{"id":170645,"date":"2026-06-01T18:51:00","date_gmt":"2026-06-01T16:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=170645"},"modified":"2026-06-01T18:51:00","modified_gmt":"2026-06-01T16:51:00","slug":"il-trionfo-della-citta-di-pianura-perche-simone-venturini-ha-espugnato-la-venezia-di-terraferma-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/06\/01\/il-trionfo-della-citta-di-pianura-perche-simone-venturini-ha-espugnato-la-venezia-di-terraferma-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Il trionfo della Citt\u00e0 di Pianura: perch\u00e9 Simone Venturini ha espugnato la Venezia di Terraferma  * di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<p><em><strong>Analisi di un voto che segna la fine del laboratorio progressista: \u201cA Venezia vince il civico \u00a0Simone Venturini (UdC) perch\u00e9 parla il linguaggio della Terraferma \u00a0quella compresa nella \u00a0\u201cCitt\u00e0 di Pianura\u201d, una delle tante del \u201cvillaggio Veneto\u201d <\/strong><\/em><\/p>\n<p><em><strong>\u201c1926\u20132026: Venezia e Mestre, due citt\u00e0 sorelle dentro la Citt\u00e0 Metropolitana\u201d<\/strong><\/em><\/p>\n<p>A Venezia vince il civico Simone Venturini (UdC) perch\u00e9 parla il linguaggio della Terraferma, quella compresa nella \u201cCitt\u00e0 di Pianura\u201d, una delle tante del <strong>\u201cvillaggio Veneto\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Simone Venturini, eletto con <strong>56.344<\/strong> voti (il 51% di chi si \u00e8 espresso), \u00e8 il Sindaco di Venezia per il quinquennio 2026\u20112031. L\u2019avversario Andrea Martella, candidato del Campo Largo, si \u00e8 fermato al 39% con 43.294 suffragi. La mappa del voto comunale \u00e8 eloquente: il \u201crosso\u201d progressista \u00e8 ormai confinato nel Centro Storico, con qualche residua presenza al Lido; il \u201cgiallo\u201d Venturini domina la Terraferma, che si conferma il baricentro politico della citt\u00e0 \u201cunicum\u201d al mondo.<\/p>\n<p>La sconfitta dell\u2019area progressista \u00e8 una vera batosta, tanto pi\u00f9 perch\u00e9 sondaggisti, social\u2011media e persino alcuni leader del centrodestra avevano lasciato intendere un vantaggio del centrosinistra. I big del centrosinistra si sono spesi molto -in presenza e in remoto- per sostenere Martella, parlamentare di lungo corso con cinque legislature alle spalle. Ma non \u00e8 bastato.<\/p>\n<p>Per capire perch\u00e9 un esponente nato a Marghera il <strong>1\u00b0 ottobre 1987<\/strong>, non un \u201cforesto\u201d ma un veneziano della Terraferma, abbia raccolto un consenso cos\u00ec ampio -quasi all\u2019insaputa del suo stesso <em>rassemblement<\/em> &#8211; occorre guardare alla sua biografia politica. Venturini non \u00e8 un <strong>civico improvvisato<\/strong>: \u00e8 un dirigente politico a tutto tondo, cresciuto nei banchi del Consiglio comunale gi\u00e0 nel 2010 come capogruppo dell\u2019UdC, formazione erede della tradizione cristiano\u2011sociale veneta. Laureato in Giurisprudenza a Padova, ha dedicato gran parte della sua vita adulta all\u2019amministrazione locale, maturando esperienza su deleghe cruciali (sociale, lavoro, turismo, sviluppo del territorio) affidategli da Luigi Brugnaro negli ultimi dieci anni.<\/p>\n<p>La sua lista personale &#8211; \u201cSimone Venturini Sindaco\u201d- ha ottenuto il <strong>30,10%<\/strong> dei voti validi, rottamando di fatto due partiti storici del centrodestra veneziano: Forza Italia (<strong>1 <\/strong>consigliere) e Lega Salvini Premier (<strong>2<\/strong> consiglieri), ridotti a una rappresentanza <strong>simbolica<\/strong>. \u00c8 un risultato che gli consegna un forte potere negoziale in Consiglio comunale, ma anche una responsabilit\u00e0 diretta: fra cinque anni, promesse e risultati saranno misurati direttamente su di lui.<\/p>\n<p>Ma la vera ragione della vittoria \u00e8 un\u2019altra: Venturini ha parlato alla <strong>\u201cCitt\u00e0 di Pianura\u201d.<\/strong> Ha intercettato le esigenze della citt\u00e0 reale: quella dei giovani che studiano, delle famiglie che lavorano, delle imprese che intraprendono, dei pendolari che ogni giorno attraversano il Ponte della Libert\u00e0. Una Venezia che non \u00e8 pi\u00f9 solo Laguna, ma soprattutto Terraferma, con i problemi tipici delle citt\u00e0 venete: <em>mobilit\u00e0, sicurezza, servizi, lavoro, decoro urbano, opportunit\u00e0 per i figli.<\/em> Venturini ha parlato questa lingua. Martella no. E qui la politica incontra la cultura.<\/p>\n<p>Il film <strong><em>\u201cLe citt\u00e0 di pianura\u201d<\/em><\/strong> del regista bellunese <strong>Francesco Sossai<\/strong> \u2014 sette premi a Cannes, sedici candidature ai David \u2014 racconta esattamente questo mondo: la provincia che non \u00e8 pi\u00f9 comunit\u00e0 ma mercato, la fine del mito industriale, la nostalgia del lavoro stabile, la retorica del \u201csiamo una famiglia\u201d che copre le crepe e le fragilit\u00e0 umane. Nel film, l\u2019attore veneziano Roberto Citran interpreta l\u2019imprenditore \u201cbuono\u201d che regala un Rolex all\u2019operaio dopo quarant\u2019anni di lavoro: un gesto affettuoso solo in apparenza, simbolo di un mondo che si \u00e8 trasformato senza dirlo, svuotandosi dei contenuti originari e dei valori etici che lo sostenevano. Sossai non ha girato un film politico, ha girato un film sulla verit\u00e0 sociale di quel che oggi \u00e8 il Veneto. Quella provincia, quella citt\u00e0 di pianura, \u00e8 la stessa Venezia che ha votato Venturini.<\/p>\n<p>E qui si innesta la frase pi\u00f9 tagliente di queste post-elezioni, pronunciata da Massimo Cacciari (Corriere della Sera 26.05): \u00ab<em>Mio nipote Tommaso avrebbe preso pi\u00f9 voti di Martella<\/em>\u00bb. Non \u00e8 un insulto, \u00e8 una diagnosi. Cacciari non contesta la persona, ma la scelta politica: un candidato percepito come <strong>\u201cgiovane vecchio\u201d,<\/strong> un politico puro con una carriera da eterno numero due o tre, una volta al seguito di Veltroni, un\u2019altra di Orlando, un\u2019altra ancora di Bersani.\u201d \u00a0\u00c8 l\u2019espressione di un centrosinistra che da anni ripete gli stessi errori, convinto che basti la somma delle sigle per parlare a una citt\u00e0 che non riconosce pi\u00f9 quelle sigle.<\/p>\n<p>Simone Venturini non ha vinto perch\u00e9 <strong>\u201cgiovane\u201d,<\/strong> n\u00e9 perch\u00e9 <strong>\u201ccivico\u201d,<\/strong> n\u00e9 perch\u00e9 \u201c<strong>di centrodestra\u201d<\/strong>. Ha vinto perch\u00e9 ha interpretato la Venezia vera, non quella immaginata dai gruppi dirigenti elitari. Non ha promesso rivoluzioni, non ha evocato identit\u00e0, non ha brandito ideologie. Ha fatto ci\u00f2 che il centrosinistra faceva negli anni del <em>Laboratorio Venezia<\/em>: ha parlato al centro moderato, a quell&#8217;area dinamica e trasversale capace di pesare tra il 12% e il 14%. Venturini ha preso esattamente quell\u2019area; Martella l\u2019ha persa esattamente in quella misura.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un elemento che nessuno nomina, ma che tutti hanno visto. La campagna di Venturini ha beneficiato di una <strong>regia politica<\/strong> <strong>esperta<\/strong>, capace di evitare errori, modulare i toni, parlare a Mestre senza perdere Venezia, costruire un profilo istituzionale senza sembrare un tecnocrate, tenere insieme moderati, civici e voti disgiunti. Chi conosce la storia recente della citt\u00e0 sa che certi fili non si muovono da soli, e sa anche che, nella Venezia del dopo Orsoni, esistono figure che hanno mantenuto un ruolo silenzioso ma influente. Il segreto del successo delle giunte Cacciari e Costa risiedeva, <strong>appunto,<\/strong> nella capacit\u00e0 d\u2019intercettare quel frammento di societ\u00e0 civile ed economica che al voto \u00e8 determinante. Non \u00e8 psicologia politica, \u00e8 matematica elettorale. Il centrosinistra ha perso perch\u00e9 ha rinunciato al centro moderato che, come sempre a Venezia, decide l\u2019elezione.<\/p>\n<p>E finch\u00e9 il centrosinistra non torner\u00e0 a capire la citt\u00e0 di pianura che Venezia \u00e8 diventata, continuer\u00e0 a perdere. Perch\u00e9 la Laguna \u00e8 ancora un simbolo, il Centro Storico \u00e8 un\u2019icona mondiale, ma la Terraferma \u00e8 diventata la politica.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>Il \u201clascito di Cacciari\u201d e la fine di un ciclo politico-amministrativo<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto, \u00e8 inevitabile allargare lo sguardo. La sconfitta del centrosinistra non \u00e8 solo elettorale: \u00e8 storica. Massimo Cacciari, il <em>Genius loci<\/em> che negli anni Novanta seppe traghettare Venezia oltre il recinto del vecchio PCI, aveva costruito un modello politico fondato proprio su quell\u2019area moderata e riformista che oggi \u00e8 tornata decisiva. La sua \u201cversione centrista\u201d nella Margherita fu l\u2019apripista di un\u2019epoca in cui la sinistra veneziana parlava a tutta la citt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Quel ciclo si \u00e8 chiuso<\/strong> e i segnali sono evidenti. Gianfranco Bettin &#8211; sconfitto da Cacciari una prima volta, sconfitto da Paolo Costa una seconda, e oggi nuovamente marginalizzato dal voto &#8211; cos\u00ec come Michele Boato con la sua lista (ABC, fermatasi a 410 voti, lo 0,38%), testimoniano la fine di un&#8217;epoca. Ciascuno di essi potr\u00e0 interrogarsi sul senso di una proposta che non intercetta pi\u00f9 la citt\u00e0 reale. Quella che un tempo era un&#8217;eredit\u00e0 sospesa, oggi \u00e8 stata definitivamente sperperata. Non resta che raccogliere i cocci e prepararsi a un\u2019opposizione seria, competente, capace di parlare di problemi concreti.<\/p>\n<p>Andrea Martella \u00e8 stato confermato alla guida della coalizione perdente, ma se vuole essere utile deve partire da un atto di responsabilit\u00e0: <strong>avviare subito<\/strong> le procedure congressuali per il rinnovo degli organi statutari scaduti del PD, di cui \u00e8 Segretario Regionale. Serve una rigenerazione vera: <strong>regionale, metropolitana e comunale<\/strong>. Ed \u00e8 proprio qui, in questo vuoto politico e identitario, che si apre il tema istituzionale pi\u00f9 importante dei prossimi anni. Un tema che riguarda la sopravvivenza stessa della citt\u00e0 storica.<\/p>\n<p><strong>1926\u20132026: Venezia e Mestre, due citt\u00e0 sorelle dentro la Citt\u00e0 Metropolitana, Venezia Storica e Citt\u00e0 d\u2019Acqua e Venezia-Terraferma e Citt\u00e0 della Green Economy<\/strong><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 l\u2019unicum mondiale deve poter scegliere<\/em><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una verit\u00e0 che nessuno osa dire: la <strong>\u201cGrande Venezia\u201d<\/strong> non \u00e8 un\u2019invenzione millenaria, ma un prodotto del fascismo del 1926, costruito per servire un progetto industriale che oggi non esiste pi\u00f9. Fu allora che il regime autorizz\u00f2 il capitalista Giuseppe Volpi conte di Misurata, prima liberale e poi fascista, a progettare e realizzare Porto Marghera con i primi insediamenti di industrie chimiche e metallurgiche, a ridosso della citt\u00e0 pi\u00f9 fragile del mondo. Una scelta territoriale che oggi definiremmo semplicemente <strong>folle e scellerata<\/strong>, facilitata dalla nascente dittatura di Benito Mussolini, pur avendo contribuito all\u2019evoluzione economica della regione.<\/p>\n<p>Per rendere possibile quel disegno, il fascismo cancell\u00f2 <strong>cinque<\/strong> comuni autonomi della terraferma: <strong>Mestre, Marghera, Favaro Veneto, Chirignago e Zelarino<\/strong>, e li fuse d\u2019autorit\u00e0 con Venezia, la gi\u00e0 Repubblica Serenissima detta anche la <strong>\u201cDominante\u201d.<\/strong> La logica era semplice: serviva manodopera, serviva territorio, serviva una \u201cmetropoli industriale\u201d da esibire al mondo. <strong>Non serviva Venezia: serviva la sua immagine<\/strong>. Il regime aggiunse due strumenti potenti: il <strong>Casin\u00f2<\/strong> municipale &#8211; istituito considerando la particolare orografia della citt\u00e0 lagunare, ovvero per garantirne la manutenzione e finanziarne le <strong>\u201copere pubbliche inderogabili\u201d &#8211; <\/strong>e la Biennale, trasformata in vetrina internazionale del nuovo potere.<\/p>\n<p>Poi arriv\u00f2 la Repubblica Italiana. E qui sta il paradosso: le grandi forze popolari del dopoguerra (DC, PCI, PSI) confermarono integralmente l\u2019impianto industriale esistente. Porto Marghera arriv\u00f2 a oltre 40.000 addetti, la base sociale operaia votava compatta la sinistra storica, e nessuno volle toccare <strong>l\u2019architettura amministrativa del 1926<\/strong>.<\/p>\n<p>Oggi Porto Marghera non \u00e8 morto: \u00e8 cambiato. \u00c8 un distretto logistico\u2011energetico\u2011portuale, non pi\u00f9 la citt\u00e0\u2011fabbrica che giustificava l\u2019aggregazione del 1926. La sua forza non \u00e8 pi\u00f9 la massa operaia, ma la specializzazione e la transizione <em>green<\/em>. E allora la domanda \u00e8 inevitabile: perch\u00e9 Venezia insulare deve restare prigioniera di un modello amministrativo costruito per un\u2019industria che <strong>non esiste pi\u00f9? Perch\u00e9?<\/strong><\/p>\n<p>Eppure, Venezia-Centro Storico ha meno di 50.000 residenti. La contraddizione \u00e8 in radice, intollerabile e fortissimamente penalizzante. Venezia e la sua laguna sono state riconosciute dall\u2019UNESCO fin dal <strong>1987<\/strong> come patrimonio dell\u2019umanit\u00e0, eppure la citt\u00e0 continua a essere amministrata come <strong>un quartiere<\/strong> periferico degli inizi del secolo scorso: inaccettabile! Nel frattempo, Mestre \u00e8 diventata la vera citt\u00e0: popolosa, dinamica, anch\u2019essa dotata di uno stock di servizi essenziali operativi su scala sovracomunale, come la sanit\u00e0, i trasporti, i rifiuti, l&#8217;acqua e il gas.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 allora Venezia non pu\u00f2 auto-amministrarsi, come Cavallino-Treporti?<\/strong> Nel 1999 quest&#8217;ultimo si separ\u00f2 da Venezia con un referendum in cui votarono solo i residenti del litorale, la popolazione direttamente interessata. Nel 2019, invece, il referendum per separare Mestre e Venezia vide il 66% di S\u00cc, ma tre quarti degli aventi diritto non andarono alle urne: quorum non raggiunto, <strong>tutto annullato<\/strong>. Un\u2019incoerenza democratica che grida vendetta!<\/p>\n<p>La legge regionale 25\/1992 permette gi\u00e0 oggi di ridefinire i confini comunali. La Regione Veneto pu\u00f2 stabilire <strong>chi vota, come vota e quale quorum serve<\/strong>. Non servono \u201cCitt\u00e0 Stato\u201d n\u00e9 \u201cStatuti Speciali\u201d: basta applicare la Costituzione, all&#8217;articolo 133. Certo, occorre la <strong>\u201cvolont\u00e0 politica\u201d<\/strong> di conoscere, comprendere e agire per un bene comune da preservare e tramandare alle future generazioni.<\/p>\n<p><strong>E c\u2019\u00e8 un altro nodo, il pi\u00f9 imponente, \u201cscomodo\u201d ma utile: il MOSE.<\/strong><\/p>\n<p>Con un debito pubblico nazionale che ha sfondato il muro dei <strong>3.150 miliardi di euro<\/strong> e la stagnazione economica alle porte, l\u2019illusione che lo Stato centrale possa accollarsi <strong>in eterno, e da solo,<\/strong> i 100 milioni di euro annui per la manutenzione e la gestione delle dighe mobili \u00e8 destinata a infrangersi. Nel dibattito pubblico e nei tavoli tecnici ministeriali gi\u00e0 circolano simulazioni che ipotizzano di scaricare almeno la met\u00e0 dei costi sui bilanci del territorio, dividendo la spesa tra lo Stato e la filiera degli enti locali (Regione, Citt\u00e0 Metropolitana e Comune), ipotizzando soluzioni di ripartizione come il 50\/50 o il 40\/60.<\/p>\n<p>Un&#8217;ipotesi del genere sarebbe una bomba a orologeria per l&#8217;intero territorio provinciale. Per la terraferma mestrina e per i comuni della Citt\u00e0 Metropolitana significherebbe il rischio concreto di vedere drenate le proprie risorse territoriali per finanziare le paratoie in mare, anzich\u00e9 i servizi di prossimit\u00e0, le strade, le scuole e il welfare del Veneto orientale o del miranese. Per una Venezia insulare isolata, una simile quota di co-finanziamento significherebbe il dissesto finanziario immediato. La convivenza forzata del 1926 fallisce anche davanti alla <strong>contabilit\u00e0 idraulica della sua filiera amministrativa<\/strong>.<\/p>\n<p>La soluzione a questo vicolo cieco non sta nel mendicare utopie, ma in una lucida operazione di realismo finanziario, da attuarsi <strong>contestualmente<\/strong> alla nascita del <strong>Comune autonomo d&#8217;acqua di Venezia.<\/strong><\/p>\n<p>La proposta da lanciare nell&#8217;agor\u00e0 \u00e8 lineare e poggia su bilanci inattaccabili: <strong>vincolare l&#8217;intera risorsa della Casa da Gioco alla quota di gestione del MOSE di competenza locale.<\/strong> Parliamo di una macchina che si \u00e8 stabilizzata su livelli record: gli incassi netti del gioco viaggiano a quota 117 milioni di euro annui, generando &#8211; al netto degli imponenti costi di gestione e del personale &#8211; un utile netto di bilancio di <strong>15,1 milioni<\/strong> di euro interamente devoluto al <strong>Comune della &#8220;Grande Venezia&#8221;<\/strong> \u00a0di cui ricorre il centenario.<\/p>\n<p>\u00c8 un ritorno alle origini: la casa da gioco nacque nel secolo scorso proprio con il vincolo giuridico di finanziare le <strong>\u201copere pubbliche inderogabili<\/strong>\u201d e la manutenzione di una citt\u00e0 dall&#8217;orografia unica al mondo. Quale opera \u00e8 oggi pi\u00f9 inderogabile del sistema che <strong>la tiene a galla?<\/strong><\/p>\n<p>Oggi quei 15 milioni di utile pulito rischiano di perdersi nel grande calderone della spesa corrente della terraferma o nei maxi-progetti strutturali della periferia metropolitana. Nella nuova architettura del Comune Autonomo d&#8217;Acqua, questa dote finanziaria rimarr\u00e0 interamente a Venezia per fare da scudo protettivo contro i costi delle dighe mobili. Blindato il bilancio del MOSE attraverso la sua stessa risorsa d&#8217;oro, liberando cos\u00ec in quota parte \u00a0la Regione, la Citt\u00e0 Metropolitana e la futura Citt\u00e0 di Mestre da un potenziale salasso, il resto del patrimonio potr\u00e0 essere spartito in modo concordato, equo e definitivo tra le <strong>&#8220;due citt\u00e0 sorelle&#8221;,<\/strong> finalmente libere di correre ognuna con le proprie gambe.<\/p>\n<p><strong>E Mestre? Non perde nulla.<\/strong><\/p>\n<p>Anzi: diventerebbe la realt\u00e0 urbana pi\u00f9 popolosa, dinamica e trainante della terraferma, finalmente libera di esprimere il proprio peso politico ed elettorale nella Citt\u00e0 Metropolitana, senza essere pi\u00f9 vincolata alle logiche e alle urgenze della specificit\u00e0 insulare. Si supererebbe cos\u00ec una distorsione democratica che oggi penalizza l&#8217;intero territorio provinciale.<\/p>\n<p>Venezia d&#8217;acqua, dal canto suo, potrebbe finalmente decidere in autonomia su <em>casa, residenza, flussi turistici, artigianato lagunare, vetro di Murano, barche tradizionali e tutela dell&#8217;ecosistema. <\/em>Senza confliggere con Mestre, ma cooperando laddove la gestione sovracomunale \u00e8 gi\u00e0 una realt\u00e0 efficiente: grandi reti di servizi, trasporti, rifiuti, acqua ed energia.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 Cavallino-Treporti s\u00ec e Venezia Storica no?<\/strong><\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 un unicum mondiale deve continuare a essere ingabbiato in un vestito amministrativo ereditato dal secolo scorso? Perch\u00e9 la citt\u00e0 che il mondo intero considera irripetibile non pu\u00f2 scegliere il proprio destino?<\/em><\/p>\n<p>A ottant\u2019anni dalla nascita della Repubblica Antifascista, \u00e8 arrivato il momento di correggere l\u2019unico vero lascito strutturale del fascismo che tutti \u2014 destra, sinistra e centro \u2014 hanno ereditato e conservato senza mai discuterlo: la negazione dell\u2019autogoverno alla citt\u00e0 pi\u00f9 fragile e preziosa d&#8217;Italia e del pianeta Terra.<\/p>\n<p>Viva il 2 giugno, Festa della Repubblica Italiana e Antifascista: la data che ci ha restituito le piene libert\u00e0 civili!<\/p>\n<p><em>1\u00b0 giugno 2026\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0Enzo De Biasi <\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fonti :<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/elezioni.comune.venezia.it\/mappa-voto-risultati.php?t=30241#menu-nav\">Giallo\/Venturini e Rosso\/Martella<\/a> , <a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/02\/02\/elezioni-venezia-il-futuro-della-citta-nelle-mani-di-chi-non-ha-votato-a-novembre-di-enzo-de-biasi\/\">A Martella aveva gi\u00e0 perso il 2 febbraio<\/a>,<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2024\/04\/01\/comune-di-venezia-e-regione-del-veneto-al-voto-nel-2025-probabilmente-a-primavera-2026-di-enzo-de-biasi\/\">Aprile 2024 perch\u00e9 il CSX non si \u00e8 preparato per tempo ? <\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Analisi di un voto che segna la fine del laboratorio progressista: \u201cA Venezia vince il civico \u00a0Simone Venturini (UdC) perch\u00e9 parla il linguaggio della Terraferma \u00a0quella compresa nella \u00a0\u201cCitt\u00e0 di Pianura\u201d, una delle tante del \u201cvillaggio Veneto\u201d \u201c1926\u20132026: Venezia e Mestre, due citt\u00e0 sorelle dentro la Citt\u00e0 Metropolitana\u201d A Venezia vince il civico Simone Venturini [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":170646,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-170645","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cronaca"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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