{"id":168958,"date":"2026-04-10T09:30:26","date_gmt":"2026-04-10T07:30:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=168958"},"modified":"2026-04-11T23:24:48","modified_gmt":"2026-04-11T21:24:48","slug":"dalla-questione-morale-di-e-berlinguer-al-sogno-europeo-di-a-de-gasperi-perche-il-no-di-marzo-invoca-una-costituente-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/04\/10\/dalla-questione-morale-di-e-berlinguer-al-sogno-europeo-di-a-de-gasperi-perche-il-no-di-marzo-invoca-una-costituente-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Dalla Questione Morale di E. Berlinguer al Sogno Europeo di A. De Gasperi: perch\u00e9 il NO di marzo invoca una Costituente * di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<p><strong><em>La bocciatura della riforma della Giustizia Meloni-Nordio chiede di riformare la Costituzione senza forzare verso un nuovo patto tra Stato e cittadini<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>I sondaggi che non hanno visto arrivare l\u2019ondata \u201cNo War, No Kings\u201d e la valanga di NO che boccia le destre al governo <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Luned\u00ec 23 marzo<\/strong>, a dispetto delle previsioni e delle scorciatoie demoscopiche che davano per scontato un vantaggio del <strong>S\u00ec<\/strong> con una partecipazione al voto oltre il 46%, i risultati ufficiali hanno rovesciato la narrazione: No <strong>15.085.410<\/strong> (<strong>53,8%),<\/strong> S\u00ec <strong>13.250.709<\/strong> (<strong>46,2%<\/strong>), con un\u2019affluenza nazionale del <strong>55,69%<\/strong>, <strong>28.640.223, <\/strong>dato complessivo estero incluso.<\/p>\n<p>I cittadini si sono recati alle urne \u00a0oltre la fatidica soglia delle met\u00e0 pi\u00f9 1(uno) degli aventi diritto, di fatto hanno <strong>\u201c abrogato ovvero respinto\u201d<\/strong> l\u2019iniziativa governativa\u00a0 volta a\u00a0 sottometter <strong>-in prospettiva<\/strong>&#8211; i Pubblici Ministeri all\u2019Esecutivo pro-tempore in carica. Inoltre, l\u2019iter legislativo pervicacemente seguito dal Presidente del Consiglio per approvare il ddl costituzionale noto come \u201criforma della giustizia\u201d \u00e8 stato caratterizzato dal mancato apporto del Parlamento, Camera e Senato che nell\u2019ottobre del 2022 avevano <strong>dato la fiducia<\/strong> a Giorgia Meloni e alla sua compagine ministeriale. <em>Di conseguenza<\/em>, si pu\u00f2 affermare -non certo dal punto di vista formale-ma sicuramente da quello sostanziale che il Governo Meloni al primo interpello del <strong>\u201cpopolo sovrano\u201d<\/strong> a cui il Presidente di Fratelli d\u2019Italia sovente si richiama, \u00e8 stato fragorosamente e indiscutibilmente <strong>bocciato<\/strong>.<\/p>\n<p>Una sonora disfatta, un\u2019evidente d\u00e9b\u00e2cle che finora non ha comportato alcuna precisa assunzione di responsabilit\u00e0 politica di Giorgia Meloni, se non un video frettoloso, un qualche straccio minore dimessosi su \u201cspinta del capo\u201d.<\/p>\n<p>In quest\u2019ultimo week end, qualcosa \u00e8 accaduto. Meloni si \u00e8 recata nel Golfo alla ricerca di petrolio e una foto-opportunity che confermi la leadership. A Roma le opposizioni l\u2019hanno letta come diversivo post\u2011referendum, pi\u00f9 immagine che sostanza. In ogni caso, la differenza la fanno I fatti: la <strong>Spagna<\/strong> ha \u00a0prezzi dell\u2019elettricit\u00e0 spesso molto pi\u00f9 bassi (effetto rinnovabili), un gruppo di Paesi, <em>Italia<\/em><em>\u2011Germania<\/em><em>\u2011Spagna<\/em><em>\u2011Portogallo<\/em><em>\u2011Austria<\/em> ha chiesto all\u2019UE un prelievo sugli extraprofitti (con proteste dell\u2019Unione Petrolifera gi\u00e0 arrivate a Bruxelles) e su Hormuz un \u00a0segnale concreto. \u00c8 transitata la portacontainer CMA CGM Kribi, della compagnai armatoriale francese CMA CGM (bandiera maltese), con AIS \u201carmatore\/proprietario <strong>Francia<\/strong>\u201d. L\u2019<strong>Italia<\/strong> \u00e8 stata <strong>gentile<\/strong>: ha portato la propria solidariet\u00e0 ai cittadini del Qatar e degli Emirati Arabi, ne avevano bisogno dopo le bombardate ricevute dall\u2019Iran in risposta all\u2019aggressione dell\u2019alleato americano.<\/p>\n<p>Tornando al successo del NO nelle urne referendarie facile intravvedere, in controluce, l\u2019energia vitale che i sondaggi non hanno misurato: quella generazione <strong>\u201cNo Kings, No War\u201d<\/strong> che in queste settimane ha riempito piazze e cortei.<\/p>\n<p>A Roma, sabato 28 marzo, la partecipazione \u00e8 stata oggetto del consueto balletto di cifre (25mila secondo fonti dell\u2019ordine pubblico, 300mila secondo gli organizzatori), ma il dato politico resta: una mobilitazione ampia, prevalentemente ordinata, e senza le scene gi\u00e0 viste a Torino quando gruppi di black bloc si sono infiltrati in un corteo e hanno innescato scontri.<br \/>\nQuesto non assolve le provocazioni: le foto di Meloni, Nordio e La Russa a testa in gi\u00f9 accanto a una ghigliottina sono state esibite e hanno meritato (meritano) condanna netta, proprio perch\u00e9 marginali e gratuite rispetto a decine di migliaia di persone scese in strada per parlare d\u2019altro.<br \/>\nE qui nasce la domanda scomoda: perch\u00e9 <strong>i media nazionali \u00a0e <\/strong>quelli filogovernativi in particolare, sanno zoomare con zelo sull\u2019idiozia simbolica di pochi, ma faticano a mantenere lo stesso fuoco sulla persistenza della crisi umanitaria a Gaza, dove \u2013 secondo report ONU e non solo \u2013 continuano a registrarsi attacchi e vittime anche nella fase di tregua?<br \/>\nIl <strong>\u201cBoard of Peace\u201d<\/strong> \u00e8 stato un\u2019occasione propagandata come rafforzamento della tregua, nella pratica somiglia a un teatro con un solo regista Donald Trump, a cui spetta sia la governance evocata che la ricostruzione promessa. Intanto, dalla prima riunione operativa del 19 febbraio 2026, su Gaza, sul terreno il conflitto bellico accresce le vittime di guerra.<br \/>\nPerfino fonti giornalistiche israeliane vicine all\u2019IDF- Forze di Difesa Israeliane- considerano \u201clargamente plausibile\u201d un ordine di grandezza attorno a <strong>70.000 morti <\/strong>\u00a0a Gaza<strong> (sterminio o genocidio?) <\/strong>: un numero che, al netto del lessico utilizzato, \u00e8 gi\u00e0 una <strong>condanna storica <\/strong>per chi l\u2019ha attuata: il Governo presieduto da<strong> Benjamin Netanyahu<\/strong><\/p>\n<p>Rai Radio 3 (Tutta la citt\u00e0 ne parla, 30 marzo) mette a verbale ci\u00f2 che la \u201cvetrina\u201d \u00a0del Board of Peace prova ad oscurare: a Gaza l\u2019emergenza non passa, si incancrenisce. La \u201cfase due\u201d- disarmo, ritiro, amministrazione, ricostruzione- \u00e8 gi\u00e0 \u2018fantascienza\u201d, mentre la crisi si misura in cose concrete: valichi chiusi, medicine introvabili, personale medico inesistente, cibo che non c\u2019\u00e8, bambini e adulti che muoiono affamati e disidratati.<\/p>\n<p>Le 37 ONG attive in Gaza sulle quali pendeva un provvedimento di espulsione adottato da Israele, <strong>per il momento<\/strong>, sono state risparmiate dall\u2019 Alta Corte. Queste organizzazioni non dipendenti dai governi e senza fini di lucro, possono continuare adoperare, ma senza alcuna garanzia sul <strong><em>domani<\/em>.<\/strong> Intanto, le condizioni di vita dei Palestinesi gi\u00e0 pessime, si aggravano ancora di pi\u00f9. \u00c8 l\u2019idea stessa di poter sopravvivere che si affievolisce, riducendosi a \u00a0una sospensiva, a una scadenza, a un ricorso.<\/p>\n<p>Nel frattempo, Netanyahu -destinatario di un mandato di arresto della Corte Penale Internazionale -guida un governo che ha provato a restringere perfino la presenza umanitaria. <strong>E l\u2019Italia?<\/strong> In questa recita rischia la parte della comparsa: un \u201cosservatore\u201d col cappellino rosso MAGA metaforicamente calzato al ministro Tajani, mentre la nostra politica estera si riduce al vademecum di sopravvivenza domestica certificata dalla Farnesina: <em>\u201cse ci sono droni, non affacciatevi, non andate per strada e speriamo che passi\u201d,<\/em> invece che a una postura mediterranea riconoscibile e stimabile.<\/p>\n<p><strong>Ancora<\/strong>. \u00c8 dell\u2019altro ieri il deferimento dell\u2019Italia da parte della medesima CPI all\u2019Assemblea degli Stati per mancata cooperazione nel caso Almasri, il generale libico accusato di omicidi e torture. L\u2019atto \u00e8 conseguente alla negata autorizzazione -approvata dalla Camera \u00a0nell\u2019ottobre 2025- a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano per la gestione del rimpatrio su un volo di Stato. Tuttavia, il\u00a0 PcM , pur nel pieno di una vicenda <strong>dal peso internazionale<\/strong>, ha scelto a lungo una linea di <em>distanza comunicativa<\/em>, cio\u00e8 di non metterci la faccia, intervenendo personalmente solo in un secondo momento e a seguito di tante insistenze dei parlamentari.<\/p>\n<p>Nel 2006 Giulio Andreotti (D.C.) disse in Senato, non in una piazza militante ma nel cuore delle istituzioni: \u00abOgnuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e vi fosse rimasto per cinquant\u2019anni senza prospettive per i figli, sarebbe diventato un terrorista\u00bb. Non era una giustificazione della violenza, ma una lezione di realismo politico.<\/p>\n<p><strong><em>Senza giustizia non esiste sicurezza, la pace non nasce dai \u201cboard\u201d n\u00e9 dalle vetrine, ma dalla fine delle condizioni che rendono la disperazione un destino. <\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong>Il 23 gennaio 2026<\/strong> la Presidente del Consiglio arrivava a evocare perfino <em>il Nobel per la pace a Donald Trump<\/em>, dicendo di confidare che possa \u201cfare la differenza\u201d per una pace giusta e duratura in Ucraina. \u00a0Poco tempo dopo, mentre la guerra in Iran infiammava lo scenario mediorientale e trascinava con s\u00e9 la crisi energetica, l\u2019Italia scopriva che la \u201cpace\u201d \u00a0qui \u00a0si misura spesso in centesimi al litro e in finestre temporali da decreto. Il primo atto d\u2019urgenza, incidentalmente temporizzato sulla cadenza referendaria porta una \u00a0riduzione \u201csecca\u201d di circa 20 centesimi al litro (che con l\u2019IVA diventa circa 24-25), per solo venti giorni iniziando \u00a0il 19 marzo e finendo i primi di aprile. Il 3 aprile il CdM ha \u00a0prorogato\u00a0 il \u201ctaglio delle accise \u201d fino al\u00a0 1 di \u00a0maggio prossimo, misura tampone come tante altre volte \u00e8 capitato.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 interessante verificare se i soldi, verranno \u201cattinti\u201d da risorse\u00a0 statali assegnate alle Regioni, sanit\u00e0 e trasporti e al fondo\u00a0 delle Universit\u00e0. L\u2019esecutivo sta giocando con i capitoli di bilancio corrente, come \u00a0il gioco delle tre carte dove vince chi tiene il <strong>banco, il Governo<\/strong>.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, la \u201cpontiera\u201d \u2013 quella che altrove (i giornali inglesi) \u00a0hanno ribattezzato \u201cTrump\u2019s whisperer \u201d \u2013 non \u00e8 riuscita nemmeno a portare Trump in Italia come <strong>ospite politico<\/strong>. A Roma Trump \u00e8 arrivato, s\u00ec\u00a0 ma per tutt\u2019altro: i funerali di Papa Francesco, celebrati il 26 aprile 2025, dopo la morte del Pontefice il 21 aprile. \u00a0Un viaggio di protocollo e telecamere: pi\u00f9 cornice che relazione, pi\u00f9 liturgia che politica.<\/p>\n<p>Intanto, sul fronte interno, la cifra di questi anni resta la <strong>disintermediazione<\/strong>: meno Parlamento e pi\u00f9 comunicazione; meno confronto e pi\u00f9 racconto. L\u2019aula, quando serve, diventa accessorio; la <em>\u201crelazione col Paese\u201d<\/em> passa dal video e da interviste a tasso di conflitto molto controllato. E guarda caso la presenza mediatica si \u00e8 intensificata proprio nelle settimane che hanno preceduto il voto: non per chiarire, ma per presidiare il frame. Il risultato, poi, \u00e8 oramai \u00a0noto.<\/p>\n<p>Qui entra in ballo una regola semplice della democrazia parlamentare: quando il corpo elettorale boccia \u2013 <strong>a maggioranza netta<\/strong> \u2013 un\u2019iniziativa presentata come fondativa del patto di governo, il dovere non \u00e8 <strong>teatrale: \u00e8 istituzionale<\/strong>. Non si tratta di dimettersi \u201cper forza\u201d (la maggioranza avrebbe con ogni probabilit\u00e0 rinnovato la fiducia), ma di presentarsi nelle Camere per <strong>rendere conto<\/strong>: perch\u00e9 la legittimazione politica, passa da l\u00ec almeno e finch\u00e9 la\u00a0 Repubblica Italiana resta di natura\u00a0 <strong>\u201cParlamentare<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Invece, dopo il voto, la gestione somiglia a quella dei cocci: prima le dimissioni del sottosegretario Andrea Delmastro e della capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. \u00a0Bartolozzi era gi\u00e0 diventata un caso pubblico per la frase \u2013 testuale \u2013 \u201cVotate S\u00ec e ci togliamo di mezzo la magistratura\u2026 plotoni di esecuzione\u201d. Non proprio uno scivolone, una gaffe come qualcheduno ha sostenuto, ma <strong>un modo<\/strong> di intendere la riforma <strong>dichiarato <\/strong>a voce alta. Subito dopo arriva anche l\u2019uscita di Daniela Santanch\u00e8 dal governo, dopo l\u2019invito esplicito della premier a seguire l\u2019esempio.<\/p>\n<p>E mentre cadono teste, resta la domanda che non si pu\u00f2 archiviare con un cambio di caselle: tutti costoro hanno giurato sulla Costituzione, e l\u2019articolo 54 non \u00e8 un ornamento (\u201cdisciplina e onore\u201d). Il punto non \u00e8 la retorica dell\u2019allarme \u2013 che in campagna referendaria ha prodotto frasi e profezie apocalittiche\u2013 ma la sua conseguenza politica: se chi governa normalizza l\u2019eccesso, delegittima i poteri di garanzia, e poi riduce la responsabilit\u00e0 a un rimpasto narrativo, il problema non \u00e8 lo stile. E\u2019 \u00a0in discussione la sostanza della legalit\u00e0 e della moralit\u00e0 \u00a0repubblicana.<\/p>\n<p><strong><em>Un Paese bloccato da metodi sbagliati con una classe dirigente senza responsabilit\u00e0, .<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il punto non \u00e8 <strong>\u201cgiustizialismo\u201d: \u00e8 disciplina e onore<\/strong>. Perch\u00e9 se il Parlamento diventa lo scudo che impedisce il processo richiesto dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria \u2013 autorizzazione negata \u2013 allora la domanda \u00e8 <strong>politica prima che penale<\/strong>: <strong>chi serve chi?<\/strong> \u00a0E se la stessa logica prova a estendersi come <em>\u201c conflitto di attribuzione<\/em>\u201d \u00a0contro la Procura, caso Giusy Bortolozzi, il messaggio \u00e8 ancora pi\u00f9 netto: non si difendono le istituzioni, <strong>le si usa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>\u201cDisciplina e onore\u201d<\/em><\/strong><em> non sono un timbro sul giuramento: sono il confine tra servire la Nazione e servirsi delle istituzioni. <\/em><\/p>\n<p><strong>Nel 2013 Josefa Idem (PD)<\/strong> <em>ministra nel governo Letta, <\/em>\u00a0lasci\u00f2 l\u2019incarico in meno di due mesi, travolta da una vicenda <strong>Ici\/Imu<\/strong>: dopo il colloquio con Letta si dimise dicendo che la scelta era gi\u00e0 maturata, senza aspettare \u201cil giudicato\u201d e senza invocare scudi. \u00c8 questo il discrimine: disciplina e onore come \u201csensibilit\u00e0\u00a0 preventiva\u201d, non come <strong>contabilit\u00e0 di sentenze.<\/strong><\/p>\n<p>In questo tempo meloniano, Augusta Montaruli <strong>(FdI)<\/strong> si \u00e8 dimessa da sottosegretaria solo dopo una condanna definitiva (Cassazione) per peculato. E Daniela Santanch\u00e8 <strong>(FdI)<\/strong> ha resistito a lungo, dimettendosi solo dopo una richiesta pubblica della premier, preceduta \u00a0di un sol giorno dal Sottosegretario A. Delmastro (Ind-Avv. di GM) rimasto tranquillamente nel suo incarico bench\u00e9 condannato, in primo grado,\u00a0 a otto mesi di carcere.\u00a0 Sul caso Almasri, inoltre, la richiesta di autorizzazione a procedere arriv\u00f2 per Nordio <strong>(FdI<\/strong>)\u2013Piantedosi\u2013Mantovano, ma la Camera la neg\u00f2.<\/p>\n<p>Quando \u201cdisciplina e onore\u201d coincidono solo con la sentenza passata in giudicato la politica smette (ha smesso da tempo)\u00a0 di essere <strong>etica pubblica<\/strong>.<\/p>\n<p>Chi colse fino in fondo l\u2019importanza e la drammaticit\u00e0\u00a0 dell\u2019assenza di moralit\u00e0 nella societ\u00e0 italiana e specialmente in chi soggetto\/entit\u00e0 privata o pubblica o socio-economica -qui poco importa-\u00a0 gestisce\u00a0 potere in rappresentanza della collettivit\u00e0\u00a0 per il bene di tutti, fu <strong>Enrico Berlinguer-<\/strong> Partito Comunista Italiano (PCI) intervistato\u00a0 da E. Scalfari a luglio 1981. Sono trascorsi pi\u00f9 di 44\u00a0 anni la \u201c <strong>questione morale<\/strong>\u201d \u00e8 ancora l\u00ec tutta da risolvere, come tante altre \u201criforme strutturali\u201d di cui l\u2019Italia ha estrema necessit\u00e0. Il ceto dirigente pensa a s\u00e9 stesso, alle relazioni parentale ed amicali, alla propria categoria sociale e qui termine \u201cl\u2019interesse pubblico\u201d perseguito. Sporadicamente qualche eccezione c\u2019\u00e8, appunto!<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019intreccio fra S\u00ec e No per fasce d\u2019et\u00e0, questione SUD, centri storici versus \u00a0periferie delle citt\u00e0 e il caso Veneto: le localit\u00e0 turistiche <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il voto italiano ha mostrato una frattura molto netta: <strong>Nord pi\u00f9 favorevole al S\u00ec, Centro\u2011Sud fortemente orientati verso il No<\/strong>, ma questa geografia si intreccia profondamente con l\u2019et\u00e0. Le fasce <strong>giovani (18\u201134)<\/strong> e <strong>medio\u2011giovani (35\u201154)<\/strong> hanno espresso una preferenza maggioritaria per il <strong>No<\/strong>, mentre il S\u00ec emerge solo nella popolazione <strong>over 55<\/strong>, pi\u00f9 concentrata nel Nord e nei piccoli centri. Questo schema demografico spiega perch\u00e9 il S\u00ec riesca ad affermarsi in alcune regioni settentrionali nonostante le grandi citt\u00e0 votino compatte per il No. I giovani \u2013 inclusi i laureati, talvolta soprattutto loro \u2013 hanno votato contro la riforma non per un\u2019adesione ideologica tradizionale, ma perch\u00e9 leggono i processi politici attraverso <strong><em>categorie valoriali<\/em> <\/strong>come tutela dei deboli, giustizia sociale, controllo del potere e difesa dei diritti fondamentali. \u00c8 una generazione che rifiuta l\u2019accentramento del potere, diffida dell\u2019autorit\u00e0, \u00e8 sensibile alle asimmetrie (sociali, economiche, militari) e tende a percepire ogni riforma istituzionale attraverso la domanda: <em>\u00abrafforza o indebolisce le tutele per chi ha meno?\u00bb. <\/em><\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 il S\u00ec prevale nei quartieri ricchi e perch\u00e9 il No domina nelle aree periferiche<\/strong><\/p>\n<p>Nelle grandi citt\u00e0 italiane il voto si divide lungo linee socio\u2011economiche molto nette: <strong>i quartieri pi\u00f9 ricchi, centrali, istruiti e professionalizzati<\/strong> hanno premiato il <strong>S\u00ec<\/strong>, mentre le <strong>periferie popolari<\/strong>, pi\u00f9 giovani e pi\u00f9 vulnerabili, hanno scelto il <strong>No<\/strong> in modo compatto. Le ragioni sono legate alla comprensione \u2013 nei centri benestanti \u2013 della <strong>mutata posizione del PM<\/strong>, percepito non pi\u00f9 come \u201csoggetto terzo\u201d ma come parte dell\u2019accusa. \u00a0Le \u00e9lite urbane, alfabetizzate al linguaggio giuridico e spesso con relazioni professionali nel mondo del diritto, hanno intuito che questo nuovo assetto rende il processo pi\u00f9 \u201ccompetitivo\u201d e meno inquisitorio: un contesto nel quale chi dispone di risorse economiche, avvocati forti e capitale sociale gode di un evidente vantaggio.<\/p>\n<p>Le periferie, pur senza un\u2019analisi tecnica, hanno <strong>percepito intuitivamente<\/strong> l\u2019effetto opposto: la riforma riduce una delle poche protezioni effettive per i cittadini pi\u00f9 esposti, perch\u00e9 un PM meno indipendente e pi\u00f9 gerarchizzato rischia di essere meno capace di tutelare chi non ha potere. In queste zone, segnate da precariet\u00e0, sfiducia nelle istituzioni e contatto diretto con forme di disuguaglianza, il No diventa un voto di difesa: un modo per impedire che l\u2019equilibrio <strong>tra Stato e individuo<\/strong> si sposti ulteriormente a favore dei forti. Da un lato quindi il S\u00ec come \u201crazionalizzazione\u201d percepita dai quartieri alti; dall\u2019altro il No come protezione dal rischio di una giustizia ancora pi\u00f9 sbilanciata.<\/p>\n<p><strong>Nel meridione un voto pi\u00f9 \u201clibero\u201d e meno monetizzabile <\/strong><\/p>\n<p>Sul Mezzogiorno, il punto interpretativo pi\u00f9 robusto non \u00e8 la caricatura <strong>\u201cmafie = voto\u201d,<\/strong> ma la <strong>diversa commerciabilit\u00e0 del consenso<\/strong>. In elezioni locali e regionali sono emersi casi e cronache di compravendita del voto con \u201cprezzi\u201d espliciti (ricorrenti sono i \u201c50 euro\u201d) o scambi in forma di promesse e favori: episodi come Portici (Napoli) , Triggiano (Bari) e sequestrati <strong>11 milioni di \u20ac<\/strong> tra Terracina (Na) e San Felice al Circeo (Roma) sono entrati nel dibattito pubblico proprio per questo.<\/p>\n<p>In un referendum costituzionale, per\u00f2, questa leva \u00e8 strutturalmente pi\u00f9 debole: non c\u2019\u00e8 un candidato da far eleggere, non ci sono preferenze \u201cspendibili\u201d, non c\u2019\u00e8 un ritorno immediato da redistribuire. Ne deriva una possibilit\u00e0 concreta &#8211;<strong>non assoluta, ma plausibile<\/strong>-di un voto pi\u00f9 libero e meno monetizzabile, quindi pi\u00f9 aderente alla percezione reale degli elettori rispetto a consultazioni di potere. Ed \u00e8 anche un motivo per cui il Sud pu\u00f2 diventare, nei referendum, pi\u00f9 \u201csincero\u201d di quanto non appaia altrove<\/p>\n<p><strong>Veneto: i<\/strong><\/p>\n<p><strong>Le \u00a05 citt\u00e0 che votano NO e i Comuni fortemente turistici che votano S\u00cc <\/strong><\/p>\n<p>Il \u00a0<strong>Veneto<\/strong> \u00e8 il caso pi\u00f9 istruttivo: regione dove il <strong>S\u00ec prevale con il 58.4% <\/strong>, ma <strong>non nelle citt\u00e0.\u00a0 <\/strong>Il Veneto, alla fine, ha fatto ci\u00f2 che gli riesce meglio: <strong>distinguere<\/strong>. Le citt\u00e0 capoluogo \u2013 Treviso compresa, nonostante il ministro di casa e un sindaco leghista \u2013 hanno votato NO con <strong>sobria<\/strong> autonomia di giudizio, mentre la costa e la montagna turistica hanno salutato il S\u00cc con percentuali da alta stagione: 77% Cortina, Jesolo al 70% e a ruota con % di poco inferiori tutta la costa adriatica da Rosolina a Bibione. Non una contraddizione, ma una ripartizione dei ruoli: dove si governa e si studia si approfondisce, dove si lavora in filiera si aderisce ai pi\u00f9 tanti. Il pluralismo territoriale come ultima forma di educazione civica, senza bisogno di proclami.<\/p>\n<p><strong>La crepa nell\u2019elettorato di appartenenza, \u00a0se il \u201cpopolo di partito\u201d non sta alle direttive <\/strong><\/p>\n<p>Il voto NO espresso da una quota tutt\u2019altro che marginale dell\u2019 elettori dentro i due campi politici <strong>\u00e8 una spia<\/strong> pi\u00f9 istruttiva di molte dichiarazioni post urne. Precisiamo subito: si tratta di stime (non dati ufficiali), perch\u00e9 non esistono dati certi sull\u2019orientamento politico individuale degli elettori.\u00a0 Secondo una rielaborazione YouTrend, nell\u2019elettorato di <strong>centrodestra il <\/strong>2<strong>2%<\/strong> non ha votato <strong>S\u00cc<\/strong>: l\u201911% ha votato <strong>NO<\/strong> e un altro 11% si \u00e8 <strong>astenuto<\/strong>, cio\u00e8 ha scelto di non seguire la consegna dei partiti di governo. Nel campo largo la compattezza \u00e8 molto pi\u00f9 alta: 85% NO, 10% astensione, 5% S\u00cc. Annotiamo che anche nel campo largo esiste un S\u00ec minoritario, e proprio questo rafforza l\u2019idea che la questione \u201cgiustizia\u201d non sia archiviabile solo perch\u00e9 questa riforma \u00e8 stata rifiutata. Secondo SWG\/La7 nel PD ha votato S\u00ec \u201cpoco meno del 9%\u201d degli elettori, e nel M5S circa il 17%.<\/p>\n<p><strong>NO al referendum plebiscitario, cosa chiede la fotografia della realt\u00e0 uscita dalle urne?<\/strong><\/p>\n<p>La Costituzione \u00a0si avvicina agli <strong>ottant\u2019anni <\/strong>(2 giugno 2026) e resta l\u2019architrave dell\u2019equilibrio tra i poteri riconfermato ancora una volta- da quasi il 60% dell\u2019elettorato. Un voto cos\u00ec partecipato ha comunque un \u00a0significato politico oltre il merito tecnico della materia.<\/p>\n<p>Dunque: <em>\u201ctutto in ordine\u201d, <\/em>non serve altro? Certo che no. La riforma \u00e8 stata respinta, ma la richiesta di processi pi\u00f9 brevi e\u00a0 pi\u00f9 efficienza del servizio \u201cgiustizia\u201d resta e non sparisce dopo lo spoglio, La riforma cassata, Meloni-Nordio, \u00a0s\u2019aggiunge al lungo elenco di tentativi riformatori mancati per aggiornare la Magna Carta, anche quella respinta lo scorso mese poco aveva a che fare\u00a0 con il funzionamento dei tribunali.<\/p>\n<p><strong>Il filo che connette i fallimenti delle riforme costituzionali (1983\u20132026), il metodo seguito <\/strong><\/p>\n<p>Dalla Bicamerale Bozzi (1983\/85),\u00a0 a quella De Mita\u2013Iotti (1993\/95) e infine alla\u00a0 Commissione D\u2019Alema (1995\/977), proseguendo con le riforme costituzionali Berlusconi 2006, Renzi 2016 e Meloni 2026, il tratto comune non \u00e8 tanto l\u2019ideologia n\u00e9 la qualit\u00e0 tecnica dei testi<strong>.\u00a0 <\/strong>Il filo conduttore \u00e8 il metodo. Riforme pensate pi\u00f9 come strumenti di governo, che come <strong>patto fondativo e rinnovativo<\/strong>. Tutti questi tentativi hanno condiviso una stessa impostazione di fondo:\u00a0\u00a0 la Costituzione come <strong>\u201cmezzo\u201d<\/strong> per migliorare la governabilit\u00e0 e non come \u00a0<strong>\u201cfine\u201d<\/strong> da preservare attraverso consenso largo e duraturo. Il cittadino ha risposto sempre allo stesso modo, difendendo ci\u00f2 che c\u2019era e com\u2019era, \u00a0respingendo ogni forzatura maggioritaria. Va da s\u00e9 che il<strong> problema non \u00e8 \u201cse\u201d riformare la Costituzione, ma \u201cchi\u201d e \u201ccome\u201d si pu\u00f2 farlo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il precedente europeo: quando manca il soggetto costituente<\/strong><\/p>\n<p>Questa dinamica non riguarda solo l\u2019Italia. La storia dell\u2019integrazione europea lo dimostra con la stessa chiarezza. <strong>Alcide De Gasperi (D.C.) <\/strong>\u00a0aveva immaginato un\u2019Europa <strong>autonoma, sovrana e federata<\/strong>, \u00a0dotata di competenze proprie ed esclusive, esemplificando difesa, politica estera, fiscalit\u00e0, infrastrutture, \u00a0e non una semplice cooperazione tra Stati. Gi\u00e0 nei primi anni <strong>Cinquanta<\/strong> del secolo scorso, con il progetto di <strong>Comunit\u00e0 Europea di Difesa-C.E.D<\/strong>, sostenuto anche dagli Stati Uniti di Eisenhower, allora Segretario Generale della N.A.T.O. istituita nel 1949, venne il nodo decisivo: <strong>federazione o confederazione<\/strong>. Sempre il leader trentino chiam\u00f2 a collaborare \u00a0con l\u2019esecutivo <strong>Altiero Spinelli<\/strong> ( \u00a0P.C.I e fondare del Movimento Federalista Europea-MFE) \u00a0al fine di misurare la volont\u00e0 politica dei governi nazionali di: Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo.<\/p>\n<p>I due esponenti politici, l\u2019uno di estrazione cattolica e l\u2019altro\u00a0 marxista-federalista, consideravano la costruzione europea come un effettivo processo di devoluzione di <strong>competenze statali alle istituzioni federali<\/strong>. Non bastavano istituzioni europee in cui ogni Paese avrebbe potuto \u00a0la sua rappresentanza attraverso i propri governanti, ma di istituzioni europee tendenzialmente indipendenti dagli Stati. Il principio federalista richiedeva infatti la creazione di <strong>un\u2019autorit\u00e0 politica svincolata dalle priorit\u00e0 dei singoli Stati<\/strong>, che andasse oltre la mera cooperazione e fosse autenticamente sopranazionale ed in grado di rappresentare nel mondo <strong>l\u2019interesse europeo in s\u00e9 e per s\u00e9. I<\/strong> due padri fondatori ritenevano che l\u2019unione europea dovesse essere un\u2019opera realizzata dagli stessi popoli europei e non dalle varie agenzie specializzate, dalle diplomazie o da efficienti burocrazie sovranazionali.<\/p>\n<p>La scelta di un\u2019Europa <strong>soggetto politico<\/strong> sovrano ed indipendente non \u00e8 stata n\u00e9 perseguita n\u00e9 realizzata se non per stratificazioni ordinamentali successive che hanno dato vita prima alla CECA, poi alla CEE e quindi alla UE odierna.<\/p>\n<p>Crollato il Muro di Berlino nel <strong>1989<\/strong>, nessun leader europeo ebbe il coraggio di riprendere la rotta federalista immaginata da De Gasperi. La finestra storica si chiuse dieci anni dopo, nel <strong>1999<\/strong>, con l\u2019arrivo al potere di Vladimir Putin e il ritorno della dottrina della <strong>\u201cGrande Russia\u201d.<\/strong> L\u2019elezione di Donald Trump nel 2024 ha poi demolito l\u2019ultimo alibi: la sicurezza europea non era un diritto acquisito, ma un servizio in outsourcing. Il conto \u00e8 stato presentato brutalmente, con l\u2019accusa agli europei di essere stati <strong>\u201cparassiti<\/strong>\u201d della protezione americana. <strong>Falso!<\/strong> Ma quando a dirlo \u00e8 il Presidente della potenza militare pi\u00f9 forte del pianeta, la percezione diventa politica estera \u00a0e il conto arriva comunque<strong>. <\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Europa che conosciamo oggi non nasce da un atto costituente, ma da una lunga sedimentazione di aggiustamenti progressivi, non una <strong>decisione fondativa<\/strong>. L\u2019 entrata in vigore dell\u2019euro nel 2002 e l\u2019allargamento a 27 Stati nel 2013 hanno rafforzato alcune competenze sovranazionali -concorrenza e moneta, per citarne due &#8211; senza per\u00f2 affrontare il nodo essenziale: un <strong>sistema unico di sicurezza<\/strong> ai confini. Un\u2019Unione forte nei vincoli e nelle procedure, ma priva di <strong>quell\u2019architettura politica<\/strong> che solo un soggetto costituente avrebbe potuto costruire<strong>. <\/strong>Quando manca una <em>legittimazione costituente<\/em>, il risultato \u00e8 sempre lo stesso: rigetto, svuotamento, paralisi<strong>. <\/strong><\/p>\n<p>Se il filo conduttore dei fallimenti sta nel <em>\u201cmetodo\u201d,<\/em> allora \u201c<em>l\u2019unica via coerente<\/em>\u201d\u00a0 \u00e8\u00a0 una\u00a0 \u201cAssemblea Costituente\u201d, non perch\u00e9 <strong>\u201ctutto va rifatto<\/strong>\u201d, ma perch\u00e9 solo un soggetto costituente, espresso dal popolo sovrano pu\u00f2 toccare una <strong>Costituzione senza spezzarla<\/strong>. <strong><br \/>\n<\/strong>E in questo contesto, l\u2019Assemblea costituente qui proposta non \u00e8 <strong>una scelta ideologica<\/strong>, ma come <strong>l\u2019unica via razionale rimasta<\/strong> per affrontare le sfide nel rivedere non le fondamenta , n\u00e9 i muri maestri, n\u00e9 il tetto, ma gli impianti strumentali \u00a0\u00a0funzionali ai principi fondamentali.<\/p>\n<p><strong>Elezioni politiche 2022<\/strong>: poco pi\u00f9 di un milione e mezzo di voti, alla Camera, separa la somma di centrosinistra+M5S+Terzo Polo\/Altri \u00a0dal centrodestra; ma quel vantaggio resta disperso in tre recinti non comunicanti, mentre il sistema premia chi si presenta unito nei collegi. \u00a0Il risultato \u00e8 che il centrodestra conquista la maggioranza e forma il governo: non solo perch\u00e9 \u00e8 <strong>la coalizione pi\u00f9 votata<\/strong> alla Camera (12.299.648 voti, 43,79%), ma perch\u00e9 riesce a tradurre l\u2019aggregazione elettorale in una quantit\u00e0 di seggi sufficienti a reggere l\u2019esecutivo.<br \/>\n\u00c8 su questo sfondo e non per delegittimare il voto, che ha senso chiedersi <strong><em>come<\/em><\/strong> una maggioranza interpreta la Costituzione quando decide di metterci mano.<\/p>\n<p>Per capire il rapporto dell\u2019attuale maggioranza con la Costituzione, conviene ricordare una sintesi documentale: la fiamma tricolore nel simbolo di <strong>Fratelli d\u2019Italia<\/strong> si iscrive in una genealogia politica che parte dal MSI (fondato nel dicembre 1946 da un gerarca fascista P. Romualdi e da un giovane fascista G. Almirante convinto sostenitore della Repubblica di Sal\u00f2 ultimo baluardo di B. Mussolini) alla svolta di Fiuggi (1995, scioglimento del MSI e nascita di Alleanza Nazionale) fino a FdI (2012), che mantiene la fiamma nel proprio marchio. <strong>Forza Italia, <\/strong>\u00e8 un partito \u00a0fondato nel 1994 da un imprenditore che ne \u00e8 stato proprietario, ora \u00e8 nella disponibilit\u00e0 dei figli. La formazione \u00e8 caratterizzata per essere strumento di rappresentanza e tutela degli interessi aziendali del leader promotore trasferiti agli eredi.\u00a0 <strong>La Lega<\/strong>, nata come movimento secessionista, evoluta in chiave autonomista, oggi \u00e8 nazional-populista.<\/p>\n<p>Trattasi di elementi di fatto<strong>,<\/strong> non un giudizio sul voto di oggi, tuttavia sono dati che pesano \u00a0quando si pretende di intervenire sugli equilibri costituzionali. Chi non ha partecipato alla nascita della Costituzione, e non ne ha interiorizzato lo <strong>spirito fondativo<\/strong> <strong>antifascista e pluralista<\/strong>, tende a leggerla pi\u00f9 come un vincolo da aggirare che come un patto da custodire. Da qui una difficolt\u00e0 non episodica, ma <em>\u201cculturale\u201d<\/em> , a praticarne i principi nelle <em>condotte quotidiane di governo<\/em>: dal rapporto con i poteri di <strong>garanzia<\/strong>, alla concezione del <strong>Parlamento<\/strong>, fino all\u2019uso della maggioranza come <strong>strumento risolutivo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Dopo quarant\u2019anni di fallimenti, serve un nuovo patto costituzionale <\/strong><\/p>\n<p>Dalle bicamerali del secolo scorso alle riforme costituzionali affossate del 2006, 2016 e 2026, inclusa quella dell\u2019Autonomia Differenziata svuotate dalla Corte costituzionale, il filo rosso \u00e8 sempre lo stesso: <strong>la Costituzione non accetta forzature di parte<\/strong>. Non \u00e8 fallita \u00a0l\u2019idea di riformare, \u00e8 fallito il <strong>metodo<\/strong>: maggioranze pro\u2011tempore<\/p>\n<p>Una precisazione preliminare \u00e8 necessaria. Parlare oggi di Assemblea costituente non significa azzerare la Costituzione. I Primi dodici articoli, i Principi fondamentali, costituiscono <strong>l\u2019identit\u00e0 repubblicana<\/strong> e rappresentano un nucleo di <strong>rigidit\u00e0 sostanziale<\/strong> che nessuna maggioranza pu\u00f2 forzare. Ogni ipotesi costituente pu\u00f2 muoversi solo <strong>dentro <\/strong>questo perimetro, non contro di esso.<\/p>\n<p>Le considerazioni fin qui svolte conducono, anche se in modo schematico, ad alcuni primi spunti da approfondire ulteriormente per perfezionare l\u2019iter proposto:<\/p>\n<ol>\n<li><strong>a) Assemblea costituente (modello 1946)<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Un\u2019Assemblea Costituente ha <strong>mandato limitato<\/strong> (12 mesi, eventualmente prorogabili una sola volta), <strong>competenze delimitate<\/strong> e <strong>100 membri<\/strong>, eletti contestualmente alle elezioni politiche con <strong>soglia di accesso al 3%<\/strong>. Un modello che richiama il 1946 non per nostalgia, ma per metodo: <strong>rappresentanza ampia, tempo certo, oggetto chiaro<\/strong>.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>b) Europa soggetto politico, sovrano e indipendente <\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019Europa immaginata dai padri fondatori era un soggetto sovrano a struttura federale, dotato di poteri propri e capace di esercitare una sovranit\u00e0 condivisa. Una visione che si \u00e8 sempre confrontata con l\u2019impostazione opposta: l\u2019Europa delle Nazioni, radicata nell\u2019idea che l\u2019integrazione debba garantire le identit\u00e0 nazionali con poche funzioni devolute all\u2019organismo sovranazionale \u201cEuropa\u201d. \u00c8 un confronto antico, gi\u00e0 espresso nell\u2019ultimo discorso pubblico di Benito Mussolini al Teatro Lirico di Milano nel 1943.\u00a0 Oggi l\u2019Unione Europea \u00e8 la <strong>terza economia <\/strong>del pianeta, dopo USA e Cina,\u00a0 ma non un soggetto <strong>politico compiuto<\/strong>.<\/p>\n<p>La sua architettura istituzionale resta un ibrido: un\u2019automobile con lo stesso motore e la stessa carrozzeria, ma guidata da due autisti. Da un lato il Parlamento eletto dai cittadini e chiamato a votare la Commissione; dall\u2019altro il Consiglio europeo, che riunisce i Capi di Stato e di Governo e determina le <strong>decisioni principali.<\/strong>\u00a0 Occorre decidere, una volta per tutte, quali <strong>competenze statali trasferire all\u2019Europa<\/strong> e sancirle in una <strong>Costituzione rinnovata<\/strong>. Senza questa scelta, l\u2019Unione rester\u00e0 un gigante economico e\u00a0\u00a0 un nano politico, terra di conquista dei nuovi (vecchi) <strong>\u201cfeudatari\u201d<\/strong>: Trump, Putin, Xi Jinping.<\/p>\n<ol>\n<li><strong>c) Italia da Repubblica Parlamentare e Repubblica Federale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Il\u00a0 regionalismo ordinario istituito nel 1970 \u00a0incompleto dopo 56 anni\u00a0 e privato oramai di significato reale dopo la bocciatura sostanziale della riforma \u201cMeloni-Calderoli\u201d, l\u2019immotivato mantenimento delle \u201cregioni speciali\u201d dell\u2019Arco Alpino dopo l\u2019allargamento territoriale della UE a 27 Paesi, comporta -una volta per tutte \u2013 la necessit\u00e0 di un riassetto organico e funzionale dell\u2019intera questione.\u00a0 Un modello di riferimento pu\u00f2 essere\u00a0\u00a0 la <strong>Repubblica Federale Tedesca<\/strong>: 16 L\u00e4nder per oltre 80 milioni di abitanti, un Cancelliere forte, un <strong>Presidente garante<\/strong>, un <strong>federalismo<\/strong> <strong>cooperativo <\/strong>che tiene insieme unit\u00e0 e autonomie senza conflitti permanenti. Un assetto che rafforza l\u2019esecutivo senza comprimere i contrappesi. SI coglie l\u2019idea di un Premier eletto in diretta, ma con 10\/12 Stati federati di contrappeso: Centro Forte e Periferia altrettanto, rimane il Presidente della Repubblica.<\/p>\n<p>Restano quindi alcune <strong>\u201ctecnicalit\u00e0\u201d <\/strong>per un buon funzionamento del sistema democratico<\/p>\n<p><strong>d1) Mandato parlamentare <\/strong><\/p>\n<p>Rappresentare la Nazione \u00e8 un servizio da svolgere a tempo pieno ed \u00e8 incompatibile con qualsiasi altra attivit\u00e0, anche se gratuita. Se invece si ritiene che servire <strong>il popolo sovrano<\/strong> sia un\u2019attivit\u00e0 residuale, da svolgere part\u2011time, da remoto o in differita, allora occorre dirlo esplicitamente, stabilendone il principio in Costituzione e poi in\u00a0 legge quantit\u00e0 e tipologia di redditi cumulabili con l\u2019indennit\u00e0 parlamentare. <strong>Essere deputati o senatori<\/strong> <strong>non <\/strong><strong>\u00e8 obbligatorio<\/strong>, n\u00e9 \u00e8 prescritto da una <strong>ricetta sanitaria<\/strong> per migliorare il proprio benessere psico\u2011fisico: \u00e8 una scelta, e come tale comporta rinunce.<\/p>\n<p><strong>d2<\/strong>) <strong>Partiti, class action e conflitto d\u2019interessi <\/strong><\/p>\n<p>I partiti sono <strong>associazioni private<\/strong>, ma scelgono chi si candida e, se eletto, governa la res publica a nome di tutti. Quando <strong>il pre<\/strong><strong>\u2011scelto<\/strong> non ha qualit\u00e0 adeguate: <strong>moralit<\/strong><strong>\u00e0, competenza, professionalit<\/strong><strong>\u00e0- <\/strong>e legifera o amministra male, provocando inadempimenti, danni e sprechi, non paga dazio il partito che lo ha candidato conoscendone i limiti, ma l\u2019istituzione di appartenenza: cio\u00e8 il cittadino contribuente.<\/p>\n<p>La Costituzione parla di <strong>\u201cmetodo democratico<\/strong><strong>\u201d<\/strong>: ma cosa significa, se non si chiarisce come si seleziona la classe dirigente interna ed esterna al partito, quali <strong>responsabilit\u00e0 scattano<\/strong> quando le scelte sbagliate di candidati producono danni collettivi? In assenza di regole effettive sul conflitto di interessi e con strumenti come il blind trust ridotti a finzione giuridica, il rischio \u00e8 che la democrazia resti procedura senza responsabilit\u00e0. Inutile fare i bla bla televisivi sulla disaffezione al voto. I concetti qui espressi vanno esplicitati almeno in una qualche ulteriore riga \u00a0dell\u2019art\u00a0 statuito nel patto siglato nel 1948. Altra epoca, altri politici, altra \u201ccoscienza civica\u201d del ceto dirigente.<\/p>\n<p><strong>Per uscire dall\u2019impasse serve separare il momento costituente dalla contesa politica ordinaria.<\/strong><\/p>\n<p>Una <strong>coscienza civica matura<\/strong> non si chiede con chi si cammina, ma <strong>verso quale meta<\/strong>. Non guarda da dove viene il compagno di viaggio, ma la direzione \u00a0e la condivisione del percorso.<br \/>\nSe dunque la politica si \u00e8 arroccata, ignorando la questione <strong>morale<\/strong> e le <strong>sfide<\/strong> europee, l&#8217;unica via d&#8217;uscita \u00e8 tornare <strong>alla fonte:<\/strong> un&#8217;Assemblea Costituente. Non per tornare al passato, ma per attuare finalmente quel <strong>sogno di De Gasperi<\/strong> e quella pulizia democratica chiesta da <strong>Berlinguer<\/strong>. Perch\u00e9 l\u2019Assemblea e un nuovo patto negoziale?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 se l\u2019obiettivo \u00e8 affrontare le sfide del terzo millennio nel rispetto dei principi repubblicani, allora indire oggi un\u2019<strong>Assemblea Costituente<\/strong> \u00e8 un\u2019occasione da non perdere: offerta a chi ha scritto e difeso la Costituzione e anche a <strong>chi ne \u00e8 rimasto ai margini<\/strong> e \u00a0a chiunque accetti di \u00a0<strong>mettere il futuro al riparo <\/strong>dalle forzature non tornando al passato remoto.<\/p>\n<p><strong>10 aprile 2026\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 Enzo De Biasi<\/strong><\/p>\n<p><strong>Fonti:<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.raiplaysound.it\/audio\/2026\/03\/Tutta-la-citta-ne-parla-del-30032026-5aa6e59d-1e99-412c-b783-5582227eea35.html\">Gaza 30\/03 RAI radio 3<\/a>\u00a0\u00a0in particolare dal quarantesimo minuto,\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/03\/15\/reset-europe-ripartire-da-de-gasperi-di-enzo-de-biasi\/\">reset Europe -A. De Gasperi<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/01\/19\/senatore-matteo-renzi-basta-con-il-parlamentare-part-time-di-enzo-de-biasi\/\">Basta Parlamentare Part Time<\/a>,\u00a0\u00a0<a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2026\/01\/10\/autonomia-laccordo-bidone-calderoli-zaia-la-lega-lascia-a-roma-18-miliardi-di-euro-di-enzo-de-biasi\/\">Autonomia Differenziata mancata in Veneto<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/10\/28\/la-mistificazione-della-realta-ieri-berlusconi-oggi-salvini-e-meloni-di-enzo-de-biasi\/\"><strong>Mistificazione realt\u00e0 Berlusconi Meloni Salvini<\/strong><\/a><strong>\u00a0 <\/strong><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La bocciatura della riforma della Giustizia Meloni-Nordio chiede di riformare la Costituzione senza forzare verso un nuovo patto tra Stato e cittadini I sondaggi che non hanno visto arrivare l\u2019ondata \u201cNo War, No Kings\u201d e la valanga di NO che boccia le destre al governo Luned\u00ec 23 marzo, a dispetto delle previsioni e delle scorciatoie [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":167875,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,49,26],"tags":[],"class_list":["post-168958","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cronaca","category-speciali","category-prima-pagina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Dalla Questione Morale di E. 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