme di gestione pubblica o mista.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il Ddl Concorrenza stabilisce che siano le regioni e non lo Stato a fissare i criteri delle gare di assegnazione. Resta quindi la regionalizzazione delle procedure per il rinnovo delle concessioni delle centrali idroelettriche, che avrebbero dovuto iniziare dal 31 dicembre 2023. Riguardo gli impianti con concessione in scadenza entro fine 2024, le regioni hanno accordato una proroga fino a settembre 2025 ai concessionari, in attesa di completare le nuove procedure di assegnazione. I concessionari uscenti, inoltre, <strong>potranno ottenere un indennizzo sugli investimenti per la parte non ammortizzata<\/strong>.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>C La normativa veneta<\/p>\n<p>In Veneto, le concessioni idroelettriche sono regolate principalmente da due testi normativi fondamentali, a seconda della potenza e della dimensione dell&#8217;impianto<\/p>\n<ul>\n<li>Per le grandi derivazioni la normativa principale \u00e8 la Legge Regionale 4 novembre 2022, n. 24, che disciplina le procedure di assegnazione e rinnovo alla scadenza, stabilendo che le opere passino in propriet\u00e0 alla Regione, nella quale all\u2019art 6 Modalit\u00e0 di affidamento della concessione scrive: 1. La Giunta regionale ricorre alla procedura ad evidenza pubblica di cui al comma 1 bis, lettera a) dell\u2019articolo 12 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 oppure, con provvedimento motivato, <strong>pu\u00f2 avviare le procedure ad evidenza pubblica di cui al comma 1 bis, lettera b) dell\u2019articolo 12 del medesimo decreto, in ragione delle specificit\u00e0 territoriali, tecniche ed economiche della singola concessione idroelettrica o dell\u2019accorpamento di pi\u00f9 concessioni preesistenti. <\/strong> L\u2019affidamento a societ\u00e0 partecipate avviene nel rispetto delle disposizioni di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 \u201cTesto unico in materia di societ\u00e0 a partecipazione pubblica.\u201d L\u2019articolo nove della stessa legge definisce le procedure in caso di assegnazione a societ\u00e0 con capitale misto pubblico e privato ed \u00e8 sicuramente la parte lavorativa regionale pi\u00f9 rilevante per noi, perci\u00f2, lo trascriviamo:<\/li>\n<\/ul>\n<p><em>Art. 9 Procedure in caso di assegnazione a societ\u00e0 a capitale misto pubblico privato.<\/em><\/p>\n<ol>\n<li><em> Nel caso la concessione sia assegnata a societ\u00e0 a capitale misto pubblico privato, entro sei mesi dalla verifica della relazione di fine concessione l\u2019amministrazione procedente predispone il progetto di utilizzazione e avvia le procedure di valutazione di impatto ambientale, se dovute.<\/em><\/li>\n<li><em> Terminate le procedure di valutazione di impatto ambientale si procede alla pubblicazione del bando per l\u2019individuazione del socio privato, in conformit\u00e0 a quanto disposto dall\u2019articolo 12, comma 1-ter, del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79.<\/em><\/li>\n<li><em> Conclusa la fase valutativa dei progetti-offerta di cui alla lettera e) del comma 1 dell\u2019articolo 11, l\u2019amministrazione procedente indice la conferenza dei servizi di cui all\u2019articolo 8, comma 2.<\/em><\/li>\n<li><em> Ai fini del presente articolo la Giunta regionale \u00e8 autorizzata a costituire una o pi\u00f9 societ\u00e0 per azioni o societ\u00e0 a responsabilit\u00e0 limitata a partecipazione mista pubblico privata alle quali affidare la gestione di grandi derivazioni di acqua a scopo idroelettrico.<\/em><\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Per le piccole derivazioni: Il riferimento \u00e8 la Legge Regionale 3 luglio 2020, n. 27, recentemente modificata dalla Legge Regionale 10 febbraio 2025, n. 1 (la quale \u00e8 intervenuta prorogando i termini delle piccole concessioni in assenza di un quadro normativo nazionale definitivo), ma qui la trascuriamo.<\/p>\n<ul>\n<li>Legge Regionale n. 1 del 10 febbraio 2025 Modifiche alla legge regionale 3 luglio 2020, n. 27 &#8220;Disposizioni in materia di concessioni idrauliche e di derivazioni a scopo idroelettrico&#8221; in materia di piccole e grandi derivazioni a scopo idroelettrico.<\/li>\n<li>Ma va considerata anche la Legge Regionale statutaria 17 aprile 2012, n. 1 all\u2019art 15 comma 5 dice: La Regione, ferma la salvaguardia delle esigenze di carattere unitario, conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificit\u00e0 del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonch\u00e9 abitato da significative minoranze linguistiche, <strong>forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria<\/strong> in particolare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, <strong>risorse idriche ed energetiche<\/strong>, viabilit\u00e0 e trasporti, sostegno e promozione delle attivit\u00e0 economiche, agricoltura e turismo.<\/li>\n<li>Lo Statuto del Veneto ha trovato attuazione con l\u2019emissione della Legge Regionale n. 25 del 8 agosto 2014 nella quale conferma all\u2019articolo 13 comma 1 le forme di autonomia con gli oggetti gi\u00e0 previsti in Statuto.<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a><\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>D La Quarta via lombarda<\/p>\n<p>La Lombardia ha gi\u00e0 diverse concessioni in gestione con societ\u00e0 pubbliche e private regionali; perci\u00f2, ha proposto di attuare una quarta via a proposto di attuare una quarta via di riassegnazione delle concessioni. Il meccanismo prevede la cessione del 15% della produzione idroelettrica a prezzo calmierato alle imprese energivore situate nelle regioni dove sorgono gli impianti. Una misura che, secondo l\u2019opinione della maggioranza del consiglio regionale lombardo, punta a rafforzare la competitivit\u00e0 dei comparti industriali ad alto consumo energetico, pilastri del sistema produttivo lombardo e contributori determinanti del PIL nazionale.: un equilibrio tra risorsa e manifattura che ora cerca nuove regole stabili. Seguire la Lombardia su questa strada non avendo societ\u00e0 pubbliche e private gi\u00e0 in esercizio del sistema Idro elettrico Veneto \u00e8 un autentico suicidio. Non \u00e8 un caso che questa proposta sia sostenuta sia da Confindustria sia dall\u2019Enel.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Proposta nasce in alternativa per l\u2019urgenza di agire, data dalla scadenza delle concessioni, L\u2019urgenza di agire, data dalla scadenza delle concessioni, come alternativa in proroga delle singole opzioni di riassegnazione, che pu\u00f2 avvenire, secondo la normativa attuale, attraverso\u00a0tre modalit\u00e0\u00a0\u2013\u00a0procedure competitive,\u00a0societ\u00e0 miste pubblico-private\u00a0e\u00a0partenariati pubblico-privati\u00a0 normativa attuale, attraverso tre modalit\u00e0 \u2013 procedure competitive, societ\u00e0 miste pubblico-private e partenariati pubblico-privati e in sostanza consiste nel rinnovo\/rimodulazione delle condizioni di esercizio a fronte di un piano industriale, e una complessiva armonizzazione ed equilibrio dell\u2019attuale assetto dei canoni. Ovvero, si tratta di garantire il monopolio Enel in spregio alle norme sulla concorrenza E ai diritti delle comunit\u00e0 dei bacini in rifer\u00ec di gestire direttamente il proprio patrimonio idrografico per colmare il divario nei processi di sviluppo con i territori di pianura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I possibili percorsi di assegnazione delle concessioni<\/p>\n<p>In merito alle modalit\u00e0 di assegnazione delle concessioni, l\u2019art. 12 del D.lgs. 79\/99 cosi\u0300 come modificato dalla DL 135\/18, convertito in L. 12\/2019 ci sono tre diverse opzioni per assegnare le concessioni:<\/p>\n<p>&#8211; Assegnarle a ad <strong>operatori economici terzi <\/strong>individuati attraverso l\u2019espletamento di gare con procedure ad evidenza pubblica;<\/p>\n<p>&#8211; Assegnarle mediante <strong>forme di partenariato pubblico-privato<\/strong>, Il PPP \u00e8 una collaborazione a lungo termine tra la Pubblica Amministrazione (PA) e soggetti privati. Lo scopo \u00e8 finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di pubblico interesse, condividendo risorse, competenze e rischi. Sono regolate dal Codice dei Contratti Pubblici ai sensi degli articoli 179 e seguenti del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 (Codice dei contratti pubblici). L&#8217;affidamento a societ\u00e0 partecipate deve comunque avvenire nel rispetto delle disposizioni di cui al d.lgs. 175\/19 agosto 2016 (attualmente il D.lgs. 36\/2023), che stabilisce le regole per:<\/p>\n<p>Il trasferimento del rischio operativo: il privato deve assumersi una quota significativa del rischio (di costruzione o di domanda) per giustificare l&#8217;operazione.<\/p>\n<p>La durata del contratto: limitata al tempo necessario per recuperare gli investimenti e remunerare il capitale<\/p>\n<p>Il finanziamento: prevede l&#8217;apporto totale o parziale di capitali da parte del partner privato.<\/p>\n<p>le operazioni di PPP di particolare rilevanza economica (di interesse statale o con contributi a carico dello Stato) sono soggette al parere del Nucleo di consulenza per l\u2019Attuazione delle linee guida per la Regolazione dei Servizi di pubblica utilit\u00e0 (NARS), organo collegiale coordinato dal Capo del DIPE; il NARS, inoltre, \u00e8 l\u2019organo deputato ad esprimere parere per le revisioni delle concessioni e dei relativi piani economico-finanziari.<\/p>\n<p>&#8211; Assegnarle a <strong>societ\u00e0 miste pubblico-private<\/strong> che sono societ\u00e0 di capitale (S.p.A. o S.r.l.) costituite da uno i pi\u00f9 enti pubblici e da uno o pi\u00f9 soggetti privati per gestire servizi di interesse generale o realizzare opere pubbliche. La loro disciplina in Italia \u00e8 regolata dal Testo Unico in materia di societ\u00e0 a partecipazione pubblica (D.lgs. 175\/19 agosto 2016) e dal Codice dei Contratti Pubblici. Le regole pi\u00f9 rilevanti sono:<\/p>\n<p>Il socio privato non pu\u00f2 essere scelto direttamente, ma attraverso un&#8217;unica gara pubblica che seleziona il partner industriale e, contemporaneamente, gli affida l&#8217;appalto o la concessione del servizio e la quota di partecipazione che non pu\u00f2 essere inferiore al 30%. L&#8217;attivit\u00e0 della societ\u00e0 deve essere limitata ed esclusiva per la realizzazione dell&#8217;opera o la gestione del servizio per cui \u00e8 stata costituita.<\/p>\n<p>Secondo la teoria oggettiva, il servizio \u00e8 pubblico in quanto rientra tra i compiti dell\u2019amministrazione pubblica, centrale o statale, potendo essere esercitato anche da un soggetto privato nell\u2019ambito di una regolamentazione dell\u2019attivit\u00e0 che ne garantisca i requisiti e il raggiungimento di finalit\u00e0 politiche e\/o sociali. Un servizio pubblico deve avere tre elementi:<\/p>\n<p>&#8211; il riconoscimento formale del servizio alla pubblica amministrazione o per effetto di una scelta autonoma di assunzione del servizio da parte della pubblica amministrazione o per effetto di legge;<\/p>\n<p>&#8211; la finalit\u00e0 della soddisfazione di esigenze della collettivit\u00e0;<\/p>\n<p>&#8211; la presenza di una organizzazione del servizio, che specifichi le modalit\u00e0 di gestione.<\/p>\n<p>La disciplina comunitaria inquadra i servizi pubblici in due categorie: \u00abservizi di interesse generale\u00bb (SIG) e \u00abservizi di interesse economico generale\u00bb (SIEG). In entrambe le categorie prevede una piena discrezionalit\u00e0 e competenza da parte degli Stati membri di individuare quali e quante prestazioni, sia a livello locale che nazionale, siano da considerarsi di interesse generale e poi abbiano o meno rilevanza economica.<\/p>\n<p>I servizi di interesse economico generale suddivisi al loro interno in:<\/p>\n<ol>\n<li>a) erogati in regime di mercato; di fronte alla controprestazione di erogazione di un bene o servizio di interesse economico generale (comunicazioni, trasporti, <strong>energia, forniture idriche<\/strong>)<\/li>\n<li>b) suscettibili di essere erogati in regime di mercato, ma che di fatto non lo sono, per motivi politici, sociali o comunque macroeconomici; Servizi privi di interesse economico (sistemi scolastici obbligatori, la protezione sociale, la sanit\u00e0, funzioni che si collegano alla potest\u00e0 pubblica come la sicurezza, la giustizia, la difesa).<\/li>\n<\/ol>\n<p>In ambito locale, vi pu\u00f2 essere l\u2019affidamento del servizio a seguito di procedure di gara ad evidenza pubblica, con<strong> possibilit\u00e0 di affidamento in house a societ\u00e0 interamente pubblica<\/strong>, a particolari condizioni. Questa scelta va supportata da una qualificata motivazione che illustri le ragioni del mancato ricorso al mercato e i potenziali benefici per la collettivit\u00e0 in termini di <strong>qualit\u00e0 del servizio, dei costi dei servizi per gli utenti, dell\u2019impatto sulla finanza pubblica, nonch\u00e9 sugli obiettivi di universalit\u00e0, di socialit\u00e0, di accessibilit\u00e0 dei servizi e di tutela dell\u2019ambiente<\/strong>.<\/p>\n<p>La disciplina di riferimento impone paletti molto rigidi per tutelare la concorrenza e garantire l&#8217;interesse pubblico:<\/p>\n<p>Gara a doppio oggetto: La scelta del socio privato e l&#8217;affidamento della concessione\/servizio avvengono simultaneamente tramite un&#8217;unica procedura a evidenza pubblica<\/p>\n<p>Quote di partecipazione: La quota del partner privato non pu\u00f2 essere inferiore al \\(30\\%\\).<\/p>\n<p>Requisiti del socio: Il socio privato non \u00e8 un semplice investitore finanziario, ma deve possedere specifici requisiti di qualificazione ed esperienza tecnica nel settore energetico.<\/p>\n<p>Gestione degli impianti: La societ\u00e0 provvede in via diretta alla gestione dell&#8217;impianto idroelettrico per almeno il \\(70\\%\\) del proprio valore.<\/p>\n<p>Normativa di settore (D.lgs. 175\/2016): Queste societ\u00e0 sono tenute a rispettare i vincoli di efficienza, gestione oculata e trasparenza previsti per le partecipate pubbliche. Il modello \u00e8 particolarmente rilevante per le grandi derivazioni idroelettriche, dove le Regioni (titolari delle funzioni sul demanio idrico) possono utilizzare la SPP per mantenere il controllo strategico sulla risorsa pur affidando la gestione operativa e gli investimenti di ammodernamento a operatori del mercato. <a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La disciplina di riferimento impone paletti molto rigidi per tutelare la concorrenza e garantire l&#8217;interesse pubblico:\u00a0[<a href=\"https:\/\/www.appaltiecontratti.it\/la-possibilita-per-gli-enti-locali-di-costituire-o-acquisire-partecipazioni-in-societa-pubbliche-finalizzate-allattivita-di-vendita-dellenergia-elettrica\/\">1<\/a>]<\/p>\n<ul>\n<li><strong>Gara a doppio oggetto:<\/strong>\u00a0La scelta del socio privato e l&#8217;affidamento della concessione\/servizio avvengono simultaneamente tramite un&#8217;unica procedura a evidenza pubblica.<\/li>\n<li><strong>Quote di partecipazione:<\/strong>\u00a0La quota del partner privato non pu\u00f2 essere inferiore al 30%.<\/li>\n<li><strong>Requisiti del socio:<\/strong>\u00a0Il socio privato non \u00e8 un semplice investitore finanziario, ma deve possedere specifici requisiti di qualificazione ed esperienza tecnica nel settore energetico.<\/li>\n<li><strong>Gestione degli impianti:<\/strong>\u00a0La societ\u00e0 provvede in via diretta alla gestione dell&#8217;impianto idroelettrico per almeno il 70% del proprio valore.<\/li>\n<li><strong>Normativa di settore (D.lgs. 175\/2016):<\/strong>\u00a0Queste societ\u00e0 sono tenute a rispettare i vincoli di efficienza, gestione oculata e trasparenza previsti per le partecipate pubbliche.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Il modello \u00e8 particolarmente rilevante per le\u00a0<strong>grandi derivazioni idroelettriche<\/strong>, dove le Regioni (titolari delle funzioni sul demanio idrico) possono utilizzare la SPP per mantenere il controllo strategico sulla risorsa pur affidando la gestione operativa e gli investimenti di ammodernamento a operatori del mercato.<\/p>\n<p>Sono modelli in fasi di studio in Umbria<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, in Friuli, e nelle Marche e gi\u00e0 realizzate e funzionanti nelle province autonome di Trento e Bolzano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>5 Quando si parla di idroelettrico in Veneto, in realt\u00e0 si parla di Belluno. La potenza nominale concessa nelle grandi derivazioni nell\u2019intera regione \u00e8 pari a 427.103 kW, di cui 359.197 kW in provincia di Belluno (oltre il 70% della potenza riferita alle opere di presa). Su 34 concessioni complessive, 23 hanno opera di presa in provincia di Belluno (dato che sale a 25 considerando anche opere di presa in provincia di Trento, per oltre 80.000 kW). Il sistema comprende inoltre 32 centrali, 16 dighe, 29 dighe minori, vasche di carico e traverse e 2 impianti di pompaggio.<\/p>\n<p>6 I benefici oggi previsti dalla normativa (canoni e sovracanoni, energia gratuita): un ordine di grandezza orientativo stima che il territorio bellunese \u201cattivi\u201d circa 28 milioni di euro l\u2019anno di voci fisse, a cui si possono aggiungere, circa 20 milioni (parte variabile e monetizzazione dell\u2019energia gratuita), per un totale prudenziale vicino a 50 milioni l\u2019anno. La quota di energia gratuita \u00e8 stimata in circa 75 GWh, pari al consumo annuo di circa 30.000 famiglie. <em>(fonte BIM Consorzio)<\/em><\/p>\n<p>7 I ricavi, il valore della produzione dell\u2019idroelettrico Veneto gestito attualmente dall\u2019Enel sono stimabili in circa 1,3 &#8211; 1,4 miliardi l\u2019anno e i profitti sono stimabili in circa 350-400 milioni di euro l\u2019anno.<\/p>\n<p>8 A prima vista la gestione del sistema idroelettrico diretta, da parte di un soggetto pubblico, posto sia praticabile dal punto di vista giuridico, economico e gestionale, appare molto pi\u00f9 vantaggioso per la comunit\u00e0 bellunese di qualsiasi altra soluzione. Pensare di dividere attraverso l&#8217;ente Provincia risorse annue di circa 150 milioni di profitti significa ottenere una quantit\u00e0 di risorse tripla di quella che si spera di ottenere rinegoziando con il valore dei canoni dei sovracanoni e della concessione gratuita di energia.<\/p>\n<p>9 Il sistema idroelettrico e i consumi di energia in Veneto<\/p>\n<p>Il sistema idroelettrico Veneto ha 407 produttori con una Potenza efficiente lorda di circa 1.228 megawatt \u00e8 una potenza efficiente netta di 1.214 megawatt la cui producibilit\u00e0 media annua e di 4.777 gigawattora, nel 2024 la produzione lorda idroelettrica \u00e8 stata di 4.843 gigawattora. I calcoli seguenti sono il risultato dell\u2019utilizzo del dato medio. I 4,8 GWh l\u2019anno corrispondono a un potenziale ricavo (considerando il prezzo medio di 1 kWh = 0,35\u20ac) pari a 1,672 miliardi di \u20ac.<\/p>\n<p>Per calcolare correttamente i ricavi \u00e8 necessario ricordare che la produzione destinata al consumo \u00e8 un po\u2019 inferiore (circa l\u20191%) a quella totale. Il Veneto nel 2023 ha consumato 30.785 gigawattora di energia elettrica, da questo dato si ricava che i veneti spendono ogni anno circa 10,7 miliardi di euro in energia elettrica ovvero circa 2.218 \u20ac pro capite l\u2019anno. Questo dato andrebbe ricalcolato in modo corretto considerando anche le utenze dei non residenti ma in questa sede lo trascuriamo. <em>(fonte: Terna)<\/em><\/p>\n<p>10 Il sistema idroelettrico e i consumi di energia in provincia di Belluno<\/p>\n<p>Gli impianti in provincia di Belluno producono circa 2,5 GWh l&#8217;anno di energia idroelettrica, che equivalgono a un potenziale ricavo (considerando il prezzo medio di 1 kWh = 0,35\u20ac) di circa 882 milioni di euro. Il bellunese ne consuma il 40% (circa 1.014 GWh l\u2019anno) e pu\u00f2 vendere quasi tutta l\u2019energia non consumata, al netto di quella necessaria per il pompaggio in quota dell\u2019acqua nei momenti di scarsa domanda. Ovviamente il totale del consumo non riguarda solo l\u2019energia idroelettrica ma da tutte le fonti disponibili, comprese quelle di autoproduzione.<\/p>\n<p>Da questo dato si comprende che l\u2019energia costa ogni anno ai bellunesi circa 355 milioni di euro ovvero circa 1.800 \u20ac l\u2019anno pro capite. Anche questo dato andrebbe ricalcolato in modo corretto considerando anche le utenze dei non residenti ma in questa sede lo trascuriamo. <em>(fonte: Terna)<\/em><\/p>\n<p>11 I saldi energetici in Veneto e in provincia di Belluno<\/p>\n<p>In Provincia c\u2019\u00e8 un surplus (circa 1.506 GWh l\u2019anno) di energia prodotta rispetto quella consumata. In Veneto la questione si pone in termini opposti dal 2001 e nel 2024 ha richiesto 29.998 GWh e ne prodotti 15.675 GWh (dei quali con un deficit di 14.313 GWh. Ecco perch\u00e9 la Regione desidera alleggerire il debito energetico gestendo direttamente il sistema produttivo idroelettrico bellunese ed ecco perch\u00e9 i bellunesi non dovrebbero permetterle di farlo.<\/p>\n<p>12 Un insieme eterogeneo di problemi<\/p>\n<p>Illudersi che il percorso da seguire da qui al 2029 sia un percorso semplice sarebbe da sciagurati irresponsabili. Ma non ci sono solo i problemi ci sono anche le risorse, nel preparare questa nostra iniziativa abbiamo potuto incontrare diversi imprenditori Bellunese dotati di cospicue risorse, disponibili a partecipare con un proprio investimento alla costituzione di una societ\u00e0 pubblica-privata come soci di minoranza. Va considerato che il Bellunese ha una quantit\u00e0 di risparmio privato notevolissimo e oggi giace in investimenti a bassissimo rendimento, un risparmio che in totale raggiungere i 13 miliardi di euro.<\/p>\n<ul>\n<li>Come costituire una societ\u00e0 pubblica e privata nella quale la quota di partecipazione di maggioranza sia del settore pubblico e tra gli enti del settore pubblico la maggioranza sia della provincia di Belluno?<\/li>\n<li>In che modo costituire una societ\u00e0 partecipata che abbia le competenze necessarie per la gestione del sistema Idro elettrico Bellunese in poco pi\u00f9 di due anni?<\/li>\n<li>Le due province autonomi di Trento e di Bolzano hanno gi\u00e0 due societ\u00e0 partecipate che si occupa della gestione dei loro sistemi idroelettrici, la prima sta cercando di quotare in borsa la propria societ\u00e0 mentre la provincia tirolese o una societ\u00e0 completamente pubblica che distribuisce notevoli vantaggi all\u2019imprese della popolazione residente.<\/li>\n<li>Come valutare le difficolt\u00e0 di questa impresa partecipata se non si conoscono ancora alcune variabili essenziali per valutare il rischio e le opportunit\u00e0 di costruirla?<\/li>\n<li>Chi sa quant\u2019\u00e8 la capacit\u00e0 attuale dei bacini artificiali del sistema Idro elettrico Bellunese, e chi \u00e8 in grado di valutare quale sarebbe l\u2019entit\u00e0 degli investimenti per sdraiare i depositi al fine di ripristinare la capacit\u00e0 degli invasi?<\/li>\n<li>Chi \u00e8 in grado di conoscere i dati relativi alla gestione economica e finanziaria dell&#8217;idroelettrico e Veneto all&#8217;interno della gestione complessiva della produzione di energia attualmente gestita dall&#8217;Enel e da altri grandi gruppi industriali?<\/li>\n<li>In quale stato di manutenzione ordinaria e straordinaria sono gli impianti di carico dei bacini, il sistema dei canali di adduzione delle acque e le centrali del sistema idroelettrico bellunese?<\/li>\n<li>Come comporre gli interessi della comunit\u00e0 Bellunese con quelli del resto del Veneto e in particolare con quelli dei consorzi irrigui della pianura?<\/li>\n<\/ul>\n<p>Queste sono alcune delle domande senza risposta che rendono il cammino incerto e pieno di insidie per gli interessi della comunit\u00e0 Bellunese.<\/p>\n<p>Noi siamo tre cittadini privi di potere e ci limitiamo a segnalare quattro questioni:<\/p>\n<ul>\n<li>la comunit\u00e0 Bellunese deve essere informata passo dopo passo dell\u2019evolversi della situazione in modo da permetterle di orientare le scelte delle proprie istituzioni nella direzione pi\u00f9 conveniente per noi.<\/li>\n<li>La Regione Veneto, in riferimento al sistema idroelettrico regionale, ha finalmente l\u2019opportunit\u00e0 di applicare concretamente l\u2019articolo 15 del suo Statuto, riconoscendo alla provincia di Belluno, e indirettamente alla comunit\u00e0 dolomitica, il ruolo che spetta loro nella gestione del proprio patrimonio idrologico dopo pi\u00f9 di un secolo di abusi e di catastrofi.<\/li>\n<li>L\u2019acqua \u00e8 un bene comune e pertanto non appartiene ad alcuno in via esclusiva. La comunit\u00e0 Bellunese deve comprendere che la gestione che gli spetta non pu\u00f2 essere esercitata in danno al resto delle istituzioni e degli interessi privati veneti. Essa va gestita nell\u2019interesse comune regionale anche se la direzione e l\u2019esercizio del potere di indirizzo spetta prevalentemente alla provincia di Belluno. Ognuno comprende che questo \u00e8 possibile solo se la gestione di questa partita avviene in modo chiaro e trasparente condividendo gli obiettivi tra tutti i soggetti interessati.<\/li>\n<li>L\u2019importanza di questa titolarit\u00e0 della gestione non riguarda prevalentemente gli aspetti economici, sui quali si possono raggiungere facilmente accordi per un\u2019equa divisione dei costi e dei ricavi, ma ha a che fare con la crescita della capacit\u00e0 e della consapevolezza di poter gestire gli asset economici principali presenti in provincia per governare e guidare lo sviluppo locale non contro qualcuno ma nell\u2019interesse comune. La provincia come ente ha la necessit\u00e0 vitale di ritrovare una propria centralit\u00e0 nel governo del territorio di cui \u00e8 l\u2019unico legittimo rappresentante politico, la provincia intesa come comunit\u00e0 ha bisogno di un centro di riferimento per individuare i propri interessi strategici futuri e di una struttura amministrativa competente ed efficiente.<\/li>\n<\/ul>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La nostra iniziativa non intende rivendicare alcuna primazia, le decisioni in questo ambito spettano ai rappresentanti politici della comunit\u00e0 Bellunese, certamente non a noi. Tuttavia, la politica senza chiarezza, trasparenza e partecipazione non pu\u00f2 raggiungere gli obiettivi ambiziosi che questa partita esige nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n<p>Sostanzialmente questo appello riguarda proprio questa necessit\u00e0 che \u00e8 indispensabile per affrontare questo problema in modo responsabile ed efficace. Ci auguriamo che tutti i Bellunesi avvertono la necessit\u00e0 di partecipare a questo processo di scelta da cui dipende una buona parte del futuro economico e sociale di comunit\u00e0 gi\u00e0 duramente provate da uno sviluppo rallentato e troppo fragile per garantire gli interessi dei suoi eredi.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> A sostegno del referendum nelle prime settimane furono raccolte quasi 200.000 firme, che raggiunsero, infine, il milione e seicentomila complessive. La Corte costituzionale con sentenza n. 24\/11, dichiar\u00f2 l\u2019ammissibilit\u00e0 del referendum e dispose che la scelta di sottrarre alla mano pubblica la gestione del servizio idrico non era affatto dovuta per conformare il diritto interno a quello europeo, ma che anzi proprio il diritto europeo avrebbe potuto costituirne la legittima base giuridica per la gestione pubblica. La valutazione referendaria avvenne riscontrando una larga adesione alle proposte di rimozione della legge dall\u2019ordinamento e il referendum fu vinto con oltre il 90% dei SI.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> 1. Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorch\u00e9 non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Le acque costituiscono una risorsa che va tutelata ed utilizzata secondo criteri di solidariet\u00e0; qualsiasi loro uso \u00e8 effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.<\/li>\n<li>La disciplina degli usi delle acque \u00e8 finalizzata alla loro razionalizzazione, allo scopo di evitare gli sprechi e di favorire il rinnovo delle risorse, di non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilit\u00e0 dell&#8217;ambiente, l&#8217;agricoltura, la piscicoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici.<\/li>\n<li>Gli usi diversi dal consumo umano sono consentiti nei limiti nei quali le risorse idriche siano sufficienti e a condizione che non ne pregiudichino la qualit\u00e0.<\/li>\n<\/ol>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> L\u2019art. 7 della Legge 5 agosto 2022, n. 118 (La legge sulla concorrenza 2021), in linea con i principi enunciati nel PNRR, ha portato una serie di modifiche alla disciplina in materia di concessioni di grande derivazione idroelettrica di cui all\u2019art. 12 del D. Lgs. 16 marzo 1999, n. 794 (il c.d. \u201cdecreto Bersani\u201d).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Con Legge regionale del 10 febbraio 2025, n. 1, recante \u201cDisposizioni in materia di concessioni idrauliche e di derivazioni a scopo idroelettrico&#8221;, la Regione Veneto ha completato l\u2019intervento in materia di concessioni idroelettriche, modificando la Legge regionale del 3 luglio 2020, n. 27, ed in particolare sull\u2019art. 4 della medesima. In vigore dal 14 febbraio 2025, giorno della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto, la previsione normativa introduce una fondamentale proroga per l\u2019esercizio delle piccole derivazioni a scopo idroelettrico scadute: il precedente testo fissava il termine di scadenza nella data del 31 luglio 2024 ma, per effetto della novella, tale termine \u00e8 stato sostituito con il termine del \u201c31 luglio 2029\u201d. La LR n. 1\/2025 opera una proroga di ben cinque anni per le piccole concessioni scadute nel luglio del 2024, nell\u2019ottica di riservare allo Stato un tempo tecnicamente \u201csufficiente\u201d per l\u2019individuazione e l\u2019attuazione di un\u2019adeguata disciplina regolatoria finalizzata alle assegnazioni delle piccole derivazioni idroelettriche, come ritenuto dal Consiglio regionale. Perch\u00e9: \u201cnon possiamo lasciare scoperto un servizio essenziale come la produzione elettrica, [specialmente] se consideriamo quanto siano problematiche per l\u2019ambiente e costose economicamente altre forme di approvvigionamento energetico, in primis quelle provenienti da combustibili fossili\u201d. La stessa Legge regionale n. 1\/2025, interviene anche sulle concessioni per i grandi impianti, rimettendo alla Giunta regionale la possibilit\u00e0 di consentire alle sole concessioni scadute in data anteriore al 31 dicembre 2024, la prosecuzione temporanea, da parte del concessionario, dell\u2019esercizio degli impianti di grande derivazione ad uso idroelettrico per il tempo che si ritiene necessario per il completamento delle procedure di attribuzione delle stesse grandi derivazioni idroelettriche. Una previsione normativa di natura \u201ctransitoria\u201d, la cui introduzione, ma il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 9 aprile, ha disposto l\u2019impugnazione della medesima Legge regionale n. 1\/2025, in quanto alcune delle disposizioni ivi contenute si mostrano illegittime rispetto agli articoli 11 e 117, comma 1 e 2, lett. e), della Costituzione: in particolare, il Consiglio ha ritenuto che \u201cla disposizione regionale in esame delinea una specifica ipotesi di rinnovo che esula dai principi concorrenziali, [\u2026]viene cos\u00ec cristallizzato il riconoscimento implicito di un rinnovo, in evidente contrasto con i principi di pubblicit\u00e0, trasparenza e non discriminazione previsti dalla normativa eurounitaria ed in particolare dall&#8217;art. 12 della direttiva Bolkenstein che, secondo la costante giurisprudenza [\u2026]\u201d.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Studio \u201c<em>Energia dall&#8217;acqua, forza e sicurezza del paese: Il ruolo strategico dell\u2019idroelettrico per l\u2019Italia<\/em>\u201d, realizzato da TEHA in collaborazione con Enel, presentato alla 51\u00b0 edizione del Forum \u201cLo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive\u201d di TEHA, in una conferenza stampa cui hanno preso parte Lorenzo Tavazzi, Senior Partner e Board Member di The European House &#8211; Ambrosetti e TEHA Group, Salvatore Bernabei, Head of Enel Green Power and Thermal Generation di Enel e Guido Bortoni, Presidente di CESI, gi\u00e0 Capo Dipartimento Energia del Governo Italiano e gi\u00e0 Presidente di ARERA.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Paolo Popoli, Economia e gestione dei servizi pubblici, Universit\u00e0 degli studi di Roma \u201cUnitelma Sapienza\u201d<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> REGIONE Umbria, Deliberazione dell\u2019assemblea legislativa del 28 febbraio 2023, n. 296. <em>Impegno della Giunta regionale a procedere allo studio di fattibilit\u00e0 per la costituzione di una societ\u00e0 mista pubblico-privata alla quale concedere in affidamento le grandi derivazioni idroelettriche e a valutare l\u2019eventuale accorpamento di pi\u00f9 concessioni e a preferire la gestione unitaria.<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Belluno, 02\/07\/2026 &#8211; S\u00ec \u00e8 tenuta stamane nella sala riunioni dell&#8217;Appia di Belluno la conferenza sul futuro del sistema idroelettrico bellunese. 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