{"id":166019,"date":"2025-12-25T14:05:09","date_gmt":"2025-12-25T13:05:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bellunopress.it\/?p=166019"},"modified":"2025-12-27T10:12:54","modified_gmt":"2025-12-27T09:12:54","slug":"regione-veneto-alla-lega-i-vertici-di-giunta-e-consiglio-regionale-di-enzo-de-biasi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2025\/12\/25\/regione-veneto-alla-lega-i-vertici-di-giunta-e-consiglio-regionale-di-enzo-de-biasi\/","title":{"rendered":"Regione Veneto: alla Lega i vertici di giunta e consiglio regionale * di Enzo De Biasi"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_114469\" aria-describedby=\"caption-attachment-114469\" style=\"width: 780px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-114469\" src=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regione-Veneto-Palazzo-Ferro-Fini-sede-del-Consiglio-regionale_edited.jpg\" alt=\"\" width=\"780\" height=\"405\" srcset=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regione-Veneto-Palazzo-Ferro-Fini-sede-del-Consiglio-regionale_edited.jpg 780w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regione-Veneto-Palazzo-Ferro-Fini-sede-del-Consiglio-regionale_edited-500x260.jpg 500w, https:\/\/www.bellunopress.it\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/Regione-Veneto-Palazzo-Ferro-Fini-sede-del-Consiglio-regionale_edited-696x361.jpg 696w\" sizes=\"auto, (max-width: 780px) 100vw, 780px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-114469\" class=\"wp-caption-text\">Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>La Lega ha perso voti, consiglieri, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 a Belluno<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Csx aumenta, ma vale meno della met\u00e0 del Centro Destra<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il tonfo \u00a0di Salvini in voti, consiglieri e il naufragio dell\u2019Autonomia Differenziata Incompiuta dal 2007<\/strong><\/p>\n<p><strong>La competizione premia Fratelli d\u2019Italia che raddoppia in voti e ha nove Consiglieri, diventando il Centro di Gravit\u00e0 permanente in Regione del Veneto<\/strong><\/p>\n<p>Con l\u2019insediamento al Balbi del Presidente\u00a0 e della Giunta guidata da Alberto Stefani e di Luca Zaia eletto Presidente del Consiglio da parte di 34 consiglieri del Cdx, 17 astenuti di cui 15 del Csx e 2 dell\u2019estrema destra, si pu\u00f2 dire conclusa la fase di rinnovo degli organi di governo del Veneto<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>La XII legislatura \u00e8 partita, ma <strong><em>\u201cdove arriver\u00e0, \u2026questo non si sa<\/em><\/strong><em>\u201d<\/em> gorgheggiava \u00a0\u00a0Sergio Endrigo\u00a0 cantando \u201cL\u2019Arca di No\u00e8 \u201c,\u00a0 Sanremo 1970. Nello stesso anno, le regioni, quelle ordinarie, di serie B come il Veneto (quelle di serie A come il Trentino-Alto Adige a Statuto Speciale, da decenni stavano solcando i mari italiani) iniziarono la loro lenta, faticosa e intermittente navigazione nelle acque torbide e burrascose della politica romana. L\u2019obiettivo era sempre il medesimo: tentare di ottenere un po&#8217; di autonomia e soldi in pi\u00f9. \u00a0Il gioco \u00e8 stato simile al risiko, avendo quale \u00a0controparte per un verso i partiti nazionali riferimento obbligato della dirigenza locale e per l\u2019altro \u00e8 stata una lotta permanente con antagonista l\u2019 inossidabile burocrazia centralista.<\/p>\n<p>Trascorso oltre mezzo secolo, the game is not over, la partita \u00e8 ancora in corso, aperta, \u00a0anzi apertissima, quasi persa !. Per chi scrive il regionalismo italiano,\u00a0 quello di miglior fattura e quello di seconda scelta, \u00e8 da archiviare in blocco puntando decisamente verso un\u2019Italia Confederale in un\u2018 Europa Federale e un Presidente UE e Italiano eletti direttamente dal popolo sovrano, continentale nel primo caso e nazionale nel secondo.<\/p>\n<p>Tutto inizi\u00f2 con la riforma dell\u2019ordinamento regionale ordinario, varata con quasi vent\u2019anni di ritardo sulla tempistica costituzionale che fissava l\u2019avvio della revisione statalista al 1951 . Gli atti parlamentari danno riscontro del <strong>voto contrario del Movimento Sociale Italiano, <\/strong>in sigla MSI<strong>,<\/strong> la cui icona \u00e8 \u201cla fiamma tricolore\u201d alla base del simbolo di Fratelli d\u2019Italia il cui Presidente \u00e8 Giorgia Meloni attuale Presidente del Consiglio dei ministri. Il M.S.I. fu fondato nel 1946 da Giorgio Almirante, ardente fascista della Repubblica di Sal\u00f2 e da Pino Romualdi gerarca sopravvissuto al crollo del regime avvenuto il 25 luglio 1943.<\/p>\n<p>Nel <strong>2024<\/strong> la festa di Atreyu organizzata dal partito meloniano, \u00a0si tenne tra l\u20198 e il 15 dicembre al Circo Massimo in Roma con la scritta \u201c<strong>Stiamo tornando<\/strong>&#8220;, un modo per richiamare \u00a0le proprie radici culturali. Cento anni prima nel <strong>1924<\/strong>, \u00a0veniva assassinato il parlamentare <strong>socialista<\/strong> <strong>Giacomo\u00a0 Matteotti<\/strong>. Del delitto si assunse la piena responsabilit\u00e0 politica Benito Mussolini, con conseguente e definitiva svolta autoritaria del regime fascista.<\/p>\n<p>I sistemi democratici, non quelli a partito unico e soppressione delle libert\u00e0 civili, consentono la presenza e \u00a0dei post-fascisti per registro anagrafico che degli antifascisti attivi per una societ\u00e0\u00a0 in cui nessuno possa essere discriminato per il colore della pelle, la fede religiosa, \u00a0le opinioni espresse, il mestiere che fa.<\/p>\n<p>L\u2019esito del voto di novembre \u00e8 noto, qui una disamina per capire com\u2019\u00e8 cambiato il vento<em>. <\/em>Partiamo dal calo dell\u2019affluenza \u00a0del 2025 rispetto al 2020. Oltre\u00a0 <strong>551mila persone <\/strong>non hanno votato, \u00a0il <strong>55.4% <\/strong>degli aventi titolo \u00a0\u00e8 rimasto a casa. La minor partecipazione in Veneto \u00e8 stata pi\u00f9 marcata della flessione accertata in \u00a0Campania e in Puglia, le altre due regioni al voto.<\/p>\n<p>La situazione ripete, quella delle elezioni nazionali del 2022 in cui si sono avuti oltre <strong>17 milioni<\/strong> di italiani che non si sono espressi, pi\u00f9 della somma dei voti raccolti dalle formazioni partitiche in gara. Nel suo ultimo discorso il Presidente della Repubblica parlando di fronte alle massime autorit\u00e0 istituzionali, civili e militari ha ammonito: \u201cLa democrazia degli astenuti, \u00e8 una <strong>democrazia fragile<\/strong>\u201d, Sergio Mattarella sabato 20 dicembre.<\/p>\n<p>L\u2019ordinamento vigente non fissa un quorum minimo per eleggere consiglieri regionali e Presidenti. Eppure, due settimane fa, su un totale di 12,8 milioni di elettori di queste tre regioni, si sono recati alle urne meno di 5,6 milioni di persone. <strong>7,2 milioni<\/strong> di cittadini hanno mancato all\u2019appello, pi\u00f9 della met\u00e0 del corpo elettorale.<\/p>\n<p>La tenuta di una democrazia dipende dalla reale capacit\u00e0 dei governanti di farsi specchio dei governati. Pi\u00f9 questo legame si sfilaccia, pi\u00f9 il sistema vacilla. Oggi le democrazie non cadono sotto i colpi di rivoluzioni \u00a0violente, ma si spengono <strong>per asfissia<\/strong>. Su questo fronte, il crollo verticale della fiducia nei confronti della classe politica impone una riforma radicale dei meccanismi di rappresentanza della volont\u00e0 popolare.<\/p>\n<p>Risulta ormai intollerabile la disparit\u00e0 tra i criteri di validit\u00e0 del voto. Per deputati, senatori, Presidenti di regione, Sindaci, consiglieri regionali e comunali, non esiste soglia minima: <strong>chiunque vinca, governa,<\/strong> anche se ha votato solo o meno di un quarto degli aventi titolo. Al contrario, per il referendum abrogativo -l&#8217;unico strumento di <strong>controllo diretto<\/strong> nelle mani del cittadino- la legge esige il 50% + 1 dei suffragi. Questa asimmetria democratica svilisce la partecipazione e trasforma chi sta a casa nel vero arbitro della politica, dando all\u2019astensionismo un <strong>potere di veto<\/strong> che la democrazia elettorale non conosce, ma patisce.<\/p>\n<p>I rapporti Censis 2024 e 2025 lanciano un monito raggelante: <strong>un terzo degli italiani<\/strong> non disdegnerebbe un leader solo \u201c<strong>al comando\u201d<\/strong>. Intanto i sostenitori dei modelli autocratici &#8211; da Putin a Orban, da Erdogan a Trump- procedono spediti e motivati picconando dall\u2019interno le regole di convivenza civile. La vera sfida, dunque, resta in capo a chi crede ancora nel primato della legge e nel delicato equilibrio tra i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Ovvero, a chi crede in uno <strong>stato \u00a0laico, democratico <\/strong>e non approva un percorso orientato verso<strong> la democratura. <\/strong>Neologismo che indica un regime che mantiene le apparenze esteriori di una democrazia, ma che nei fatti agisce come un regime autoritario.<\/p>\n<p>Tornando al tema. Se oltre la met\u00e0 dell\u2019elettorato veneto ha scelto di disertare i seggi, \u00e8 pur vero che i <strong>2\/3 <\/strong>dell\u2019elettorato votante ha premiato il Centro Destra. Il <strong>voto novembrino<\/strong> rappresenta la liquidazione ufficiale di <strong>due miti<\/strong>: l\u2019enorme credito riposto in Luca Zaia e il ventennio di egemonia leghista in regione. Per nascondere questa emorragia di gradimento, i <em>leader<\/em> nazionali hanno tentato di dirottare l&#8217;attenzione dei cittadini con <strong>mosse diversive e spettacolarizzazioni mediatiche<\/strong> (dalla &#8216;Casa nel Bosco&#8217; ai cori da stadio). Tali tentativi hanno avuto l&#8217;unica funzione di <strong>mistificare la crisi<\/strong>, non potendo in alcun modo frenare l&#8217;onda dell&#8217;astensionismo.<\/p>\n<p>Prima del week end elettorale, Matteo Salvini percependo lo sconquasso imminente nella roccaforte e non avendo argomenti solidi da contrapporre, ha scelto di cavalcare una delicata e triste vicenda familiare abruzzese: il caso della <strong>\u201cCasa nel Bosco\u201d<\/strong> a Palmoli. La storia, che ha visto un\u2019intera famiglia anglo-australiana finire in ospedale per un\u2019intossicazione da funghi velenosi, si \u00e8 trasformata in un caso giudiziario quando le autorit\u00e0 hanno riscontrato condizioni abitative degradate e la mancata scolarizzazione dei figli. Il provvedimento del Tribunale dei Minorenni dell&#8217;Aquila, che disponeva l&#8217;allontanamento cautelare dei bambini, \u00e8 diventato in piena fase pre-elettorale una vera &#8216;bomba mediatica. Una vicenda strumentalizzata non solo dal Vicepremier leghista, ma anche dalla Presidente Meloni e dal Ministro Nordio, che ha prontamente inviato ispezioni negli uffici giudiziari per verificare la regolarit\u00e0 di atti e la correttezza dei comportamenti da parte dei giudici.<\/p>\n<p>Questa mossa diversiva, mirata a colpire la pancia del Paese <strong>a ridosso delle cruciali elezioni regionali<\/strong> e del voto di 13 milioni di cittadini, non \u00e8 stata l\u2019unica. In Campania, il duo Meloni-Tajani si \u00e8 esibito in un discutibile siparietto in Piazza della Libert\u00e0 a Salerno, tra salti e cori al ritmo di <strong>\u201cchi non salta comunista \u00e8\u201d<\/strong> a 36 anni del\u00a0 crollo del muro di Berlino e tutto questo a sostegno di Edmondo Cirielli. Lo spettacolo, tuttavia, non ha dato i frutti sperati. Il tentativo plateale di trasferire il consenso nazionale sul piano regionale \u00e8 fallito. Il candidato di Fratelli d\u2019Italia si \u00e8 fermato al 35,72%, confermando che il registro <strong>comico-teatrale<\/strong> del team governativo non \u00e8 bastato a evitare una sconfitta bruciante.<\/p>\n<p><strong><em>Il crack della Lega in voti, consiglieri e senza rappresentanti in \u00a0Provincia di Belluno \u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il Vice-Premier leghista nel commentare la vittoria di Alberto Stefani davanti ad una selva di microfoni e televisioni ha ribadito \u201cLega primo partito regionale <strong>con il 36.3%<\/strong> e Cdx vincente con il 64.5%\u201d dati veri ma parziali, in realt\u00e0 una vittoria di Pirro se vista in prospettiva. Subito dopo queste affermazioni, ha immediatamente deviato l&#8217;attenzione sul caso dei \u201cbambini rapiti dai giudici\u201d. La Lega <strong>\u201cfusasi\u201d<\/strong> in un\u2019unica lista ha assorbito l\u2019area zaiana, \u00a0raccogliendo \u00a0<strong>607.228<\/strong> suffragi \u00a0e perdendone ben <strong>656.691 <\/strong>rispetto a ci\u00f2 che le due liste separate avevano riscosso nel 2020.<\/p>\n<p>Per la legislatura 2025\/2030, seggono a Palazzo Ferro Fini <strong>19 leghisti<\/strong>, prima <strong>erano 32. <\/strong>Nel 2020, Luca Zaia con la sua lista ottenne <strong>916.087<\/strong> suffragi, a cui si aggiungevano<strong> 301.555 <\/strong>voti di<strong> surplus personale <\/strong>slegati dalle forze d&#8217;appoggio del Cdx. Davvero, un enorme<strong> &#8220;capitale civico&#8221; <\/strong>che cinque anni fa premi\u00f2 il<strong> \u201cbrand Zaia\u201d. <\/strong>La norma elettorale ripartisce i posti dei consiglieri regionali in proporzione alla somma dei voti delle liste aggregate in una coalizione. Tuttavia, le preferenze personali del Governatore evidenziano un fenomeno politico che eccede e va oltre il semplice meccanismo del voto disgiunto. Oltre trecentomila veneti si riconobbero nel personaggio, nell\u2019uomo, al di l\u00e0 della sua lista, identificandosi in un \u201cmodello Zaia\u201d \u00a0percepito\u00a0 come distante dalla linea politica della Lega nazionale.<\/p>\n<p>La Corte d\u2019Appello di Venezia il 6 dicembre ha certificato la contrazione del <strong>\u201cbrand Zaia\u201d. <\/strong>\u00a0Bench\u00e9 \u00a0schierato come capolista in tutti i collegi per la lista \u201cLega per A. Stefani Presidente\u201d, egli ha raccolto appena <strong>195.246 preferenze<\/strong>, contribuendo all&#8217;elezione di consiglieri in sei collegi su sette. Il vero corto circuito \u00e8 avvenuto in <strong>Provincia di Belluno<\/strong>, sede delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Qui l&#8217;apporto del Presidente uscente \u00e8 risultato ininfluente. A Cortina d\u2019Ampezzo e nella Conca Ampezzana, il tonfo leghista \u00e8 clamoroso. Dopo dieci anni, il territorio volta le spalle al Carroccio eleggendo un consigliere del Partito Democratico mancante da una decade e il secondo spettante a Belluno va a Fratelli d\u2019Italia.<\/p>\n<p>I residenti hanno chiaramente rigettato le pesanti trasformazioni del territorio imposte dall\u2019evento olimpico. La percezione diffusa \u00e8 che la manifestazione internazionale serva da \u00a0pretesto per erigere cattedrali nel deserto e stravolgere la viabilit\u00e0 con interventi fuori scala. IL timore propagatosi \u00a0tra la popolazione locale \u00e8 quello di un\u2019ipoteca futura sulle valli profondamente alterate da opere realizzate con poco rispetto per la fragilit\u00e0 <strong>degli ecosistemi alpini<\/strong> e per l\u2019integrit\u00e0 dei <strong>paesaggi dolomitici, <\/strong>caricate a debito sulle spalle delle prossime generazioni \u00a0e con grosse problematiche \u00a0per la loro gestione.<\/p>\n<p>Se l\u2019operazione di Matteo Salvini ha evitato il naufragio definitivo della Lega in Veneto, l&#8217;effetto collaterale \u00e8 stato fatale. L&#8217;enorme \u201ccapitale civico\u201d ereditato da Zaia \u00e8 andato disperso. Quel patrimonio politico \u00e8 stato aspirato, prosciugato ed essiccato, come una risorgiva che, dopo decenni di abbondanza, ha smesso <strong>improvvisamente di<\/strong> <strong>sgorgare<\/strong>. Negare l&#8217;evidenza dei fatti per alimentare narrazioni tendenziose \u00e8 una strategia di breve termine. In questa <strong>\u201cspecialit\u00e0\u201d<\/strong> eccellono i vertici del Governo -Salvini, Meloni e Tajani che sembrano aver scambiato le priorit\u00e0 nazionali con le necessit\u00e0 della propria propaganda, agendo come attivisti in campagna elettorale permanente piuttosto che come statisti al servizio del Paese.<\/p>\n<p><strong><em>Il grido del silenzio, quel mezzo milione di veneti in \u201csciopero bianco\u201d. La \u00a0cronaca di un fallimento mascherato da vittoria, il tema \u00e8 l\u2019Autonomia Incompiuta. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;analisi dell&#8217;Istituto Cattaneo ci insegna che l\u2019astensionismo non \u00e8 un blocco monolitico: esiste una quota fisiologica, cronica, stabilizzata da anni (<strong>20-30%),<\/strong> ma esiste anche un enorme sottoinsieme di elettori che non vota per delusione \u00a0o protesta verso i partiti scelti in passato. In Veneto, questo \u201cnon-voto\u201d \u00e8 \u00a0una <strong>protesta silente<\/strong> contro un modello di gestione regionale logorato: dalla Pedemontana alle lunghe liste d\u2019attesa in sanit\u00e0, fino ai recrimini verso le urgenze sollevate da citt\u00e0 e paesi, ma non corrisposte. A queste criticit\u00e0 si somma il <strong>grande equivoco<\/strong> dell\u2019Autonomia Differenziata (<strong>A.D.),<\/strong> bandiera della Lega e ragion d\u2019essere della sua stessa discesa in campo fin dal secolo scorso.<\/p>\n<p>In una recente intervista, Luca Zaia ha parlato di un\u2019 \u201c<strong>Autonomia Incompiuta<\/strong>\u201d. Il quesito vero \u00e8: <strong>Chi<\/strong> ha impedito il compimento dell\u2019A.D. ? e <strong>perch\u00e9<\/strong> l\u2019obiettivo \u00e8 stato mancato? La risposta non sta nei complotti o nelle trame ordite da \u201c<em>poteri occulti\u201d e <\/em>nemmeno nel destino cinico e baro. La ragione del fallimento sta nei comportamenti e negli atti di chi ha detenuto le leve del potere\u00a0 negli ultimi trent\u2019anni in Veneto. A <strong>\u201cnon aver portato a casa niente<\/strong>\u201d \u00e8 stato Luca Zaia, insieme alla Lega, a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale (oggi Fratelli d\u2019Italia).<\/p>\n<p>La cronaca dei fatti accaduti \u00e8 impietosa. <strong>Nel 2007<\/strong>, un giovane Luca Zaia, allora Vice di Giancarlo Galan Presidente della Giunta Regionale, present\u00f2 in \u00a0Consiglio Regionale una\u00a0 prima richiesta di materie in applicazione della riforma del titolo V della Costituzione approvata nel 2001. All\u2019unanimit\u00e0, \u00a0nel dicembre stesso anno la domanda fu approvata allo scopo di avere <strong>13 <\/strong>materie sulle<strong> 23 concedibili <\/strong>dalla legge.<\/p>\n<p><strong>Nel 2008<\/strong>, il fascicolo arriva sul tavolo del Governo Berlusconi durato dal 2008 al 2011. Quell\u2019esecutivo vantava ben quattro ministri leghisti: <u>Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Calderoli <\/u>e lo stesso<u> Zaia<\/u>. Nonostante la presenza dell\u2019intera leadership leghista, l\u2019istanza del Veneto fu lasciata <strong>\u201criposare in pace\u201d<\/strong> nei cassetti romani. Fu il primo, <strong>incomprensibile e indifendibile insabbiamento<\/strong> attuato dal Centro-Destra governante contemporaneamente e a Roma e a Venezia. A diciotto anni data, questa \u00e8 una verit\u00e0 storica <strong>inconfutabile<\/strong>, trasformando la <strong>\u201cmadre di tutte le battaglie\u201d<\/strong> in una \u00a0monotona r\u00e9clame, in uno spot bolso da usarsi ed abusarsi in ogni campagna elettorale successiva. \u00a0In questi vent\u2019anni la Lega e Luca Zaia, non hanno sentito il dovere etico, prima che politico, di spiegare ai Veneti le ragioni di questa <strong>iniziale<\/strong> <strong>clamorosa bocciatura<\/strong> !.<\/p>\n<p><strong><em>Il Secondo e Terzo Stop: la Cronaca di un Naufragio<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Il percorso dell\u2019Autonomia ha subito un secondo, durissimo arresto nel <strong>2015<\/strong>. In quell&#8217;anno, la Corte costituzionale risped\u00ec al mittente <strong>cinque dei sei<\/strong> quesiti referendari proposti dal Consiglio Regionale. Fu un <strong>\u201cNO\u201d<\/strong> senza appello del Giudice delle Leggi, che spense le ambizioni di un Veneto <em><u>sovrano, indipendente o a statuto speciale, capace di trattenere l\u201980% delle tasse raccolte in loco<\/u><\/em>.<\/p>\n<p>Il terzo rifiuto, forse il pi\u00f9 amaro perch\u00e9 figlio dell\u2019ultima illusione dovuta al referendum <strong>\u201cfarlocco ed irrilevante \u201d<\/strong> del <strong>\u00a022 10.2017, <\/strong>fu ad opera del Governo 5 Stelle e Lega\u00a0 2018-2019 che sabot\u00f2 ed insabbi\u00f2 \u00a0la <strong>pre-intesa<\/strong> firmata dal Presidente del Veneto\u00a0 il <strong>28 febbraio 2018 a Palazzo Chigi. <\/strong><\/p>\n<p>Il Governo Gentiloni (<strong>Partito Democratico-Csx<\/strong>) poco prima di spirare per lasciare il posto alla compagine Giallo-Verde, propose e il Governatore sottoscrisse con entusiasmo, la precitata \u00a0<strong>pre-intesa. <\/strong>Una<strong> \u201cdata storica\u201d <\/strong>disse entusiasta Luca Zaia e ne aveva ben donde<strong>. <\/strong>\u00a0Qualche anticipazione: <strong>a)<\/strong> veniva superato il criterio della\u00a0 \u201c<strong>spesa storica\u201d<\/strong>, <strong>b<\/strong>) era dettagliato il <strong>percorso<\/strong> obbligato da seguire <strong>nella trattativa<\/strong> con lo Stato e <strong>c)<\/strong> si conferivano le <strong>prime cinque materie<\/strong> una volta raggiunta l\u2019intesa definitiva. Il provvedimento a firma autografa dei due contraenti, <strong>G. Claudio Bressa<\/strong>-Sottosegretario di Stato e <strong>Luca Zaia<\/strong>&#8211; Regione del Veneto, rappresentava -a tutti gli effetti-\u00a0 il primo atto concreto verso l\u2019Autonomia inseguita fin dal 2007, fattibile dal 2001 ma <strong>\u201ctenuta nel cassetto\u201d <\/strong>durante il Berlusconi quater. Innegabilmente un \u00a0passo in avanti <strong>epocale e irreversibile<\/strong> per un Veneto del terzo millenium pi\u00f9 forte in tutte le sue interessenze: culturali, sociali, economiche ed infrastrutturali materiali ed immateriali. Invece, tutto rimase lettera morta, quell\u2019accordo di 21 pagine \u00a0rimase un treno senza binari.<\/p>\n<p>Il centro-sinistra fu sempre collaborativo sia nella votazione consiliare del 2007 che dieci anni dopo durante il \u201csondaggio formalizzato\u201d, cos\u00ec venne denominato il referendum nella sentenza della Consulta del 2015. Questo <strong>tracollo<\/strong> ha padri precisi: Zaia e il suo movimento. Ma \u00e8 anche la sconfitta di un popolo che ha smesso di valutare i fatti, lasciandosi cullare da una propaganda che prometteva mari e monti mentre la realt\u00e0 restava al palo. La distanza tra il \u201dSacro Graal\u201d dell&#8217;autonomia e il <strong>nulla cosmico<\/strong> di oggi \u00e8 il segno di un <strong>tradimento politico<\/strong> senza precedenti.<\/p>\n<p>L\u2019unica scusante per il \u201cpopolo sovrano\u201d \u00e8 il silenzio assordante dei mass-media durato un decennio. Tra il rifiuto del Berlusconi-quater e il referendum del 2017, i quotidiani indigeni e le emittenti locali hanno steso un velo pietoso sul \u201crespingimento\u201d dell&#8217;autonomia <strong>voluto <\/strong>proprio dal trio <u>Berlusconi-Bossi-Fini<\/u>. Un\u2019emittente regionale ebbe un\u2019intuizione geniale: un countdown serale per marcare l&#8217;<strong>&#8216;Autonomia non pervenuta\u201d<\/strong>. Ebbene, da quel 22 ottobre 2017, restando in attesa di servizi, opere e dei mitici miliardi di residuo fiscale, sono trascorsi pi\u00f9 di <strong>8 anni<\/strong>. Ma per chi abita in Veneto, il calcolo \u00e8 ancora pi\u00f9 impietoso: dalla prima richiesta di 13 materie del 18 dicembre 2007, il calendario segna <strong>oltre 18 anni di attesa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Ohib\u00f2<\/strong>, come passa il tempo! Eppure, nessuno \u00e8 sceso in piazza. Segno che l\u2019Autonomia, pi\u00f9 che un impegno da assolvere \u00e8 stata una brillante operazione di marketing per catturare followers. Un&#8217;illusione collettiva venduta a un pubblico che ha preferito il <strong>sogno alla realt\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Seppure in brevit\u00e0, vale la pena di tratteggiare\u00a0 quel preliminare di fine febbraio 2018 che, se riletta oggi, rende ancora pi\u00f9 penoso il confronto con lo stallo attuale. L&#8217;accordo Bressa-Zaia si concentrava su <strong>\u201c5 materie prioritarie\u201d<\/strong> e aveva una struttura molto pi\u00f9 &#8220;snella&#8221; e meno teorica della Legge Calderoli.<\/p>\n<p>A differenza del &#8220;minestrone<strong>&#8220;<\/strong> delle 23 materie sventolato dai padani, l&#8217;accordo del 2018 puntava alla sostanza su: <strong>1. \u201cPolitiche del Lavoro<\/strong>\u201d \u00a0Autonomia nella gestione dei centri per l&#8217;impiego e della formazione. <strong>2. \u201cIstruzione\u201d<\/strong> Organizzazione scolastica regionale, programmazione dell&#8217;offerta formativa e gestione del personale (senza toccare il trattamento economico statale, per evitare veti). <strong>3 \u201cSanit\u00e0\u201d<\/strong> Pi\u00f9 autonomia nella governance sanitaria e, soprattutto, nella gestione delle specializzazioni mediche e del personale. <strong>4. \u201cTutela dell&#8217;Ambiente<\/strong> e dell&#8217;Ecosistema:\u201d Gestione del ciclo dei rifiuti e delle bonifiche. <strong>5. \u201cRapporti Internazionali<\/strong> e con l&#8217;UE:\u201d Capacit\u00e0 di agire direttamente in sede europea per i fondi e lo sviluppo regionale.<\/p>\n<p>Inoltre , in quel patto ci sono <strong>tre punti<\/strong> <strong>chiave<\/strong> \u00a0che dimostrano, per tabulas, \u00a0il &#8220;passo indietro&#8221; fatto con la Legge 86\/2024. L\u2019impianto consisteva di : <strong>A) Risorse<\/strong>, articoli 4 e 5 . Quell&#8217;intesa prevedeva che le risorse fossero determinate sulla base della \u201cspesa storica\u201d sostenuta dallo Stato nella regione. Era un punto di partenza immediato: i soldi seguivano le funzioni. Oggi, la Legge Calderoli subordina tutto ai LEP (Livelli Essenziali di Prestazione) per le materie pi\u00f9 importanti 14 su 23 che richiedono miliardi di \u20ac che non ci sono anche a causa dell\u2019enorme debito pubblico: <strong>3.131,7 miliardi<\/strong> ad ottobre 2025 B) <strong>La Durata<\/strong>. Quanto negoziato allora aveva una validit\u00e0 di \u201c10 anni\u201d, con verifiche periodiche. Era un modello <strong>&#8220;sperimentale&#8221;<\/strong> ma solido e di immediata applicazione. <strong>C) La Governance<\/strong>. Era prevista una commissione paritetica Stato-Regione per risolvere le controversie, evitando di finire ogni due mesi davanti alla Corte costituzionale.<\/p>\n<p>Il patto negoziato tra Bressa-Zaia era un accordo snello, basato su un rapporto diretto Stato-Regione. Prevedeva il trasferimento di materie non frammentate<strong>, <\/strong>apriva la strada a un&#8217;autonomia basata sulla spesa storica &#8220;in attesa dei LEP&#8221; e soprattutto \u00a0poteva gi\u00e0 essere stata attuata pi\u00f9 di sette anni fa. La legge 86\/2024, \u00a0post-sentenza 192\/2024- \u00e8 diventata un <u>&#8220;grattacielo legislativo e burocratico<\/u>&#8220;, dichiarato pericolante dalla Consulta. Il risultato? Oggi il Veneto ha \u201cmeno certezze\u201d di quante ne avesse il 28 febbraio 2018, qui le ragioni.<\/p>\n<p><strong>Dalle Materie alle Funzioni<\/strong>. Nel 2018 si devolvevano\u00a0 &#8220;materie complete&#8221;: sanit\u00e0, istruzione, ambiente eccetera. Oggi, saranno devolute solo <strong><em>&#8220;singole funzioni<\/em><\/strong>&#8221; in relazione alle specificit\u00e0 regionali. \u00a0Infatti, le 23 materie risultano scomposte per un totale complessivo di 500 funzioni. L\u2019intera categoria, \u00e8 ulteriormente disaggregata \u00a0in 320 funzioni riguardanti 9 settori d\u2019attivit\u00e0 non soggetti ai LEP, cio\u00e8 senza prestazioni standard a carico della regione richiedente. Il neo-Presidente A. Stefani negozier\u00e0, presumibilmente, le materie No-Lep le briciole, le micro-attivit\u00e0, quelle senza soldi n\u00e9 personale. Esemplificando nel caso delle \u201cProfessioni\u201d ne sar\u00e0 concessa una-1 sulle 55 fattibili, ovvero quella delle \u201cprofessioni non regolamentate\u201d, oppure\u00a0 nel caso della \u201cPrevidenza\u201d la \u00a0probabile riguarder\u00e0 quella \u201cper i dipendenti pubblici\u201d , una-1 \u00a0su 18 e via seguitando. \u00c8 paradossale che questa modalit\u00e0 operativa (assenza di standard e risorse) fosse in auge negli anni Settanta del secolo scorso, quando furono istituite le Regioni. <strong>Nel 2025,<\/strong> dopo decenni di promesse mancate, il Veneto si ritrova di fatto al punto di partenza.<\/p>\n<p>Nella Commissione \u201cCassese\u201d che ha assistito il Ministro Calderoli, ben cinque giuristi: Franco Bassanini, Ex Ministro della Funzione Pubblica, Giuliano Amato: Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex Presidente del Consiglio, Franco Gallo: Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex Ministro delle Finanze, Alessandro Pajno: Presidente emerito del Consiglio di Stato, Paola Severino, Ex Ministro della Giustizia e successivamente anche\u00a0 Ignazio Visco, all&#8217;epoca Governatore della Banca d&#8217;Italia, abbandonarono i lavori dell\u2019organismo tecnico di cui erano componenti. Una delle ragioni sostanziali, era la non condivisione della distinzione arbitraria tra materie LEP e No-LEP.\u00a0 Questi esperti di diritto e di economia, \u00a0sostenevano che quasi tutte le materie incidevano sui <strong>diritti delle persone<\/strong> e che quindi dividerle in &#8220;serie A&#8221; e &#8220;serie B&#8221; fosse un artificio pericoloso.<\/p>\n<p>In altre parole, le prestazioni dovevano essere garantite in modo omogeneo a livello nazionale per l\u2019intero pacchetto delle 23 materie richiedibili e concedibili alle Regioni. Argomentazioni che poi sono state riprese dalla sentenza costituzionale che ha <strong>\u201crivisitato\u201d<\/strong> la norma di matrice leghista votata a stretta maggioranza e a colpi di fiducia dal Parlamento.<\/p>\n<p>Infatti, la riscrittura della \u201cCalderoli \u201d dovr\u00e0 toccare temi rilevanti, quali: l\u2019identificazione tecnico-giuridica di ciascuna delle 500 funzioni, il divieto di chiedere l\u2019approvazione \u201cin blocco\u201d dell\u2019intesa raggiunta tra Governo e Regione. Se un bel giorno, la legge uscir\u00e0 in Gazzetta Ufficiale con il \u201cvestito nuovo\u201d pu\u00f2 sempre capitare che una regione, in ipotesi una del Sud, possa impugnarla avanti la Corte costituzionale.<\/p>\n<p>Non casualmente l\u2019articolo , all\u2019inizio, cita l\u2019Arca di No\u00e8 <em>\u201d partir\u00e0 la barca partir\u00e0\u2026 dove arriver\u00e0 questo non si sa !\u201d<\/em> \u201cHouston abbiamo un problema\u201d, fu la frase pronunciata dall&#8217;astronauta Jack Swigert il 14 aprile 1970, durante la missione Apollo 13. \u00a0Proprio come l&#8217;Apollo 13, l&#8217;Autonomia di Zaia e soci\u00a0 era partita con &#8220;effetti speciali&#8221; e grandi aspettative, ma l&#8217;impatto con il &#8220;Muro dei LEP&#8221; e la Sentenza della Consulta ha causato l&#8217;esplosione dei serbatoi politici della Lega. Ora la missione chiamata A.D. \u00e8 in avaria, quasi impossibile.<\/p>\n<p>\u00c8 il paradosso di un&#8217;era politica: nel 2018, con un governo di centrosinistra (Gentiloni-PD) il Veneto aveva in mano un&#8217;intesa concreta e attuabile. <strong>Sette anni dopo<\/strong>, con un governo <strong>\u201camico\u201d<\/strong> \u00a0e una legge bandiera firmata Lega, ci ritroviamo con un pugno di mosche, una legge resettata dalla Consulta e un iter burocratico che assomiglia a una corsa a ostacoli senza fine e con un risultato incerto nel se, nel quando e nel come. La lega si \u00e8 incartata da sola.<\/p>\n<p>Il 18 novembre 2025 \u00e8 andato in scena l\u2019ultimo spot di <strong>&#8220;pubblicit\u00e0 regresso<\/strong>&#8221; made in Zaia. Il Ministro Calderoli e il Presidente uscente \u00a0hanno firmato una <strong>pre-intesa <\/strong>\u00a0su quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza integrativa, sanit\u00e0. Stupiscono un po&#8217; le sue dichiarazioni davvero discordanti con la cronaca degli ultimi vent&#8217;anni.\u00a0 Zaia asserisce di aver trovato <strong>&#8220;il nulla&#8221;<\/strong> al suo arrivo <strong>\u201c15 anni fa\u201d<\/strong> dimenticando che quel \u201cnulla\u201d lo aveva lasciato proprio lui, traslocando dal Ministero dell&#8217;Agricoltura alla Presidenza della Regione senza aver mai scosso la polvere da quei dossier titolato \u201cVeneto\u201d \u00a0che domandava \u00a0<strong>13 materie da lui <\/strong>curato quand\u2019era Vicepresidente nel 2007.<\/p>\n<p>Siamo passati dal ruggito del <strong>\u201cVogliamo i nostri schei<\/strong>\u201d al sussurro del \u201cSperiamo che ci arrivi in regalo nel prossimi cinque anni qualche <em><u>micragnosa, misera, ancillare e residuale attivit\u00e0&#8217;,<\/u><\/em> ribattezzata per gli acculturati col nome di <em><u>\u201cfunzione\u201d.<\/u><\/em> Luca Zaia \u00e8 oggi un <strong>Re nudo<\/strong> che sventola una cartelletta contenente solo la polvere <strong>di 18 anni di rinvii<\/strong>. Siamo di fronte a un&#8217;involuzione politica che meriterebbe un caso di studio sulla sindrome di Stoccolma di un intero elettorato. Il Veneto non \u00e8 pi\u00f9 il \u201cgigante economico ma nano politico\u201d&#8217; descritto con lungimiranza da <strong>Walter Vanni<\/strong> (PCI-PD)\u2014 figura di competenza cristallina che segn\u00f2 la politica regionale degli anni &#8217;90 \u2014 oggi \u00e8 tristemente una <strong>regione nana e smarrita<\/strong>.<\/p>\n<p><strong><em>Il nuovo equilibrio, Fratelli d\u2019Italia centro di gravit\u00e0 permanente nel quinquennio 2025-2030 <\/em><\/strong><\/p>\n<p>L\u2019analisi fin qui condotta fa emergere un Veneto che non ha <strong>&#8220;cambiato campo&#8221;, <\/strong>ma ha profondamente cambiato pesi e contrappesi interni, trasformando una regione-monolite in una regione a guida collegiale. L\u2019astensionismo verificato va inteso come uno \u201csciopero bianco\u201d . I 551.000 cittadini (circa) che non sono andati al voto rispetto al 2020 rappresentano per la\u00a0 gran parte un&#8217;area di centrodestra che \u00e8 entrata in una fase di <strong>&#8220;quarantena politica<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p><strong><em>Due annotazioni sul Centro-Sinistra allargato<\/em><\/strong> .<\/p>\n<p>Per il Centro sinistra allargato i numeri in Veneto mettono in evidenza che questa aggregazione vive in una bolla di cristallo. Mentre il castello di Zaia si sgretola sotto i colpi della Consulta e delle promesse mancate, l\u2019opposizione (le liste aderenti) resta ferma ai 470.000 del 2020 e del novembre scorso. \u00c8 una stabilit\u00e0 che somiglia <strong>alla paralisi<\/strong>: incapace di intercettare il \u201cpopolo deluso\u201d che ha preferito l&#8217;astensione al cambiamento. Se il CSX non ritrova la spinta civica , rischia di restare l\u2019eterno secondo in una regione che sta cambiando pelle, ma che non trova ancora un nuovo sarto. Insomma , una sinistra che guarda <strong>il Re nudo<\/strong>, ma non ha ancora i vestiti pronti per sostituirlo.<\/p>\n<p>I numeri del referendum sul Jobs Act in Veneto sono una sentenza: <strong>800mila veneti<\/strong> hanno votato S\u00cc per difendere i diritti del lavoro. Eppure, pochi mesi dopo, le liste del Centro-Sinistra-Campo Largo, ne hanno raccolti poco pi\u00f9 della met\u00e0 (470mila). Dove sono finiti gli altri <strong>330mila?<\/strong> Questi voti non sono passati alla Lega, n\u00e9 a Italia Viva. Sono semplicemente <strong>scappati dal vuoto<\/strong>. La verit\u00e0 \u00e8 che in Veneto non basta pi\u00f9 un <strong>esperimento civico pur nobile<\/strong> alla Manildo, che ha svolto al meglio il suo lavoro nelle condizioni date. Per vincere, oggi serve il coraggio di una proposta che torni a parlare a chi vive di un misero stipendio, di pensioni al limite o di partite IVA strozzate.<\/p>\n<p>Mentre Zaia vendeva il marketing dell\u2019Autonomia, il CSX ha rinunciato a brandire la realt\u00e0 della giustizia sociale, restando inchiodato a quel 29%: una percentuale \u00a0che ci riporta un po&#8217; in quota, ma ci lascia ancora lontanissimi dal 33% del 1995. In quell&#8217;anno, la nomenklatura della sinistra DC e quella del riformismo post-comunista, invece di candidare una leader di statura nazionale come <strong>Tina Anselmi<\/strong>, preferirono \u2014 &#8216;a loro insaputa (?) \u2014 consegnare il Veneto al centrodestra per il trentennio successivo. \u00c8 \u201c il Veneto che si poteva, ma che non si \u00e8 voluto\u201d, per citare l&#8217;efficace analisi di Marco Zanetti.<\/p>\n<p><strong>Oggi il tempo delle scuse \u00e8 finito<\/strong>. Se la politica non torna ad attuare il dettato costituzionale dell\u2019<strong>Articolo 36<\/strong>, garantendo a ciascuno un salario giusto, equo e dignitoso, non riusciremo mai a riportare alle urne chi oggi si sente escluso dal banchetto democratico. Perch\u00e9 per gli ultimi della scala sociale, se la politica <strong>non cambia la vita<\/strong>, che vinca l\u2019uno o l\u2019altro poco conta. Senza questo scatto, il Veneto rester\u00e0 una regione \u201c&#8217;nana e smarrita\u201d, prigioniera di un\u2019autonomia che non c\u2019\u00e8 e di una giustizia sociale che non arriva.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>La Vittoria di Pirro della Lega e il nuovo baricentro in Veneto \u00e8 \u00a0Fratelli d\u2019Italia <\/strong><\/p>\n<p>A uno sguardo superficiale, la Lega sembra aver tenuto il punto, ma la realt\u00e0 dei numeri e dei poteri racconta un\u2019altra storia: quella di una clamorosa <strong>vittoria di Pirro<\/strong>. Salvini e Zaia festeggiano una bandiera che non sventola pi\u00f9 su un territorio conquistato, ma su un fortino assediato. Zaia ha consumato il suo enorme capitale politico in un decennio di promesse autonomiste rimaste al palo. Oggi il nuovo &#8220;Doge&#8221; Alberto Stefani, si ritrova senza la <strong>maggioranza assoluta<\/strong> in Consiglio Regionale e sar\u00e0 costretto a negoziare ogni singolo passo con un alleato che non ha pi\u00f9 intenzione di fare da spettatore.<\/p>\n<p>Il vero <strong>centro di gravit\u00e0 permanente<\/strong> della politica veneta si \u00e8 spostato. FdI non \u00e8 pi\u00f9 il &#8220;fratello minore&#8221;, ma il perno di una morsa a tenaglia. In Regione ha potere di veto su ogni delibera; a Roma, il Dipartimento per gli Affari Regionali \u00e8 incardinato a Palazzo Chigi. \u00c8 l\u00ec, sotto l\u2019occhio vigile di Giorgia Meloni, che si decide il destino dell\u2019Autonomia, non pi\u00f9 negli uffici di Calderoli. La Lega ha perso l&#8217;egemonia decisionale. L&#8217;Autonomia Differenziata, tanto sbandierata, \u00e8 oggi schiacciata <strong>tra il realismo di Palazzo Chigi e i conti pubblici nazionali<\/strong>. Il potere di veto di FdI trasforma ogni passo verso l&#8217;autonomia in una concessione che Roma far\u00e0 solo alle proprie condizioni, svuotando di fatto le richieste\u00a0 leghiste.<\/p>\n<p>In questo scenario, la Lega si tiene la Presidenza ma perde lo scettro. Il Veneto non \u00e8 pi\u00f9 il &#8220;laboratorio leghista&#8221;, ma una provincia dell&#8217;impero meloniano, dove il potere reale risponde a Roma prima che a Venezia. Per la Lega \u00e8 l&#8217;inizio di un lungo crepuscolo, mascherato da un&#8217;ultima, faticosa vittoria elettorale.\u00bb<\/p>\n<p>Mentre il fumo dei festeggiamenti si dirada, appare chiaro che il baricentro si \u00e8 spostato. Il &#8220;Re nudo&#8221; Zaia siede ancora sul tronetto di Palazzo Ferro-Fini, ma le chiavi del regno sono gi\u00e0 \u00a0a Roma. Il Veneto, che sognava di farsi Stato, si ritrova a essere il terreno di gioco di una nuova supremazia nazionale. Una lezione spiacevole per chi ha creduto che essere un buon public relations man, uomo delle pubbliche relazioni, \u00a0potesse sostituire la politica, e che una firma su un foglio vergata il 18 novembre scorso\u00a0 con l\u2019immarcescibile Calderoli potesse bastare a cambiare la storia.<\/p>\n<p>24 dicembre 2025<\/p>\n<p><strong>Enzo De Biasi<\/strong><\/p>\n<p>Fonti :<a href=\"https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2024\/10\/11\/news\/atreju_kermesse_fratelli_italia_circo_massimo_dicembre-423550002\/\">https:\/\/www.repubblica.it\/politica\/2024\/10\/11\/news\/atreju_kermesse_fratelli_italia_circo_massimo_dicembre-423550002\/<\/a>\u00a0 \u201c Stiamo Tornando\u201d slogan FdI 2024<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.bellunopress.it\/fr\/2024\/03\/26\/fantastoria-il-veneto-che-poteva-essere-ma-non-si-e-voluto-di-marco-zanetti\/\">https:\/\/www.bellunopress.it\/2024\/03\/26\/fantastoria-il-veneto-che-poteva-essere-ma-non-si-e-voluto-di-marco-zanetti\/<\/a>\u00a0\u00a01995 \u2026..il Veneto che non si \u00e8 voluto<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.governo.it\/it\/i-governi-dal-1943-ad-oggi\/xvi-legislatura-dal-29-aprile-2008-al-23-dicembre-2012\/governo-berlusconi\">https:\/\/www.governo.it\/it\/i-governi-dal-1943-ad-oggi\/xvi-legislatura-dal-29-aprile-2008-al-23-dicembre-2012\/governo-berlusconi<\/a> \u00a0Berlusconi quater 2008 2011<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2025\/11\/18\/calderoli-firma-le-pre-intese-sullautonomia-con-zaia-e-fontana_738cd0a4-18d1-4ea0-8cc2-e4be8ed86ec9.html\">https:\/\/www.ansa.it\/sito\/notizie\/politica\/2025\/11\/18\/calderoli-firma-le-pre-intese-sullautonomia-con-zaia-e-fontana_738cd0a4-18d1-4ea0-8cc2-e4be8ed86ec9.html<\/a> Pre-intesa Calderoli -Zaia del 18 novembre 2025<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/elezionistorico.interno.gov.it\/index.php?tpel=F&amp;dtel=08\/06\/2025&amp;tpa=I&amp;tpe=R&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;levsut1=1&amp;es0=S&amp;es1=S&amp;ms=S&amp;ne1=5&amp;lev1=5\">https:\/\/elezionistorico.interno.gov.it\/index.php?tpel=F&amp;dtel=08\/06\/2025&amp;tpa=I&amp;tpe=R&amp;lev0=0&amp;levsut0=0&amp;levsut1=1&amp;es0=S&amp;es1=S&amp;ms=S&amp;ne1=5&amp;lev1=5<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Lega ha perso voti, consiglieri, e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 a Belluno Il Csx aumenta, ma vale meno della met\u00e0 del Centro Destra Il tonfo \u00a0di Salvini in voti, consiglieri e il naufragio dell\u2019Autonomia Differenziata Incompiuta dal 2007 La competizione premia Fratelli d\u2019Italia che raddoppia in voti e ha nove Consiglieri, diventando il Centro di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":114469,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5,26],"tags":[],"class_list":["post-166019","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cronaca","category-prima-pagina"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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